Il mistero dell’urlo in via fosso grande.

0 5 anni fa

Un episodio strano ed al limite del sovrannaturale si verificò proprio a Resina e destò un grande scalpore, anche al di fuori dell’ambito locale.
Accadde nell’attuale Via Fosso grande, già Fosso dei Corbi, una solitaria e accidentata zona di campagna. Fino al 1858, anno dell’eruzione che lo colmò e lo rese praticabile, il Fosso grande era un burrone ostruito da enormi pezzi di roccia ferruginosa. Da qui erano passate le lave del 1631 e del 1767, ma erano state soprattutto quelle del 1858 a colmare il vallone, profondo un centinaio di metri. Dopo l’eruzione di quell’anno, Via Fosso grande era dunque appena un sentiero campestre, accessibile solo da Via Madonnelle. I lavori della nuova strada comunale Resina -S. Sebastiano avrebbero avuto inizio a partire dal 1894, e solo qualche casupola interrompeva, qua e là, la solitudine della campagna.

Era una notte del mese di novembre del 1880, quando un urlo che niente aveva di umano svegliò gli spauriti abitanti della zona. Il fatto si ripeté anche nelle notti successive, destando in tutti non poche apprensioni. Si trattava di un lungo, modulato sibilo che proveniva dalla campagna; ma non si riusciva a capire la natura del suono: era un uomo in preda ad un raptus di follia? Oppure un fantasma che si divertiva a terrorizzare la gente?

Per qualche tempo, i più coraggiosi tra i contadini, armati di fucile, batterono la zona palmo a palmo, sparando in direzione della voce, ma inutilmente.
Intanto, la notizia di quella strana voce notturna si era diffusa rapidamente nel paese provocando, oltre ad un giustificato allarmismo, una ridda di spiegazioni e di interpretazioni le più curiose e fantasiose. I moralisti erano sicuri che si trattasse di un’anima dannata, probabilmente quella di una prostituta che in vita aveva operato nella zona; ma non mancava chi credeva di ricordare che il vallone di Fosso grande era stato conosciuto in passato come la zona degli spiriti. Che fare? I più superstiziosi proposero di affidare il caso alla vecchia ‘e Mattavona, una donna conosciuta in paese per le sue arti magiche. Interpellata, la fattucchiera decise di fare una ricognizione in Ioco.

Streghe_rogo

L’appostamento in Via Fosso grande avvenne nella notte di uno dei primi giorni di dicembre. Sotto un albero di fichi, ai margini della campagna, presso una masseria, un gruppetto di coraggiosi si mise in attesa degli eventi, fidando ciecamente nelle virtù taumaturgiche della megera. A mezzanotte, l’ora classica delle streghe e dei fantasmi, dal profondo della campagna si levò, lontano ma chiaro, il tanto atteso urlo: angoscioso e straziante; come quello di una donna che stava per essere strangolata.
La vecchia ‘e Mattavona si fece allora avanti e, alzando le mani verso la direzione della voce, farfugliò delle parole incomprensibili. Quanto tempo durò quell’esorcismo? Qualche minuto? Un’eternità? Poi i presenti, che avevano trattenuto il respiro per non disturbare la sacralità di quel rito, furono invitati a tornare a casa Da allora l’urlo scomparve. I contadini poterono tranquillamente dormire nelle loro case, senza più essere terrorizzati dalla voce misteriosa; e Resina tornò a vivere di nuovo la vita sonnacchiosa della «provincia addormentata ».

Ma una cosa tuttavia rimase, resa anzi ancora più grande dall’avvenuta scomparsa del!’incubo notturno: la credenza nelle pratiche magiche. E le varie fattucchiere continuarono a lungo a fare affari d’oro, speculando sulle necessità vere o presunte della popolazione .
Per concludere questo interessante capitolo di storia locale, piace ricordare che proprio nella zona del Fosso grande sorse più tardi l’attuale cimitero extra-urbano di Resina. Singolare coincidenza? Può darsi: ma, ancora oggi, qualche vecchio cultore di storia locale si dice convinto che la casa dei morti non poteva che essere costruita nell’antica sede degli spiriti.

L’episodio fu narrato da un vecchio resinese tale Michele Cozzolino, morto nel 1956 all’età di 94 anni. Il Cozzolino assistette personalmente all’evento narrato e fino alla morte conservò un ricordo lucido dell’episodio.

Tratto dal libro di mario carotenuto Da Resina ad Ercolano. Una città tra storia e cronaca. – Ed. pro Ercolano