Il bosco di Portici e Resina, la sua storia

0 6 anni fa

Sebbene il villaggio di Resina fosse venuto ampliandosi sullitorale (probabilmente per la maggiore vicinanza alla strada imperiale), pure non si volle mai riconoscere altro luogo per principale se non quello dove sorge il santuario di Pugliano, ancorché collocato fuori mano; anzi fino al secolo XVI era in quel sito -come s’è detto -una boscaglia (1), e vi si conserva ancora il nome di bosco.

boscodiportici 

A proposito di questo bosco, così scriveva V.Jori e):
« Chi da Resina salga la strada di S. Maria a Pugliano, giunge all’omonimo monumentale tempio; e, percorrendone la via a sinistra, perviene alla già reale Fagianeria, per la quale fu posta nel luogo detto nel 1740 Croce di San Marco, indi Bosco di San Marco; che divenne dominio borbonico dal 2 marzo 1758 in poi… Croce di S. Marco, che non è quella così detta al dì d’oggi in Portici; ma quella il cui nome antichissimo ricorda il quando delle Rogative (3) di Resina, che arrivate a tale Croce, non passavano più oltre, e perché era limite spirituale di Resina con San Giorgio (4). Nome di S. Marco che estesesi ad un larghetto, ad una breve via ed al Bosco, i l comprendente parecchi territorii: un bosco, tre masserie, incorporandovi ancora una pubblica strada, che, dalle Novelle calando a S. Maria a Pugliano, si disse confinare con detta strada il Bosco superiore unitamente a quello di S. Marco» (5).
Anche il Chiarini (6) descrisse questo sito:

bosco
« Finalmente valicando un ponte (7) che cavalca la via sul Canalone, a S.M. a Pugliano, si perviene ad altra parte del bosco, nominata la Fagianeria, dove osservansi ancora le poste dell’antica caccia di selvaggine, ed in tempi posteriori si allevavano i fagiani. Al 1839 ne fu venduto un pezzo che apparteneva ‘a Principi secondogeniti, il quale faceva angolo alla strada nuova (8) di S. Vito, alla cui metà riesce una porta del bosco. Il quale si vuole molto lodare per varietà di siti cangianti di aspetti e di luce, or colti, or selvaggi, e per intrighi e sbocchi di viali, quasi sempre facili alle ruote, dal monte al mare, offrendo alla vista or le nude lave del Vesuvio, or sempre verdi praterie spontanee ed artificiali, rallegrando gli sguardi con una grandissima molteplicità di forme e di prospetti pittoreschi tra più belli che mai possa immaginare pittore di paesaggi ».

Perché non vada smarrito il ricordo di quello che fu un tempo il Bosco Superiore (detto così per distinguerlo dal Bosco Inferiore di Portici) di Pugliano, si ritiene opportuno riportare un quadro sinottico dei suoi antichi proprietari, tra i quali spiccano gli immancabili Cozzolino (Pezza di caso) e Gaudino, unitamente ai Pittari e ai Donna Perna (proprietario, quest’ultimo, in quel tempo, anche dell’attuale Villa Rivellini). Si tratta di gente che non lesinò mezzi ed energie per rendere ancora più belli ed accoglienti quei siti sui quali il Palermo (9) si era già espresso in questi termini:
« Chiunque vede questi luoghi amenissimi non può far a meno di stimarli un paradiso in terra, come da’ più’ saggi forestieri vengono chiamati »:

ilbosco-2La preferenza accordata dai Borboni alla nostra incantevole plaga, la vicinanza alla città di Napoli, l’apertura della nuova strada per l’Osservatorio vesuviano, nonché le eccezionali condizion( climatiche del nostro amenissimo distretto, fecero della zona compresa tra Pugliano e le falde del vulcano, anche nella seconda metà dell’Ottocento, un luogo ideale per il soggiorno e la villeggiatura. Le maggiori famiglie deÌ1’emergente borghesia si costruirono bellissime ville nei dintorni, rivaleggiando in magnificenze e svaghi.
Tali requisiti paesaggistici e climatici fecero concepire al comm. Luigi Sapio, verso il 1930, un disegno audace. Considerato che il Comune di Resina, nonostante il suo vastissimo territorio, non avrebbe potuto avere un adeguato sviluppo.turistico senza l’integrazione del porto del Granatello, della sua stazione ferroviaria e dell’ampio parco del bosco reale di Portici, perché non procedere all’unificazione di Portici e di Resina creando la grande Ercolano e dando all’Italia una nuova città di grande interesse per il traffico turistico internazionale? Lo scopo era quello di creare una STAZIONE DI SOGGIORNO TURISTICO INVERNALE, da realizzarsi in una zona compresa tra i 100 e i 400 metri sul l.d.m., lungo la fascia collinare che da S. Vito porta a Torre del Greco.

Il progetto, redattodall’ing. Raffaele D’Angerio, prevedeva la bonifica della zona denominata Cuparella, ancora. oggi malsana e maleodorante, la quale era destinata a diventare così il centro urbano, modernamente attrezzato, della grande città di Ercola,no nata dalla fusione di Portici e di Resina. Per l’attuazione di questo programma gli operatori del settore turistico richiedevano soltanto la costruzione, ad opera dello Stato, della strada (lunga appena 1000 metri) lungo il bosco reale di Portici e di una mulattiera che con quattro rettilinei doveva raggiungere la funicolare del Vesuvio, oggi funivia.
Questo problema, agitato già prima dell’ultima guerra, fu recepito dalle Autorità centrali dell’epoca: Il Soprintendente ai Monumenti, nel 1930, riconobbe che le esigenze dello sviluppo turistico richiedevano che alle falde del Vesuvio, a partire da quota 120, fossero consentite soltanto piccolissime costruzioni per pensioni, ristoranti e villini, di altezza di 5 metri, occultate da piante di alto fusto. In quell’epoca, nella zona esistevano appena un convento, un ristorante e l’Osservatorio.

Fu così che venne autorizzata la costruzione dell’auspicata arteria attraverso il bosco reale di Portici (dove fu disposto l’abbattimento di sei ettari di alberi) e ne fu resa esecutiva l’opera: « Strada di accesso all’Autostrada, con derivazione alla stazione della Circumvesuviana -progetto 12 febbraio 1932 -importo L. 1.750.000 n. 1085 -Relatore’ Pignone »., Questa strada ed il territorio dell’ex bosco Catena (anche qui si procedette all’abbattimento di quindici ettari di alberi, per destinare la zona ad alberghi) sarebbero stati il centro della zona turistica:

Ma il sogno della grande Ercolano e della sua stazione di soggiorno invernale svanì.
Cosa resta oggi di quel progetto veramente ambizioso? Solo dodici lapidi affisse sui muri del porticese Rione Sapio, un quartiere che si trova lungo l’asse di quella che doveva essere la grande arteria turistica. Riportiamo, qui di seguito, il testo di una di quelle iscrizioni, forse la più significativa:

LE DODICI LAPIDI IN QUESTO RIONE TESTIMONIANO LA VlSIÒNE AVUTA FIN DAL 1928 DI UNA STAZIONE TURISTICA INVERNALE IN ERCOLANO COME MONTECARLO NIZZA CANNES CON CARATTERISTICHE PECULIARI ALLA ZONA VESUVIANA.
NEL 1932 FU RESO ESECUTIVO -MA NON REALIZZATO IL PROGETTO DEL PROLUNGAMENTO DI VIA DELIZIA ED IL COLLEGAMENTO CON IL PORTO E LA STAZIONE FERROVIARIA. FURONO CREATI VIALI -PIAZZE -STRADE E COSTRUITI EDlFlCt. NEGANDO IL PERMESSO PER QUATTRO GRANDI ALBERGHI CHE A M. 100 SUL L.D.M. NON AVREBBERO ALTERATO IL PANORAMA, CI SI DOMANDA PERCHÉ NON SI ABBIA VOLUTO DARE A ERCOLANO IL GRANDE VANTAGGIO CHE LA STAZIONE TURISTICA INVERNALE AVREBBE APPORTATO?

IL LUSSUREGGIANTE VERDE CHE NEL 1928 SI STAGLIAVA ALLE FALDE DEL VESUVIO È· STATO OGGI SOSTITUITO DA UNO SQUALLIDO PRESEPIO.