Le antiche trattorie e cantine di Resina

0 3 anni fa
Antica Trattoria Scannapieco

L’ apertura di un moderno locale di intrattenimento in Via Gramsci (un tratto di copertura del vecchio “lagno”) ha richiamato alla mia mente di quando, in questo posto, si trovava l’antica Trattoria “da Davetiello”.

Era la fine degli anni ’30 e mio padre, talvolta, mi ci portava, tenendomi per mano. Per raggiungerla, camminavamo lungo un sentiero posto a lato della scarpata ferroviaria della Circumvesuviana, verso la Fermata di “Pini d’Arena” (ora “Miglio d’oro”, in via Doglie). Allora i binari non erano stati ancora raddoppiati ed i treni, provenienti da Napoli, avevano Castellammare di Stabia per Capolinea, poi prolungato a Sorrento.

A Resina esistevano tante Trattorie (paragonabili agli attuali ristoranti) e altrettante Cantine (del tipo “Vini e Cucina“). Una tipica trattoria era quella di Pisciagliere in Via Pugliano, prowista di locali, giardino con pergolato e campo di bocce. Lungo la stessa via c’erano anche quelle di Lecca-Lecca e d’ ‘o Zippo.

In Via Cuparella c’erano le trattorie di Peppe ‘o vaccaro ed ‘a barracca; in Via Trentola Mast’Anielio e ‘o ‘naurato, in Via Ortola Liberato ‘e saraù; in Via Tironi di Moccia Rafele ‘e vierno; in Via Pittari da Ottaviano. Al corso Ercolano c’era la trattoria di Don Nicola De Caro (frequentata da professori e studenti dell’Agraria); in Via Marittima Aniello ‘a via nova; in Via Semmola la rinomata Scannapieco; in Via San Pietro da Formicola ed infine quelle da cui si godevano ineguagliabili panorami sul Golfo: ‘o Pastore a San Vito e Zì Rosa sull’ Osservatorio Vesuviano. Ho lasciato, volutamente per ultima, la trattoria di Bettina ‘a vaccara, in Via Fevolella.

Qui, a Ferragosto, dopo lo spettacolo dei Fuochi Artificiali (di cui Resina andava fiera) si svolgeva una singolare sagra popolare di antica ispirazione contadina: ‘a fronna ‘e limone!  Preceduti dagli assordanti suoni di “nacchere” e “tammorre”, due o più persone per volta, cantando a voce spiegata, gareggiavano in bravura interrogandosi su temi a domande-risposte, fra l’entusiasmo e il tifo della folla presente!

Le Cantine (od Osterie) erano situate in locali terranei prowisti di bancone per il vino, tavolini, panche. Dal soffitto, salumi e formaggi appesi pendevano … sulla testa dei clienti (detto scherzoso: ‘a sotto! ‘ca ‘carene presotte!!!). All’esterno servivano da richiamo una botte ed un ramo di albero: ‘a frasca (detto malizioso: ‘o vino buono se venne senz’a frasca… !!)

I vini più diffusi erano “Gragnano, Terzigno, Solopaca, Catalanesca,” che si bevevano accompagnati da bocconi di formaggio, salame, noci … Si giocava a carte ed a Padrone e Sotto, (sorta di gara per l’assegnazione delle bevute). Si raccontavano le gesta dei guappi Tore ‘e Criscienzo, Antonio ‘a Porta ‘e Massa, … e quelle dei paladini medievali Orlando e Rinaldo rievocati dall’Opera dei Pupi. Si finiva in allegria e gli awentori cantavano melodie napoletane, spesso con l’accompagnamento della “posteggia”, ambulanti che, con chitarra e mandolino, si esibivano nei locali (con giro finale di piattino per sollecitare le mance…!).
Storie “d’e tiempe ‘e na vota”: penso che il modo migliore per ricordare il passato della vecchia Resina sia quello di tramandarne la memoria.

Luigi Cozzolino

Fonte: La Voce Vesuviana numero 2 Aprile-Maggio-Giugno 2016