Personaggi resinesi da ricordare, alcuni nomi

0 6 anni fa

Diamo, per concludere, un elenco dei cognomi ercolanesi più diffusi, facendo specifico riferimento a quei personaggi che maggiormente si distinsero nei vari campi.
ACCARDO
Il sacerdote Ciro Accardo (1871-1943), più noto come don Ciro ‘e capone, esercitò per molti anni l’ufficio d’economo spirituale nella Chiesa Arcipresbiterale di S. Maria a Pugliano. Lavoratore instancabile, pio e affabile, lasciò una larga eredità di affetti in quanti ebbero ad ammirare in lui lo zelo, la carità e lo spirito di apostolato.
AUSIELLO

Luigi Ausiello fu, nel 1875, « Superiore» della R. Arciconfraternita della SS. Trinità. Il rev. Domenico Ausiello, sempre nel 1875, era Presidente dell’Amministrazione della Chiesa di Pugliano. In tempi più vicini a noi, Giacomo Ausiello fu Colonnello della I
Guardia di Finanza.
BELVISO

Mons. Raffaele Belviso (1881-1959) ebbe un ingegno assimilatore non comune. Negli studi, compiuti al Seminario di Napoli, riportò al merito otto tra medaglie d’oro e d’argento. Per l’insegnamento al Seminario di Capua fu invitato personalmente dal celebre Card. Capecelatro. Fino al 1929 si dedicò ad un intenso ministero di predicazione; ma non trascurò lo studio, sia nlediante l’insegnamento privato che nella ricerca di documenti del periodo angioino negli Archivi di Stato. Nel 1931 fu nominato Canonico della Cattedrale di Catanzaro ad honorem. Dal 1932 al 1939 passò al Seminario nuovo di Reggio, al Liceo, quando il Seminario regionale si sdoppiò in liceo e teologia.

Espertissimo in materia biblica, nella lingua ebraica e in tutto il vasto campo delle scienze fisiche e matematiche, nelle sue lezioni era di una chiarezza straordinaria.
Eclettico, versatile, in chimica era un v~lente sperimentatore e sapeva trattare benissimo la tecnica fotografica. Cultore delle belle arti, sapeva infine dipingere e suonare l’arpa e il violoncello da provetto artista.
BORRELLI
Mons. Pasquale Borrelli (1889-1971), meglio noto come ‘o prèvete
‘e Maresca, fu un sacerdote di grande cultura e di spirito eminentemente pratico.
Zelo, disinteresse, generosità d’animo lo resero sempre disponibile nel servizio di Dio e delle anime. Insegnò per lunghi anni, nelle scuole statali, le materie scientifiche, in cui era versatissimo. Occupò anche la cattedra di matematica nel Seminario di Napoli. Si prodigò per assicurare al Clero un trattamento economico più decoroso da parte dello Stato. Fu assiduo ed instancabile nel ministero della confessione e dedicò a lungo le sue cure sacerdotali alla Cappella dell’Immacolata a Via Trentola.

Ma il suo nome resterà per sempre legato alla storia della solitaria e poetica Chiesa del SS. Salvatore al Vesuvio, di cui per lunghissimi anni egli fu Cappellano e Rettore. Chiamato a sostituire il defunto sacerdote Francesco Saverio Formisano, nel gennaio del 1931 egli iniziò i lavori di restauro del tempio, che il volgere dei tempi e le vicissitudini storiche avevano ridotto in cattive condizioni. I Superiori ecclesiastici, apprezzandone le grandi qualità umane e sacerdotali e gli innumerevoli meriti, gli ottennero dal S. Padre l’onorificenza di Prelato Domestico.

 BOSSO
Il sacerdote resinese Camillo Bosso fu il primo parroco della chIesetta di S. Maria delle Grazie in Portici, in un periodo in cui quella cittadina dipendeva ancora, per la parte spirituale, dalla parrocchia di S. Maria a Pugliano.
Uomo di grande zelo, il nostro concittadino esercitò il suo mandato tra mille difficoltà.

Il Seicento, infatti, fu un· secolo di eruzioni, terremoti, epidemie, carestie e sommosse.
Nel 1631 si abbatté sulla popolazione di Portici la disastrosa eruzione del Vesuvio, che distrusse ben settanta famiglie del luogo e mandò in rovina la vecchia chiesetta e le « cominciate fabbriche» di una nuova e più grande Chiesa, la cui costruzione era stata promossa per venire incontro alle esigenze spirituàli dei parrocchiani sempre più numerosi.
Nel 1656 scoppiò una furiosa epidemia di peste, che decimò ancora una volta la popolazione affidata alle cure del pio e zelante parroco, il quale mai fece mancare ai suoi figli il conforto della più grande carità cristiana.
Tra le persone beneficiate figurò la riobildonna Anna Carafa, madre dell’ultimo feudatario di Portici, la quale ricevette dalle mani del nostro concittadino il sacramento dell’Estrema Unzione il 24 ottobre 1645.
Colmo di meriti e in gran concetto di santità, don Camillo Bosso, dopo aver tenuto il governo della sua parrocchia···per lunghissimi anni, morì il 17 gennaio 1665. Fu seppellito sotto l’Altare maggiore, e la sua effigie si. conserva ancora oggi nella sagrestia della Chiesa madre di Portici.
Nel 1975, in occasione dei restauri di quel tempio, i suoi resti mortali furono traslati sotto l’altare della Cappella del Cuore di Gesù, dove un’iscrizione tramanda ai porticesi il ricordo del loro primo parroco.

CACCIOTTOLI
L’avv. Andrea Cacciottoli (1846-1913) svolse una lunga e apprezzata milizia politica.
Eletto due volte alla carica di Sindaco di Resina, dal 30 giugno 1896 all’otto luglio 1902 e dal 9 luglio 1902 al 6 gennaio 1903, dovette fronteggiare alcuni tra i più gravi avvenimenti della storia cittadina.
Nel 1898, un moto di piazza scoppiò a Napoli e si estese in provincia. All’agitazione di piazza non fu estranea l’esasperazione del popolo, il quale lamentava la scarsezza del raccolto e la pesante oppressione fiscale. Fu proclamato lo stato d’assedio e il tribunale militare condannò ben 34 cittadini di Resina.
Eletto deputato provinciale, il periodo del suo nuovo mandato fu ugualmente funestato da una grave calamità naturale. Il 21 settembre 1911 una spaventosa alluvivione isolò Resina dal resto del mondo, provocando lutti e danni incalcolabili. In quella tragica circostanza, il nostro uomo politico si prodigò oltre ogni dire per portare conforto e aiuto alla popolazione atterrita.

CAROTENUTO
Due sono gli esponenti di questo casato che hanno lasciato un ricordo duraturo. Il primo, Aniello Carotenuto, fu tra i prodi che caddero ad Amba Alagi.
Il secondo, prof. Silvestro Carotenuto, fu un ingegno poliedrico. Direttore didattico (nel 1908 diede alle stampe una Storia dell’asilo infantile), scrittore, pittore, uomo politico, seppe farsi valere nei più vari campi.
Redasse la relazione del Comitato di Soccorso alla popolazione di Resina duramente colpita dall’alluvione del 1911.
Scrisse la storia dell’antica Ercolano (I), in cui alla rigorosa precisione dei dati scientifici aggiungeva l’efficacia di uno stile particolarmente incisivo.
Dipinse l’effigie di S. Anna su una tavola di legno compensato, conservata nella Chiesa del SS. Salvatore al Vesuvio. Scrisse un’apprezzata biografia di Galilei (l). Fu, infine, Commissario prefettizio al Comune di Resina dal 17 aprile 1943 al 2 luglio dello stesso anno.

COPPOLA
Il professore Giovambattista Coppola, soprannominato Palatane, fu, nell’Ottocento, un insigne maestro di latino.
Gli avvocati Ugo e Cosmo Coppola e il dottor Salvatore Coppola svolsero attività politica. In particolare, quest’ultimo fu più volte Podestà e Sindaco di Resina.
Ma degno di ricordo è soprattutto il sacerdote Enrico Coppola (1881-1951). Uomo pio, retto, disinteressato, coerente, si fece apprezzare per la sua prudenza nelle varie attività della sua missione sacerdotale, in modo particolare nell’apostolato del confessionile. Vice parroco nella Parrocchia di Tutti i Santi a Napoli (1919-1928), Quarantista nella Cattedrale (1928-1944), fu Rettore per lungo tempo nella Cappella di S. Maria di Loreto in Resina e, infine, Parroco del S. Cuore al Genovese in Resina (1944-1951).

COZZOLINO

Particolarmente numerosa e importante è stata, in ogni tempo, la grande famiglia resinese dei Cozzolino.
Scrive, a questo proposito, Mons. Gioacchino Cozzolino: «Se non la metà, certo un terzo della popolazione di Resina porta questo cognome, e si può essere certi che in qualunque parte del mondo si trovi un Cozzolino, questi discende da famiglia resinese. L’origine di questo cognome si perde nella oscurità dei tempi; in qualche antichissimo documento, e in qualche iscrizione, si legge pure Corxolino o Cozzolini … Verso il mille o poco prima, quando Resina era un paese eminentemente agricolo e dedito alla pastorizia, i Cozzolino possedevano vasti territorii in gran parte messi a pascolo e grandi armenti. Col censo i Cozzolino si resero illustri per una lunghissima, ininterrotta serie, continuata fino ad oggi, di zelanti e dotti sacerdoti, di professionisti esimi, di ottimi e scrupolosi amministratori della cosa pubblica, ed ancora per lasciti destinati ad opere di culto e di beneficenza … Aumentatasi nel corso dei secoli la famiglia Cozzolino e divisa in varii capi, per distinguersi fra loro, al cognome venne aggiunto un agnome … ».

Così si ebbero i Cozzolino di Ampellone, Cani’ a muorto, (aporètano, Cerasiello, Catena, Di Battimo, Don papà, Duchino, Fetecchia, Miezo vico, Morello, Pelliccia, Pezz” e caso, Pentella, Sareiniello, Sbragliella, Trippicella, Tub”e culo, Urzo, Viola e Vierno.
Il primo ed anche il più illustre dei Cozzolino, nonché il più grande figlio di Resina in assoluto, fu il sacerdote Benedetto Cozzolino (1757-1839), al quale va ascritto il merito dell’apertura, nel Collegio del Salvatore in Napoli, della prima scuola italiana per i sordomuti. Era il 1788. Da allora la benemerita istituzione rimase nell’antico Collegio dei Gesuiti fino al 1819, anno in cui la scuola venne trasferita nel Regio Albergo dei Poveri, e qui assurse in breve tempo a tale celebrità che meritò le lodi non solo della Corte di Napoli, ma anche degli altri Principi d’Italia e delle Corti d’Europa.
Altri due cittadini di Resina, Vito e Gennaro Cozzolino, furono rispettivamente direttore e maestro della scuola dei sordomuti nel ricordato Albergo dei Poveri e qui ricevettero, il 13 settembre 1849, la visita dell’esule Pio IX, che aveva voluto rendersi conto di persona di quella benefica istituzione, la cui fama aveva varcato, come s’è detto, i confini del Regno di Napoli.
In tempi più vicini a noi, Rosario Cozzolino (t1912), della famiglia dei Cerasiéllo, fraterno amico del grande Cardarelli, fu un valentissimo medico-chirurgo, noto per la sua generosità verso malati indigenti.

Un altro noto esponente della prolifica famiglia dei Cozzolino fu Mons. Gioacchino Cozzolino (1868-1943), detto don Gioacchino ‘a cotena. Ordinato sacerdote dal Cardinale Sanfelice il 24 settembre 1892 e nominato parroco di S. Maria a Pugliano dal Cardinale Giuseppe Prisco il 12 luglio 1899, il nostro don Gioacchino svolse per quasi mezzo secolo il suo mandato, organizzando e promuovendo istituzioni religiose e filantropiche. Eletto dal Cardinale Ascalesi Vicario foraneo il 26 gennaio 1926 ed Arciprete nel 1929, fu elevato successivamente alla dignità di Protonotario Apostolico, ad instar partecipantium, il 23 giugno 1938. Tra i tanti meriti da lui acquisiti, va segnalato il restauro del tempio di Pugliano, solennemente consacrato e benedetto dal Card. Ascalesi il 3 agosto 1935. Nipote del precedente fu l’altro sacerdote resinese Michele Cozzolino. Nato il 15 marzo 1905, di mente eletta, di lucido ingegno, di eloquente parola, fin dagli anni giovanili emerse nel Seminario Arcivescovile, dando pubblici saggi in scienze naturali, in teologia, in cosmogonia mosaica. Nel 1928, ordinato sacerdote, incominciò il s.uo apostolato fondando l’Associazione giovanile di A.C. maschile
S. Francesco d’Assisi, per la quale sacrificò tutto il suo tempo e le sue energie. Nel 1934 nominato vice-parroco, fu il braccio destro ed il valido collaboratore dello zio Arciprete. Oratore fecondo, da vari pulpiti d’Italia sparse con eloquente parola il seme del Vangelo. Professore di Religione per un decennio nel R. Istituto d’Arte di Napoli, seppe infondere nei suoi alunni l’amore per il sapere. Pieno di brio e di giovinezza, mentre nella vigilia dell’Assunzione del 1941 dava prova della sua intensa attività assistendo il Cardinale Ascalesi nella funzione della Cresima a Pugliano, colpito da improvviso malore, rendeva l’anima a Dio, lasciando nello strazio lo zio Arciprete, i genitori, i parenti e !’intera cittadinanza.

L’ultimo rampollo di questa nobile schiatta è Paolo Cozzolino, maresciallo dei carabinieri in pensione, il più noto sommozzatore italiano degli ultimi venti anni, famoso anche fuori d’Italia. Nel corso della sua lunga e brillante carriera, il nostro valoroso concittadino ha lavorato sotto la superficie di laghi e di fiumi; è stato in Spagna ed in Francia, in Svizzera ed in Olanda a recuperare corpi, a identificare relitti, a collaborare a ricerche archeologiche e biologiche; ha conquistato tre medaglie di bronzo al valor civile, una medaglia di bronzo al valor militare, cinque encomi solenni per operazioni condotte sott’acqua; ha ottenuto ancora una medaglia d’oro di benemerenza dal Comune di Ercolano e la medaglia d’oro al valor sportivo della F I P S.
Prima di concludere questa breve e necessariamente incompleta rassegna degli esponenti più qualificati della grande comunità resinese dei Cozzolino, ci piace indirizzare un tributo d’affetto all’ultraottuagenario prof. Ciro Cozzolino (appartenente al ramo dei Duchino). Il nostro concittadino, dopo aver dedicato alla Scuola oltre quarant’anni della sua laboriosa esistenza, è stato insignito dal Capo dello Stato, su proposta delle Autorità scolastiche, del diploma di prima classe con facoltà di fregiarsi di medaglia d’oro.

 D’ANTONIO
Il Servo di Dio Sac. Giuseppe D’Antonio nacque a Resina il 17 giugno 1856. Dal giorno della sua ordinazione fino a quello della morte visse sempre nella Chiesa di S. Maria della Consolaiione. Da sacerdote, Vice-Rettore e Rettore, seppe lavorare in silenzio per la gloria di Dio e per la salv~zza delle anime.· Esercitò le virtù in grado eroico, fu umile, paziente, zelante..
Arricchì il tempio di suppellettili preziose, fece dipingere ad affresco due quadri dietro l’altare maggiore, ordinò la costruzione di un organo pneumatico tubolare con. impianto elettrico per la forza motrice, provvide la chiesa di un impianto elettrico che diede risalto alle decorazioni e alle opere d’arte esistenti, rese più soIlenne il culto a S. Rita da Cascia rivestendo di marmi finissimi l’altare della Santa, riabbellì l’altare di S. Giuseppe con lucido stucco e rivestì di marmo tutta la zoccolatura della Chiesa.
Morì il 27 dicembre del 1925 in concetto di santità. Il suo corpo fu deposto dopo qualche tempo in un angolo del tempio, dove ancora oggi i fedeli si raccolgono in preghiera nel ric’ordo del loro indimenticabile Pastore, che sperano di vedere al più presto elevato alla gloria del Bernini.
Ancora un resinese, Padre Giovancrisostomo D’Antonio dei Frati Minori (1909-1957), ebbe modo di segnalarsi per le sue doti umane e sacerdotali. Fu « Superiore» nei conventi di Scafati, Nocera Inferiore e Sorrento.

DE GREGORIO
Tra il 1863 e la seconda metà degli anni settanta operò nella zona vesuviana una corrente pittorica -la cosiddetta Scuola di Resina i cui fondatori furono Marco De Gregorio, Federico Rossano e Giuseppe De Nittis.
Uno degli artisti più in vista di quella « pittura di avanguardia che si precisava con un’assidua ricerca di sintesi formale a macchia» fu Marco De Gregorio, nato proprio a Resina nel 1829 e morto a Napoli nel 1875.
La vita artistica del nostro concittadino fu, dunque, delle più brevi e si sviluppò prevalentemente negli anni compresi tra il 1865 e il 1875: quel decennio fu, tuttavia, sufficiente perché la critica gli assegnasse un ruolo preminente nell’arte italiana dell’Ottocento. « I momenti più alti ed originali dell’arte di Marco De Gregorio -scrive Paolo Ricci (l) -‘sono quelli nei quali l’artista … raggiunge la perfetta sintesi luce-colore, creando opere quali la Veduta di Portici di Capodimonte, il grande paesaggio della collezione Vecchione e La Favorita, della raccolta Portolano; opere stupende per la purezza cromatica e per il modo, sereno ma umoroso, di riscoprire certi caratteri remoti, antichi del paesaggio campano. Si è parlato, a proposito dell’opera del De Gregorio, di toscanismo e di vezzo quattrocentista (quasi che il nostro artista si fosse appropriato dei modi espressivi di un Silvestro Lega).

A noi sembra invece che l’originalità di quella pittura risieda proprio nel mantenersi fedele ai modi particolari dell’arte campana: alla tradizione viva, il1somma, del vedutismo; risalente non solo al Palizzi e al Gigante, ma ancora più indietro: fino a Micco Spadaro ». Una figura di religiosa « che s’identifica con una larga fetta di storia resinese» fu, invece, Suor Ernesta De Gregorio (1885-1976), Superiora e Direttrice per quasi un cinquantennio dell’Orfanotrofio Gemma Dell’Aquila. L’assistenza alle orfane, la direzione delle scuole interne e l’insegnamento nelle elementari furono le sue precipue attività. Particolarmente meritevole il suo impegno nel dopoguerra, quando riuscì ad ottenere dalle Autorità larghe sovvenzioni per l’ampliamento dell’Orfanotrofio, ivi compresi una nuova ed artistica cappella, vasti laboratori con adeguata attrezzatura, dormitori, locali per le scuole. Maestra incomparabile di numerosissimi alunni, molti dei quali sono ora stimati professionisti, lasciò un largo rimpianto in quanti la conobbero e la stimarono.

FIENGO

Al pari dei Cozzolino, i Fiengo di Resina furono sempre numerosi e qualificati.
Francesco Fiengo fu Parroco di S. Maria a Pugliano dal 1677 al 1684.
Il sac. Giuseppe Fiengo (1869-1936), dottore in teologia, fu Padre spirituale della Congrega di S. Luigi e per molti anni Assessore alla Pubblica Istruzione di Resina.
Un altro sacerdote, Vincenzo Fiengo (1876-1937), fu Ebdomadario di S. Giovanni Maggiore in Napoli, Padre Spirituale della R. Arciconfraternita della SS. Trinità di Resina e fondatore della locale Pia Associazione dell’Opera del Suffragio.
Ma forse la figura più eletta di sacerdote e di artista fu quella di don Luigi Fiengo (1896-1951). Allievo dell’Istituto di Belle Arti di Napoli, si diplomò nel 1919 con lusinghiera votazione e insegnò per diversi anni disegno e plastica nelle scuole diurne e serali di Resina. Era un ottimo pennello e un migliore scalpello. Egli s’impose talmente con la sua valentia artistica, che il nostro Comune gli affidò la costruzione del Monumento al Milite Ignoto. L’opera, un vero capolavoro, fu realizzata nel 1926 e donata allo stesso Comune. La statua in bronzo -raffigurante un soldato morente (che ricordava all’autore il fratello Vincenzo, morto a Tolmino nella prima guerra mondiale) – è attualmente parte integrante del Monumento ai Caduti sito in Piazza Trieste.
Ma non si limitarono alla valentia artistica i meriti del Nostro. Ordinato sacerdote nel 1933, egli vagheggiò di fondare a Resina un Ospizio, ove potessero trovare alloggio e cura i poveri e i vecchi abbandonati. Dopo molte avversità, con la benedizione e l’incoraggiamento del Cardinale Ascalesi, la sua Opera ebbe inizio e andò avanti. Ma le prove che si erano andate moltiplicando prostrarono il suo già debole fisico. Affranto dalle sofferenze, dalle preoccupazioni e dal lavoro, morì prematuramente, donando l’Opera da lui fondata (la Charitas Christi, sita al Corso Resina n. 239) alle Figlie di Nostra Signora del S. Cuore.

Un altro nostro concittadino, l’avv. Vincenzo Fiengo, merita un particolare ricordo. Divenuto prefetto di Zara, fu trucidato nel 1943 dai partigiani slavi.
Una nobile figura di educatrice fu infine la signorina Raffaellina Fiengo (1903-1964). Per oltre quaran’anni dedicò tutte le sue energie all’educazione eucaristica dei bambini e all’insegnamento catechistico. Attivissima, sempre pronta e presente a tutte le manifestazioni di pietà, fu infaticabile zelatrice dei Paggi del SS. Sacramento di Pugliano e guida della Schola cantorum, ovunque lasciando l’orma della sua instancabile attività apostolica.

FORMISANO

Il sacerdote Modestino Formisano (1871-1959) non può essere dimenticato facilmente. Dall’inizio del suo sacerdozio fu Cappellano nella Chiesa di S. Maria della Consolazione e collaboratore del Servo di Dio D. Giuseppe D’Antonio, al quale successe come Rettore fino a quando la Chiesa non fu eretta a Parrocchia. Passò, allora, come Cappellano presso le Suore dell’Addolorata al ritiro Correale e, durante la guerra, si stabilì definitivamente a Pugliano, prestando con zelo la sua opera sacerdotale. Predilesse gli studi liturgici, curò il decoro del tempio, raccolse con appassionato amore le reliquie dei Santi e ne curò il culto. Diede ovunque mirabile esempio di equilibrio morale, di somma prudenza, di signorilità di modi.

GAUDINO

La presenza di questo cognome è attestata in un documento che risale fino al lontano 1375. Ad esso fa riferimento una cinquecentesca lapide murata sotto il porticato della Chiesa di Pugliano. In tempi più vicini a noi, precisamente nel novembre del 1880, il Vicario Foraneo don Vincenzo Gaudino progettò !’istituzione di un orfanotrofio a Resina. Offrì allo scopo una sua proprietà e l’affidò alle cure materne di alcune suore. L’orfanotrofio, che prese il nome dal suo oblatore, ha svolto in tutti questi anni un’intensa azione educativa e assistenziale e recentemente ha celebrato il primo centenario della sua istituzione. L’avv. Vincenzo Gaudino (1883-1965) fu per oltre quarant’anni uno dei più apprezzati e prolifici collaboratori del Bollettino parrocchiale di S. Maria a Pugliano. Da ricordare, in particolare, le sue « Passeggiate ercolanesi», con le quali propose ed illustrò ai suoi concittadini aspetti spesso inediti della storia di Resina.

L’ultimo discendente di questa antica famiglia è il Cav. Gennaro Gaudino, che nel culto degli antenati e delle tradizioni locali trascorre a Ercolano gli anni operosi della sua vita.

GUARRACINO

Il geom. Ferdinando Guarracino (1884-1971) fu Assessore ai lavori pubblici, al macello, al cimitero e alle guardie campestri nel periodo compreso tra il 1921 e il 1925. Ma la sua notorietà è dovuta al fatto di essere stato per circa trent’anni Amministratore dell’Orfanotrofio Gemma dell’Aquila e, soprattutto, Consulente tecnico e amministrativo della Parrocchia di S. Maria a Pugliano.
Assiduo collaboratore del Bollettino di Pugliano, scrisse una doviziosa e apprezzata serie di articoli sulla storia di Resina, della quale illustrò gli aspetti storici, artistici e paesaggistici.

IODICE
Antonio Iodice (1866-1952) fu Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione, Maestro insuperato di diritto e giurista di fama mondiale. Per primo, in Italia, affermò essere l’usura un reato punibile. Altro suo primato fu quello di essersi per primo saputo avvalere, nell’istruttoria di un importante processo, della collaborazione di un consulente tecnico, e precisamente, nella fattispecie, d’un valorosissimo psichiatra. Il che via via concorse a diffondere nella nostra penisola il senso di una giustizia più umana e a tramutare ·le vecchie prigioni in vere e proprie cliniche o case di recupero e di bonifica morale.
In occasione del XII Congresso Nazionale di Filosofia, nella Chiesa dei Girolamini, commemorò G. B. Vico e poi diede alle stampe un luminoso libro dal titolo: «L’idea religiosa di G. B. Vico» (Napoli, 1937).
La luce di quest’uomo eccezionale brillò vivissima anche nel campo della Fede. Egli fu, sin dall’inizio, a fianco di Bartolo Longo quando il novello Beato ideò la sua grande e geniale opera di educare i figli dei carcerati.

Affiancandone l’iniziativa, egli fondò « L’Opera Amici dei Piccoli Carcerati» e portò da quaranta a quattrocento le orfanelle del ricordato « Gemma Dell’Aquila Visconti ».
Quanto a pietà individuale, la sua vita fu di una rettitudine esemplare. Iscritto al Terzo Ordine Francescano, egli si avvicinava ai Sacramenti ogni giorno.
Fu testimone, nelle varie cause di beatificazione, delle virtù eroiche di Pio X (del quale vantava l’amicizia), dello stesso Bartolo Longo e del santo medico Giuseppe Moscati.

Schivo, modesto, rifiutò la carica di Senatore proposta da Vittorio Emanuele III, per raccomandare solo che si aiutasse una certa istituzione religiosa.
Alla sua morte, gli fu apposta una lapide sul frontone della sua villa, in Via Alessandro Rossi (già Pini d’Arena) n. 44. Altre lapidi gli furono consacrate a Pompei e nella Chiesa di S. Maria Visitapoveri a Napoli.
Ma forse la più grande dimostrazione d’affetto al grande giurista è testimoniata dalla « Pia Opera Prof. Antonio Jodice », con la quale gli amici e gli allievi dell’illustre scomparso propagandano, fin dal 1953, lo spirito di S. Francesco tra i professionisti, alimentano la stampa redatta nei conventi, visitano gli infermi e suffragano l’anima dei morti.

IOVINO
Il colonnello dei carabinieri Dante lovino (1912-1961), Medaglia d’oro al valor militare, è una delle figure più fulgide della storia di Resina.
Allievo di quel professor Guglielmo Romano che fu maestro di civiche virtù per intere generazioni di resinesi, il nostro concittadino mostrò fin da giovane un carattere « esuberante, nobile, retto ».
Laureato in legge, fu capitano nella spedizione di Spagna, dove fu ripetutamente ferito e decorato.
Scoppiato il secondo conflitto mondiale, partì volontario per il fronte russo e qui ebbe modo di segnalarsi per innumerevoli episodi di valore, conquistando sul campo altre medaglie e decorazioni.
Fatto prigioniero nel 1942, venne « trattato da criminale, processato, seviziato, tradotto nei più orridi campi di concentramento, sottoposto ai lavori forzati, in lunga e crudele prigionia di dieci anni », Di quelle tristi e dolorose peripezie e dell’eccezionale spirito di sopportazione che affondava le radici in una grande fede religiosa, avrebbe poi parlato un altro prigioniero di guerra in Russia, Padre Giovanni Brevi, nel libro Russia 1942-43,
Ritornato in Italia dopo dodici anni di assenza, chiese di continuare il servizio nell’arma della «Benemerita ». Prestò la sua opera a Napoli, La Spezia, Pavia e Milano e per i suoi alti meriti fu promosso Colonnello.
Tuttavia, le sofferenze patite nella lunga e tormentosa prigionia avevano minato il suo fisico. Stroncato da un attacco cardiaco, morì il 4 aprile 1961. Ma il suo ricordo è ancora vivo in quanti ebbero modo di conoscerlo e di apprezzarne le elevate doti di mente e di cuore.

Scrive Padre Agostino Falanga (5): «Non si può leggere il profilo della sua vita senza commozione. Gli alti ufficiali che hanno parlato di lui, hanno esaltato la sua fede, il suo eroismo, la sua dedizione. La sua memoria non deve cadere sotto la polvere del  tempo: nell’oblio. Resina gli ha dedicato un edificio scolastico e una lapide. Davanti al suo monumento vanno ripetuti i versi di Simonide: Ara è la tomba e lode il rito funebre -ed oltre il pianto la memoria dura ».
MARINO
Il sacerdote Gioacchino Marino (1877-1949), laureato in teologia, fu un appassionato studioso delle origini storiche del nostro paese e del Santuario di Pugliano (storia che dettagliatamente descrisse sul Bollettino parrocchiale iniziato nel 1929 per opera del ricordato Mons. Cozzolino, di cui il Marino fu il più valido collaboratore).
Nominato Vicario Economo di S. Maria a Pugliano nel 1943 e Vicario Foraneo di Resina nel 1944, esercitò queste cariche con dignità
e prudenza. Era il primo ad andare in chiesa al mattino e l’ultimo ad uscirne. Durante la sua gestione e col concorso dei fedeli, restaurò la Cappella del Crocifisso e quella di S. Filippo Neri.
La sua subitanea scomparsa colpì profondamente il clero e il popolo di Resina, che ancora oggi lo ricordano con nostalgia ed affetto.

NEGRO
Alfonso Negro: un nome che evoca mille episodi, mille immagini e mille ricoI1di; una vita vissuta da protagonista nei campi dello sport, della professione medica e dell’amministrazione della cosa pubblica; un curriculum che pochi al mondo possono vantare.
Il nostro personaggio cominciò a farsi conoscere dalle folle del Sud nel 1934 allorché, diciannovenne centravanti del Catanzaro, risultò con 27 goals il capocannoniere del campionato di serie B.
Le sue doti di fromboliere scelto non sfuggirono agli attenti osservatori della massima divisione calcistica, tra i quali gli inviati della Fiorentina che -seguendo le direttive del loro Presidente, !’indimenticabile Marchese Ridolfi -si affrettarono ad acquistarlo per la cifra, allora ritenuta folle, di 40 mila lire.
A Firenze il giovane attaccante visse gli anni più belli della sua vita. Stimato dai compagni e rispettato dagli avversari, si fece particolarmente apprezzare per il suo gioco maschio ed acrobatico. È di quel periodo l’amicizia con i più celebrati campioni dell’epoca: da Meazza a Piola, da Ferraris ad Orsi, da Monzeglio ad Andreolo.
Il magic moment della sua carriera coincise con H trionfo della squadra azzurra alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Chiamato dal Commissario tecnico Vittorio Pozzo a far parte della rappresentativa nazionale, Negro segnò un memorabile goal neHa partita di semifinale contro la Norvegia. Ricordiamo gli eroi di quell’esaltante impresa: Venturini, Foni, Rava, Baldo, Piccini, Locatelli, Frossi, Marchini, Bertoni I, Biagi, Negro.
Il nostro olimpionico, al pari degli altri trionfatori di Berlino, ebbe accoglienze entusiastiche in Italia: tra l’altro, fu ricevuto dal Capo del Governo ed insignito di medaglia d’oro.
Nella stagione 1938-39 passò al Napoli, dove trovò un altro giocatore di purissima classe, quell’Italo Romagnoli col quale i dirigenti partenopei speravano di formare un’irresistibile coppia di realizzatori. Ecco lo schieramento di quell’anno: Sentimenti II, Fenoglio, Castello, Prato, Piccini, Riccardi, Mian, Romagnoli, Negro, Rocco, Venditto.

Nel 1940, anno della laurea in medicina, fu però costretto a sospendere l’attività agonistica. In Europa infuriava la guerra e I l’Italia, che fino a quel momento era riuscita a tenersi fuori della mischia, fu a sua volta coinvolta nell’immane conflitto.
Inviato ‘sul fronte greco-albanese col grado di tenente medico, prima nel 37° Battaglione mortai deHa Divisione Modena e poi negli ospedali da campo n. 209 di Giannina (Albania) e n. 316 di Atene, seppe farsi valere per le sue qualità professionali e per una forte carica di simpa.tia.
Gli anni·-“trascorsi in Grecia rivelarono le sue eccellenti capacità organizzat~e: invitato dal Comando Supremo delle truppe di occupazione ad aHestire manifestazioni sportive per i soldati, organizzò un incontro di rappresentative militari tra l’Italia e la Germania (match conclusosi con la vittoria della prima per 4-0) e una piccola Olimpiade nella culla stessa degli antichi giochi, Olimpia.
Dall’ottobre del 1943 fino allo stesso mese del 1945 esercitò la professione in Piazza S. Maria degli Angeli, a Pizzofalcone, tra difficoltà di ogni genere. Ancora giovane, aveva appeso le classiche scarpette al chiodo, e gli anni dei trionfi sportivi sembravano, ahimè, tanto lontani.
Ma c’era chi si ricordava ancora di lui. Un giorno, uscendo dal Policlinico di Napoli, incontrò due studenti in medicina di Resina, Gaetano Russo (futuro Consigliere Provinciale) e Domenico Cataldo, che lo invitarono a giocare nell’Ercolanese.
Il nostro campione accettò. Ebbe così inizio il periodo più glorioso della storia dell’Ercolanese: come giocatore-allenatore prima, e poi come semplice trainer, Negro fece vincere alla squadra due campionati di I Divisione, uno di Promozione e due titoli di campione campano di Promozione.
I meno giovani ricordano ancora lo straordinario clima di euforia creatosi in quegli anni intorno al nostro team, che passava di trionfo in trionfo su tutti i campi del Sud. Memorabili restano le sconfitte inflitte alla Nocerina, all’AveHino, al Benevento, alla Cavese, alla Paganese, all’Angri, alla Battipagliese (che subì un terrificante 14-1) ed al Cral Cirio. E, ancora oggi, i nomi di quei giocatori che fecero grande l’Ercolanese sono presenti nel ricordo di tanti: Guardavaccaro, Leopardi, Volpini, Diani, Barbieri, Angrisani, Vitale, De Maria, Romagnoli, Criscuolo, Liguori.
Il 1952 segnò una svolta importante nella vita del Nostro. Su invito del Sindaco Ciro Buonaiuto, presentò la sua candidatura al Consiglio comunale di Resina, risultando eletto con moltissimi suffragi nelle fila della Democrazia Cristiana.
Amministratore oculato e disinteressato, ha ricoperto più volte -fino al 1975 -la carica di assessore anziano, legando il suo nome alle più importanti conquiste della nostra città.
Grazie al suo entusiasmo, Resina ha ottenuto il nuovo stadio, il Consultorio familiare e il sospirato cambio di denominazione in Ercolano (per il quale -neHa sua qualità di Assessore allo Sport e Turismo -lesse la Relazione introduttiva nella storica tornata del 21 ottobre 1967).

Ma, quel che più conta, ha dato un contributo pressoché decisivo alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del nostro Comune, favorendo la Costituzione dell’« Ente Ville Vesuviane del Settecento» (di cui è Vice-Presidente dal 1971). E se oggi la vanvitelliana Villa Campolieto può offrire al mondo la visione di un capolavoro finalmente restaurato, di ciò si deve ringraziare non poco Alfonso Negro, che ha dovuto operare in un ambiente non sempre sensibile ai valori della cultura, oltre che superare ostacoli di varia natura.
La riapertura del celebre complesso settecentesco si può ben definire il “fiore all’occhiello” del nostro impareggiabile personaggio,
che -peraltro -ha al suo attivo molte altre benemerenze.
Negro, infatti, è stato l’unico calciatore di fama internazionale ad aver conseguito non solo la laurea in medicina, ma anche la specializzazione in Igiene pratica (nel 1941) e in Ostetricia e Ginecologia (nel 1950). Grazie a questi requisiti, dal 1978 è Direttore e
Primario della Clinica “Villa Maria” di Vico Equense.

Nel 1948 è stato nominato, primo in Italia, Commendatore al Merito della Repubblica.
Vice-Presidente dell’Associazione « Medaglie d’oro al valore atletico », nonché dell’Associazione «Azzurri d’Italia» (che più volte ha ospitato nella nostra città), è conosciuto in tutti gli ambienti sportivi, in Italia e all’estero.
Dal 1980 è, infine, Consigliere dell’« Associazione Italiana per il Mezzogiorno », ente culturale che si propone di valorizzare i beni culturali delle regioni meridionali.
Questo è dunque lo strepitoso curriculum vitae di Alfonso Negro, un personaggio che tuttavia ha ancora molte frecce al suo arco (che spera di scoccare in direzione della piena rinascita e definitiva valorizzazione dell’odierna Ercolano). Saprà un giorno la nostra città pagare il suo debito di riconoscenza a tanto benefattore?

NENNA
Il sacerdote Gennaro Nenna (1881-1969) è ancora oggi ricordato come una delle figure più luminose nella storia del clero resinese.
Animo profondamente mistico, dedicò tutta la sua vita al culto dell’Eucaristia.
Nell’agosto del 1926, istituì a Pugliano una filiale dell’Associazione dei Paggi del SS. Sacramento (6), che aveva la sua sede centrale nella Basilica dei SS. XII Apostoli a Roma. Questa benemerita istituzione educò intere generazioni di ragazzi di Pugliano e delle altre zone di Resina, e molti ricordano ancora le lezioni di catechismo, le ore di Adorazione mensile, le processioni con la tracolla rossa, le ore di ricreazione nel cortile della terra santa, le gite e tutte le altre iniziative di cui fu per lunghi anni !’impareggiabile organizzatore.
Da ricordare anche che nelle schiere dei Paggi fiorirono numerose vocazioni sacerdotali ed emersero molti professionisti, che portano ancora oggi nella loro attività la formazione cristiana ricevuta da don Gennaro (‘).
NOCERINO
Il sacerdote Giovambattista Nocerino fu il primo parroco di S. Maria a Pugliano, dal 1565 al 1593. Fu anche Padre Spirituale della R. Arciconfraternita della SS. Trinità e, come tale, firmò il nuovo statuto di quella pia Associazione, approvato il 9 giugno 1777 da Ferdinando IV.
Un altro sacerdote, don Francesco Nocerino, fu parroco di Pugliano dal 1795 al 1817. Il suo mandato pastorale si svolse in un periodo caratterizzato dai torbidi seguiti alla proclamazione della Repubblica Partenopea: quattro anni dopo la sua nomina, infatti, con !’ingresso in Napoli dell’esercito francese, egli fu sospeso per alcuni anni dalle sue funzioni; inoltre i transalpini asportarono il volto e le mani d’argento di un busto di S. Veneranda (conservato nel tesoro di S. Maria a Pugliano), profanarono e deturparono la Chiesa di S. Maria della Consolazione (trascurando fortunatamente uno dei cimeli più preziosi di quel tempio, il Catalogo dei secolari morti ivi seppelliti); ma, quel che è più grave, la nostra Resina fu teatro di un aspro e sanguinoso scontro tra giacobini e sanfedisti, risoltosi a favore di questi ultimi.
Ancora un sacerdote, d. Antonio Nocerino (1872-1941), ebbe modo di segnalarsi per i suoi meriti e il suo zelo: dottore in teologia, fu Rettore per molti anni della Cappella S. Francesco da Paola dei signori Strigari.
Infine, tra quelli «che hanno fatto onore al paese» fu fra Mariano da Resina (1866-1958), religioso cappuccino. «osservante della vita religiosa fino allo scrupolo ».

OLIVIERI
Padre Geremia Olivieri (1873-1955), dell’Ordine dei Frati Minori, è ancora oggi ricordato come uno di quei personaggi che mago giormente conferirono prestigio e lustro alla nostra Resina.
Nel maggio del 1891, egli fu ammesso al noviziato di Piedimonte d’Alife e ricevette i sacri voti l’anno successivo. Ordinato sacerdote, ben presto rivelò le sue attitudini singolarissime.
Il suo costante amore per le discipline ecclesiastiche, la sua penetrante intelligenza e la regolare osservanza lo resero ben noto ai Superiori.
Sostenne regolari esami di concorso e risultò « Lettore di Belle Lettere» a pieni voti, per cui fu inviato al Collegio Internazionale di S. Antonio, in via Merulana a Roma. Qui, a pieni voti e con lode, venne nominato « Lettore generale di s.-Teologia ».
Fra i dotti del suo ordine em~rse per intelligenza, senso pratico e volontà tenace. Fu « Maestro dei chierici », poi « Guardiano»

e infine, per cinque volte, « Provinciale », cioè Capo della sua Provincia monastica. Nel Capitolo generale del 1933 emerse la sua figura e venne eletto « Definitore generale della Curia italiana ». In seguito, fu «Visitatore generale» dell’Ordine in ben dieci province.
Insegnò teologia e filosofia con chiarezza e precisione ammirevoli, prima a Marcianise, lungamente a Nocera dei Pagani, poi a Quisisana, e a Castellammare di Stabia, a S. Lucia al Monte, infine a Portici.
Riconosciuta la sua vasta cultura, fu nominato « Esaminatore pro-sinodale » delle diocesi di Nocera, S. Agata dei Goti e Salerno. In quest’ultima località fu anche Direttore spirituale del Seminario.
Oratore aristocratico, geniale, personalissimo e concreto, fu ammirato dai dotti del tempo e più volte l’Ordine si servì del nostro
concittadino per risolvere le più spinose e intricate questioni.
! Carico di anni e di onori, non disdegnò l’umiltà e l’osservanza della regola di S. Francesco, continuando i suoi studi filosofici in una modestissima cella del Convento di S. Pasquale, al Granatello in Portici.

PALUMBO
Simone Palumbo fu un amministratore laico della Chiesa di Pugliano. Il suo nome (insieme con quelli di De Luca, Gaudino, Ietile e Cozzolino) è visibile sul frontone triangolare del portale (ora murato) che volge verso Via Trentola, l’unica strada che « in tempore 1557» portava a Pugliano (8).
PETRECCA
Enrico Petrecca: un gentiluomo di stampo antico, un magistrato (l’unico che abbia avuto Resina) colto ed integerrimo, un marito e padre esemplare.
In queste poche parole si può riassumere l’iter esistenziale di un uomo buono e ~odesto, ricco di umanità e di senso morale, animato da un profondo spirito religioso, tutto dedito alla professione ed alla famiglia.
Il nostro illustre concittadino, nato il 6 gennaio del 1925, fin da giovane si fece particolarmente apprezzare per quelle qualità che lo avrebbero portato ad occupare i più alti gradi della magistratura.
Nominato uditore con D.M. 19 settembre 1950, dopo il periodo di uditorato svolto alla Procura della Repubblica di Napoli, fu destinato prima al Tribunale di Mantova e poi alla Pretura di Clusone (Bergamo).
Promosso aggiunto giudiziario il lO luglio 1953, fu trasferito nel 1958 alla Pretura di Aversa e nel 1965 al Tribunale di Napoli. Con D.P. 12-11-1968 fu nominato Magistrato di Appello con decorrenza dal 19 settembre 1966, e con D.P. 21-12-1974 Magistrato di Cassazione con decorrenza dal 19-9-1973.
A coronamento di un cursus honorum veramente prestigioso, fu infine promosso Presidente di Sezione deHa Suprema Corte di Cassazione, con decorrenza dal 28-10-1978.
Dotato di una sensibilità estremamente ricettiva, con una naturale inclinazione ad impossessarsi delle materie più diverse, Enrico Petrecca evidenziò sempre, nelle varie sezioni presso cui esercitò le sue funzioni, doti eminenti di preparazione, capacità, laboriosità e diligenza, di equilibrio e sensibiHtà giuridica.
Nel Tribunale di Napoli fu addetto prima ad una sezione penale, poi alla sesta sezione civile ed infine alla sezione specializzata agraria.
In sede istruttoria seppe imprimere un ritmo celere alla trattazione delle cause a lui affidate, per far sì che !’istruttoria si svolgesse costruttivamente e senza remore ingiustificate e che le cause pervenissero senza lacune alla fase decisoria.
In Camera di Consiglio apportò il notevole contributo della sua cultura giuridica sempre aggiornata e del costante impegno nello studio dei processi, il che gli consentiva di orientarsi agevolmente, all’occorrenza, fra indirizzi giurisprudenziali e dottrinali contrastanti.

Le sue sentenze, al pari degli altri provvedimenti da lui redatti, si distinsero sia per <la completezza di esposizione che per l’accuratezza della trattazione e l’adeguata risoluzione delle questioni influenti ai fini della decisione, apparendo inoltre molto pregevoli per stile, chiarezza e rigore di motivazione.
Il suo rendimento lavorativo, attestato dal considerevole volume degli affari trattati, fu espressione della sua alta e costante operosità e della sua assoluta dedizione, spesso anteposta alla cura degli interessi personali e familiari. Ne fu prova un episodio accaduto il 26 agosto del 1962, quando una vasta zona della Campania fu attraversata da una prolungata scossa sismica: in quell’occasione fu visto precipitarsi nella strada con una borsa che qualcuno ritenne piena di oggetti ed effetti personali; si trattava, invece, di documenti processuali alla cui salvezza aveva sub9rdinato qualsiasi altro interesse personale. ..
Così si espresse, con rapporto in data 2} luglio 1979, il Presi· dente del Tribunale di Napoli: «Raramenté è accaduto aHo scri· vente di apprezzare in un magistrato un senso di così viva consa· pevolezza della propria funzione e di una così nobile e responsa· bile visione dei doveri alla stessa inerenti, come quello dimostrato dal dr. Petrecca. Si può dire che egli ha sempre considerato il proprio lavoro come missione da svolgere con prestigio temperato da umiltà, con scrupolo spinto fino al sacrificio, con riservatezza non schiva dei contatti umani e con l’esempio di una condotta pub· blica e privata assolutamente irreprensibile. Di tratto signorile e distinto, egli è stato sempre circondato dalla stima e dal rispetto del Foro e dei colleghi che ne hanno apprezzato le qualità umane  e quelle altre, innanzi evidenziate, che ne hanno fatto un operatore del diritto particolarmente qualificato.
La sua morte, avvenuta il 26-4-1979, ha suscitato un compianto unanime ed intenso nell’ambiente cittadino ed in particolare in quello giudiziario e forense».

SALINARO

Il prof. Giuseppe Salinaro fu « direttore ginnico sportivo» di Resina ed educatore di numerose generazioni di giovani. Pietro Salinaro, «eroico quanto buono», cadde a Gondar (A.O.I.) alla testa dei suoi uomini (9).
SCANNAPIECORO

Il prof. Agostino Scannapiecoro fu un noto insegnante di greco.

SCOGNAMIGLIO
L’avv. Andrea Scognamiglio fu Sindaco di Resina dal 21 -lO· 1894 al 23 -Il -1895, dal 2·5·1905 al 6 -lO· 1908 e dall’l -12 -1910 al 3-5. 1912.
Durante i suoi mandati avvennero alcuni fatti importanti: l’inaugurazione a Resina, il l° luglio del 1895, dell’Acquedotto vesu· viano, destinato a distribuire una diramazione delle fresche e limpide acque del Serino anche agli altri Comuni marittimi vesuviani; i moti di piazza, scoppiati a Napoli per la scarsezza del raccolto e l’oppressione fiscale, ed estesisi anche alla nostra città; la terribile eruzione vesuviana del 1906; la disastrosa eruzione fangosa del 1911; lo sviluppo commerciale, !’incremento delle industrie, l’apertura di nuove arterie cittadine e i lavori di restauro alla Chiesa Madre di Pugliano (lO).
Un altro illustre figlio di Resina fu Padre Pio Scognamiglio (1880-1953) dell’Ordine domenicano. Il monaco ‘e priora (così era affettuosamente chiamato dai nostri concittadini) fu Superiore a Roma e a Bari (nella famosa Basilica di S. Nicola), per vari anni. In quest’ultima località scrisse alcune opere, fra cui una «Storia del Santuario» e «Il miracolo della Manna» di S. Nicola. Visse gli ultimi anni della sua vita nel Santuario di Madonna dell’Arco.
Infine, il prof. Francesco Scognamiglio fu Sindaco dal 24 -9-1966 al -31 -3 -1969. A lui spetta il merito di avere proposto e ottenuto il cambio del nome di Resina in quello antico e prestigioso di Ercolano: così, con il sospirato decreto del Presidente della Repubblica pervenuto in data 12 febbraio 1969, il nostro Comune perdeva il carattere provinciale della sua denominazione e ritornava nel solco della grande tradizione storica e archeologica da cui era un giorno partito.