La battaglia per l’acqua del serino a Resina e la storia dell’acquedotto vesuviano

2 5 anni fa

Il colera del 1884 aveva fatto capire alla nazione intera che occorreva sventrare Napoli per restituire alla maggiore città del Mezzogiorno d’Italia condizioni decenti di vita e di sviIuppo.
L’epidemia aveva attecchito in un contesto urbano e sociale quanto mai allucinante, dove la gente era costretta a vivere in una miriade di bassi senza acqua, senza luce e senza sole, in una promiscuità spaventosa, esposta continuamente ad ogni sorta di malattia e di contagio.

Uno dei più pericolosi veicoli di infezione – già prima del colera – era costituito dalle acque salmastre e malsane condotte a Napoli dagli acquedotti del Carmignano e della Bolla.
Occorreva, quindi, trovare la soluzione al problema dell’approvvigionamento idrico per consentire alla città di muovere il primo passo sulla via del risanamento generale. A questo scopo,una speciale Commissione aveva proposto fin dal 1866 di affrettare l’utilizzazione delle acque del Serino, ossia di quelle acque che erano già state condotte a Napoli col famoso acquedotto fatto costruire dall’Imperatore Claudio.

Dopo varie vicende,  i lavori ebbero inizio verso la fine fine del  1881. Essi furono poi continuati durante l’amministrazione di Nicola Amore,  questi riuscì a superare tutte le difficoltà di carattere tecnico ed amministrativo.

Finalmente l’inaugurazione dell’acquedotto del Serino ebbe luogo il 10 maggio 1885, alla presenza di Umberto I e di Margherita di Savoia, in Piazza Plebiscito. In questa piazza era stata costruita una fontana da cui doveva zampillare, di lì a poco, la tanto attesa acqua del Serino. A un cenno della bellissima Regina, l’ingegnere Gustavo Bruno mise in azione alcuni ordigni speciali: immediatamente, dal centro della fontana s’innalzò un notevole getto d’acqua che superò l’altezza del Palazzo Reale.

La soluzione del problema idrico fu così solo il primo momento di quella grandiosa opera di risanamento che avrebbe portato, in capo a qualche anno, all’effettivo sventramento di Napoli con l’abbattimento di 56 fondachi, 422 isolati, 144 strade, 17.000 abitazioni e 64 chiese e con l’apertura di Corso Umberto I tra la Ferrovia e la nuova Piazza della Borsa.

Nel frattempo nella nostra Resina verso il 1887 ci fu anche lì una grave epidemia di colera dovuta ovviamente alle scarse condizioni igieniche nei quartieri piu’ degradati ed una malsana abitudine di bere acqua di pozzo che spesso era contataminata dalle acque scure degli scarichi.

Una citazione a parte merita la relazione sull’epidemia colerica del 1887 presentata dal sindaco Cacciottoli al Consiglio Comunale nella tornata del 25
ottobre 1887:

sindacoNon vi ricorderò che fin dallo agosto l’ onorevolissimo signor Prefetto fu istruito minutamente dei fatti, e su mia richiesta spedì l’istesso giorno sul luogo l’illustre Prof. Cav. Margotta, il quale, dopo di avere tutto accuratamente osservato, si lodò dei provvedimenti adottati, ne discusse·e suggerì altri da attuarsi.
Fu fin d’allora che istantemente richiesi l’autorevole parola del signor Prefetto per ottenere la presa giornaliera dell’acqua del Serino dalla Città di Napoli, ed il trasporto della stessa a mezzo della Società dei Tramways.
Fu fin d’allora che, seguendo il parere del nostro valoroso condottato Dr. Paolo Cecere, adottammo a norma dei dettati della nuova tecnica sanitaria, confermata dalle più recenti disposizioni Ministeriali, le disinfezioni col sublimato in proporzione dal 2 al 3 per mille [… ]
Fu fin d’allora che provvedemmo a larghe disinfezioni con opportuni ed abbondanti lavaggi dei luoghi infetti dal morbo, nonché degli altri tenuti sospetti.
Fu fin d’allora che senza alcun limite autorizzammo la distribuzione di medicinali, brodi, latte, neve e carne agli infermi sulla semplice richiesta dei nostri sanitarii, oltre ai soccosrsi in biancheria, çui provvedemmo con la Giunta direttamente a norma dei bisogni e delle constatate necessità.

Di fronte ad un nemico che insidiva la vita di tutti credetti opportuno fare appello a tutti, richiedere l’appoggio ed il concorso di tutti, senza gradazioni di casta o posizioni sociali. pel popolo di non lieve conforto le ripetute visite dell’Illustrissimo signor Prefetto, dell’Eminentissimo Cardinale Sanfelice Arcivescovo di Napoli, dei nostri onorevoli deputati, fra i quali primeggia il Commendatore Della Rocca Illustre Segretario Generale, nonché di Consiglieri Provinciali e di molti altri preclari cittadini, i quali tutti, ed in ispecie l’illustre per quanto benemerito signor Prefetto, sfidando disagi e pericoli di ogni genere, vollero minutamente osservare le condizioni del Comune, vagliare ed apprezzare il nostro modesto operato, e tutti ci furono generosi di una parola di conforto e di leale incoraggiamento.

La presenza infine di S.E. il Presidente dei Ministri, ad un tempo Ministro dell’Interno e degli Esteri, congiunta a quella di S.E. Zanardelli Ministro di Grazia e Giustizia, e di altri non pochi onorevoli personaggi [… ] costituì tanto per Resina, che per noi, un vero orgoglio, ed io ne ringrazio tutti quelli che direttamente ed indirettamente contribuirono a provocarla.
E come mai potrei fare diversamente o signori, essendo in modo indiscutibile dovuto a questa visita se per Resina sta per schiudersi l’orizzonte ad un’ era nuova di miglioramento, e di progresso igienico ed edilizio?
Forse che non fu S.E. Crispi, che pel primo decretò con la sua parola il risanamento del Comune?

Ma il progetto di rinasamento presentato dall’ing. melisurgo rimase sulla carta, e della buona volontà espressa da Francesco Crispi  non si seppe profittare. Così le zone malsane di Resina (particolarmente via Trentola e via Mare) continuarono a essere potenziali luoghi di infezioni e di epidemie, sprovviste com’erano di una risorsa indispensabile, l’acqua.

Lo ricaviamo, sopratutto, da un lungo articolo coevo di Gennaro De Luca, pioniere del giornalismo, sul giornale LA NUOVA ERCOLANO :

slidesho85

«Uno dei principali e necessari fattori della vita è l’acqua. Essa, ·a seconda della sua composizione e purezza, ha un’influenza sulla specie umana. Poiché è assodato che i germi di molte malattie che affliggono l’umanità, ci vengono portati dall’acqua: e nei paesi dove questa è pura ed abbondante, quivi la robustezza e la longevità non difettano.
Ed infattI dice il Klebs che persino il così detto gozzo, sorta di tumore, che abitanti d’intere regioni hanno alla gola, prodotto dal rigonfiamento della glandola tiroide, vien causato da germi minutissimi che, col mezzo dell’acqua, penetrano nel nostro sangue. E così tutti gli scienziati moderni sono concordi nell’ammettere, dopo gli ultimi studi e le ricerce batteriologiche fatte, come prima via di contagio le acque inquinate dei germi specifici delle malattie infettive.
A dimostrare tutto ciò con maggior chiarezza, in primo luogo citeremo l’esempio di Napoli avanti e dopo della conduttura d’acqua di Serino; ed in secondo luogo riporteremo le analisi chimiche e le ricerche eseguite sulle acque dei Comuni Vesuviani dall’egregio chimico Eugenio Casoria, professore della R. Scuola Superiore d’Agricoltura, in Portici.
Tra i mali infettivi che endemicamente dominavano in Napoli, prima del 1887, e che vi mietevano maggiori vittime, erano la febbricola ed i tifi, massime il tifo addominale, malattie codeste che riempivano gli ospedali di numerosi infelici; al punto che il Municipio di quella città fu obbligato assegnare l’ospedale Cotugno per tali infezioni.
Ebbene, dacché i napoletan hanno potuto bene l’acqua di Serino, i malati nell’ospedale Cotugno non solo scemarono rapidamente, ma non sono stati rimpiazzati che da un numero di poche unità; cosa da neanche calcolarsi, in una popolazione di oltre mezzo milione.

E qui vale ricordare che dopo il 1884, epoca in cui il colera fece strage in Napoli, negli anni seguenti, quando i Napoletani potettero usare 1’acqua di Serino, restarono immuni dal fatale morbo; mentre parecchi nostri Comuni, e massime Resina, nel 1887, furono crudelmente colpiti dall’epidemia. A viemaggiormente confermare i fatti esposti, noi citeremo le analisi chimiche delle acque di vari pozzi di Resina, Portici, San Giorgio a Cremano e Torre del Greco, eeguite parte dalla Regia Scuola Superiore di Agricoltura e parte dal prof. Casoria, le quali analisi, fatte coi metodi di Schulze, Kubel e Tiemann, han fornito i risultati tanto straordinari che crediamo utile riportare i prodotti [… ].

Preoccupata dall’andamento ciclico delle malattie infettive nel nostro territorio, e forte della nuova legge della sanità pubblica e dell’igiene, la civica azienda fin dal 1887 aveva avviato febbrili trattative per ottenere il prezioso elemento a Resina. Ma ora la lentezza degli adempimenti burocratici che si
dovevano compiere tra la Società dell’acqua di Serino, il comune di Napoli e gli altri comuni della plaga vesuviana; ora il succedersi e l’avvicendarsi dei
rappresentanti comunali del vicino capoluogo, il che costringeva a cominciare da capo discussioni, pratiche, proposte e controproposte; ora la richiesta di altri concorrenti, che volevano acquistare direttamente dal comune di Napoli e poi ‘:tlistribuire alla popolazione il benefico liquido, curandone il trasporto e la
canalizzazione, non fecero che rimandare nel tempo la’ soluzione dell’ esasperante
problema.
Ancora nel 1891, nella seduta del 18 maggio, il sindaco Cacciottoli esponeva al Consiglio Comunale la necessità di avere l’acqua di Serino, perché le
acque del paese erano scarse e per nulla potabili.

Questa la cronaca della seduta, ricavata da un articolo di E. Francese:

«[… ) Il sindaco dice, inoltre, che egli ha sempre sollecitato la prefettura ed i comuni circostanti per indurre questi ultimi a provvedersi di detta acqua, ma che le sue pratiche riuscirono sempre infruttuose; ciò nonostante, egli non s’è mai perduto d’animo; dopo tante fatiche, è stato appagato il suo desiderio, poiché il Prefetto invitò i sindaci di Resina, Torre del Greco, Portici e San Giorgio a Cremano a tener Consiglio, e, sotto la sua presidenza, si discusse a lungo l’argomento in questione [… ].
Infine partecipa che il consiglio dei sindaci, d’accordo col Prefetto, approvò il progetto per l’impianto della conduttura e dei serbatoi, le cui spese saranno ripartite tra i quattro suddetti comuni, riuniti in consorzio; indi è stato stabilito il prezzo di centesimi lO per ogni metro cubo, come pure è stata stabilita la quantità minima e massima di acqua da consumarsi in un giorno in ciascun comune; e ciò in proporzione del numero di abitanti d’ognuno di essi, cosicché per Resina, che conta 18.000 abitanti, è stato calcolato un consumo giornaliero dai 1200 ai 3000 metri cubi.
Dice pure che sarà nominata una commissione, composta di due rappresentanti per ogni comune del consorzio, la quale verrà incaricata di nominare, a maggioranza di voti, un ingegnere per i lavori da eseguirsi, e di stabilire le condizioni per la messa all’asta dei suddetti lavori [… ].

Conclude, dicendo:
“Signori, spero che tutti vogliare aiutarmi nel compiere l’opera da me iniziata, col votare il progetto, già approvato dal comune di Portici, per la provvista dell’acqua di Serino, ciò che è stato sempre il mio ideale, l’oggetto dei miei sogni, ed io, per decor proprio e pel bene del paese, farò quanto posso per raggiungere lo scopo, e rimarrò a questo posto finchè la mia idea, i miei sogni non saranno realizzati “
(Applausi).

Il sindaco mette alla votazione per alzata e seduta. Tutti restano seduti. Il progetto è approvato all’unanimità»

Ma ogni buon proposito della pubblica amministrazione fu vanificato da vecchi e nuovi problemi , gli stessi che costrinsero la nostra cittadina a rivolgersi direttamente al governo nazionale, nella persona del ministro dell’interno:

«Eccellenza, la salute di 18 mila e più cittadini è minacciata.
L’acqua del Serino, il liquido salutare per eccellenza, il primo elemento indispensabile alla pubblica igiene si nega al Comune di Resina, dove l’epidemia colerica in questi ultimi tempi ben tre volte passeggiò trionfante, dove l’acqua potabile esiste inquinata.
Invano l’Autorità locale con patema benevolenza si è interessata a pro della ridente città; invano con patjottico e civile pensiero ha cercato concordare idee e interessi; tutti gli sforzi riuscirono a vuoto; non resta ricorrere ai mezzi estremi per tranquillizzare gli animi eccitati, e
curare ad un tempo la salute di tutta la popolazione resinese.
È bene quindi che l’Autorità centrale tutto vegga e sappia. Motivi altissimi di ordine pubblico e di pubblica incolumità reclamano assolutamente
il suo intervento, malgrado sia già vigorosamente intervenuta l’Autorità locale [… ].
Eccellenza!
Un materiale di conduttura per valore ingente è già pronto …
Provvedasi al più presto perchè cessi uno stato di cose anomalo, inesplicabile, ruinoso per tutti, perchè gli animi di tutti siano urgentemente
rassicurati.
Lo deve il Governo in omaggio alla legge, all’ordine pubblico, alla incolumità; lo attendono fidenti i cittadini di Resina.

Alla fine, come Dio volle, il 28 agosto 1894 fu firmato un contratto a Napoli, per Notar Scognamiglio, tra il signor Du Chantal per la Società dell’acqua
di Serino, l’amministrazione partenopea e il Comune di Resina. In base all’accordo fu concessa l’acqua alla nostra città: il pagamento della stessa,
nella misura di 12 centesimi per ogni metro cubo, doveva aver luogo dieci mesi dopo la stipulazione del rogito, cioè il 28 maggio 1895.

Con istrumento del 26 marzo 1895 per Notar Francesco Scognamiglio fu stipulata una convenzione, precedentemente approvata dal Consiglio Comunale di Resina nelle sedute del 25 gennaio 1892 e del 25 febbraio 1892, tra il signor Bernardo Petòt ed il Comune di Resina.

La Giunta Provinciale Amministrativa approvava la suddetta convenzione il 7 aprile del 1892.
Il contratto di concessione fra il Comune di Napoli e quello di Resina fu stipulato il 28 agosto 1894. Questo contratto prevedeva la fornitura al nostro Comune di 220 mc. di acqua al giorno, salvo poi ad arrivare a un massimo di 500 mc. di acqua al giorno in caso di futura necessità.

Il Consiglio Comunale approvava il Regolamento nei giorni 25-28 agosto e 2-6 settembre 1894.
Finalmente l’inaugurazione avvenne il 10luglio 1895. Il nuovo acquedotto vesuviano, destinato a distribuire una diramazione delle fresche e limpide acque del Serino anche agli altri Comuni marittimi circumvesuviani, sorgeva su un terreno già di pertinenza della chiesa di Pugliano ed appartenente – come Villa Irene – al patrimonio della cappella di S. Sebastiano.

Il 1″ luglio del 1895 segna, dunque, una data importante nella storia del progresso igienico e sociale di Resina. I giornali napoletani salutarono con soddisfazione questo avvenimento; fra tutti, si distinse il Roma del 12 luglio 1896.

Finalmente dopo tante battaglie legali con la Società delle acque e la burocrazia locale e nazionale, anche la nostra Resina poté utilizzare le acque del Sevino.