Luigi Landolfi, un magistrato villeggiante

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Nella rubrica mondana de il Mattino, alla data 2-3 novembre 1898, si leggeva la seguente notizia :

 «L’altra sera, a Resina nella residenza di quell’egregio magistrato che fu il comm. Landolfi, si solennizzò la chiusura della villeggiatura con recita, musica, innalzamento di palloni ed infine con un graziosissimo cotillion diretto dalle signorine Landolfi e Celestino. Nel Chi sa il gioco, non l’insegni di Torelli  furono ammirate e applauditissime Maria Landolfi, Giuseppina Celestino ed Elena Russis. Presenti i più bei nomi della colonia villeggiante, oltre parecchi signori e signore venuti da Napoli».

Il magistrato di cui sopra doveva essere noto e apprezzato anche al di là degli ambienti cittadini, se è vero che la sua abitazione fu la meta, nell’occasiane, non solo dei nobiti residenti e villeggianti locali (tra i quali – possiamo immaginare la duchessa Giovanna Tosti Forcella e il duca Luigi Tosti di Valminuta, la duchessa di Valminula Ruffo e il duca di Valminuta Tosti, la contessa Gaetani De Simone e il conte Raffaele Gaetani di Laurenziana, la baronessa Concettina Calcagno Tosti e il barone Giuseppe Calcagno, il prinçipe di Casapesenna Vargas, la principessa Migliano del Tufo e il principe di Migllano Vargas, la contessa Teresa De Cillis  La Greca e il conte Francesco Saverio De Cillis, la contessa di Nardò Zunica, donna Eleonora Masi Vargas, il senatore Calcagno, la baronessa e il burone Flugy d’Aspermont, il barone Luigi Degni e la baronessa Maria Tramontano), ma pure di «parecchi signori e signore venuti da Napoli.
Tuttavia, niente avessimo saputo di lui, se non avessimo avuto la ventura di acquistare  a suo tempo, quasi per caso, un poderoso volume della Società Editrice Napoletana pubblica nel 1975 a cura di Mario Pisani Massamormile.

In questo conlesto si inseriscono mirabilmente la vita  e le opere di Luigi Landolfi. nato a Solofra il 7 aprile 1814, civilisla, avvocato dal 1840. Fu esponente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati fino al 1874 fino al giorno della morte, il 12 Ottobre 1890.

Ebbe interesse anche per la poesia, salutando l’alba del 1860 con un sonetto che manifestava gli umori della elasse forense in quel periodo di attesa e di transizione.

Tenne la commemorazione di Vincenzo Niutta, Presidente della Corte di Cassazione di Napoli, con il suo discorso (18 dicembre 1867) fu stamatp  a curadell’Associazione degli Avvocati e Procuratori della Città.

Latinista insigne, nel 1882 pubblicò la traduzione della Vita di Agricola e nel 1884  quella del De Germania di Tacito.
Ci ha lasciato , inoltre, varie monografie, utili ed interessanti  per lo studio del suo  tempo.
Due volumi pubblicati (Tipografia Guerrera, Napoli) nel 1887 raccolsero quasi tutte le sue precedenti pubblicazioni, nonché i discorsi pronunciati il 22 agosto 1875 per commemorare Roberto Savarese, da poco scomparso, e il 5 marzo 1882 per l’inaugurazione dei busti di eminenti personalità del foro napoletano.

Il compianto per la sua morte fu unanime: commosse parole di ricordo furono dette da F.S. Correra, Ambrogio Greco, Antonio Nunziante e da Nicola Cerio, che occupavano importanti cariche istituzionali.
Queste dunque le notizie ricavate sul contO di Luigi Landolfi. Meno fonunate sono stale invece le nostre ricerche sull’abicazione delIa residenza resinese del magistrato, che doveva trovarsi presumibilmente nella zona  che gravitava intomo al Miglio d’oro, cioè quel lungo tratto di strada tra Resina e Torre del Greco così definito per la presenza, a destra e a sinistra, di amessime ville settecentesçhe e di eleganti palazzine più recenti. Trasformate in hotels o pensioni, quelle costruzioni accolsero, a cavallo dei due secoli quanti vi giungevano, sia per trascorrervi la villeggiatura, sia – ed erano forse i pù – per ristorare la malferma salute. Ivi, alle finestre. sui balconi e maggiormente sulle terrazze spesso cinte di verdeggianti pergolati, si potevano scorgere, sul far della sera  i
villeggianti, divisi in gruppi, intenti a contemplare «il gran  poema dei tramonti estivi», quando il sole, in tutta la gloria del suo fulgore. si tuffava nel mare al di là della punta di Posillipo.