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I parroci di santa maria a pugliano grandi uomini di fede al servizio del popolo
16 settembre 2015
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Non sempre gli uomini hanno la diligenza e la pazienza di conservare i documenti per i posteri. È un’autentica fortuna, perciò, che la parrocchia di S. Maria a Pugliano conservi, quasi integra e in buone condizioni, la serie dei registri parrocchiali: segno evidente della diligenza e dello zelo dei vari parroci che in essa si sono alternati dalla metà del sec. XVI ad oggi.

Senza questi registri ben poco, o quasi niente, potremmo sapere dei nostri lontani concittadini, perché i registri comunali non ci permettono di risalire oltre la metà del secolo scorso.
Assieme ai registri parrocchiali bisogna poi ricordare i volumi contenenti gli Atti delle Visite Pastorali, che gli Arcivescovi di Napoli -dalla cui giurisdizione dipende ecclesiasticamente Ercolano lungo i secoli fecero alla parrocchia di Pugliano.
Da questa duplice serie di documenti si ricava questo «excursus» sui parroci di Pugliano.
Agli inizi del 1541 veniva nominato Arcivescovo di Napoli Francesco Carafa, secondogenito di Antonio, terzo conte di Ruvo, di Torre del Greco e dei Casali di Resina, Portici, Mariglianella e di Crisostoma d’Aquino.

Anche se raggiunse Napoli soltanto nell’aprile dell’anno seguente, il nuovo Arcivescovo non perse tempo: mentre si trovava ancora a Roma, infatti, diede disposizione al Vescovo di Capri, suo Vicario Generale, di indire la visita pastorale.
Secondo quanto ci fa sapere qualche storico, il Carafa raccomandò al suo Vicario Generale di badare soprattutto alla disciplina del clero e allo stato in cui si trovavano le varie chiese e cappelle della Diocesi.
Nel mese di settembre dell’anno 1542, il vescovo Leonardo De Magistri, quale delegato dell’Arcivescovo di Napoli, giunse nel Casale di Resina per la visita pastorale. Il Rettore della chiesa di Pugliano era allora don Sasso Oliviero, che era assente perché a Roma presso la Curia romana ed era rappresentato dal suo sostituto don Simone Scognamiglio.
Ed ecco l’elenco completo dei parroci di S. Maria a Pugliano dal Concilio di Trento in poi:

1) Nocerino Giovanni Battista (1565-1593)
2) Scognamiglio Marco (1593-1623)
3) Petrullo Lelio (1626-1633)
4) Scognamiglio Francesco (1633-1656)
5) Ascione Lucantonio (1656-1677)
6) Fiengo Francesco (1677-1684)
7) Imperato Rocco (1684-1727)
8) D’Auria Carmine (1727-1760)
9) Nocerino Giovanni Battista (1760-1795)
10) Nocerino Francesco (1795-1817)
11) Formisano Luca (1829-1863)
12) Rota Ciro'(1863-1899)
13) Cozzolino Gioacchino (1899-1943)
14) Matrone Giuseppe (1951-1996)

15) Franco Imperato (1996- in vigore).

Inoltre è da notare che:
-dal 1623 al 1626 fu vicario economo don Camillo Bossa;
-. fra la fine del 1633 e i primi mesi del 1634 resse la parrocchia in qualità di vicario economo don Francesco Scognamiglio; -dal 1817 al 1829 fu vicario economo don Michele Cozzolino; -dal 1863 al 1867 resse la parrocchia come vicario economo don Ciro Rota; – dal 1943 al 1949 fu vicario economo don Gioacchino Marino, dal 1949 al 1951 resse la parrocchia come vicario economo don Antonio Manzo.
Nel 1579 fu nominato Cappellano don Giovanni Battista Nocerino (che già dal 1565 troviamo presente nella chiesa di Pugliano come ci testimoniano i registri dell’Archivio parrocchiale) e confermato nel 1580 dal Vicario Generale. Erano i tempi dell’Arcivescovo Annibale di Capua, con il quale gli Estauritari di S. Maria a Pugliano ebbero a lottare per la nomina del parroco. Nel 1593 infatti, quell’Arcivescovo aveva bandito un regolare concorso senza tener conto del diritto vantato dagli Estauritari di nominare il «Cappellano» (ossia il parroco) della Estaurita. Questa disputa fu vinta dagli Estauritari che elessero il nuovo parroco, il’ sac. Marco Scognamiglio.
Nel 1596 il 25 di febbraio fu eletto il nuovo Card. di Napoli nella persona di Alfonso Gesualdo. Gli storici lo ricordano come un intelligente riordinatore delle strutture parrocchiali della diocesi; per il bene spirituale delle anime eresse nuove parrocchie e con fermezza richiamò i parroci all’obbligo della residenza.
Il 6 maggio 1599 il Cardinale venne a Resina per la Visita Pastorale.

A quel tempo, come si legge negli atti della Visita Pastorale, la parrocchia di Pugliano aveva già gli altari del Crocifisso, di S. Sebastiano, di S. Giovanni Battista, (eretto, quest’ultimo, a spese dei pescatori di Resina, che fecero eseguire anche il dipinto), e di S. Antonio di Padova.
In tale occasione l’Arcivescovo dovette ammirare i preziosi vasi ed arredi sacri custoditi nel «tesoro» (proprio così si legge nei documenti), ove, fra le altre cose, facevano bella mostra di sé le lampade di argento massiccio.
In tale occasione non tutto dovette andare liscio. Ce ne informa il biografo del Venerabile Carlo Carafa, P. Gisolfo, e vale la pena riferire le sue proprie parole:

«Nel Casale di Resina occorre un gran disturbo, e fu che i maestri della chiesa di S. Maria a Pugliano, la quale è di molta divozione e concorso di popolo, nella Visita che vi fece il Cardinale Gesualdo A rcivescovo di Napoli, dimostrarono resistenza in dare i conti della loro amministrazione e delle limosine, che abbondantamente vi concorrevano. Onde, dopo le dovute citazioni, furono scomunicati insieme con gli eletti sindaci e buona parte della terra per altre loro disubbidienze: e perché delle censure ecclesiastiche nulla curavano, e lontani dalla comunione dei fedeli ostinatamente vivevano, non volendo ricevere predicatori che a tal fine venissero, l’Arcivescovo con la sua solita pietà, dispiacendogli la loro ruina, pensò ridurli all’obbedienza col mezzo di Carlo, che in tutti quei luoghi era tenuto in concetto di santo per le missioni che vi faceva. Chiamato esso dunque a farvi una missione, lasciò subito la sua quiete, e se ne andò senza altro indugio a quel luogo dove fu con molta riverenza ed onore ricevuto:  tanto seppe rappresentargli al vivo lo stato miserabile della scomunica del quale non vi è vita peggiore e la ingiuria che faceva a Dio col non obbedire al loro pastore, che in poco tempo li ridusse tutti a penitenza, conducendoli all’Arcivescovado ad offrirsi a qualsivoglia castigo ed a sottomettersi agli ordini e comandamenti dell’Ordine>>.

Allo zelo del parroco Marco Scognamiglio è da ascriversi inoltre l’intensa pietà liturgica e la devozione alla Madonna, che durante questi anni fiorirono nella parrocchia di Pugliano.

Nel 1619 la chiesa parrocchiale aveva una cappella ed un altare dedicato alla Madonna di Ampellone dietro l’altare maggiore già c’era il coro e le celebrazioni liturgiche potevano così svolgersi con regolarità e solennità; il clero parrocchiale cantava la messa conventuale tutte le domeniche e giorni festivi, la messa di requie ogni lunedì e i vespri solenni in tutte le festività della vergine e degl’apostoli.

Morto nel 1623 d. Marco Scognamiglio, la parrocchia di pugliano restò vacante per ben tre anni : vicario economo fu d. Camillo Bossa.

Il nuovo parroco, nominato nel 1626, fu don Lelio Petrullo, che troviamo anche tra i partecipanti a tutti e tre i sinodi diocesani, indetti dal Card. Francesco Buoncompagni, Arcivescovo di Napoli, nel 1627,1628 e nel 1632.

Nel 1633, avendo il Petrullo, non sappiamo per quale motivo, rassegnate le dimissioni, la Curia di Napoli gli diede il successore nella persona di don Francesco Scognamiglio.

Tempi tristi ebbe a vedere costui. Si era nel periodo piu’ buio della dominazione spagnuola e l’Università (comune)  di Resina non navigava in acque tranquille: la popolazione esasperata dalla miseria ed oberata di tasse e balzelli imposti dal potere centrale o dal feudatario locale, non sapeva piu’ a chi raccomandarsi. La visita Pastorale del Card. Ascanio Filomarino, Arcivescovo di Napoli, fece alla parrocchia di pugliano il 7 novembre 1645, dovette svolgersi con il presentimento che qualcosa di brutto dovesse accadere.

E il brutto accadde nel luglio del 1647 con la nota rivolta di Masaniello che assieme alla città di Napoli coinvolse anche i casali.
Ma il peggio doveva ancora venire, e  fu la peste che nella metà del 1656 spopolò letteralmente il reame di Napoli. Un’idea palpitante di ciò che significò la peste cl Resina si ha sfogliando il libro dei defunti del 1656 della parrocchia di santa maria a pugliano.
Il  morbo dovette manifestarsi tra la fine di aprile ed i primi giorni di maggio e raggiunse le sue punte massime fra la seconda quindicina di giugno e la prima di luglio. A stento il parroco riusciva a segnare il nome e cognome dei defunti. Basti pensare che mentre nei tre anni precedenti l’indice di mortalità di Resina era stato di 20-22 morti all’anno, nei soli mesi di maggio, giugno e luglio del 1656 i morti furono più di 400. Sotto il solo giorno 25 giugno sono segnati 28 morti.

Fra le vittime della peste vi fu anche il parroco di Pugliano: morì il 9 luglio del 1656. In tale giorno cominciò a registrare i defunti il vicario economo don Lucantonio Ascione; primo ad essere segnato dalla mano di costui fu proprio don Francesco Scognamiglio.
Al parroco Ascione Lucantonio, che per diversi anni assieme .li sacerdoti Angelo Imperato e Domenico Focone era stato confessore della parrocchia di Pugliano, toccò il grave compito della ripresa dopo la spaventosa tragedia della peste.
Inunto nel 1667, morto il Filomarino, veniva nomtnato Arcivescovo di Napoli il Card. Innico Caracciolo.

Nel 1677 il Card. Caracciolo venne in visita Pastorale a Resina. Nella relazione stesa dal parroco ancora una volta si parla della Madonna di Ampellone. Non tutto il Cardinale dovette trovare in ordine durante la sua visita alla parrocchia di Pugliano; fra i rilievi mossi al parroco ci fu anche quello di stendere un inventario di tutto quanto si conserva nella sala del tesoro.

L’Arcivescovo poteva però rallegrarsi col parroco per la devozione alla madonna di Pugliano che in quegli anni si andava diffondendo specialmente tra la nobiltà napoletana.

E’ significativa a tale riguardo la notizia di un cronista dell’epoca che nel giorno di pasqua del 1670 annotava che <<dopo pranzo il signor Vicerè si portò alla devozione della Madonna di Pugliano con le compagnie delle cavallerie e delle lance. Arrivando al ponte trovò quello, come è solito, coperto di popoli infiniti e di dame in carrozze, concorrendovi ancora quasi tutta la nobiltà con tiri a sei.>>

Il Parroco don Lucantonio Ascione morì il 12 settembre 1677. Solo sette anni visse il successore don francesco Fiengo che morì il 2 ottobre 1684.

In quello stesso anno venne nominato parroco don Rocco Imperato, che durante il suo lungo ministero parrocchiale ebbe la fortuna di veder realizzato un sogno a lungo accarezzato dai Resinesi; nel 1699 alle Università feudali di Resina, Torre del Greco, Portici e Cremano venne concesso dal Sovrano il diritto di affrancarsi a proprio spese passando così al regio Demanio ( si tratta del cosìdetto Riscatto baronale).

Il primo dello stesso anno il parroco Imperato accoglieva solennemente il Card. Arcivescovo di Napoli Giacomo Cantelmo, che venne a Resina per la visita pastorale.

Merito del parroco Imperato fu la missione che i padri cappuccini predicarono a resina del 1713. Trent’anni dopo se ne conserva ancora il ricordo e se ne potevano vedere le nove croci di legno che in tale occassione erano state collocate sul lato sinistro della piazza, per ravvivare nei fedeli la devozione alla passione del signore.

Il 26 settembre 1727 lo zelante parroco fu chiamato a ricevere il premio delle sue fatiche.

Parroco ugualmente zelante fu il successore don carmine d’auria. A quel tempo la parrocchia di Pugliano pur contanto poco piu’ di tremila anime (nel 1733 ne contava 3300) si estendeva su un territorio molto vasto, per tale motivo una cura particolare dedicò il D’Auria alle chiesette della periferia.
.Degno di ricordo quanto fece per la chiesetta del SS. Salvatore al Vesuvio ave, con la collaborazione del pio Frate Fortunato Lavita, introdusse la devozione a S. Gennaro. Qui ogni anno, con grande concorso di popolo, si celebrava, in onore del Santo .Patrono, una solenne festa il mercoledì dopo Pentecoste.
Merito del Parroco D’Auria fu pure la grandiosa missione, che nel 1742 mobilitò tutta Resina. Il popolo rispose generosamente alle attese del parroco, che non poco aveva dovuto lavorare per avere nella sua parrocchia i due preti più santi e zelanti della Diocesi di Napoli: S. Alfonso Maria de Liguori e il Venerabile Gennaro Maria Sarnelli.

L’anno dopo al parroco toccava ricevere per la visita pastorale l’Arcivescovo di Napoli, Cardinale Giuseppe Spinelli, che, proveniente da Portici, giunse a Resina la mattina del lunedì 8 gennaio 1743. Nella chiesa di S. Maria della Consolazione dei Padri Agostiniani, ave fece una breve sosta, indossò i sacri paramenti; da qui partì poi il corteo che, composto da clero e autorità, accompagnò fino alla chiesa di Pugliano il Cardinale incedente sotto il pallio.

Piazza Pugliano dovette offrire un bel colpo d’occhio all’Arcivescovo: la chiesa si ergeva in fondo a un grande spiazzo circondato ai due lati da querce ed olivi; sulla sinistra si vedevano ancora le croci poste trent’anni prima. Sulla facciata, oltre al campanile, si stagliava un grande atrio coperto, sostenuto da quattro pilastri; fra un pilastro e un altro si ergevano due colonnine di pietra vesuviana per impedire l’ingresso nell’atrio ai calessi e alle carrozze che ogni anno accorrevano numerose nel primo venerdl di marzo e nel giorno di Pasqua. Alle porte della chiesa, il parroco diede a baciare il Crocifisso al Cardinale ed insieme a lui si portò all’altare maggiore per adorare il SS. Sacramento.

Nella sua relazione il parroco, tra le altre cose, metteva in risalto il risveglio religioso in atto, che egli attribuiva alla missione predicata l’anno precedente da S. Alfonso.
Nell’ultimo anno della sua vita il D’Auria, ormai vecchio e stanco, fu validamente collaborato dal sacerdote Andrea Cozzolino. Il 25 novembre 1760 si” addormentò nel sonno dei giusti. Gli successe don Giovanni Battista Nocerino, che fu parroco fino alla morte, avvenuta il 18 febbraio 1795.

Tempi duri si annunciavano per don Francesco Nocerino, che fu nominato parroco il 1795.

Quattro anni dopo, nel mese di gennaio, l’esercito francese entrava vittorioso in Napoli, ove veniva proclamata la Repubblica Partenopea. L’avvenimento ebbe immediate ripercussioni anche nei Casali. Il parroco di Pugliano fu sospeso dalle sue funzioni e la Curia fu costretta a nominare un vicario economo nella persona del sacerdote resinese Antonio Formisano.
Poco dopo, la soppresione degli Ordini Religiosi colpì anche i Padri Agostiniani di Resina, che furono sfrattati dai loro conventi e dalla loro bella chiesa, affidata, poi, ad un sacerdote del clero locale.
Quando finalmente dopo tanti lutti e tragedie, nel 1815 tornò la pace, il vecchio parroco era ormai stanco e ammalato. Due anni dopo, 18 luglio 1817, morì assistito dal coadiutore don Michele Cozzolino, che due giorni dopo veniva nominato vicario economo.

Si apriva per la Parrocchia di Pugliano una lunga vacanza.
Toccò pertanto al trentasettenne don Michele Cozzolino dare il benvenuto al Cardinale Luigi Ruffo Scilla, che la mattina del tre aprile del 1818, giunto in carrozza a Resina, dopo una breve sosta in piazza Fontana dei Colli Mozzi, a piedi si dirigeva alla chiesa di Pugliano.
Questa volta fu il vicario foraneo, che era il settantaduenne sacerdote don Antonio Formisano di Resina, a stendere la consueta relazione sullo stato della parrocchia.
Lo sviluppo demografico di Resina (dalle 3300 anime del 1733 si era ormai arrivati alla cifra di 8600), lo sviluppo agricolo che provocò il rapido popolamento della zona posta a nord della chiesa di Pugliano (per le esigenze spirituali di questi contadini, a spese del sig. Vito Cozzolino, fu costruita la chiesetta di S. Vito, che egli poi lasciò ai sacerdoti Benedetto, Andrea, Romualdo e Aniello Cozzolino suoi eredi), ed altri aspetti sociali e religiosi di Resina vennero puntualmente messi a fuoco nella relazione di don Formisano. Nel 1829, dopo ben 12 anni di sede vacante, venne nominato il nuovo parroco nella persona del sacerdote don Luca Formisano.
Dopo pochi anni, nel 1836-37, scoppia il colera a Napoli che miete circa 20.000 vittime. Fu per questo motivo, quindi, che la Visita Pastorale dell’Arcivescovo Filippo Giudice Caracciolo del 21/11/1837 si svolse un po’ in tono minore. In compenso fu il parroco Formisano che accolse Pio IX nel 1849.

Il 2/2/1863 moriva don Luca Formisano e gli succedeva come vicario economo dal 1863 al 1867 don Ciro Rota  che sarà parroco fino al 1899. Fu proprio il parroco Rota che nel 1875 volle la solenne incoronazione della Madonna di Pugliano. Nel 1898 il vecchio parroco dovette assistere inerme ai moti popolari scoppiati a causa della pesante pressione fiscale e delle sperequazioni sociali presenti nel Regno d’Italia. Fu dichiarato lo stato d’assedio (a Milano il gen. Bava Beccaris prese il popolo a cannonate) e ben 34 resinesi furono condannati per i disordini (le sentenze furono emesse nel luglio 1898). Il 9/1/1899 moriva don Ciro Rota.

gioacchinocozzolinoGli successe Mons. Gioacchino Cozzolino.

Gioacchino Cozzolino nacque a Resina 1’11/5/1868 in Contrada Novelle Patacche. Fu scelto come parroco di Pugliano il 12/7/1899. Il possesso canonico fu celebrato il 21 dicembre 1899.
Il nuovo parroco svolse per quasi mezzo secolo un ruolo di primo piano nella storia di Resina, organizzando e promuovendo istituzioni religiose e filantropiche e partecipando attivamente agli avvenimenti tristi e lieti del suo tempo in qualità di protagonista e di autorevole testimone.

IstituÌ in primo luogo la Lega Cattolica degli operai intitolata a S. Maria a Pugliano.
Ereditò il legato Dell’Aquila Visconti, disposto per testamento dal Cav. Leopoldo; contribuÌ alla erezione dell’Ente Morale dell’Orfanatrofio intestato a Gemma dell’Aquila figlia di Leopoldo, e ne fece eleggere direttrice a vita Suor Ernesta De Gregorio.
Nel 1905 benedisse il nuove cimitero comunale in via Fosso Grande.

Durante la terribile eruzione del vesuvio verificatasi nel durante la settimana santa del 1906, portò in processione sino ai confini del paese il simulacro della Madonna di Pugliano. Durante quelle drammatiche giornate il 9 aprile incontrò il Re Vittorio Emanuele III venuto a portare conforto alla popolazione vesuviana.

Nèi terribili giorni dell’alluvione del settembre del 1911 , si prodigò con b sua presenza e con i suoi interventi a bI/ore del suo popolo; chiese, ottenne e distrubuÌ i primi soccorsi concessi dalle autorità, assistito dal sacerdote medico don Luigi Noviello.

Fondò e diresse per quasi vent’anni il bollettino parrocchiale di S.Maria a Pugliano (il primo numero uscÌ il 15 dicembre 1923).

Progettò il restauro della chiesa, in vista del cinquantenario della Incoronazione che si sarebbe celebrato nel 1925.
Il 26 gennaio del 1926 fu eletto vicario foraneo di Resina dal Card. Alessio Ascalesi. Lo stesso Cardinale, con decreto del 18 novembre 1928 elevò alla dignità di chiesa Arcipresbiterale la Basilica di S. Maria a Pugliano ed insignì il parroco Gioacchino Cozzolino del titolo di Arciprete  con tutti i diritti, onori e prerogative che provengono da tale dignità, in tutto il distretto di Resina.

Il 17 dicembre 1929, fu ricevuto dal Papa Pio XI, al quale fu presentato dal Cardinale Ascalesi come «parroco del Vesuvio ».
Su proposta del Card. Ascalesi fu nominato Protonotaio Apostolico, «ad instar partecipantium », dal Sommo Pontefice Pio XI.
MorÌ la notte del 7 gennaio 1943. Per volontà del popolo la salma di Mons. Gioacchino Cozzolino fu tumubta in chiesa nella cappella di S. Anna.

Alla morte del parroco Cozzolino, seguirono circa nove anni di interregno durante i quali si susseguirono due vicari economi.
n primo Vicario Economo fu don Gioacchino Marino, un profondo conoscitore della storia di Ercolano e del Santuario di Pugliano in particolare; di lui conserviamo nel nostro archivio parrocchiale il suo importante manoscritto sulla storia del Santuario di S. Maria a Pugliano.
Il secondo Vicario Economo è stato don Antonio Manzo, attuale vice parroco di S. Maria a Pugliano.

MatroneFinalmente, il 23 settembre 1951 fu nominato l’attuale parroco di Pugliano: don Giuseppe Matrone.
Parroco zelante, pio e di ampie vedute, don Giuseppe Matrone è nato ad Ercolano l’11/5/1915. Ordinato sacerdote il 30/5/1942 si laureò in lettere classiche il 26/7/1949.
Su proposta del Card. Corrado Ursi il parroco Matrone è stato nominato dal Papa «Cappellano d’Onore». Nella sua inesauribile vitalità governa la parrocchia di Pugliano da oltre 30 anni con la freschezza e la gioia di sempre.
Fra le sue opere parrocchiali spicca la ristrutturazione dei locali della cosiddetta «terrasanta », con la costruzione al piano terra di sei belle e spaziose aule e, al piano superiore, uno splendido e ampio salone.

Infine, Mons. Giuseppe Matrone è stato il parroco che ha promosso i grandiosi festeggiamenti in occasione del centenario dell’incoronazione della Madonna di Pugliano nel 1975.

Succede nel 1996 a Don giuseppe Matrone il nuovo Parroco don Franco Imperato nato ad ercolano il 20.04.1946, ordinato sacerdote il 28.06.1970. Don Franco Imperato già Vicario parrocchiale di S. Caterina V.M. Ercolano (1970-1980); Parroco di S. Maria di Loreto in Ercolano (1980-1984); Parroco di S. Caterina in Ercolano (1984-1996); Professore di Religione nelle scuole medie (1972-1988); Educatore in Seminario; Decano di Ercolano .

Informazioni autore

Studioso ed autore di molti testi su Ercolano e le sue tradizioni