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Villa Favorita ed il suo parco ospitavano feste di gala di beneficenza ed anche la piedigrotta
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Il Parco di Villa Favorita può essere considerato a tutit gli effetti, il primo Parco a Tema al mondo.
Leopoldo di Borbone fece costruire nel 1823 un vero e proprio “parco dei divertimenti” aperto al pubblico nei mesi estivi e nei giorni di festa.
Con l’Unità d’Italia e con l’acquisizione della Villa da parte dei Savoia, tutto venne abbandonato. Le giostre lasciate all’incuria furono presto distrutte e i modelli costruiti dagli artigiani per la loro lavorazione sono oggi custoditi nel museo dell’opera della Reggia di Caserta Qui sotto alcuni modellini conservati:

leopoldodibrbone

Intorno a ciascun giuoco vedesi nella stampa la folla a circolo, che guarda, aspettando ciascuno la volta sua; la trattiene un gendarme, che sta a tutelar l’ordine e prevenire i volta volta, i quali anche allora saranno stati di moda. Pel giardino un’altra moltitudine di uomini e donne passeggia: sono per lo più coppie, probabilmente legali, le altre, non legali, sono nella parte boscosa, che nella stampa non si vede. Qua e là bimbi tirano la gonna alle mamme, e le costringono a badare a loro; qualcuno conduce due popolane insieme una per braccio, e qualche militare si nota come più ardimentoso con le donne.
Nessun uomo sta solo, tranne uno, seduto in disparte sotto un albero, col gomito poggiato sul ginocchio, e il mento sulla mano. Che avrà voluto rappresentare l’autor della stampa? Un filosofo, che, capitato a caso tra quella moltitudine felice di vivere, pensa che tutta quella gioia è un atomo solo della somma di gioia e di dolori, che si fondano nel gran crogiuolo dell’universo? Un innamorato, che ha ricevuto il ben servito, e si lambicca il cervello? Forse qualcheduno, che è sazio, e medita di andarsene?

Le donne portano cappelli monumentali, ricchi di nastri, a tese larghissime e davanti rivoltate in su, sic-ché lasciano scoperta la fronte e il principio dell’ acconciatura dei capelli. Questi sono spartiti in mezzo, e lateralmente disposti in due rigonfiamenti, veri pilastri a sostegno del cappello. Le maniche son gonfie anch’esse sopra al gomito, le gonne lisce, ornate di nastro, guarnite in giù da un paio di giri di trina o di nastro largo; sono corte da lasciar scoperto tutto il piede, che il galante autore della stampa ha dato a tutte di una piccolezza inverosimile. Gli uomini poi sono ridicoli co’ cilindri alti e larghi, i pantaloni chiari e aderenti alla persona, il soprabito aperto sul petto, che s’arresta alla vita, e poi si ritrae indietro, e corre fin sotto al ginocchio: sembrano quei notari, di cui ancora esiste qualche esemplare mummificato, i più giovani de’ quali vi dicono che hanno rogato l’atto matrimoniale di vostro nonno!

La parte boscosa poi era destinata alle cacce, le quali. si aprivano solennemente il 3 di novembre, giorno di S. Uberto. Tutto l’anno si lavorava a preparare la gran giornata. Si comperava ogni sorta di animali, che si chiudevano in gabbie, le quali poi il 3 novembre si nascondevano nelle macchie del boschetto. Don Leopoldo e i suoi invitati incedevano ne’ viali col fucile pronto, la testa sporta, a passi lunghi compassati, e in punta di piedi per evitare il rumore delle foglie. Quando erano vicini, l’uomo, nascosto nella macchia con la gabbia, l’apriva, e ne venivano fuori daini e lepri spaventatissimi, cinghiali fiaccati dal lungo digiuno, cervi agonizzanti, i quali, prima d’aver tempo di orientarsi e fuggire, erano ammazzati. A questo modo in una volta furono uccisi tremila lepri: numero speventevole, ora raggiunto soltanto nelle cacce de’ sovrani, specialmente se intervengono sovrani e principi stranieri: le compiacenti agenzie telegrafiche allora dan fiato alle trombe, e annunziano a’ quattro venti que’ facili eccidi, che, ne’ giornali officiosi, diventano prodigi di valore, e promesse di future vittorie»

 

Nei tempi in cui Resina, piccola cittadina ai piedi del Vesuvio, fra Portici e Torre del Greco, non era chiamata, come ora, Ercolano  la viila “Favorita” ebbe un ruolo di grande rilievo, direi quasi di preponderanza sul gruppo delle ville vesuviane che da S. Giorgio a Cremano a Torre del Greco arricchivano e davano lustro a tutta la plaga.
Il proprietario, il principe Caracciolo di Santobuono, ricco mecenate, seppe renderla con il suo censo, la sua intelligenza, il suo buon gusto, un vero centro di attrazione. Vi installò un teatrino diventato poi famoso, ove recitarono anche artisti di vasta notorietà come la bella Tina di Lorenzo, Armando Falconi ed altri. Col tempo la zona vesuviana perdette quota nel gusto dei napoletani.

Nei primi anni del novecento vennero ad esibirsi nel teatrino allestito a Villa Favorita artisti del calibro di Gilda Mignonette, Gennaro Pasquariello, Elvira Donnarumma e molti ancora.

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Questi alcuni dei momenti celebrativi che venivano mezionato sulla famosa rubrica API MOSCONI E VESPE sulla mondanità che veniva pubblicato su IL MATTINO.

8 settembre 1894: annunciate grandi feste alla Favorita, dove la principessa di Santobuono riceverà, come al solito, l’élite villeggiante al Miglio d’oro.

23 ottobre 1900: alla Favorita, sul piccolo palcoscenico sormontato da quello stesso stemma di Casa Caracciolo, che, anni prima, era sull’ arcoscenico del teatro Fiorentini, rappresentazione della Partita a scacchi, interpretata e ammirata dai nobili villeggianti.

29 agosto 1906: concerto vocale e strumentale alla Favorita, con l’intervento del soprano drammatico Augusta Palomba Gerin. Dirige il maestro Vincenzo Ricciardi .

21 settembre 1907: Piedigrotta rivive al Miglio d’oro in tutto il suo fasto, in tutto il suo baccanale, in tutta la sua orgia caratteristica. Il delizioso tratto che si stende tra Resina e Torre del Greco è tutta una serra di verde e di fiori: ve ne sono sui balconi, sulle terrazze, agli ingressi delle poetiche ville, e persino sulla via in lunghi e splendidi festoni. Anche l’illuminazione a gas, preparata con d’orumerose e vivide fiammelle, si fonde graziosamente con mille lampade giapponesi «frastagliate  appetutto». Magnifico il concorso dei carri. Fra i balconi, reparati con molto gusto, vengono premiati quelli dei signori D’Asta e bordon.

19 agosto 1912: nella prima quindicina di settembre avranno inizio le rappresentazioni dell’ aristocratica Associazione Filodrammatica Napoletana, egregiamente diretta da don Baldassarre Caracciolo, principe di Santobuono. Come “prima” sarà dato l’emozionante lavoro Kean, protagonista il principe in persona.
Le prove, cominciate l’altra sera, continuano, e si annunia una buona stagione artistica, come negli anni precedenti. Il pubblico avrà modo di applaudire donna Maria Cuomo Flores, donna Maria Conforti Campanile, la signora Miraglia, la signorina Dlda Wittrnann e tante altre brave interpreti che completano tutte un quadro di bellezza e di arte. Anima di queste “elettissime” riunioni aristocratiche è la nuora del principe di Santobuono, la duchessa di Castel di sangro.

3 ottobre 1912: “indimenticabile” serata, al teatro della Favorita, per la . resa delle rappresentazioni filodrammatiche. I nuovi bozzetti – «L’ami» di . Praga, «Il Conte Verde» e «Fuoco al convento» – sono interpretati “meravigliosamente” dal principe di Santobuono e dai suoi bravissimi collaboratori: la Marchesa Sanfelice di Bagnoli, la signora Conforti Campanile, la piccola Margherita Caracciolo, la signora Anna Miraglìa, la signorina Rosa Miraglia Del Giudice, il barone Domenico Amato, l’avvocato Pozzetti ed altri ancora.

16 agosto 1913: inaugurazione della sede dell’associazione “Pro Miglio ,oro” a villa Favorita. Il sodalizio, sorto per opera di un comitato di gentiluomini presieduti dal principe di Santobuono, si propone di promuovere tutte le :niziative volte a favorire gli interessi dei Comuni vesuviani, vale a dire il miglioramento estetico, igienico ed economico delle contrade situate lungo la fascia costiera del vulcano. Oltre a ciò, l’associazione ha scopi di beneficenza, he affincheranno l’organizzazione di feste estive, mondane e sportive.

2 settembre 1914: in un “magnifico” locale della Favorita, sotto il patronato del principe di Santobuono, ha luogo una splendida edizione della “Piedigrotta”, con l’esecuzione delle più belle canzoni. L’elenco artistico segna i nomi: Pasquariello, Mario Massa, Diego Giannini, Gina de Chamery, Luisella iviani, Tecla Scarano.

21 agosto 1919: prima rappresentazione ad invito, al teatro Favorita, del lavoro «Creso si diverte». Vi prendono parte Teresa d’Asta e Maria Marinelli, Alessandro Piscicelli, Sergio Sergio, Gennaro Caputo e Carlo Contessa, oltre al principe di Santobuono.

22 agosto 1919: riunione intima in casa del principe di Santobuono. Si fa della buona musica da parte delle signorine Serpone e del tenore Riccardo Bossa. Nei brani dell’Arlesiana, della Fedora, della Tosca. dei Pagliacci. della Manon ed in varie romanze da camera, il pubblico ne è entusiasta. Al pianoforte siede il valoroso Umberto Mazzone.

10 settembre 1919: spettacolo di beneficenza, sempre alla Favorita, pro orfani di guerra.

23 luglio 1920: corso di recite (quattro spettacoli), nel teatro della Favorita, in favore della Scuola corale A. Scarlatti.

9 settembre 1923: avvenimento d’arte alla Favorita; orchestra del San Carlo nel parco.

18 settembre· 1925: ha luogo negli splendidi saloni della Favorita una riunione del Comitato d’onore per una serata di beneficenza a pro delle opere solidali del Fascio femminile di Portici. Il principe di Santobuono, presidente del Comitato organizzatore, dà la parola all’avv. Umberto Aprile che espone agli intervenuti il programma che si va preparando. Le recite avranno luogo il 24 sera e il 27 in mattinata. I biglietti sono in vendita alla Favorita, a Villa Leopoldina e presso l’avv. Valente, presidente del Circolo Estivo di Portici.

villafavorita

30 luglio 1933: un pubblico elegantissimo affolla il meraviglioso parco della Favorita per la grande festa di beneficenza organizzata dalla principessa di Casapesenna, dal principe di Santobuono e dal barone De Meis. I vari numeri del programma sono tutti interessanti: fiera gastronomica, concerto di varietà, concerto bandistico, proiezione di un film sonoro, tarantella sorrentina, danza al ritmo di jazz.

Pubblico anche da Napoli. Il biglietto d’ingresso costa lire 1,50 per adulti e 0,50 per ragazzi. Assicurato uno speciale servizio di tram tra Napoli e la Favorita. Il parco della Favorita -che s’è arricchito di graziosissimi chioschi, tutti ricchi di premi, sistemati negli angoli più suggestivi -fa da degna cornice alla più elegante giovinezza napoletana. Molto applauditi i tenori Papaccio e Parise.

28 luglio 1934: festa campestre alla Favorita. La folla dei villeggianti di Resina, Portici, Bellavista, Torre del Greco e di altri comuni si dà convegno nella suggestiva villa per trascorrere un pomeriggio assai lieto e per compiere un’azione meritevole a favore dell’Opera Maternità ed Infanzia e per l’Associazione infermi poveri a domicilio.

5 agosto 1935: anche quest’ anno viene celebrata nel parco della Favorita la tradizionale Kermesse a favore degli infermi poveri, organizzata dall’Associazione delle Dame di Carità presieduta dalla Principessa di Casapesenna . Partecipano artisti della piu’ chiara fama in primis Giuseppe Godono. Il cav. Ciro Esposito offre uno spettacolo cinematografico proiettato sullo schermo teso nel parco. Attrazioni diverse allietano i partecipanti.

1936

30 luglio 1936: la Favorita, acquistata dal Governo, sta per diventare Collegio Militare.

Il principe Santobuono invecchiò per cui l’attività teatrale andò via via riducendosi, fino ad esaurirsi del tutto. Inoltre il principe fu costretto a vendere parte del vastissimo bosco che si estendeva intorno alla villa e precisamente il tratto verso il mare, insieme a un fabbricato a due piani e a due costruzioni barocche dette «i casotti» che delimitavano la villa dalla parte del mare.

Il compratore di codesti lotti fu un ricco esportatore di grano, il commendatore Anatra che da Odessa dove era nato da genitori italiani e dove aveva accumulato una discreta fortuna, aveva messo le tende a Napoli. Altro che tende, però. Aveva acquistato un palazzo alla via Cavallerizza a Chiaia (dove viveva con la moglie e cinque figli), il cui parco si estendeva fino a via dei Mille, come si può ancora oggi constatare.
Per l’estate acquistò quella parte della villa Favorita che gli cedette il principe di Santobuono e che è quella che ci interessa perché fa da cornice ai vari episodi che ci apprestiamo a raccontare.

Oggi conosciuta come casina dei mosaici.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Natale 2015 a villa favorita tra storia giardini e presepi
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Sfondo del divertimento reale già dal 1768, e scelta da Ferdinando IV per i 3 giorni di festeggiamenti delle sue nozze con Maria Carolina D’Austria, il Parco sul mare di Villa Favorita sarà sede della XV edizione di Natale in Villa organizzato dalla Fondazione Ente Ville Vesuviane.

Tells Italy organizza delle visite guidate per condurvi alla scoperta della storia del Parco sul Mare, dove, con un po’ di immaginazione, potrete immergervi nell’atmosfera festaiola dell’antica aristocrazia borbonica. Tra risate, musica, fuochi pirotecnici e balli, vi basterà chiudere gli occhi per trovarvi al cospetto delle altezze Reali di Maria Carolina e Ferdinando IV e le Signorie Loro di Leopoldo e Maria Luisa di Borbone.

Verrete poi introdotti alla mostra presepiale, presente lungo il percorso, dove sarà possibile ammirare alcuni presepi contemporanei realizzati da maestri presepisti vesuviani.

Durante la manifestazione sarà anche possibile assistere ai concerti di musica classica realizzati dall’Associazione Anna Jervolino e l’Orchestra da Camera di Caserta.

Location: Parco sul Mare della Villa Favorita
Partecipanti: min. 20 – max.35
Costo: 5€ (include la visita guidata e il contributo associativo)
Partenza: Parco sul Mare della Villa Favorita- Via G. D’Annunzio, 36 – Ercolano
Data: Domenica 6 dicembre 2015
Orario: 11.30 a.m

Per maggiori informazioni e prenotazioni, utilizza i seguenti contatti:
email: tellsitaly@gmail.com

Evento facebook:

https://www.facebook.com/events/198578090476779/

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Cartoline di Villa favorita e corso resina fine ottocento
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Cartoline di Villa favorita e corso resina fine ottocento

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Villa favorita il suo parco e la regina Margherita che si ferma a resina
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Tra le «soste nella memoria» (come dal titolo di un altro lavoro della Tortora De Falco), una riguardava in particolare la villa Favorita della nostra Resina, meta un tempo della migliore società napoletana:

«Nei tempi in cui Resina, piccola cittadina ai piedi del Vesuvio, fra Portici e Torre del Greco, non era chiamata, come ora, Ercolano  la viila “Favorita” ebbe un ruolo di grande rilievo, direi quasi di preponderanza sul gruppo delle ville vesuviane che da S. Giorgio a Cremano a Torre del Greco arricchivano e davano lustro a tutta la plaga.
Il proprietario, il principe Caracciolo di Santobuono, ricco mecenate, seppe renderla con il suo censo, la sua intelligenza, il suo buon gusto, un vero centro di attrazione. Vi installò un teatrino diventato poi famoso, ove recitarono anche artisti di vasta notorietà come la bella Tina di Lorenzo, Armando Falconi ed altri. Col tempo la zona vesuviana perdette quota nel gusto dei napoletani.

Il principe Caracciolo di Santobuono (già patron del Teatro Fiorentini e del Festival di Piedigrotta),  invecchiò per cui l’attività teatrale che si era tenuta in villa andò via via riducendosi, fino ad esaurirsi del tutto. Inoltre il principe fu costretto a vendere parte del vastissimo bosco che si estendeva intorno alla villa e precisamente il tratto verso il mare, insieme a un fabbricato a due piani e a due costruzioni barocche dette «i casotti» che delimitavano la villa dalla parte del mare.

Stemma della famiglia Anatra

Stemma della famiglia Anatra

Il compratore di codesti lotti fu un ricco esportatore di grano, il commendatore Anatra che da Odessa dove era nato da genitori italiani e dove aveva accumulato una discreta fortuna, aveva messo le tende a Napoli. Altro che tende, però. Aveva acquistato un palazzo alla via Cavallerizza a Chiaia (dove viveva con la moglie e cinque figli), il cui parco si estendeva fino a via dei Mille, come si può ancora oggi constatare.
Per l’estate acquistò quella parte della villa Favorita che gli cedette il principe di Santobuono e che è quella che ci interessa perché fa da cornice ai vari episodi che ci apprestiamo a raccontare.
Il ricco comm. Anatra, per essere più precisi, la consorte di lui donna Maria, anch’ella nata da genitori italiani, ma in Turchia, a Costantinopoli – creò, dalle costruzioni ad un piano, una deliziosa dimora estiva. Così pure i due casotti a mare divennero due chalets per soggiornarvi durante la cura dei bagni.

Ricordiamo ancora i «ramages» della tappezzeria impermeabile venuta da Parigi, che ricopriva le pareti interne degli chalets affinché la salsedine di cui erano impregnate non trapelasse. Donna Maria, dunque, era una donna di gran gusto, di una originalità raffinata, mai grossolana. Ci fermeremo soltanto a sottolineare qualche particolare del salone sito al pianterreno della costruzione per rilevare alcune delle originalità dettate dalla fantasia di una donna singolare alla quale noi ragazzi avevamo affibbiato un nomignolo. La chiamavamo «terraferma» per la sua curiosa maniera di pronunziare la parola terraferma.
Nel suo italiano esotico, annullava le doppie consonanti e così terraferma era diventata «teraferma».

Le pareti del salone avevano un bordo alto da terra 60 centimetri, composto da cocci di piatti, schegge di bicchieri e bottiglie colorate (di verde, bianco, giallo e blu) infisse trasversalmente nel cemento sì da formare un rilievo rustico di un effetto veramente unico. Più avanti nel tempo, ci è occorso di trovare in altri arredamenti fregi che arieggiavano quello che abbiamo cercato di descrivere, ma nessuno di essi reggeva al paragone. Forse per la disposizione delle schegge, per i colori, per la dimensione.

In alto, sul plafond, era riportato un antico pizzo di Bruxelles, che un artista del tempo aveva minuziosamente riprodotto.
Le vetrate che si aprivano nel bosco erano giallo-oro, per cui quando il sole occiduo, attraverso i rami delle annose piante, illuminava quei vetri, il salone era invaso da un mare di luce color topazio che sprigionava effetti indimenticabili.

Ercolano - Villa Favorita

Il bosco proseguiva denso verso il mare. Lo arrestava un piccolo tunnel formato da un ponte, sul quale passava la strada ferrata. Dopo il breve tunnel s’apriva uno spiazzo largo, lievemente ovoidale fiancheggiato a destra e a manca da due ampie scalee di piètra anch’ esse lievemente ovoidali come i muri che da un lato le riparavano. Codeste scalee portavano all’ingresso di due palazzine che erano congiunte fra loro da un unico terrazzo più lungo che largo, fiorito di aiuole. Un massiccio cancello divideva il terrazzo dalla strada ferrata, oltre la quale s’infittiva il bosco. Cioè a dire che il treno era in casa. La linea ferroviaria che vi transitava era quella della Calabria, che anche allora comportava un traffico ininterrotto ed intenso.

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Ma se la cosa costituiva un grande fastidio per i grandi (ora ben lo comprendiamo), era, per noi e per i nostri giovani amici, la ragione prima del nostro gaudio.

reginaMargheritaE poi c’era il mare tutto nostro che rendeva le giornate sature d’interesse per noi e per i piccoli amici che passavano con noi gran parte della giornata, ansiosi di godere anch’ essi di quel terrazzo di sogno dove i lunghi convogli dei treni merci ci tenevano inchiodati davanti alle sbarre del cancello. Andavano a passo d’uomo quei treni particolari, pareva che si dovessero fermare all’improvviso e noi lì ritti, attoniti, in attesa. A volte il miracolo avveniva ed era la felicità. I rapidi invece procedevano di corsa sferragliando, assordanti, mentre dai finestrini salutava festosa [… ].
Regnava ancora Umberto I [… ] La regina Margherita doveva recarsi in Calabria in visita ufficiale. Il treno reale non poteva passare che di là, cioè davanti al terrazzo dei casotti Anatra.

Ed ecco che donna Maria [… ] ordinò al giardiniere di coprire tutto il terrazzo di margherite e di disegnare nell’ aiuola centrale, sempre con margherite, la scritta «Viva Margherita». Poi, mobilitando le sue grandi aderenze in campo politico e aristocratico, ottenne che il treno reale sostasse per qualche minuto davanti ai casotti, affinché fosse possibile offrire alla regina una gerla piena di margherite. La sovrana gradì l’omaggio e fece poi avere a D. Maria un prezioso spillo con lo stemma reale. Dopo vent’anni, «teraferma» raccontava questo episodio con gli occhi ancora lucidi.

Ritorniamo ai casotti. Lo spiazzo dove sorgevano le due rampe di scale, era chiuso da un monumentale cancello, oltre il quale – dopo pochi metri di strada selciata – si era suIla spiaggia. Il mare è largo, aperto su tutto il litorale di Resina, ma gli Anatra sul tratto di fronte alla loro villa fecero erigere una barriera di cemento. Crearono, cioè, una barriera artificiale, contro la quale le onde si frangevano. Questa scogliera, ancora esistente, per la sua conformazione creava all’ interno un piccolo porticciuolo, una piccola rada a basso fondale dove potevano prendere il bagno anche i neonati. Poi la sabbia di velluto, morbida, soffice, pulita, costituiva un altro genere di attrattiva per le bambine. La pesca del corallo, che a quei tempi era ancora fiorente, e le molte fabbriche ivi esistenti per la lavorazione del corallo, seminavano nella sabbia detriti di corallo. Piccoli rametti rossi, palline, schegge, si trovavano facilmente, scavando.

E le bimbe per ore restavano a testa in giù con piccole palette, intente a questa pesca miracolosa. Conserviamo ancora, nel museo delle cianfrusaglie, qualche rametto rosso a ricordo di quelle esplorazioni infantili.

Una piccola barca leggera, in quello specchio d’acqua che nessun vento avrebbe saputo increspare, ci allenava ai remi. Tre mesi durava la villeggiatura, in quei tempi, tre mesi di felicità.
Un caso fortuito ci portò, alcuni anni addietro, nella Villa Favorita . Tutto era così diverso, tutto così cambiato: il bosco, il porticciuolo, le stanze, la terrazza.
Pure in quello scoramento, dalle macerie di miti creati in un’ età irripetibile, si sprigionava un fascino sottile.
Un senso che non era solo rimpianto di antiche gioie, di attimi il cui profumo superava il tempo, ma era ritrovare all’improvviso ed in età matura, un caro profumo dell’infanzia, un oggetto, un gioco; ma nostro, tutto nostro, non dei nostri figli o nipoti: un gioco che ha fatto parte soltanto della nostra vita. Allora una dolcezza indefinibile, una gioia lieve ma penetrante, una tenerezza infinita, avvolse il nostro vecchio cuore»

 

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.