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Enrico Marino, il sindaco del nuovo secolo
agosto 21, 2014
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enricomarinobis

Il periodo compreso tra l’Otto e il Novecento fu caratterizzato da roventi polemiche tra gli esponenti dei due partiti che si erano alternati a lungo alla guida di Resina. Lo si ricava da una memoria difensiva pubblicata nel 1903 dall’ avv.Andrea Cacciottoli, costretto a dimettersi dalla carica di sindaco per le accuse mossegli dagli avversari. Il documento, ricco di dati e di cifre, non meno che di citazioni letterarie e perfino di frasi in latino, rappresenta un saggio eloquente del clima infuocato in cui si svolgeva la vita politica in quegli anni, che ancora risentivano delle lacerazioni intervenute nel tessuto della ~azione all’indomani della raggiunta Unità. Dalla lettura nasce anche un moto
di ammirazione verso una generazione di uomini che, forgiati nella temperie culturale e morale non troppo lontana dalle passioni del Risorgimento, preferivano affidare le loro argomentazioni ad opuscoli in cui – se si esclude qualche orpello di troppo, frutto certamente del grande patrimonio retorico dell’Ottocento – non sapresti se apprezzare di più la bontà del contenuto o la suggestione della forma.

In questo contesto maturò l’affermazione di Enrico Marino, eletto una prima volta sindaco il 12 marzo 1910.

Il suo nome- avrebbe scritto Emanuele Rocco poi – è legato alle belle e cavalleresche lotte elettorali di tanti anni fa. Belle, quelle competizioni, perché miravano ad un programma spoglio di opportunismi:
cavalleresche perché nell’idea non si confondeva mai la persona, onde l’asprezza non velava quello che era il rispetto per l’avversario.
Sorse il “pro Resina” a contendere il passo al partito che teneva il potere. Uomini di chiara fama militavano nei due campi, e prevaleva l’elemento giovine, che pur già aveva in professione e nella vita dato tangibili prove di capacità e di serietà.
E fu proprio nella prima parziale vittoria che il “pro Resina” indicò per affermarsi all’amministrazione civica i più adatti per preparazione all’arduo compito: e tra essi Enrico Marino, giovanissimo allora, già addottorato nel giure e tra i migliori dell’Ufficio Legale delle Ferrovie dello Stato.
Fu assessore e riordinò le scuole; poi, appena dopo qualche anno, fu sindaco con la cordiale adesione di tutto il Consiglio. La minoranza dimenticò la diversa origine elettorale e vide in Enrico Marino l’esponente d’un programma di realizzazione di quelli che erano i problemi dell’ora.
Si era a poca distanza dal periodo eruttivo, che tanta rovina seminò nelle città nostre. E Resina viveva nel pericolo delle inondazioni pel disastro della sua vasta zona campestre. Il territorio agricolo giaceva nella vergogna di non aver più divisioni. Le arterie, che ne avevano, prima, equilibrato civilmente la topografia, erano state interrate; tutte le difese delle acque abbattute o distrutte: e le masse dei lavoratori dei campi invocavano l’ausilio pronto delle Autorità: la garanzia di lor vita, la tutela dei loro interessi.
Enrico Marino raccolse il disperato grido degli agricoltori e riuscì, con una rapidità fulminea, ad ottenere il contribùto del governo, sacrificò le poche risorse del bilancio e provvide in venti mesi alla sistemazione delle vie campestri.
Fu, per davvero un’opera grandiosa. E nel portarla a compimento, egli non conobbe soste nella diuturna fatica; e fu pago di conseguire la riconoscenza della cittadinanza, la quale trae ragione di esistenza dalla sua fiorente agricoltura».

Questa riconoscenza gli venne dimostrata, ad esempio, in occasione di un suo onomastico. Così scriveva La Verità, numero unico per le elezioni amministrative di Resina del 21 luglio 1912:
«Nella sede dell’associazione di beneficenza Dante Alighieri alle 9,30 precise si riunì un gran calca di popolo, con associazioni musiche bandiere per procedere in corteo e portare al cav. Enrico Marino – eletto per acclamazione vice presidente onorario del Comitato stesso – il diploma e porgere, nell’ istesso tempo, augurii per la sua festa onomastica.
Alle ore 10 il corteo si è mosso in quest’ ordine: procedeva la banda musicale di Portici, seguiva – portato da due soci – un ricchissimo diploma poggiato su un’artistica corbeille di fiori; veniva poi la società Dante Alighieri col presidente Borrelli, la Lega Cattolica col benemerito presidente Enrico De Gaetano, la società dei calzolai col presidente Pietro Fiengo, la società dei marinai col presidente De Vita; la società dei cocchieri col presidente Cibelli, e la lega zavorrieri col vice presidente Cristoforo De Gaetano e chiudeva il corteo una massa imponente di popolo di tutte le gradazioni sociali, dal professionista all’ operaio.
Giunto a palazzo Marino, il corteo si fermò e, mentre la banda civica della vicina Portici intonava la marcia reale, echeggiavano nell’ atrio del palazzo grida di evviva all’indirizzo non solo di E. Marino ma di tutto il partito di maggioranza ed all’illustre comm. Giulio Rodinò.
Dopo pochi minuti è sceso il cav. E. Marino: la dimostrazione a questo punto è diventata addirittura un delirio di popolo: abbiamo visto Enrico Marino quasi portato a braccio: le grida di evviva sono assordanti.
In un attimo un religioso silenzio si è formato e, salito su una sedia, ha parlato E. Marino.

 Il cav. Marino, con voée da cui traspare tutta l’interna commozione.

ringrazia tutti della spontanea dimostrazione d’affetto. Espone quindi, a larghi tratti, la situazione della lotta. Applauditissimo, quando parla dell’opera negativa dell’ono Angiulli nei riguardi del paese. Ricorda come il deputato Angiulli venisse a Resina colpita dali’ alluvione quattro giorni dopo, mentre il comm. Giulio Rodinò venne la notte stessa a portare soccorso alla popolazione …
Conchiude tra una selva delirante di applausi invitando tutti a recarsi alle urne per rispondere alle mene avversarie»

Per la cronaca diamo la lista dei candidati cattolici che si presentarono al giudizio degli elettori resinesi:
1. Cav. avv. Enrico Marino fu Olimpio
2. Acampora Pietro fu Tommaso
3. Barbato Davide fu Pasquale
4. Barbato sac. Tommaso di Stefano
5. Avv. Caputo duca Gennaro fu Roberto
6.Cav. Coppola Vincenzo fu Gabriele
7. Avv. Cozzolino Francesco fu Francesco
8. Cav. Cozzolino Giuseppe Alfonso fu Bernardo
9. Avv. D’Ardia Ciro di Ciro
lO. Dott. D’ Auria Matteo fu Luca
11. De Simone Stefano Salvo fu Luigi
12. Avv. Esposito Nuzzo Giuseppe di Domenico
13. Sac. dott. Fiengo Giuseppe di Giuseppe
14. Galante Carlo di Giuseppe
15. Gaudino Francesco fu Aniello
16. Gaudino Gennaro fu Michele
17. Sac. Marino Gioacchino fu Francesci
18. Avv. Nocerino Tommaso di Giuseppe
19. Rossi Filippo fu G. Tommaso
20. Ruggiero Alfonso fu Giovanni
21. Cav. avv. Scognamiglio Michele fu Antonio
22. Avv. Stingo Giuseppe di Gennaro
23. Conte Tosti Silvio fu Giovanni
24. Vastola Vincenzo fu Domenico

Si tratta di personaggi che giocavano un ruolo non marginale nella vita del paese, sia come pubblici amministratori sia come professionisti o come pasti di anime. Il duca Gennaro Caputo, dimorante nella bella villa Aprile, era stai invece, uno degli elementi più in vista della compagnia di filodrammatici diretta dal Principe Caracciolo di Santobuono, proprietario del palazzo della Favorita, altra sontuosa residenza del Miglio d’oro. Giuseppe Alfonso Cozzolino fu sindaco di Resina dall’ 8 ottobre 1914 al 18 settembre 1918, nonché oratore forbito, conferenziere brillante, scrittore fine e di gusto(3). Il dottor Matteo D’Auria, sindaco dal 20 settembre 1918 allo aprile 1919, è ancora oggi ricordato come uno dei medici più bravi e disponibili del paese. Il sacerdote Giuseppe Fiengo, dottore in teologia, fu padre spirituale della congrega di S. Luigi, oltre che assessore alla pubblica istruzione, per molti anni(4). Il sacerdote Gioacchino Marino, laureato in teologia, esperto della storia di Resina, fu vicario economo del santuario di Pugliano, dal 1943 al 1949.

Lo stesso Enrico Marino, pur essendo un «giurista di apprezzato valore», oltre che come amministratore, si fece valere come notaio, «tra i più quotati  tanto che fu chiamato a far parte del consiglio dell’ordine.

La sua prematura dipartita lasciò tutti nella piu’ profonda costernazione, troppo forte il rimpianto da parte di coloro che avevano ammirato la competenza e l’onestà. Dell’universale cordoglio si fece ancora una volta portavoce la gazzetta dei comuni in un editoriale del 24 giugno 1918.

 

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Resina ed il mito della Sirena per i Resinesi
ercole_sirena

La Sirena bifida è stata sullo stemma ufficiale del Comune di Resina, fino al 30 marzo del 1969, anno in cui Resina assunse la nuova denominazione di Ercolano.

A proposito della Sirena che costituiva l’elemento più decorativo della fontana borbonica, occorre ricordare che quella figura è un elemento ricorrente della iconografia di Resina e di molte contrade della fascia costiera napoletana.

sirena1Infatti, proprio all’ingresso del favoloso golfo di Napoli, tra Capri e Sorrento, gli antichi collocarono la dimora di quei mitici personaggi femminili. Licofrone, poeta del I11 sec. a.C., ed altri ancora affermano che le tre sirene Partenope, Leucosia e Ligea (figlie del fiume Acheloo e della musa Melpomene) entrarono nel mito, seducendo con il loro canto gli sfortunati navigatori che si avventuravano nei pressi della loro dimora marina.
La leggenda narra che, non avendo Ulisse ceduto alle loro lusinghe, le tre Sirene si precipitarono in fondo al mare; ma solo Leucosia e Ligea perirono, in quanto la più fortunata Partenope fu rigettata dalle onde sui nostri lidi.

I napoletani la raccolsero, le composero un sepolcro e le intitolarono la città, e da allora Napoli si chiamò Partenope o terra delle Sirene.
Questo rapporto privilegiato tra le Sirene e le località che si specchiano nelle azzurre acque del golfo di Napoli è stato cantato in ogni tempo da artisti, poeti e letterati ed è presente in modo particolare nelle pagine di Giovanni Pontano.
Nelle ecloghe dell’umanista napoletano tale legame si trasforma in una sorta di simbiosi poetica e le contrade napoletane finiscono addirittura per identificarsi nell’immagine stessa di quelle affascinanti creature.

La prima di queste ecloghe descrive le nozze del dio fluviale Sebeto con la ninfa Partenope, ai quali fanno festa e recano doni processionalmente sette cortei di divinità agresti e fluviali della regione napoletana. In un boschetto del suburbio, Hacrone e Lepidina, giovani sposi contadini che attendono la nascita del loro primo figlio, si riposano perché stanchi del lungo cammino e del peso dei doni che portano alla ninfa.

In quell’oasi di pace attendono che giunga e sfili davanti a loro la successione dei sette cortei. Ed ecco, giunge la prima schiera: maschi e femmine che vengono dalla campagna e che con canto alterno esaltano il dio e la ninfa e celebrano le delizie dell’amore.
Viene poi dal mare il secondo corteo: le Neueidi. Lepidina e Macrone commentano alternamente la sfilata.

La prima nereide è Posillipo, cerula e incoronata di edera; segue Mergellina, che procede blandamente con candidi piedi ignudi, e poi Sarnite, la cacciatrice; e Resina dal candidissimo seno, ed Heracle ‘ricca di coralli e di miele’, e Capri, che da un lato ha Equana e dall’altro Amalfi, famosa domatrice di ostriche e di ricci marini.
Come si vede, Resina è qui fantasticamente trasfigurata in un mitico personaggio muliebre dimorante nelle acque del golfo partenopeo, ed è questo forse il motivo per il quale qualcuno ha voluto ricavare l’origine del nome di Resina dalla parola Sirena, di cui costituisce I’anagramma oppure la metatesi.
Ma, come si è già detto, la figura della Sirena è un elemento ricorrente della iconografia di Resina, anche indipendentemente dalle suggestioni poetiche o dai giuochi di parole, ed è più volte effigiata nei monumenti, nei dipinti e negli stemmi della nostra città.
Abbiamo già parlato nel precedente capitolo della sirena di marmo che ornava la fontana borbonica; accenneremo qui ai luoghi in cui appare ancora la figura della sirena.
Nella cappella dello Spirito Santo della chiesa di Pugliano c’è la già citata pala d’altare dedicata a S. Veneranda.

In quel dipinto la Santa stringe nella mano sinistra uno stemma, in cui è raffigurata una sirena, il simbolo stesso del Comune di Resina.
La figura di una sirena è scolpita su una Campana del campanile di Pugliano.
Due sirene sono scolpite nel marmo dell’altare dedicato alla Natività (ora cappella di S. Anna), nella chiesa di Pugliano.
L’altare fu fatto costruire dal Comune di Resina come ex-voto.
Infine, una sirena figurava sullo stemma ufficiale del Comune di Resina fino al 30 marzo del 1969, anno in cui Resina assunse la nuova denominazione di Ercolano.

Lo stemma in marmo della sirena è ancora visibile sul frontespizio della casa comunale.

Da ricordare che il nuovo simbolo del Comune di Ercolano è la figura dell’Ercole Farnese.

dal libro di Mario Carotenuto “Ercolano attraverso i secoli”

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.