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Progetti dimenticati la nuova funicolare del vesuvio di Nicola Pagliara
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In occasione della  proposta del Presidente della Regione Campania De luca di voler ripristinare la funicolare del vesuvio, riproponiamo uno dei primissi articoli relativo al progetto della nuova funicolare del Vesuvio che si sarebbe dovuto realizzare verso l’inizio del 1992 a firma del prof. arch. Nicola Pagliara.

La chiusura della seggiovia era stabilita per il 14 febbraio 1983, data di scadenza dell’agibilità dell’impianto: la “vita tecnica” di un impianto a fune non può infatti superare i trent’anni di esercizio, dopo di che bisogna rinnovare l’intero complesso dagli organi di trazione ai tralicci e dalle carrucole alle seggiole adeguando il tutto alle nuove, aggiornate normative di sicurezza.
La Società esercente riuscì tuttavia ad ottenere uno slittamento di due anni da questa data per cui la seggiovia sarebbe stata disattivata improrogabilmente il 14 febbraio 1985: la chiusura definitiva avvenne invece nel settembre del 1984 allorché, durante un violento temporale un fulmine danneggiò seriamente il cavo di trazione.

Visto l’insoddisfacente servizio offerto dalla seggiovia, il Consiglio Regionale della Campania deliberò nel 1980 la costruzione della nuova funicolare ed il relativo progetto venne inserito nel piano triennale di sviluppo approvato dallo stesso Consiglio nel novembre 1994.

Il mancato decollo dell’area vesuviana pur ricca di attrattive naturali, storiche e culturali, era facilmente individuato nella difficoltà di trasporto in assenza di un sistema viario in grado di smaltire l’intenso traffico locale e di consentire un rapido accesso alle zone di maggior interesse turistico.

La gestione Diretta Trasporti Pubblici della Regione Campania “Linee del Vesuvio” istituita nei primi mesi del 1987 dispose una gara internazionale di appalto per la costruzione della nuova funicolare che venne aggiudicata all’ANSALDO Trasporti mentre la progettazione delle stazioni e delle carrozze venne affidata all’architetto prof. Nicola Pagliara, un esperto del settore. Il progetto esecutivo dell’impianto fu approvato dalla Regione Campania e successivamente dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali e dagli altri Ministeri competenti.
Pareva che tutto andasse per il meglio: i giornali napoletani dedicarono molto spazio all’argomento pubblicando articoli dai toni entusiastici, ricchi di notizie non solo storiche su questo particolare mezzo di trasporto; si accennò finanche ad un eventuale ritorno della tranvia.

Nicola_PagliaraNel 1988 l’architetto Nicola Pagliara, già conosciuto per altri progetti simili, si aggiudicò la gara per la progettazione e la realizzazione di una nuova funicolare per il Vesuvio. Il costo dell’opera ammontava a tredici miliardi e mezzo di lire.

La nuova funicolare avrebbe richiamato folle di turisti sul Vesuvio in occasione del Campionato Mondiale di Calcio in programma allo stadio San Paolo nel 1990 e si era stabilito che nel corso della cerimonia dell’inaugurazione sarebbero echeggiate le note della canzone “Funiculì funiculà” cantata dal grande tenore Luciano Pavarotti. Una dose di ottimismo generale senz’altro eccessiva…

Le imprese aggiudicatarie dell’appalto-concorso, riunite in consorzio, (la Ansaldo Trasporti di Napoli e la Ceretti-Tanfani dì Milano) avevano una scadenza: consegnare l’opera entro 450 giorni a partire dal momento della consegna dei lavori avvenuta, a metà settembre 1991, dopo aver ottenuto tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie.

funicolare-vesuvio-1990

L’avvio fu quanto mai spedito, in breve tempo vennero abbattuti i tralicci e le due stazioni della seggiovia. La demolizione di quella inferiore riservò una emozionante sorpresa: durante lo sbancamento della coltre di ceneri e di lapilli, divenuta nel tempo compatta come una roccia, che nel 1944 aveva ricoperto quasi del tutto la vecchia stazione, proprio lì dove aveva inizio il binario di corsa, dal materiale rappreso spuntarono i resti di una vettura della vecchia funicolare: della cassa, in quanto lignea, nessuna traccia, il telaio metallico invece era praticamente intatto.

Era stato inoltre avviata la realizzazione delle due nuove stazioni progettate  dal prof. Pagliara; di quella a valle, in particolare, era stata costruita, a livello
stradale, una grande piattaforma in cemento armato al di sopra della quale sarebbe sorto il fabbricato viaggiatori mentre al di sotto avrebbero trovato posto i motori e le varie apparecchiature indispensabili per il funzionamento dell’impianto, era stata poi anche realizzata, per lungo tratto, la trincea con la piattaforma in acciaio e cemento sulla quale si sarebbe dovuto posare l’armamento.

Erano però trascorsi sei mesi dall’apertura dei cantieri che il Comune di Torre del Greco, ritenendo che parte del tracciato nonché la stazione inferiore della costruenda funicolare ricadessero sul suo territorio, con ordinanza del 28 maggio 1992 sospese i lavori intrapresi sul territorio di sua pertinenza richiedendo la demolizione delle opere abusivamente realizzate ed il ripristino dello stato dei luoghi. In effetti sul foglio catastale n. 36 del Comune di Torre del Greco risultava che il tracciato della funicolare distrutto dall’eruzione del 1944, ad esclusione della stazione superiore, insisteva tutto sul territorio di questo Comune. Com’era possibile?

Ecco cosa era accaduto. L’antica funicolare, quella di “Funiculì funiculà” per intenderci, la quale ricadeva interamente sul territorio del Comune di Ercolano venne demolita nel 1904 e ricostruita dalla società Cook, secondo criteri tecnici più al passo con i tempi, esattamente sul vecchio tracciato.
Questa nuova funicolare riprese ad andare allegramente su e giù lungo il fianco del vulcano soltanto per breve tempo perché la furia della natura avrebbe spazzato in un amen l’opera dell’uomo. Nell’aprile del 1906 infatti, come accennato nella precedente puntata, ebbe inizio una tremenda eruzione che incenerì letteralmente la funicolare appena ricostruita.

La Cook, lungi dall’arrendersi, ricostruì ancora una volta l’impianto che venne inaugurato nel 1909: stavolta però, il tracciato, che prima era rettilineo, fu modificato. Per diminuirne la pendenza, infatti, invece di seguire la generatrice del Gran Cono, fermo rimanendo il punto in cui sorgeva la stazione superiore, il tracciato venne ricostruito in due tratte uguali raccordate in corrispondenza dei binari di incrocio da una curva: il binario, facendo perno idealmente sul suo capolinea a monte ruotò verso sud di una settantina di metri e fu proprio in seguito a questo spostamento che quasi tutto il tracciato finì per ritrovarsi sul territorio del Comune di Torre del Greco.

Per ben 83 anni non si dette alcun peso alla cosa fin quando cioè, non cominciarono i lavori per la nuova funicolare.

Ebbe allora inizio allora una estenuante battaglia a colpi di carta bollata, una serie di ricorsi e controricorsi poi, finalmente il Commissario Prefettizio di Comune di Torre del Greco, in data 16 febbraio 1995 rilasciò al dott. Vincenzo De Rensis, nella sua qualità di Commissario della Gestione Diretta Trasporti Pubblici della Regione Campania “Linee del Vesuvio”, la concessione in sanatoria per i lavori già eseguiti e per quelli da eseguire, previo versamento a titolo di oblazione per il contributo di concessione ed a condizione che prima della ripresa dei lavori venissero indicate le zone di parcheggio e di sosta come richiesto dalla Sovrintendenza. I lavori sarebbero dovuti ricominciare il 16 febbraio 1996 e concludersi il 16 febbraio 1998.

Pareva dunque che non vi fossero più ostacoli per la ricostruzione della Funicolare, e ad assicurare anche i più scettici in materia, contribuiva anche la consegna da parte della ditta Ceretti & Tanfani delle due vetture che avrebbero dovuto trasportare i turisti sul cratere del Vesuvio. Le carrozze, in vivace livrea (una era verniciata in giallo, l’atra in colore rosso amarena, entrambe  con il telaio in nero) e capaci ciascuna di 30 posti a sedere, furono trasportate a Pollena Trocchia e “temporaneamente” ricoverate presso deposito delle locali autolinee CPL. Dunque la nuova funicolare del Vesuvio poteva considerarsi una realtà!

Ma ecco ad appena tre mesi di distanza dalla concessione, in data 25 maggio 1995, al Commissario De Rensis veniva recapitata da parte della II^ Sezione del TAR l’ordinanza di sospensione dei lavori a seguito di ricorso proposto da WWF Associazione Italiana interessata al mantenimento dell’assetto del territorio.
A tanto si aggiungeva il divieto assoluto di costruzione sui fianchi del vulcano.

Era l’assurda fine di un sogno e di tante illusioni ma era anche la dimostrazione di come, tra risarcimenti alle industrie impegnate, elaborazioni di progetti vari, costruzione e poi parcheggio delle vetture ed altro si possa sprecare pubblico denaro sacrificando tra l’altro una risorsa turistica che in altri Paesi europei sarebbe stata certamente valorizzata!

Il sogno era che a dicembre 1992 la prima comitiva di turisti avrebbe dovuto prendere posto in vettura e arrivare a quota 1.162, cioè sul bordo del cratere. All’inaugurazione, Pavarotti avrebbe dovuto cantare Funiculì funiculà. Tuttavia, dopo vari mesi, i lavori ebbero una battuta d’arresto, inciampati in una serie di cavilli, primo fra tutti lo sconfinamento di pochi metri nel territorio del Comune di Torre del Greco. Le due vetture realizzate (vedi foto) giacciono, a dispetto dei soldi che furono spesi, nel deposito dell’azienda di trasporti Clp a Pollena Trocchia (NA). La stazione di monte si trova, smontata, in un deposito ad Avellino. I binari, invece, furono prestati all’Atan, e utilizzati per un’altra funicolare, meno famosa, ma sicuramente più bisognosa, quella di Montesanto a Napoli, allora in ristrutturazione. Ci fu l’impegno a restituire il tutto, in moneta, nel momento del completamento della funicolare del Vesuvio.


Una delle vettura costruite per la funicolare fantasma


Vettura


Stazione inferiore

 

Fonti bibliografiche sul web :

http://www.vesuvioinrete.it/vesuvionews/tag/nicola-pagliara/

Alfredo falcone articolo su IL CRALLINO del febbraio 2006.

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.