Pietro Fedele il ministro della ripresa degli scavi

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Pietro Fedele (1873-1943), illustre figlio di Minturno (1), fu docente di storia medioevale e moderna prima nell’Università di Torino e poi in quella di Roma, Senatore del Regno d’Italia, Ministro della Pubblica Istruzione dal 1925 al 1928, Commissario del Re presso la Consulta Araldica, presidente del Comitato Nazionale di scienze storiche e persino professore privato dei rampolli di Casa Savoia, allora regnante in Italia.

Non staremo qui a parlare dei suoi dotti studi e delle sue tante opere di cultura (2), nè della sua ricercata Enciclopedia in dieci volumi, edita dalla UTET, ma vogliamo solo ricordare che egli ebbe il grande merito di avere favorito, nella sua veste di ministro, la ripresa degli scavi di Ercolano.

Tutto ebbe inizio da· un incontro, avvenuto a Roma in una data compresa tra gli ultimi mesi del 1925 e i primi del 1926, tra il Ministro e il professore Amedeo Maiuri, allora Soprintendente alle Antichità della Campania. Nell’occasione, il noto archeologo fece al responsabile della Pubblica Istruzione una concreta proposta verbale per la sollecita ripresa degli scavi ercolanesi, sembrandogli che «nel programma di restaurazione della cultura nazionale nessun’altra iniziativa avrebbe potuto riscuotere più universale consenso e in Italia e all’estero, quanto la ripresa degli scav~ di Ercolano abbandonati da oltre un cinquantennio».
Il Ministro invitò Maiuri a fargli pervenire un memoriale che egli avrebbe sottoposto al Capo del Governo. Tale documento, scoperto e reso noto da Mario Capasso (3), fu seguito il 30 gennaio 1927 da un’altra missiva nella quale, oltre allo scavo metodico, Maiuri puntava alla eventuale riutilizzazione dei’ cunicoli e delle gallerie dello scavo borbonico per perlustrare, al di sotto dell’abitato di Resina, il Foro e gli altri edifici pubblici settecenteschi .

In questo carteggio ministeriale -osserva il Capasso -«pare agevole ritrovare due doti fondamentali del Maiuri archeologo: il fervido entusiasmo e il grande spirito di concretezza». Al tempo stesso la documentazione conferma un dato importante, al quale il Maiuri fa riferimento in diversi suoi scritti: la ripresa dello scavo del 1927 fu possibile soprattutto grazie alla sollecitudine del ministro Fedele…».
Finalmente, trovato nel ministro Fedele un valido patrono per la rinascita di Ercolano, fu possibile emanare un decreto-legge (n. 344 del 17 febbraio 1927), che sanzionava la gestione giuridica e amministrativa dei nuovi scavi da parte dell’ Alto Commissario della Provincia di Napoli, Michele Castelli, restandone la direzione tecnica e scientifica al Ministero e alla Soprintendenza.

Il colpo di piccone inaugurale fu dato, il 18 maggio 1927, proprio dal ministro Fedele, alla presenza del re Vittorio Emanuele III e di molte altre autorità civili e militari, come si può osservare sulla foto di copertina a colori de “Il Mattino Illustrato» (anno IV, n. 22), che all’importante avvenimento dedicò un ricco servizio fotografico nelle pagine interne.

vicodimare

Programma dei nuovi scavi era quello di scoprire in un primo tempo la parte della città antica su cui non sorgevano abitazioni di Resina, ed estendere successivamente lo scavo a quella parte dell’abitato della cittadina medioevale che, insistendo sul Foro di Ercolano, rappresentava per le sue malsane condizioni una necessità di risanamento. I risultati raggiunti tra il 1927 e il 1929 furono rilevanti: con una tecnica rivoluzionaria che atterrava trasversalmente dall’alto, si scavò tutta l’area compresa nell’insula III completando lo scavo della Casa dello Scheletro con il suo ninfeo sfavillante di mosaico in paste vitree, del cosiddetto Albergo e, avanzando lungo il decumano, riportando alla luce il gruppo delle abitazioni che s’affacciavano sul cardine orientale, tra cui la Casa del tramezzo di legno e la Casa a graticcio, famose per le loro strutture e il loro arredamento ligneo: in poco più di due anni di lavoro si mise allo scoperto un intero’ quartiere, a sud del cuore e del centro della città antica, cioè un’ area eguale, se non superiore, a quella delle lunghe campagne precedenti dal 1828 al 1855 e dal 1869 al 1875.

Successivamente (1929-1932) fu scavata tutta la superficie dell’insula IV con le due sontuose Casa dell’ Atrio a mosaico e Casa dei Cervi, oltre ad otto abitazioni dal carattere più spiccatamente mercantile. In quello stesso periodo fu inaugurato il nuovo ingresso agli scavi: i lavori, cominciati il 4 luglio 1929, vennero ultimati il 21 aprile 1930.
Non contento dei risultati ottenuti, in data 25 marzo 1933 il Maiuri inviava al ministro del tempo una nuova richiesta di aiuto, prospettando l’opportunità che difficoltà economiche non arrestasero l’ «ardua ed ero~ca impresa», ed esponendo un concreto ed economico progetto di prosecuzione dei lavori . Questi, grazie alla sensibilità del Ministro, continuarono e così Ercolano, liberata dal grave ammasso di terra che la rinservava da secoli, poté rivelare nel 1942 il suo vero volto: vie regolari pavimentate e fiancheggiate da marciapiedi, case conservate fino all’ altezza del tetto, impalcature di legno ancora al loro posto, opere d’arte in marmo e in bronzo di pregevole fattura, pavimenti in marmi rari e policromi, pitture di singolare pregio decorativo, archivi privati con tabulae ceratae contenenti atti giudiziari, e poi materie deperibili quali cibi e stoffe riemersi dal buio in virtù delle eccezionali condizioni di conservazione consentite dal banco di terreno indurito e consolidato.
Il messaggio di un’antica civiltà, affidato alle mute ma eloquenti testimonianze dei reperti ercolanesi, riaffiorò come per incanto, grazie all’opera appassionata e geniale di Maiuri, non meno che al patronato di Fedele.