I luoghi di Resina, come li conosciamo

0 6 anni fa

‘Ncoppe S. Austine.

È così chiamata la zona antistante la parrocchia di S. Maria della Consolazione, la prima che s’incontra, sulla destra, venendo da Portici. Il nome deriva dagli Eremitani Scalzi dell’ordine di S. Agostino, che vi costruirono la loro chiesa nei primi decenni del Seicento.

Fore S. Catarina

 È denominato in questo modo lo spiazzo che fronteggia l’omonima chiesa, centro vitale di commercio e di traffico, punto di confluenza tra il corso Ercolano, la via Dogana, la piazza Fontana e la salita di Pugliano.

Fore ‘o ponte

Il « ponte di Resina » (da cui la locuzione dialettale) è un toponimo usato localmente per indicare l’area antistante la settecentesca villa Aprile, e trae origine da un piccolo cavalcavia eseguito, al di sopra dell’alveo naturale per la raccolta delle acque piovane ivi esistente, in occasione dell’apertura (1562) della via regia delle Calabrie.

Fore ‘a croce

 Alla metà della salita di Pugliano, e precisamente all’altezza di una stradina laterale che porta alla Cuparella, i resinesi (all’indomani dei fatti d’arme del 1799) costruirono una Croce, in sostituzione dell’albero della libertà eretto dai francesi. Il sacro simbolo diede il nome alla traversa, nomecheil popolino estese successivamente all’intera zona.

‘O treno ‘e moggia

Storpiatura di Tironi di Moccia (o Torrioni di Moccia, come leggesi nella carta del La Vega),questo toponimoindicava una vasta area a nord -est dell’abitato, celebre territorio di caccia dei Borboni. L’attuale strada, che unisce la via IV Novembre alla via Marconi, conserva ben poco delle caratteristiche di un tempo, giacchè l’intensa urbanizzazione e un traffico caotico ne hanno notevolmente alterato l’aspetto.

Dint’ ‘a Cook

 Era l’espressione con cui i resinesi indicavano il piazzale antistante la stazione della ferrovia vesuviana, alla quale si accedeva da piazza Pugliano percorrendo un vialetto tuffato nel verde e ricco di aria balsamica. La nuova stazione, costruita nel 1913 dalla famosa ditta inglese Cook, fronteggiava quella della ferrovia circumvesuviana, per cui i rispettivi binari correvano paralleli. Se le due ferrovie avessero mantenuto lo stesso scartamento ridotto, le vetture del Vesuvio avrebbero potuto circolare fino a Napoli.

‘E cieuze

Fino a non molti anni fa la gente del popolo usava queste frasi:« Vado in mezzo ai gelsi, oppure vado dietro i gelsi». Ciò sarebbe quel tratto di strada che va dall’angolo di piazza Pugliano fino alla parte alta di via Trentola. Sia negli atti amministrativi, sia negli atti pubblici o privati, si trovava un tempo la locuzione Contrada dei gelsi, oppure Contrada dietro i gelsi: riferimento preciso ad un gelseto che sorgeva vicino al Palazzo Piccolomini (poi villa Irene).

 ‘A sagliuta ‘e Tizzone

È la breve salita (dal nome di un non meglio identificato personaggio) che fiancheggia dal lato destro il santuario di Pugliano, culminando nella parte iniziale di via Madonnelle, sulla destra dell’attuale Centro polidiagnostico Plinio (un tempo meglio conosciuto come albergo d’ ‘a pacchiana), là dove correvano i binari della linea tranviaria del 57 che portava a Bellavista. Fino agli ultimi decenni del secolo scorso, questa salita era solo un sentiero che sfociava nella campagna, così come possiamo vedere nella stampa francese del 1822 e nella tavola quattordicesima annessa all’importante opera sul Vesuvio del Palmieri. Da qui erano scese le lave del vulcano, specie quella del 1631. Poi vennero i lavori ordinati dall’amministrazione Cacciottoli, con la denominazione di via Fevolella, e le ville fatte costruire nella zona dai signori napoletani, oggi ultima testimonianza di un’epoca irrimediabilmente lontana.

‘Ncopp’ ‘e capecatène

 Il vecchio e rovinoso sentiero della montagna intitolato a Luigi Palmieri, lungo il quale s’incanalarono in ogni tempo lave ed alluvioni, era fino a qualche: anno fa disseminato di dislivelli ondulati detti volgarmente capecatène. Con tale nome erano indicate le briglie ivi fatte costruire allo scopo di rallentare la discesa delle piogge torrenziali o delle lave del vulcano. Invece l’alluvione del 1911 dimostrò che tale sistema era decisamente insufficiente, per cui si decise di costruire dei collettori che meglio rispondessero alle esigenze della tutela della popolazione.

 A Croce ‘e monte

 Posta in territorio pedemontano, corrispondente ai Il Torrioni de’ monti” di cui leggesi nella carta del La Vega, questa località fu investita dal principale torrente dell’eruzione del 1771. Presenti all’avvenimento, immortalato da unagouache di Pietro Fabris (tav. 38 dei Campi Phlegraei di Sir William Hamilton), furono il re e la regina di Napoli, « che non avevano mai veduto nè correre i torrenti di fuoco, nè cadere i medesimi dall’alto»

‘A strada nova

Così era chiamata, fino a qualche anno fa,la via IV Novembre, della cui apertura si avvertì la necessità fin dal principio del secolo, anche allo scopo di costruire lungo la progettata arteria un edificio scolastico e il nuovo mercato. Così recita, infatti, l’ultima parte di una relazione (fatta dal consigliere avv. Gioacchino Evidente) approvata dal Civico Consesso nella tornata del 6 settembre 1906: « L’unica località che la Commissione concordemente opina da doversi scegliere, per la costruzione dell’edificio scolastico, è quella del nuovo Mercato, e precisamente quella in fondo del medesimo, nel territorio, cioè, del Sig. Carlo Carnier, e forse, in parte anche nel territorio di Ausiello. Talchè l’edificio scolastico sorgerebbe di fronte alla strada, che dal Corso Ercolano conduce al Mercato. Tale strada dovrebbe prolungarsi fino a raggiungere quella dei Tironi di Moccia, dirimpetto alla proprietà degli eredi Aveta.
Questa località, dal punto di vista igienico, è eccellente, trovandosi in mezzo ai campi, ove l’aria è saluberrima, e per la sua posizione è davvero incantevole; giacchè, a gara, intorno ogni cosa sorride. Inoltre la commissione fa rilevare che l’edificio scolastico sorgerebbe effettivamente nel punto più centrale del paese, e sarebbe di  facile accesso dalle diverse contrade, da quella di Pugliano, cioè, per le varie traverse, che la congiungono alla Via Trentola, e dalla Tironi di Moccia, e da quelle del Corso Ercolano, e da Via Mare, per la strada che dal detto Corso Ercolano porta al mercato».
Il progetto della strada fu realizzato, tuttavia, molti anni dopo, e solo dopo l’inaugurazione del moderno ingresso degli scavi di Ercolano (1930). La nuova arteria, i cui lavori sono documentati da una preziosa suite fotografica di proprietà dell’ing. Paolo Macera, fu completata nel 1934.