Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in comments
Search in excerpt
Search in posts
Search in pages
Search in groups
Search in users
Search in forums
Filter by Categories
artisti locali
blog
Cultura ed eventi
Innovazione tecnologica
Moda e design
progetto tilgher
Risorse del territorio
Storia locale
Tradizione e folklore
La battaglia per l’acqua del serino a Resina e la storia dell’acquedotto vesuviano
agosto 21, 2014
2
pugliano1903

Il colera del 1884 aveva fatto capire alla nazione intera che occorreva sventrare Napoli per restituire alla maggiore città del Mezzogiorno d’Italia condizioni decenti di vita e di sviIuppo.
L’epidemia aveva attecchito in un contesto urbano e sociale quanto mai allucinante, dove la gente era costretta a vivere in una miriade di bassi senza acqua, senza luce e senza sole, in una promiscuità spaventosa, esposta continuamente ad ogni sorta di malattia e di contagio.

Uno dei più pericolosi veicoli di infezione – già prima del colera – era costituito dalle acque salmastre e malsane condotte a Napoli dagli acquedotti del Carmignano e della Bolla.
Occorreva, quindi, trovare la soluzione al problema dell’approvvigionamento idrico per consentire alla città di muovere il primo passo sulla via del risanamento generale. A questo scopo,una speciale Commissione aveva proposto fin dal 1866 di affrettare l’utilizzazione delle acque del Serino, ossia di quelle acque che erano già state condotte a Napoli col famoso acquedotto fatto costruire dall’Imperatore Claudio.

Dopo varie vicende,  i lavori ebbero inizio verso la fine fine del  1881. Essi furono poi continuati durante l’amministrazione di Nicola Amore,  questi riuscì a superare tutte le difficoltà di carattere tecnico ed amministrativo.

Finalmente l’inaugurazione dell’acquedotto del Serino ebbe luogo il 10 maggio 1885, alla presenza di Umberto I e di Margherita di Savoia, in Piazza Plebiscito. In questa piazza era stata costruita una fontana da cui doveva zampillare, di lì a poco, la tanto attesa acqua del Serino. A un cenno della bellissima Regina, l’ingegnere Gustavo Bruno mise in azione alcuni ordigni speciali: immediatamente, dal centro della fontana s’innalzò un notevole getto d’acqua che superò l’altezza del Palazzo Reale.

La soluzione del problema idrico fu così solo il primo momento di quella grandiosa opera di risanamento che avrebbe portato, in capo a qualche anno, all’effettivo sventramento di Napoli con l’abbattimento di 56 fondachi, 422 isolati, 144 strade, 17.000 abitazioni e 64 chiese e con l’apertura di Corso Umberto I tra la Ferrovia e la nuova Piazza della Borsa.

Nel frattempo nella nostra Resina verso il 1887 ci fu anche lì una grave epidemia di colera dovuta ovviamente alle scarse condizioni igieniche nei quartieri piu’ degradati ed una malsana abitudine di bere acqua di pozzo che spesso era contataminata dalle acque scure degli scarichi.

Una citazione a parte merita la relazione sull’epidemia colerica del 1887 presentata dal sindaco Cacciottoli al Consiglio Comunale nella tornata del 25
ottobre 1887:

sindacoNon vi ricorderò che fin dallo agosto l’ onorevolissimo signor Prefetto fu istruito minutamente dei fatti, e su mia richiesta spedì l’istesso giorno sul luogo l’illustre Prof. Cav. Margotta, il quale, dopo di avere tutto accuratamente osservato, si lodò dei provvedimenti adottati, ne discusse·e suggerì altri da attuarsi.
Fu fin d’allora che istantemente richiesi l’autorevole parola del signor Prefetto per ottenere la presa giornaliera dell’acqua del Serino dalla Città di Napoli, ed il trasporto della stessa a mezzo della Società dei Tramways.
Fu fin d’allora che, seguendo il parere del nostro valoroso condottato Dr. Paolo Cecere, adottammo a norma dei dettati della nuova tecnica sanitaria, confermata dalle più recenti disposizioni Ministeriali, le disinfezioni col sublimato in proporzione dal 2 al 3 per mille [… ]
Fu fin d’allora che provvedemmo a larghe disinfezioni con opportuni ed abbondanti lavaggi dei luoghi infetti dal morbo, nonché degli altri tenuti sospetti.
Fu fin d’allora che senza alcun limite autorizzammo la distribuzione di medicinali, brodi, latte, neve e carne agli infermi sulla semplice richiesta dei nostri sanitarii, oltre ai soccosrsi in biancheria, çui provvedemmo con la Giunta direttamente a norma dei bisogni e delle constatate necessità.

Di fronte ad un nemico che insidiva la vita di tutti credetti opportuno fare appello a tutti, richiedere l’appoggio ed il concorso di tutti, senza gradazioni di casta o posizioni sociali. pel popolo di non lieve conforto le ripetute visite dell’Illustrissimo signor Prefetto, dell’Eminentissimo Cardinale Sanfelice Arcivescovo di Napoli, dei nostri onorevoli deputati, fra i quali primeggia il Commendatore Della Rocca Illustre Segretario Generale, nonché di Consiglieri Provinciali e di molti altri preclari cittadini, i quali tutti, ed in ispecie l’illustre per quanto benemerito signor Prefetto, sfidando disagi e pericoli di ogni genere, vollero minutamente osservare le condizioni del Comune, vagliare ed apprezzare il nostro modesto operato, e tutti ci furono generosi di una parola di conforto e di leale incoraggiamento.

La presenza infine di S.E. il Presidente dei Ministri, ad un tempo Ministro dell’Interno e degli Esteri, congiunta a quella di S.E. Zanardelli Ministro di Grazia e Giustizia, e di altri non pochi onorevoli personaggi [… ] costituì tanto per Resina, che per noi, un vero orgoglio, ed io ne ringrazio tutti quelli che direttamente ed indirettamente contribuirono a provocarla.
E come mai potrei fare diversamente o signori, essendo in modo indiscutibile dovuto a questa visita se per Resina sta per schiudersi l’orizzonte ad un’ era nuova di miglioramento, e di progresso igienico ed edilizio?
Forse che non fu S.E. Crispi, che pel primo decretò con la sua parola il risanamento del Comune?

Ma il progetto di rinasamento presentato dall’ing. melisurgo rimase sulla carta, e della buona volontà espressa da Francesco Crispi  non si seppe profittare. Così le zone malsane di Resina (particolarmente via Trentola e via Mare) continuarono a essere potenziali luoghi di infezioni e di epidemie, sprovviste com’erano di una risorsa indispensabile, l’acqua.

Lo ricaviamo, sopratutto, da un lungo articolo coevo di Gennaro De Luca, pioniere del giornalismo, sul giornale LA NUOVA ERCOLANO :

slidesho85

«Uno dei principali e necessari fattori della vita è l’acqua. Essa, ·a seconda della sua composizione e purezza, ha un’influenza sulla specie umana. Poiché è assodato che i germi di molte malattie che affliggono l’umanità, ci vengono portati dall’acqua: e nei paesi dove questa è pura ed abbondante, quivi la robustezza e la longevità non difettano.
Ed infattI dice il Klebs che persino il così detto gozzo, sorta di tumore, che abitanti d’intere regioni hanno alla gola, prodotto dal rigonfiamento della glandola tiroide, vien causato da germi minutissimi che, col mezzo dell’acqua, penetrano nel nostro sangue. E così tutti gli scienziati moderni sono concordi nell’ammettere, dopo gli ultimi studi e le ricerce batteriologiche fatte, come prima via di contagio le acque inquinate dei germi specifici delle malattie infettive.
A dimostrare tutto ciò con maggior chiarezza, in primo luogo citeremo l’esempio di Napoli avanti e dopo della conduttura d’acqua di Serino; ed in secondo luogo riporteremo le analisi chimiche e le ricerche eseguite sulle acque dei Comuni Vesuviani dall’egregio chimico Eugenio Casoria, professore della R. Scuola Superiore d’Agricoltura, in Portici.
Tra i mali infettivi che endemicamente dominavano in Napoli, prima del 1887, e che vi mietevano maggiori vittime, erano la febbricola ed i tifi, massime il tifo addominale, malattie codeste che riempivano gli ospedali di numerosi infelici; al punto che il Municipio di quella città fu obbligato assegnare l’ospedale Cotugno per tali infezioni.
Ebbene, dacché i napoletan hanno potuto bene l’acqua di Serino, i malati nell’ospedale Cotugno non solo scemarono rapidamente, ma non sono stati rimpiazzati che da un numero di poche unità; cosa da neanche calcolarsi, in una popolazione di oltre mezzo milione.

E qui vale ricordare che dopo il 1884, epoca in cui il colera fece strage in Napoli, negli anni seguenti, quando i Napoletani potettero usare 1’acqua di Serino, restarono immuni dal fatale morbo; mentre parecchi nostri Comuni, e massime Resina, nel 1887, furono crudelmente colpiti dall’epidemia. A viemaggiormente confermare i fatti esposti, noi citeremo le analisi chimiche delle acque di vari pozzi di Resina, Portici, San Giorgio a Cremano e Torre del Greco, eeguite parte dalla Regia Scuola Superiore di Agricoltura e parte dal prof. Casoria, le quali analisi, fatte coi metodi di Schulze, Kubel e Tiemann, han fornito i risultati tanto straordinari che crediamo utile riportare i prodotti [… ].

Preoccupata dall’andamento ciclico delle malattie infettive nel nostro territorio, e forte della nuova legge della sanità pubblica e dell’igiene, la civica azienda fin dal 1887 aveva avviato febbrili trattative per ottenere il prezioso elemento a Resina. Ma ora la lentezza degli adempimenti burocratici che si
dovevano compiere tra la Società dell’acqua di Serino, il comune di Napoli e gli altri comuni della plaga vesuviana; ora il succedersi e l’avvicendarsi dei
rappresentanti comunali del vicino capoluogo, il che costringeva a cominciare da capo discussioni, pratiche, proposte e controproposte; ora la richiesta di altri concorrenti, che volevano acquistare direttamente dal comune di Napoli e poi ‘:tlistribuire alla popolazione il benefico liquido, curandone il trasporto e la
canalizzazione, non fecero che rimandare nel tempo la’ soluzione dell’ esasperante
problema.
Ancora nel 1891, nella seduta del 18 maggio, il sindaco Cacciottoli esponeva al Consiglio Comunale la necessità di avere l’acqua di Serino, perché le
acque del paese erano scarse e per nulla potabili.

Questa la cronaca della seduta, ricavata da un articolo di E. Francese:

«[… ) Il sindaco dice, inoltre, che egli ha sempre sollecitato la prefettura ed i comuni circostanti per indurre questi ultimi a provvedersi di detta acqua, ma che le sue pratiche riuscirono sempre infruttuose; ciò nonostante, egli non s’è mai perduto d’animo; dopo tante fatiche, è stato appagato il suo desiderio, poiché il Prefetto invitò i sindaci di Resina, Torre del Greco, Portici e San Giorgio a Cremano a tener Consiglio, e, sotto la sua presidenza, si discusse a lungo l’argomento in questione [… ].
Infine partecipa che il consiglio dei sindaci, d’accordo col Prefetto, approvò il progetto per l’impianto della conduttura e dei serbatoi, le cui spese saranno ripartite tra i quattro suddetti comuni, riuniti in consorzio; indi è stato stabilito il prezzo di centesimi lO per ogni metro cubo, come pure è stata stabilita la quantità minima e massima di acqua da consumarsi in un giorno in ciascun comune; e ciò in proporzione del numero di abitanti d’ognuno di essi, cosicché per Resina, che conta 18.000 abitanti, è stato calcolato un consumo giornaliero dai 1200 ai 3000 metri cubi.
Dice pure che sarà nominata una commissione, composta di due rappresentanti per ogni comune del consorzio, la quale verrà incaricata di nominare, a maggioranza di voti, un ingegnere per i lavori da eseguirsi, e di stabilire le condizioni per la messa all’asta dei suddetti lavori [… ].

Conclude, dicendo:
“Signori, spero che tutti vogliare aiutarmi nel compiere l’opera da me iniziata, col votare il progetto, già approvato dal comune di Portici, per la provvista dell’acqua di Serino, ciò che è stato sempre il mio ideale, l’oggetto dei miei sogni, ed io, per decor proprio e pel bene del paese, farò quanto posso per raggiungere lo scopo, e rimarrò a questo posto finchè la mia idea, i miei sogni non saranno realizzati “
(Applausi).

Il sindaco mette alla votazione per alzata e seduta. Tutti restano seduti. Il progetto è approvato all’unanimità»

Ma ogni buon proposito della pubblica amministrazione fu vanificato da vecchi e nuovi problemi , gli stessi che costrinsero la nostra cittadina a rivolgersi direttamente al governo nazionale, nella persona del ministro dell’interno:

«Eccellenza, la salute di 18 mila e più cittadini è minacciata.
L’acqua del Serino, il liquido salutare per eccellenza, il primo elemento indispensabile alla pubblica igiene si nega al Comune di Resina, dove l’epidemia colerica in questi ultimi tempi ben tre volte passeggiò trionfante, dove l’acqua potabile esiste inquinata.
Invano l’Autorità locale con patema benevolenza si è interessata a pro della ridente città; invano con patjottico e civile pensiero ha cercato concordare idee e interessi; tutti gli sforzi riuscirono a vuoto; non resta ricorrere ai mezzi estremi per tranquillizzare gli animi eccitati, e
curare ad un tempo la salute di tutta la popolazione resinese.
È bene quindi che l’Autorità centrale tutto vegga e sappia. Motivi altissimi di ordine pubblico e di pubblica incolumità reclamano assolutamente
il suo intervento, malgrado sia già vigorosamente intervenuta l’Autorità locale [… ].
Eccellenza!
Un materiale di conduttura per valore ingente è già pronto …
Provvedasi al più presto perchè cessi uno stato di cose anomalo, inesplicabile, ruinoso per tutti, perchè gli animi di tutti siano urgentemente
rassicurati.
Lo deve il Governo in omaggio alla legge, all’ordine pubblico, alla incolumità; lo attendono fidenti i cittadini di Resina.

Alla fine, come Dio volle, il 28 agosto 1894 fu firmato un contratto a Napoli, per Notar Scognamiglio, tra il signor Du Chantal per la Società dell’acqua
di Serino, l’amministrazione partenopea e il Comune di Resina. In base all’accordo fu concessa l’acqua alla nostra città: il pagamento della stessa,
nella misura di 12 centesimi per ogni metro cubo, doveva aver luogo dieci mesi dopo la stipulazione del rogito, cioè il 28 maggio 1895.

Con istrumento del 26 marzo 1895 per Notar Francesco Scognamiglio fu stipulata una convenzione, precedentemente approvata dal Consiglio Comunale di Resina nelle sedute del 25 gennaio 1892 e del 25 febbraio 1892, tra il signor Bernardo Petòt ed il Comune di Resina.

La Giunta Provinciale Amministrativa approvava la suddetta convenzione il 7 aprile del 1892.
Il contratto di concessione fra il Comune di Napoli e quello di Resina fu stipulato il 28 agosto 1894. Questo contratto prevedeva la fornitura al nostro Comune di 220 mc. di acqua al giorno, salvo poi ad arrivare a un massimo di 500 mc. di acqua al giorno in caso di futura necessità.

Il Consiglio Comunale approvava il Regolamento nei giorni 25-28 agosto e 2-6 settembre 1894.
Finalmente l’inaugurazione avvenne il 10luglio 1895. Il nuovo acquedotto vesuviano, destinato a distribuire una diramazione delle fresche e limpide acque del Serino anche agli altri Comuni marittimi circumvesuviani, sorgeva su un terreno già di pertinenza della chiesa di Pugliano ed appartenente – come Villa Irene – al patrimonio della cappella di S. Sebastiano.

Il 1″ luglio del 1895 segna, dunque, una data importante nella storia del progresso igienico e sociale di Resina. I giornali napoletani salutarono con soddisfazione questo avvenimento; fra tutti, si distinse il Roma del 12 luglio 1896.

Finalmente dopo tante battaglie legali con la Società delle acque e la burocrazia locale e nazionale, anche la nostra Resina poté utilizzare le acque del Sevino.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Andrea Cacciottoli il sindaco della resina moderna e della battaglia per l’acqua del serino
maggio 2, 2014
0
andreaacacciottolibis

Avv. Andrea Cacciottoli (Resina, 1846 – Resina 1913) a distanza di oltre un secolo dalla sua morte, raccontiamo la storia politica e umana di questo importante protagonista della vita cittadina che dovette fronteggiare non pochi problemi di ordine sociale. tra i quali la cronica mancanza di acqua e le epidemie del colera sviluppatesi nelle zone piu’ malsane dell’allora Resina. Quest’articolo spera di far conoscere al altri il suo grande impegno politico per la sua città sia come avvocato e come politico ed amministratore.

Prese le redini della civica amministrazione di Resina, l’avv. Andrea Cacciottoli (sindaco di Resina dall’11 novembre 1884) avviò un deciso programma di risanamento delle finanze comunali che portò all’ aumento degli introiti e al conseguente incremento delle spese per il decoro della città, per lo sviluppo commerciale, per l’istruzione e la viabilità. Si migliorò, così, il trattamento economico degli insegnanti e della forza pubblica, si creò un ispettore della pubblica illuminazione (da ricordare che nel 1886 i fanali a gas sostituirono i lumi a petrolio), si provvide a fornire di custode il macello e di giardiniere la villa comunale (inaugurata il 24 luglio 1887).
Vagheggiato un asilo d’infanzia l’opera divenne un fatto compiuto: oltre 200 bambini vi trovarono vitto, materne e protezione. La via Mare, appena iniziata, fu alacremente proseguita  e ultimata; lo stesso avvenne per il terzo tratto della via Trentola. La sistemazione  poi del Largo Pugliano e delle vie Cuparella, S. Elena, Bosco, FevoleIla, Dragonetti, Arcucci, del primo e secondo tratto della via Trentola, traversa Municipio, della via Patacca, nonché dei marciapiedi del corso Ercolano, furono tutte opere volute e compiute in poco tempo.

Si ottenne, dopo non pochi sforzi, uno scalo di alaggio e per ricovero di barche alla cosiddetta Dogana del Pesce. Si realizzò un sogno che durava da molti anni, quello di avere una strada di circonvallazione, la Resina – S. Sebastiano al Vesuvio, i cui lavori ebbero inizio nel 1894. La chiesa di Pugliano, oltre ad essere trasformata negli stucchi, fu ornata di pitture bellissime, di un pavimento in marmo, di colonne ad imitazione, di due vasche per l’acqua lustrale (la cui collocazione sulle colonnine di marmo, addossate a una coppia di pilastri, risale all’anno 1886), ecc. Si chiese e ottenne, a beneficio dei contribuenti, un’Esattoria autonoma e indipendente, come pure una speciale sezione per l’elezione della Camera di Commercio. L’annosa questione per la limitazione dei confini col comune di Torre del Greco formò oggetto di studi severi, così come attestava un’ elaborata allegazione a stampa dell’ avvocato Margotta e dello stesso Cacciottoli, che difesero gli interessi di Resina.
Una citazione a parte merita la relazione sull’epidemia colerica del 1887 presentata dal sindaco Cacciottoli al Consiglio Comunale nella tornata del 25 ottobre 1887:

«[ … ] Non vi ricorderò che fin dallo agosto l’ onorevolissimo signor Prefetto fu istruito minutamente dei fatti, e su mia richiesta spedì l’istesso giorno sul luogo l’illustre Prof. Cav. Margotta, il quale, dopo di avere tutto accuratamente osservato, si lodò dei provvedimenti adottati, ne discusse·e suggerì altri da attuarsi.
Fu fin d’allora che istantemente richiesi l’autorevole parola del signor Prefetto per ottenere la presa giornaliera dell’acqua del Serino dalla Città di Napoli, ed il trasporto della stessa a mezzo della Società dei Tramways.
Fu fin d’allora che, seguendo il parere del nostro valoroso condottato Dr. Paolo Cecere, adottammo a norma dei dettati della nuova tecnica sanitaria, confermata dalle più recenti disposizioni Ministeriali, le disinfezioni col sublimato in proporzione dal 2 al 3 per mille.
Fu fin d’allora che provvedemmo a larghe disinfezioni con opportuni ed abbondanti lavaggi dei luoghi infetti dal morbo, nonché degli altri tenuti sospetti.
Fu fin d’allora che senza alcun limite autorizzammo la distribuzione di medicinali, brodi, latte, neve e carne agli infermi sulla semplice richiesta dei nostri sanitarii, oltre ai soccorsi in biancheria, cui provvedemmo con la Giunta direttamente a norma dei bisogni e delle constatate necessità.
Di fronte ad un nemico che insidiva la vita di tutti credetti opportuno fare appello a tutti, richiedere l’appoggio ed il concorso di tutti, senza relazioni di casta o posizioni sociali [… ].
Come pure in quei giorni di lutto e di desolazione furono per nome pel popolo di non lieve conforto le ripetute visite dell’Illustrissimo signor Prefetto, dell’Eminentissimo Cardinale Sanfelice Arcivescovo di Napoli, dei nostri onorevoli deputati, fra i quali primeggia il Commendatore Della Rocca Illustre Segretario Generale, nonché di Consiglieri Provinciali e di molti altri preclari cittadini, i quali tutti, ed in ispecie l’illustre per quanto benemerito signor Prefetto, sfidando disagi e pericoli di ogni genere, vollero minutamente osservare le condizioni del Comune, vagliare ed apprezzare il nostro modesto operato, e tutti ci furono generosi di una parola di conforto e di leale incoraggiamento [… ].
La presenza infine di S.E. il Presidente dei Ministri, ad un tempo Ministro dell’Interno e degli Esteri, congiunta a quella di S.E. Zanardelli Ministro di Grazia e Giustizia, e di altri non pochi onorevoli personaggi [… ] costituì tanto per Resina, che per noi, un vero orgoglio, ed io ne ringrazio tutti quelli che direttamente ed indirettamente contribuirono a provocarla.
E come mai potrei fare diversamente o signori, essendo in modo indiscutibile dovuto a questa visita se per Resina sta per schiudersi 1’orizzonte ad un’ era nuova di miglioramento, e di progresso igienico ed edilizio?
Forse che non fu S.E. Crispi, che pel primo decretò con la sua parola il risanamento del Comune?
Non fu forse lui che il giorno susseguente ne commise direttamente gli studi a persona di sua fiducia? Non è da lui infine che aspettiamo la piena realizzazione di una promessa che non può mancare, giacché è da tutti risaputo che la parola di Crispi non si cancella?
Non fu infine lui che pel primo dié l’esempio di un generoso concorso per sopperire alle spese necessarie per combattere l’epidemia, esempio immantinenti seguito da S.E. Zanardelli, nonché dagli onorevoli nostri deputati, dal presidente della Croce Bianca, dai Consiglieri Provinciali, dallo stesso Consiglio Provinciale, dagli altri molti che con noi gareggiarono in atti di deferenza, di affetto e di carità?».

Ad integrazione di quanto sopra, va ricordato che la persona di fiducia di cui sopra era l’ingegnere Giulio Melisurgo, cui fu affidato il progetto di risanamento delle zone malsane di Resina. Tale progetto, completo di relazione e disegni, approvato con le deliberazioni consiliari dell’ 11 maggio e del 3 giugno 1889, e depositato presso l’Archivio di Stato di Napoli, Bilanci e Conti Comunali,

Risanamento di Resina. «Tanto il bonificamento che l’ampliamento – precisava il Melisurgo – sono ideati in modo da poter dare nel loro insieme un’importanza speciale a Resina (e quindi un valore ai terreni espropriati), facendo di quel Comune una stazione sana, tale da richiamare il concorso di nuovi residenti, di convalescenti, i quali, altrove, non potrebbero trovare riunite tante favorevoli condizioni sanitarie. Ad otto chilometri da Napoli, alla quale è congiunta da una ferrovia ed una tranvia, Resina è opportunamente orientata per una residenza invernale ed estiva. Sita ai piedi del Vesuvio, in riva al mare, su di un suolo asciutto ed in pendio, tra i boschi di Portici e della Favorita, ed in eccezionali condizioni climatologiche, con le attrattive del golfo, della funicolare del cono vesuviano, delle antichità di Ercolano, con un’aria eccezionalmente balsamica per i tisici, benefica per i fabbricitanti, e con un orizzonte straordinariamente bello, poiché è al centro del golfo già detto delle Sirene, essa è certamente in condizioni di favorire un ampliamento di ville ricercate.
Come all’epoca romana Ercolano era una delizia del tempo, così nell’era nostra Resina, che sopra vi è edificata, può diventare, trasformando la sua incantevole plaga in una residenza di gente civile».

Ma il progetto rimase sulla carta, e della buona volontà espressa da Francesco Crispi non si seppe profittare. Così le zone malsane di Resina (particolarmente via Trentola e via Mare) continuarono a essere potenziali luoghi di infezioni e di epidemie, sprovviste com’erano di una risorsa indispensabile, l’acqua. Lo ricaviamo, soprat~utto, da un lungo articolo coevo di Gennaro De Luca, pioniere del giornalismo :

«Uno dei principali e necessari fattori della vita è l’acqua. Essa, ·a seconda della sua composizione e purezza, ha un’influenza sulla specie umana. Poiché è assodato che i germi di molte malattie che affliggono l’umanità, ci vengono portati dall’acqua: e nei paesi dove questa è pura ed abbondante, quivi la robustezza e la longevità non difettano.
Ed infattI dice il Klebs che persino il così detto gozzo, sorta di tumore, che abitanti d’intere regioni hanno alla gola, prodotto dal rigonfiamento della glandola tiroide, vien causato da germi minutissimi che, col mezzo dell’acqua, penetrano nel nostro sangue. E così tutti gli scienziati moderni sono concordi nell’ammettere, dopo gli ultimi studi e le ricerce batteriologiche fatte, come prima via di contagio le acque inquinate dei germi specifici delle malattie infettive.
A dimostrare tutto ciò con maggior chiarezza, in primo luogo citeremo l’esempio di Napoli avanti e dopo della conduttura d’acqua di Serino; ed in secondo luogo riporteremo le analisi chimiche e le ricerche eseguite sulle acque dei Comuni Vesuviani dall’egregio chimico Eugenio Casoria, professore della R. Scuola Superiore d’Agricoltura, in Portici.
Tra i mali infettivi che endemicamente dominavano in Napoli, prima del 1887, e che vi mietevano maggiori vittime, erano la febbricola ed i tifi, massime il tifo addominale, malattie codeste che riempivano gli ospedali di numerosi infelici; al punto che il Munièipio di quella città fu obbligato assegnare l’ospedale Cotugno per tali infezioni.
Ebbene, dacché i napoletan hanno potuto bene l’acqua di Serino, i malati nell’ospedale Cotugno non solo scemarono rapidamente, ma non sono stati rimpiazzati che da un numero di poche unità; cosa da neanche calcolarsi, in una popolazione di oltre mezzo milione.
E qui vale ricordare che dopo il 1884, epoca in cui il colera fece strage in Napoli, negli anni seguenti, quando i Napoletani potettero usare l’acqua di Serino, restarono immuni dal fatale morbo; mentre parecchi nostri Comuni, e massime Resina, nel 1887, furono crudelmente colpiti dall’epidemia. A viemaggiormente confermare i fatti esposti, noi citeremo le analisi chimiche delle acque di vari pozzi di  Resina, Portici, San Giorgio a Cremano e Torre del Greco, eseguite parte dalla Regia Scuola Superiore di Agricoltura e parte dal prof.
Casoria, le quali analisi, fatte coi metodi di Schulze, Kubel e Tiemann, han fornito i risultati tanto straordinari che crediamo utile riportare i prodotti [… ].
Questa notevole copia di nitrati, che, al dire del prof. Casoria, non sono mai stati rinvenuti da altri chimici, fanno esclamare al professore, nella sua dotta relazione sul proposito, così:
“Ora, paragonando i limiti massimi di tolleranza, stabiliti dalla Commissione di Vienna, con le quantità da me rinvenute nele acque esaminate, ben si scorge come l’uso di queste costituisca un vero delitto di lesa igiene, e tale da richiamare la seriaattenzione delle autorità, a cui incombe l’ufficio di tutelare la salute dei cittadini, i quali, o per propria elezione, o per mancanza d’altro, sono costretti a far uso di tali acque.
Ora l’acido nitrico che trovasi in così grande eccesso nelle acque esaminate, non può evidentemente derivare che dall’azoto delle sostanze organiche, provenienti dai materiali di deiezione, e da altri liquidi di rifiuto dell’economia domestica.
Le condizioni speciali che favoriscono mirabilmente la diffusione dei materiali di deiezione, attraverso il sottosuolo, nonché la rapida nitrificazione dei materiali suddetti, sono le seguenti:

  1. La mancanza assoluta di fognatura, e la esistenza di uno o più pozzi neri, in ciascuna abitazione: il maggior numero dei quali non hanno serbatoio sotterraneo, ma sboccano liberamente nel sottosuolo, funzionando per tal modo da veri pozzi assorbenti.
  2. Le proprietà fisiche dei materiali che costituiscono il sottosuolo, attraverso i quali i liquidi di qualsiasi natura ed origine possono diffondersi agevolmente ed a notevoli distanze.
  3.  La costituzione chimica del sottosuolo, la quale determina la rapida ossidazione dei prodotti ammoniacali, derivanti dalla putrefazione delle sostanze fecali, e la trasformazione di essi in nitrati”.

Premesso tutto ciò, è innegabile l’assoluto bisogno di avere acqua pura ed abbondante, visto lo sviluppo rapido delle popolazioni nei nostri comuni, ed il crescendo delle malattie infettive, che spesso visitano questi ameni paesi, con esiti quasi sempre fatali, per quelli che più difettano di acqua potabile.
E dopo la scienza vogliamo dare posto alla legge, che, armonizzandosi con i bisogni cresciuti dei popoli e della civiltà, nella nuova legge della sanità pubblica e dell’igiene (art. 44), dice:
“Ogni Comune deve essere fornito di acqua potabile, riconosciuta pura e di buona qualità. Ove questa manchi, sia insalubre o sia insufficiente ai bisogni della popolazione, il Comune può essere, per decreto del ministro dell’intemo, obbligato a provvedersene“.

E poi nel Regolamento della legge medesima, all’art. 101, dice:
“Per l’applicazione dell’ art. 44 della legge, il ministro dell’ interno può obbligare più comuni ad un consorzio, per provvedersi di acqua potabile”. Dunque è compito importante delle autorità dare ascolto all’impellente bisogno del popolo, mettendo all’uopo in attuazione la legge»

lanuovaercolano

«La Nuova Ercolano», Resina, 3 maggio 1891. Del problema dell’acqua si occupò a lungo «La Nuova Ercolano», periodico locale di cui si è smarrito perfino il ricordo, che pubblicò molti articoli volti a richiamare l’attenzione di chi di dovere sulla necessità di affrontare e risolvere una questione spinosa, la più difficile o forse del periodo post-unitario.

Preoccupata dall’andamento ciclico delle malattie infettive nel nostro territorio, e forte della nuova legge della sanità pubblica e dell’igiene, la civica azienda fin dal 1887 aveva avviato febbrili trattative per ottenere il prezioso elemento a Resina.

Ma ora la lentezza degli adempimenti burocratici che si dovevano compiere tra la Società dell’acqua di Serino, il comune di Napoli e gli altri comuni della plaga vesuviana; ora il succedersi e l’avvicendarsi dei rappresentanti comunali del vicino capoluogo, il che costringeva a cominciare da capo discussioni, pratiche, proposte e controproposte; ora la richiesta di altri concorrenti, che volevano acquistare direttamente dal comune di Napoli e poi di redistribuire alla popolazione il benefico liquido, curandone il trasporto e la canalizzazione, non fecero che rimandare nel tempo la’ soluzione dell’ esasperante problema.
Ancora nel 1891, nella seduta del 18 maggio, il sindaco Cacciottoli esponeva al Consiglio Comunale la necessità di avere l’acqua di Serino, perché le acque del paese erano scarse e per nulla potabili.
Questa la cronaca della seduta, ricavata da un articolo di E. Francese :

«[… ) Il sindaco dice, inoltre, che egli ha sempre sollecitato la prefettura ed i comuni circostanti per indurre questi ultimi a provvedersi di detta acqua, ma che le sue pratiche riuscirono sempre infruttuose; ciò nonostante, egli non s’è mai perduto d’animo; dopo tante fatiche, è stato appagato il suo desiderio, poiché il Prefetto invitò i sindaci di Resina, Torre del Greco, Portici e San Giorgio a Cremano a tener Consiglio, e, sotto la sua presidenza, si discusse a lungo l’argomento in questione [… ].
Infine partecipa che il consiglio dei sindaci, d’accordo col Prefetto, approvò il progetto per l’impianto della conduttura e dei serbatoi, le cui spese saranno ripartite tra i quattro suddetti comuni, riuniti in consorzio;
indi è stato stabilito il prezzo di centesimi 10 per ogni metro cubo, come pure è stata stabilita la quantità minima e massima di acqua da consumarsi in un giorno in ciascun comune; e ciò in proporzione del numero di abitanti d’ognuno di essi, cosicché per Resina, che conta 18.000 abitanti, è stato calcolato un consumo giornaliero dai 1200 ai 3000 metri cubi.
Dice pure che sarà nominata una commissione, composta di due rappresentanti per ogni comune del consorzio, la quale verrà incaricata di nominare, a maggioranza di voti, un ingegnere per i lavori da eseguirsi, e di stabilire le condizioni per la messa all’asta dei suddetti lavori [… ].
Conclude, dicendo:
Signori, spero che tutti vogliare aiutarmi nel compiere l’opera da me iniziata, col votare il progetto, già approvato dal comune di Portici, per la provvista dell’acqua di Serino, ciò che è stato sempre il mio ideale, l’oggetto dei miei sogni, ed io, per decor proprio e pel bene del paese, farò quanto posso per raggiungere lo scopo, e rimarrò a questo posto finchè la mia idea, i miei sogni non saranno realizzati ” (Applausi).
Il sindaco mette alla votazione per alzata e seduta. Tutti restano seduti. Il progetto è approvato all’unanimità» (6).

Ma ogni buon proposito della pubblica amministrazione fu vanificato da vecchi e nuovi problemi (7), gli stessi che costrinsero la nostra cittadina a rivolgersi direttamente al governo nazionale, nella persona del ministro dell’interno:
«Eccellenza, la salute di 18 mila e più cittadini è minacciata. L’acqua del Serino, il liquido salutare per eccellenza, il primo elemento indispensabile alla pubblica igiene si nega al Comune di Resina, dove 1’epidemia colerica in questi ultimi tempi ben tre volte passeggiò trionfante, dove l’acqua potabile esiste inquinata.
Invano l’Autorità locale con patema benevolenza si è interessata a pro della ridente città; invano con patjottico e civile pensiero ha cercato concordare idee e interessi; tutti gli sforzi riuscirono a vuoto; non resta ricorrere ai mezzi estremi per tranquillizzare gli animi eccitati, e curare ad un tempo la salute di tutta la popolazione resinese.
È bene quindi che l’Autorità centrale tutto vegga e sappia. Motivi altissimi di ordine pubblico e di pubblica incolumità reclamano assolutamente il suo intervento, malgrado sia già vigorosamente intervenuta  l’Autorità locale [… ].
Eccellenza!
Un materiale di conduttura per valore ingente è già pronto … Provvedasi al più presto perchè cessi uno stato di cose anomalo, inesplicabile, ruinoso per tutti, perchè gli animi di tutti siano urgentemente rassicurati.
Lo deve il Governo in omaggio alla legge, all’ordine pubblico, alla incolumità; lo attendono fidenti i cittadini di Resina.

Alla fine, come Dio volle, il 28 agosto 1894 fu firmato un contratto a Napoli, per Notar Scognamiglio, tra il signor Du Chantal per la Società dell’acqua di Serino, l’amministrazione partenopea e il Comune di Resina. In base all’accordo fu concessa l’acqua alla nostra città: il pagamento della stessa, neJla misura di 12 centesimi per ogni metro cubo, doveva aver luogo dieci mesi .. dopo la stipulazione del rogito, cioè il 28 maggio 1895.
Il 6 giugno 1895, per gli atti dello stesso notaio Francesco Scognamiglio, altro contratto fu concluso con la Società belga formata pour la eonduite des eaux de Lièges, società che aveva per rappresentante l’ingegnere Bernard Pétot. Fu stabilito quanto segue: che l’acqua del Serino venduta dal Comune di Napoli dovesse essere incanalata e trasportata a Resina con apposito acquedotto, costruito a spese della Società; che la quantità minima di acqua da convogliarsi quotidianamente per gli usi del nostro comune dovesse essere di 160 metri cubi, dei quali 60 da impiegarsi per le necessità di pubblico servizio e 100 per i bisogni dei privati; che si dovessero, fra l’altro, costruire a spese della Società, e mentenere a getto costante per uso pubblico, quattro fontanine.
I giornali locali e quelli partenopei salutarono il lieto avvenimento, che sembrava schiudere a Resina orizzonti di benessere e prosperità.

Così il Vesuvio:

«Finalmente Resina può dire di avere avuto l’acqua di Serino.  L’ingegnere cav. Pétot, malgrado tutti gli ostacoli che gli son creati da chi aveva interesse ad ostacolare il compimento dell’opera altamente civile, si è qeciso a dare l’acqua al popolo e già da varii giorni la fontanina che trovarsi al principio della salita di Pugliano gitta l’acqua di Serino, che tutti accorrono a prendere con gran piacere. Di questo atto umanitario l’ingegnere Pétot merita encomii sinceri, poiché a Resina ormai non si beverà acqua avvelenata nel più ampio senso della parola»

Risolto, dunque, l’annoso problema della mancanza d’acqua potabile?
Potevano finalmente gioire gli abitanti di Resina, specie quelli di via Mare e via Trentola? Purtroppo, le cose stavano diversamente. Le fontanine situate nei punti strategici del paese, dopo aver fornito incessantemente acqua al pubblico fino a metà settembre, furono rimosse, e questo all’insaputa delle Autorità. Era successo che il regolamento concordato a luglio sotto l’imperio della necessità imponeva 1’obbligo gravissimo di certe quantità minime di consumo, che formavano un tale onere sulla proprietà e il pigionante da rendere praticamente impossibile il rispetto del contratto, dato che ogni resinese avrebbe dovuto pagare per quattro.
La Giunta del tempo, presieduta dall’avv. Andrea Scognamiglio, fece del suo meglio per moderare 1’asprezza della nuova imposta. Già però il fremito dell’indignazione era corso per le case e le strade di Resina, e ai primitivi osanna al rappresentante della società belga erano seguite le invettive di coloro che si ritenevano turlupinati e presi in giro. Molti infatti, sicuri di attingere l’acqua limpida e salutare del Serino, avevano chiuso i loro pozzi inquinati ed insufficienti; ed ora il disinganno li rendeva incredubli, agitati, inferociti. Fortunatamente le nostre Autorità riuscirono ad ottenere dalla controparte delle condizioni che consentissero una più equa distribuzione degli oneri derivanti dal contratto, e cioè che l’acqua fosse pagata in proporzione ai benefici ottenuti.

Con il ritorno in sella dell’ avv. Cacciottoli (1898) si potè annunciare la prossima apertura dell’ acquedotto, alla quale furono invitati le più alte autorità civili e religiose della provincia.
Ma le sofferenze non erano ancora finite, anzi il martirio della sete avrebbe continuato a tormentare la sventurata gente di Resina per molti anni ancora.
Seguire tutte le tappe di quell ‘interminabile calvario equivarrebbe a cacciarsi in un ginepraio di proteste, di lotte, di rivendicazioni, di ricorsi in carta bollata, di articoli di giornale a non finire. Le cause erano sempre le stesse: nuove e infondate richieste di pagamento, minacce di sospensione, quantitativi d’acqua erogati col contagocce per una popolazione dai bisogni crescenti.
Quanto a Cacciottoli, la sua fu una vicenda personale non meno complicata, dato che una serie di accuse lo indicò come responsabile di irregolarità nella gestione daziaria.

Queste accuse, fatte proprie dalle superiori Autorità, portarono ad una relazione ministeriale del 28 dicembre 1902, destinata a provocare il Decreto di scioglimento del Consiglio Comunale di Resina, nonostante che i voti dell’8 e 27 luglio avessero ancora una volta premiato il Cacciottoli. Questi, , chiamato nel frattempo dalla pubblica fiducia al seggio di Consigliere Provinciale, aveva già orgogliosamente presentato le dimissioni da sindaco, indirizzando una lettera all’assessore anziano del Comune, nella quale vantava e opere compiute in quasi venti anni di milizia politica e amministrativa.
Sucessivamente, nel marzo del 1903, lo stesso Cacciottoli pubblicava una memoria difensiva, ricca di dati e di cifre, non meno che di citazioni letterarie e perfino di frasi in latino. Il documento rappresentava, peraltro, un saggio elquente del clima infuocato in cui si svolgeva la vita politica in quegli anni.
Questa era dominata da due soli partiti contrapposti, i liberali di Cacciottoli e i cIerico-moderati di Alessandro Rossi, i cui esponenti si accusavano a vicenda di preoccuparsi più del “particulare” che di dare al paese l’opportunità di inserirsi nel novero dei comuni più progrediti.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.