Gianni e Mario Coppola due fratelli la guerra, la prigionia e la liberazione. Una storia da raccontare

0 3 anni fa

Al fine di ricordare l’orrore e le barbarie che furono perpetrate nei campi di prigionia nazisti, vi raccontiamo la storia di due nostri reduci della seconda guerra mondiale ovvero i fratelli Mario e Gianni Coppola, zii del dott. Gabriele Coppola e dell’avv. Giuseppe Coppola, entrambi ufficiali del Regio Esercito Italiano che sebbene impiegati in reparti e fronti diversi, dopo tante traversie si ritrovarono, a loro insaputa, nello stesso campo di concentramento  ovvero lo stalag X B di Sandbostel nell’alta sassonia vicino ad Amburgo.

Il tutto ha inizio come molti dei nostri ragazzi di allora dopo l’armistizio de  l’8 settembre 1943 che aveva lasciato centinaia di migliaia di uomini sui vari fronti senza ne direttive ne ordini ed in balia dell’ex alleato Germanico deciso ad utilizzare questi poveri ragazzi come semplice forza lavoro, spesso causando la morte per stenti e per fame.

Iniziamo con la traversia di Mario Coppola sottotenente del 251° granatieri che fatto prigioniero a Creta fu trasportato insieme altre migliaia di prigionieri su un unico convoglio diretto per la Grecia rimasto indenne dagl’attacchi dei sommergibili inglesi.

Il 24.09.1943 vengono caricati su vagoni bestiame, in 48 per ogni vagone, in partenza per la germania che dopo diverse tappe attraverso l’europa centrale tra le quali Romania, Ungheraia, Jugoslavia, skopie e diverse marce a piedi giungono in Germania in data 3.11.1943. Il campo di concentramento finale dove furono portati entrambi era lo stalag X B di Sandbostel, Località sede del lager omonimo, dove nel settembre del 1939 alcune migliaia di polacchi arrivarono come prigionieri di guerra. In seguito vi furono deportate centinaia di migliaia di persone compresi, dopo l’8 settembre 1943, militari italiani tra i quali Giovannino Guareschi, Gianrico Tedeschi, Marcello Lucini e Enzo Paci. Di questi, cinquantamila morirono di stenti, malattie, impiccati o fucilati. Dei caduti in questo lager si ricorda il padre del segretario della CISL Savino Pezzotta morto di fame dopo nove mesi di prigionia.

Questi sono i documenti nei quali i nazisti, in linea con la loro criminale efficienza, annotavano tutti gli effetti dei prigionieri su apposite schede rigorosamente in tedesco.

Il 10.11.1943 finalmente i familiari dei due giovani, in special modo il loro fratello avv. Pasquale Coppola rimasto a Resina,  riescono ad avere notizia dei due giovani.

Nessuno dei due fratelli sa che sono internati nello stesso campo di prigionia, ne tantomeno può essere loro comunicatogli in quanto la corrispondenza era sottoposta al vaglio della censura tedesca.

Allora Pasquale Coppola inventa uno stratagemma, scrive sotto il francobollo della lettera indirizzata  ad uno dei fratelli la notizia che l’altro fratello è vivo e sta nello stesso campo ed a tergo della letterea comunica in codice ad entrambi questa frase :

“Ricordati come le nostre fidanzate scrivevano le notizie di nascosto ”

(ricordando a lui lo stratagemma che usavano di scrivere le informazioni sotto al francobollo)

Solo allora entrambi i fratelli apprendono la notizia e quindi Gianni Coppola inizia a cercare il fratello Mario all’interno del campo, si precisa che nel campo potevano essere internate fino a 50mila prigionieri divisi in diverse baracche.

Nel girovagare all’interno del campo Gianni Coppola incontrò altri suoi concittadini quali il dott.Tarallo, l’Avv.Giovanni Fiengo,Andrea Oliviero .

La famiglia di quest’ultimo abitava nello stesso palazzo di Via Fontana dei due fratelli Coppola.

A fine della guerra ritornarono a casa tutti insieme.

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Il 19 febbraio del 1944 Gianni trovò finalmente suo fratello Mario ma quest’ultimo, vuoi per gli stenti e vuoi per le malattie che infestavano il campo, era in condizioni quanto mai precarie, per cui il fratello Gianni accettò di lavorare al di fuori del campo nelle fabbriche tedesche al fine di trovare vettogliamento per sostenere il fratello ammalato.

Questo il documento con il quale si attestata che Coppola Giovanni che era un prigioniero lavoratore.

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Nel febbraio 1945 scrivono entrambi una lettera ai loro genitori nella quale fanno capire di stare bene e che si sono ricongiunti, solo che Gianni scriverà al posto di Mario, in quanto quest’ultimo era talmente debilitato da non poter nemmeno scrivere, ma non facendo capire ai genitori, usando quasi la stessa grafia, che il fratello Mario non era in buone condizioni di salute.

Dopo la liberazione dal campo i due fratelli trovarono un impiego nella città di Amburgo e durante le incursioni e bombardamenti degl’alleati loro si riparavano in una sottennarea nelle vicinanze dell’ Hotel Tretorn.

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Finalmente la tanto attesa partenza per l’Italia, dal lager Martinistrasse nei pressi di Amburgo, che avvenne il 29 luglio 1945 con i camion messi a disposizione dagl’alleati.

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Durante tutte le peripezie del viaggio in un’Europa devastata dalla guerra finalmente arrivarono a Napoli e presero il primo tram per Resina.

Giunti all’altezza di piazza san giovanni a teduccio intravidero il loro cognato Francesco Esposito (marito della loro sorella Teresa zia Sisina) che proprio lì aveva un deposito di baccalari.

L’Esposito telefono subito a casa dei signori Coppola comunicando questa notizia :

“ ‘E guagliuni stann’ arrivanne “

La notizie del loro arrivo fece il giro del paese ed in pochi minuti la casa dei Coppola in piazza fontana si riempì di madri, sorelle, mogli e parenti di altri militari che non si avevano piu’ notizie.

Daniele soldato morto in campo di prigionia
Daniele soldato morto in campo di prigionia

Quando arrivarono i due ragazzi dovettero rispondere ad una serie infinita di domande e gli furono mostrate diverse foto di altri militari prigionieri.

Una madre in particolare mostrò la foto di suo figlio Daniele e li  Mario e Gianni ebbero un attimo di tentennamento, ma non ebbero il coraggio di dire a quella madre piangente che suo figlio era morto di leucemia proprio nel campo dove loro erano internati.

Questa storia è stata raccontata nei decenni ai loro congiunti dagli stessi Mario e Gianni, ma purtroppo ci sono storie che non saranno ma piu’ raccontate, per quelli che non sono piu’ tornati e per quelli pur essendo tornati hanno voluto dimenticare le atrocità di una guerra assurda. Nel campo di prigionia morirono diverse migliaia di Italiani.

Prima che arrivassero i due ragazzi la gente di Resina, grazie alla sapiente organizzazione di Pasquale Coppola, il 10 giugno 1945 fu celebrata una messa solenne con la successiva processione della Madonna di Pugliano che fu portata eccezionalmente in giro tra la gente come segno di ringraziamento per la fine della guerra.

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Si ringrazia tantissimo l’avv. Giuseppe Coppola per l’accurata e paziente ricerca storico-familiare e per la dovizia nel raccontare i particolari. Per il materiale fotografico e cartaceo messo a disposizione si ringraziano la vedova di Mario Coppola ovvero la sig.ra Ninina Merola e la figlia Anna, nonchè le figlie di Giovanni ovvero Gabriella e Lucia Coppola.