Le storiche quattro giornate vissute e raccontante da un resinese

0 4 mesi fa

Dopo quanto ho già ricordato in merito all’eruzione del Vesuvio del Marzo 1944, desidero anche raccontare le drammatiche vicende, che da ragazzino, unitamente a migliaia di Resinesi, ho vissuto durante l’ultima Guerra Mondiale, soffermandomi su alcuni episodi che mi sono rimasti particolarmente impressi nella mente. Sono certo che questi ricordi susciteranno oggi, a distanza di 70 anni, ancora tante emozioni nei non più giovani Resinesi di quella epoca. Le privazioni e i sacrifici sofferti dalla
popolazione vanno ricordate agli attuali Ercolanesi, particolarmente ai giovani, augurando loro che gli orrori provocati dalle guerre non abbiano più a ripetersi.
Nel 1940 l’Italia fascista si era, purtroppo, affiancata alla Germania nazista che aveva iniziato una guerra disastrosa che avrebbe causato milioni di morti in tutto il mondo.giornate1A Napoli, in particolare, Centro strategico del Mediterraneo, subì oltre 100 bombardamenti aerei che colpirono il porto, le ferrovie, le strutture industriali, il patrimonio artistico, le chiese (gravissimi i danni provocati da una bomba che colpì Santa
Chiara) e, purtroppo, la popolazione. Durante gli eventi bellici ci furono oltre 20.000 morti, interi quartieri vennero rasi al suolo.
Anche Resina, periferia di Napoli, fu coinvolta tragicamente nei bombardamenti ed ebbe le sue vittime e i suoi danni!
Le sirene d’allarme suonavano continuamente, di giorno e di notte, allertando la popolazione. Cercavamo rifugio in ricoveri di fortuna, in umide cantine, più che altro delle grotte interrate, sprovviste  di uscite di emergenza che si rivelarono trappole
mortali quando vennero colpiti i fabbricati sovrastanti.
Particolarmente tragico fu il bilancio delle vittime durante una delle tante incursioni aeree.
Molti Resinesi si rifugiarono sotto terra, ad oltre 20 metri di profondità, nell’antico Teatro di Ercolano, seppellito durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I primi che scesero precipitosamente scivolarono lungo i gradini umidi e, cadendo, furono calpestati e uccisi dalla gente che sopraggiungeva di sopra. Vidi alcuni di quei corpi, devastati ed anneriti, quando furono estratti dal sottosuolo!
Mancò il cibo: il pane, prima di sparire del tutto, era stato razionato con Tessere Annonarie, giungendo persino a distribuirne 50 grammi al giorno per ogni componente del nucleo familiare.
Quando mancò la corrente elettrica seguì l’ interruzione di tutte le attività lavorative. Non circolavano i mezzi pubblici di trasporto, buie erano le case e le strade di notte. Fermo l’acquedotto, si formavano file di cittadini con secchi in mano davanti a pozzi e cisterne. L’acqua fu cercata persino scoperchiando i tombini nelle strade! Carenze alimentari e mancanza di igiene provocarono malattie infettive  quali il tifo petecchiale…
Si comprende allora perchè quando il 10 Luglio 1943 la radio annunciò che il Re, Vittorio Emanuele III di Savoia, aveva fatto arrestare il Capo del Governo Fascista Benito Mussolini, sostituendolo con il Generale Pietro Badoglio, ad una gioia di una possibile fine della guerra si aggiunse la rabbia. Le privazioni e le sofferenze causate da anni di dittatura e guerre scellerate si espressero con violenza. La popolazione assaltò la sede del Fascio in via IV Novembre (attuale sede del M.A.V. – Museo Archeologico Virtuale) devastandolo, distruggendo mobili e suppellettili.
Ma, purtroppo, la speranza della fine del conflitto, fu di breve durata.
La risposta della Germania, che si ritenne tradita dall’Italia per la cessazione della nostra ostilità nei confronti degli Alleati anglo-americani, fu durissima e spietata.

I Tedeschi occuparono militarmente il nostro territorio ordinando ai cittadini di presentarsi ai loro Comandi per il lavoro obbligatorio, ma non furono ascoltati nonostante le minacce di immediate fucilazioni. Ricordo che la caccia agli uomini validi avvenne a Pugliano, dove abitavo, per strade e vicoli, mentre nella zona del Corso Ercolano i sequestrati vennero rinchiusi nella Chiesa di S. Caterina. Solo alcuni riuscirono a scappare dalla sacrestia: tante famiglie di Resina non videro più i propri cari, deportati in Germania in carri-bestiame e morti di stenti in campi di concentramento.
Mio padre di notte mi portava con sé da un nostro vicino di casa ad ascoltare la clandestina Radio Londra che ci informava degli eventi bellici incitando ggiornate2li Italiani alla rivolta contro il nazi-fascismo.
Sembravano dei cospiratori attenti a non farci intercettare da delatori fascisti! Fummo informati che nel Nord d’Italia valorosi eroici Partigiani, combattevano contro i Tedeschi e i repubblichini fascisti della Repubblica Sociale. Capimmo allora che l’arrivo degli Alleati, intanto sbarcati nel Sud d’Italia, era ormai prossimo. La repressione nazista fu allora ancora più dura nell’intento di lasciare terra bruciata alle loro spalle. Continuarono a distruggere i residui impianti industriali e a sottrarre le poche risorse rimaste. Ricordo quando al largo autostradale di Via Ulivi, ove si trovava un deposito alimentare, si venne allo scontro con i Tedeschi che lanciarono una bomba a mano per allontanare la popolazione che cercava di raccattare un po’ di viveri residui che i soldati non riuscivano a caricare sui camion. Mi sono anche trovato quando fu assaltato il deposito militare del materiale di cavalleria, sito nel Palazzo Mascalbruno di Portici, con le stesse drammatiche vicende tra la gente e gli occupanti nazisti.

Quanto sopra e tantissimi altri episodi che si ripetevano dappertutto dimostrarono che la popolazione non rimase passiva davanti alle atrocità naziste! Anche superando l’ambigua passività di quasi tutte le autorità militari e cittadine, spontanea fu la rivolta del popolo che a Napoli si tradusse negli ultimi giorni di Settembre nelle Gloriose 4 Giornate, preludio della Resistenza e della Guerra di Liberazione!
In tutti i quartieri della città uomini, donne, soldati e ragazzini insorsero combattendo con mezzi ed armi di fortuna contro gli agguerritissimi soldati tedeschi impedendo ulteriori distruzioni e costringendoli alla ritirata verso il Lazio! Vi furono tantissimi mutilati ed invalidi, ma, principalmente, fra civili e militari morirono oltre 1000 persone che col sacrificio della propria vita ci riscattarono facendoci conquistare la Libertà e la Democrazia.
Fra i tanti: Gennarino Capuozzo, morto a 12 anni, colpito durante l’assalto a un carro tedesco!
Finalmente giunsero all’alba del 1 Ottobre 1943 le truppe anglo-americane! Vedemmo spuntare sul Corso Ercolano, proveniente da Salerno, un enorme carro armato con militari americani che lo cavalcavano e lo affiancavano nel lento avanzare.
Seguirono per ore ed ore intere colonne di uomini e mezzi diretti verso Napoli. Accogliemmo i soldati con lacrime di gioia e con riconoscenza perché tanti di loro durante i combattimenti avevano sacrificato la loro vita per restituirci la Dignità di Nazione e Libertà dopo anni di dittatura!

Li festeggiammo fraternizzando con loro, favoriti dal fatto che tanti di loro, figli di emigranti meridionali, si esprimevano  in un curioso dialetto napoletano! La popolazione resinese lanciava fiori dai balconi, in strada si brindò con i soldati offrendo bicchieri di vino. I militari ci ricambiavano distribuendo scatolette di carne, biscotti, latte, sigarette…..
L’incubo era finito, finalmente eravamo liberi |