Marcello Venuti, l’archivista dei reperti antichi

0 5 anni fa

Mentre i tesori di Ercolano venivano aUa luce, «si posero in gran moto le penne de’ dotti per ispargcme le nuove tanto desiderate da tutta l’Europa».

Cosi, conscio della responsabilità di fronte al mondo civile e della cultura, Carlo III pensò di rendere noti i risultati delle scoperte.
Il compito di stendere una relazione sugli scavi fu affidato a Marcello Venuti, gentiluomo cortonese, che nel 1748 pubblicò una descrizione delle prime scoperte dell’ antica città di Ercolano. L’ opera era divisa in due parli: la prima aveva carattere erudito ed illustrava la storia della città a cominciare da Ercole fenicio fino all’erl!zione vesuviana del ’79; la seconda, molto più interessante. descriveva “Le Antichità ritrovate con la storia de i primi discoprimenti fatti del Teatro, Tcmpj e Pitture …… La testimonianza era importante perché. il Venuti, «soggetto  letterato e che ha molte cognizioni», fu il primo soprintendente alla Biblioteca e al Museo e partecipò attivamente agli scavi almeno fino al 1740.

Interessanti soprattutto le osservazioni sul teatro. Carlo III gli chiese un giorno – egli narra – la spiegazione delle lettere MAMM…VIR …TII … incise in un frammento  d’archetrave  ripescalo in un pozzo di Resina. Avendo allora in mente il passo di Dione intorno alla distruzione di Ercolano e del suo teatro, il  Venuti ipotizzò” poteva essere per l”appunto la memoria del teatro di Ercolano già rovinato, giacché, vedendovi il nome di un duumviro ed un TH mutilato, non gli parve improbabile che potesse dire THEATRUM. Per assicurare maggiormenle il sovrano, egli scese subito nel pozzo e fece eseguire uno scavo in un’alt.ra direzione. Vennero alla luce alcuni gradini di travertino, poi ancora altri tratti di trevertino, ed egli riconobbe esse quelli i gradini del teatro.
Successivamente furono ritrovali i frammenti dell’architrave mancanti, e si seppe allora che il teatro era stato edificalo o restaurato, in epoca romana. a spese di Lucio Annio Mammiano Rufo, dall’architetto Numisio: L. ANNIUS L.F. MAMMIANUS RUFUS Il VlR QUINQ. – THBATR. ORCH. S.P. NUMISIUS P.E -ARCH…

“Vicino a tale Iscrizione, che si cavò il dì Il Dicembre 1738 vennero fuori similmenle frammenti di gran Cavalli di bronzo indorati,
uno de’ quali nel cadere aveva il colpo dalla percossa così bene rientrato nel concavo, che pareva fosse solo lo sua metà: indi si ritrovarono i frammenti del carro, o sia Biga appartenente ai medesimi Cavalli colla sua ruota intiera, il lutto di bronzo stato già indorato, lalché io credei, che le due grlln porte del Teatro sopra i scrini architravi Fossero state da tali grandissimi Cavalli. e bighe adornate, appunto come si vedono gli Archi trionfali nclle Medaglie. Nè dubito punto, che dall’effigie delle teste delle Statue Equestri si sariano polute figurare le persone, o gli Imperatori rappresentali. se quelle non fossero mancate:
onde col torso della prima Statua Equestre, che fu giudicato inutile, fu preso l’espediente da chi dirigeva gli affari in quel tempo di formarne due grandIssimi Medaglioni con due comici di bronzo dell’altezza di circa due braccia con i ritratti delle Maestà del Re, e della Regina.

Ritornato poi più volte in quel pozzo si cominciò circolarmente a levare il terreno formando vie cunicolari, tanto sotto, che sopra la fabbrica di quel Teatro, che osservai inalzato al di fuori sopra vari equidi, stanti pilastri, formati di manoni. ed ornati con comici di marmo, ed intonacati con calcina variamente colorita, in parte roua come il colore del diaspro, e in parte nera, e lucente a somiglianza della vernice della China. Finalmente si videro le scale interiori. che pervenivano a i loro vomitorj corrispondenti, ed i gradini, ave sedevano i spettatori, talch6 grandissima speranza io concepii, che intorno intorno al di sopra, o in piedi, o cadute al basso bellissima SI’1tlle si dovessero ritrovare.
Nè vano parve, che dovesse essere il mio prognostico, poichè si andavano giornalmente cavando in quell’anno moltissimi frammenti di marmo, cioè gran capilelli bellissimi d’ordine corintio, e altri piccoli di rosso antico gentilissimamente scolpiti, e varie incrostature di Africano, di serpentino. di giallo Mtico, e cipollino d’Egitto, frammenti di comiciolli, cornici, e architravi di oltimo guslo. e di perfetto lavoro.

ricostruzione

Scoperti per lanto i gradi illtieri del Teatro .per molto spazio, si ritrovarono fino al numero di diciotto, tra quali si videro alcun; più bassi in linea retla, che serrvirono di scala corrispondente a i vomitori, e alle scale interiori dell’Edifizio; saliti poi i detti diciotto gradi ritrovossi un piano ricorrente intorno a i medesimi, che io riconobbi essere la precinzione sopra: della quale alui gradi vi sono per arrivare alla seconda. Quella precinzione intorno in buona parte spianata dal soprastante terreno fece giudicare quel Teatro colla sua orchestra, o cavea essere di circa 60 palmi di diametro, essendo quella tutta coperta, ed impiallacciata da più sorti di manni Africani, Greci e di Egitto, tossi, e gialli amichi. agate fiorile, ed altri marmiassai rari. In una relaazione MSS di me vedUla si danno queste misure del Teatro, non so per altro quanto vere: dicesi che ha 290 piedi di circooferenza esteriore fino alla scena, o  pulpito essere di circa 75 piedi  di larghezza  ed averne soli 30 di profondità.