La storia di san vito e della festa ed il volo dell’angelo

0 6 anni fa

Storia del santo

Fu un martire del III o IV secolo. Il nome Vito deriva, etimologicamente, forse, dal latino: «che ha in sé la vita», oppure significa «forte», «virile».
Di lui, che fu tra i santi più venerati del medioevo, non si hanno notizie storiche sicure. Una Passione redatta nel sec. VII, ma poco attendibile per i suoi numerosi elementi leggendari-narra che Vito, siciliano di nascita, a solisetteanni, compie numerosi miracoli, tanto cheilgovernatoreValeriano lo fa arrestare cercando con minacce, di fargli rinnegare la fede cristiana.
Al governatore si aggiunse anche il padre di Vito, un pagano convinto. Esempi di coraggio e di fedeltà per il piccolo Vito, furono il maestro Modesto e la nutrice Crescenza, compagni di prigionia.
La loro fedeltà viene premiata da Dio che manda un angelo a liberarli. Tutti e tre trovano rifugio in Lucania, dove continuano, con la parola e con i prodigi, a testimoniare il loro amore perCristo. La fama dei prodigi arriva fino alla corte dell’imperatore Diocleziano il cui figlio era posseduto da spiriti maligni o, forse, soffriva di epilessia. Vito viene perquesto chiamato a Roma, dove guarisce il malato; ma come ricompensa viene sottoposto a torture pernon avervoluto sacrificare agli dei. Di nuovo un angelo lo libera dalla prigione e lo riporta presso il Sele, ove, con Modesto e Crescenza, testimoniò la sua fedeltà a Cristo col martirio.

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Le sue reliquie furono trasferite, nella seconda metà del VIII secolo al monastero St Denis (Parigi) e poi, nel 1355, a quello di Corvey in Sassonia, dall’imperatore Carlo IV. Dallo stesso imperatore,nel 1355, fu fatto portare da Pavia a Praga il capo di S. Vito.
Sin dal V secolo chiese e monasteri furuno dedicati a S. Vito in Roma, Sicilia, S.Vito fu annoverato nei Santi Ausiliatoli.

Con questo nome viene designato un gruppo di 14 santialla cui intercessione il popolo cristiano suole fare ricorso in momenti difficili. Cfr. Enciclopedia Cattolica, val. XII, col. 1537.
Molti paesi e borgate italiani portano il nome di S. Vito. ne do l’elenco:
S. Vito (Cagliari), San Vito (Modena), S. Vito (Forlì), S. Vito (Teramo), S. Vito (Cosenza), S. Vito al Tagliamento (Pordenone), S. Vito al TOlTe (Udine), S. Vito Chietino (Chieti), S. Vito dei Lombanli (Avellino), S. Vito dei Normanni (Brindisi), S. Vito di Altivola (Treviso), S. Vito di Cadore (Belluno), S. Vito di Fogogna (Udine), S. Vito di Leguzzano (Vicenza), S. Vito di Monte (Temi), S. Vito Lo Capo (Trapani), S. Vito Romano (Roma), S. Vito sul Cesano (Pesaroe Urbino), S. Vito sullo Ionio (CaL.1.nzam), S. Vito Taranto (Taranto), S. Vito di Valdobbiadente (Treviso).

Voglio ricordare anche la graziosa chiesa dedicata a S. Vito a Forio d’Ischia e la chiesa parrocchiale di Grumo Nevano.

La Chiesa celebra la festa liturgica di S. Vito il 15 giugno.
Anche il Martirologio Geronimiano, antico documento del secolo VI, (attribuito erroneamente a S. Girolamo) ed il famoso «Calendario marmoreo» di Napoli, del IX secolo, lo commemorano al 15 giugno.
S. Vito figura,già nel Sacramentario gelasiano antico, mentre Modesto e Crescenza gli furono aggiunti nel Messale Romano (Milano 1471). La prima indicazione topografica del Geronimiano «in Lucania» deve provenire da un Calendario locale.
Nell’iconografia S. Vito è rappresentato immerso nella caldaia rovente, in cui sarebbe stato suppliziato o tenendo una minuscola (caldaia) in mano con un cane a guinzaglio. S. Vito è invocato contro i morsi degli animali velenosi o idrofobi e da chi è colpito dalla «corea».

La festa

Durante l’anno, in occasione della festa del patrono, la zona intorno alla chiesa si anima insolitamente di folla gioiosa, di luminarie e fuochi pirotecnici.
È il pomeriggio di una domenica di fine estate (agosto un tempo, ora settembre), una di quelle domeniche che ti comunicano un che di triste e di malinconico per l’estate che si avvia lentamente a morire. Lo si avverte nell’aria tersa e nei colori languidi del pomeriggio, nei profumi della campagna e nell’espressione stessa della gente, accorsa curiosa da ogni parte del circondario per assistere al «volo degli angeli», che si svolge all’inizio e alla fine della processione del patrono.
Due ragazzi, vestiti da angioletti, vengono fatti avanzare da un sistema di carrucole su due funi sospese tra la chiesa e un edificio di fronte, mentre gli astanti, lo sguardo rivolto in alto, seguono l’avvenimento con grande partecipazione. Avanzando da direzioni opposte verso il centro della piazzetta, dove sosta la statua del patrono, i due «angioletti» intonano un inno invocando dal santo la protezione sulla comunità.

O glorioso martire
fortissimo patrono
il popolo qui prono
ti dichiara fedeltà.
Resina in tutti i secoli
d’ogni triste evento
d’ogni fataI cimento
per te trionferà.
Resina che si gloria
d’averti a protettore
con gioia e con amore
per te la vita avrà.

 

Non si sa quando sia nata questa tradizione, che è da mettere in relazione con i costumi e gli stili di vita di una civiltà agricola in gran parte scomparsa. Non si sa neppure se sia un fatto puramente locale, o collegato in qualche modo al culto del santo diffuso in altre parti d’Italia, specie del Mezzogiorno.
Ad ogni modo, il «volo degli angeli» è solo il clou della festa, che viene sempre preparata da un corso di predicazione. Per rendere la ricorrenza più solenne, un apposito comitato allestisce ogni anno un programma coi fiocchi.
La chiesa è addobbata da fiori e piante. Pali delle luminarie vengono innalzati qua e là. Postazioni fisse e mobili di venditori si dispongono a raggiera intorno al tempio. Non manca neppure la banda musicale che, negli ultimi anni, accompagna anche dei concerti vocali.

E quando arriva finalmente il giorno più atteso, gli abitanti della bella frazione di S. Vito, che oggi è in via di grande sviluppo demografico, si assiepano sui balconi e sulle terrazze per assistere ad. ogni fase dei festeggiamenti, che hanno un momento importante nella processione: questa è preceduta dal parroco della comunità locale, dal rettore della chiesa e dai sacerdoti del clero ercolanese, dai ministranti, nonché da alcune associazioni laicali, come gli scouts.

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La festa, che al mattino si apre con una messa solenne, si completa a sera con l’accensione dei bengala e con una spettacolosa esplosione di fuochi che s’innalzano e si aprono ad ombrello nel cielo, segnali conclusivi di un avvenimento il cui ricordo durerà un anno intero.

La chiesa

Come già detto, la chiesetta di S. Vito fu edificata dal sac. don Vito Antonio Cozzolino di Battimo.
Il fratello Cristoforo sposò Carmina Angela, figlia di Giovanni Cozzolino di Cocone, che assegnò alla chiesa, con grande  munificenza, una ricca dotazione. Infatti, con rogito dell’8 agosto 1749, stipulato dal Notaio Tommaso Imperato, donò un beneficio sotto il titolo di S. Vito, S. Antonio Abate e Immacolata Concezione, consistente in 25 ducati annui per la celebrazione in perpetuo di una Messa festiva ed il rimanente per le spese di culto. Inoltre, con un codicillo al suo testamento, aggiunse, in data 6 novembre 1754, altri 65 ducati annui provenienti dal capitale di 1300 ducati alla ragione del 5% che, secondo l’istrumento di mutuo del 26 maggio 1753 per Notar Marzio Iacomino, doveva conseguirsi da Pietro Cozzolino, farmacista di Resina, e dai suoi figli, dotto Pasquale Domenico e Francesco, nonché dalla moglie Rosa Perna.
Detti ducati 65,58 selvivano perla celebrazione di una messa quotidiana
in perpetuo e cioé grana 85 per le messe festive e grana 15 per ciascuna messa feriale; gli altri 7 ducati per il diritto di sagrestia.

Il figlio di Cristoforo, AnielIo,sposòAnna Maria figlia di Aniello Gaudino, detto Petuccio, che, con testamento del notaio Tommaso Imperato del 4 aprile 1823, nominòerediisuoi nipotiecioé, ifigli maschi diAnielIo,lasciando un legato di 40 ducati annui, dei quali 4 perilmantenimento della chiesa di S. Vito e 36 per la celebrazione di Messe in tutti i giorni festivi, per la durata di 50anni. Nonavendo ilgenero,Aniello, un figlio sacerdote, nominò cappellano don Giovanni Formisano fu Pasquale.
Il 13 giugno 1828 ebbe inizio la celebrazione delle Messe.

Il sacerdote Andrea Cozzolino di Cristoforo, con testamento dell’Il luglio 1828 per Notar Maiello, nominò suo erede il nipote Tommaso, figlio del dottor Giovanni, obbligandolo a far celebrare due messe festive nella cappella per 50 anni, e cioé fino al 1883, essendo awenuta la sua morte al 1833, e per altri 50 anni, cioé fino al 1933, una messa nella chiesetta di S. Vito ed un’altra in una chiesa di suo piacimento.
Inoltre, lo stesso Tommaso raccolse una cospicua posizione finanziaria e col suo testamento del 29 agosto 1853 nominò erede il cugino Gennaro Cozzolino, figlio dello zio Aniello. Egli fondò dei maritaggi, e istitul una Cappellania per la celebrazione di una Messa quotidiana in perpetuo per la sua anima.
Di detta Cappellania designò i seguenti fondi:
1) Il territorio di moggia 4 con la casina annessa nel luogo detto Tironi;
2) altro territorio poco oltre la chiesetta: un luogo denominato Rio Agostini;
3) altre due moggia di territorio in luogo detto Rio di Quaglia o Rienzo;
Inoltre faceva obbligo al suo erede di far celebrare un’altra messa festiva, legando per tale onere il censo di ducati 32 che si corrispondeva da Domenico Summonte.

Volle che i cappellani fossero nominati dai suoi eredi e discendenti e che osservassero tali obblighi.
Inoltre volle che in una parete della sagrestia fosse murata una lapide che fu fatta scolpire da don Dionigi, per ricordare l’adempimento di tali legati. Don Dionigi morl il 31 gennaio 1905.
Poco prima di morire, il9 gennaio 1905, con testamento olografo, don Dionigi, lasciava al suo erede i seguenti fondi:
l) al luogo detto Conte o Servillo con casamento;
2) al Rio di Quaglia con casamento;
3) al luogo Rendennola;
4) al luogo detto Rienzo;
5) un piccolo pezzo davanti alla chiesa;
6) la selva acquistata dal testatore da persona di famiglia.
Don Dionigi volle che la rendita di tali territori, fosse corrisposta, dal suo erede, ai due sacerdoti officianti, nella cappella di S. Vito, una messa quotidiana ed un’altra festiva in perpetuo.
Il 21 febbraio 1987 la signora Kuhne Lora, vedova del cav. Gennaro Cozzolino, diretto discendente dell’illustre famiglia Cozzolino di Battimo Cocone, per rispettare la volontà del defunto marito, con atto pubblico del notaio Leopoldo Mangieri, di Portici, donava la chiesetta alla parrocchia del S. Cuore, alla cui giurisdizione essa appartiene.

Tratto dal libro di Ciro Parisi ” San Vito di Resina. Storia, tradizione, immagini”