Gabriele d’Annunzio a Resina

0 2 mesi fa

Nel 1892 Resina diede ospitalità per parecchi mesi ad un personaggio dal nome illustre: Gabriele D’Annunzio.
Laprolungata permanenza del poeta abruzzese nella nostra cittadina ci offre il destro per alcune considerazioni, che testimoniano il favore di cui Resina ha sempre goduto nel mondo degli artisti, dei letterati e degli uomini illustri.
Se l’antica Ercolano, infatti, era stata unanimamente un luogo ideale per il soggiorno e la villeggiatura , il Vesuvio era diventato una tappa obbligata per i viaggiatori che calavano dalle brume del Nord alle apriche conducevano sia nella  Campania, ugualmente Resina fu cantata e celebrata in ogni tempo per l’amenità del suo sito e la salubrità del suo clima : << Costruita sotto il cielo di cobalto purissimo sui resti dell’antica Ercolano, in dolce declivio sulle falde del suggestico ed irrascibile Vesuvio, fra il verde sconfinato della lussureggiante campagna e l’eterno sospiro dei fiori nelle notti stellate, accarezzata dai profumati effllivi alpestri e dalla brezza del mare screno e glauco che canta gli inni delle Sirene … ».
Occupando il punto più pittoresco del cratere partenopeo, in mezzo alle altre meraviglie che la circondavano, Resina consolidò via via la fama delle sue eccellenti virtù ambientali e paesaggistiche. A detta di Bernardino Rota (1509-1575), essa divenne celebre per i suoi lauri, come Portici per i mirtilli , Barra per le uve, S. Giorgio a Cremano per la sorba, Somma per i corbezzoli, Trocchia per i fichi, Pollena per le ciliege e Trocchia per le fragole:.

CINCTUS ARUNDINEA SEBETHUS CORNUA FRONDE
LUCIDULUS BLANDO MURMURE FUNDET AQUAS
HINC RESINA PARAT LAUROS, HINC PORTICA MIRTHOS,
BARRA UVAS, LARGO SORBA CREMANA SINU,
HINC FOETUS SUMMA ARBUTEOS, HINC TROCHIA FICUS
HINC POLLIS CERASOS, FRAGRAQUE FRACTA FERAT,
ADSIT PAMPINIA REDIMITUS VITE VESEVUS
CUI NOVA FUMANTI VERTICE FLAMMA MICAT

Una lapide murata nel 1613 fuori il Convento degli Agostiniani è oggi sistemata sulla porta d’ingresso della sagrestia di S. Maria della Consolazione, nell’atrio della chiesa, a sinistra di chi vi entra, definisce :

RHETINENSEM VILLAM CAELI SALUBRITATE
HORTORUM, FONTIUM, NEMORUM, ORAEQ. LITORALIS
AMOENITATE CONSPICUAM

Fu così che i feudatari e i nobili napoletani e spagnuoli, giustamente attirati dalla salubrità del clima e dalla bellezza dei giardini, delle sorgenti, dei boschi, delle spiagge e del litorale di Resina, cominciarono a costruirvi quelle sontuose residenze che nel settecento avrebbero costellato e reso famoso nel mondo il miglio d’oro.

Alla fine di quello stesso secolo che vide Resina assurgere al massimo splendore, a proposito del Bosco superiore quei mitici  luoghi che costeggiavano ad occidente la collina di Pugliano, legge in Celano-Palermo. Chiunque vede questi luoghi amenissimi non può far a meno di stimarli un paradiso  in terra, come da saggi piu’ forestieri vengono chiamati.

Vi si respira un’aria sanissima. Il territorio produce, ottimi vini, e il mare dà ricca pesca. Gli abitanti ascendono a circa 9000, ed oltre l’agricoltura, hanno l’industria ancora di nutricare i bachi.  Vi si veggono grandiosi ed eleganti casini, tra i quali quelli  di Casacalenda ‘, con de’ loro rispettivi giardini, in ville, formate con sopraffino gusto di disegno, adornate di vaghe fontane, peschiere, statue, ed altri ornamenti da rendere mirabili agli occhi degl’intendenti.

Questi elogi incondizionati, se da una parte venivano a confermare la bontà delle scelte operate nel Settecento dall’aristocrazia borbonica lungo la fascia costiera del miglio d’oro, non potevano non provocare nell’Ottocento l’interesse per Resina dell’emergente borghesia.

Così i possidenti, gli uomini di cultura, i medici, gli scienziati, i professionisti di-grido, punte avanzate della borghesia benestante, cominciarono a costruire le loro residenze estive in una zona compresa tra i dintorni del santuario di Pugliano e le prime falde del Vesuvio. Sorsero così Villa Irene , Villa Raja , Villa Falco, Villa Cassitto, Villa Cantani  e Villa Coppola: in esse gli scienziati, i poeti, i letterati, gli avvocati potevano trovare risposo alle loro membra e conforto per il loro spirito.

Preceduto da tanti illustri precursori, non c’è da farsi meraviglia che anche D’Annunzio approdasse in questo angolo di mondo benedetto da Dio e fornito dalla natura dei più singolari requisiti che mente umana possa immaginare.
Venuto a Napoli nel 1891 come collaboratore de Il Mattino, il giornale fondato da Scarfoglio e da Matilde Serao, il poeta abruzzese non mancò di stabilirsi qualche tempo dopo nella nostra Resina, dove avrebbe potuto trascorrere nella più perfetta quiete le sue vigiliae letterarie. Renata-foto

Ma la fama di cui già godeva allora nel mondo letterario fece sì che la sua presenza fosse continuamente richiesta nei salotti delle ville patrizie, che sorgevano numerose a Resina e nei paesi vicini.
Proprio a uno di questi incontri fa riferimento il marchese De Felice in un articolo su Bartolo Longo pubblicato sul Corriere d’Italia del 17 luglio 1926, da cui stralciamo appena qualche brano:

<< In una di quelle feste civili, mentre sedevamo  a mensa, giunse Gabriele D’Annunzio, che era stato invitato,  ma non aveva potuto desinare con noi. Era già illustre, comeché si tratti di più che trent’anni orsono; e tutti lo accogliemmo affettuosamente. Egli era a passar l’estate a Resina, amena cittadina vesuviana, nella villa D’Amelio, su quella via che si chiama dei Pini d’Arena; e li andai a raggiungerlo, fermandovi per tutto un giorno nel più alto e fraterno conversare .. ».

Perciò, neanche all’ombra del Vesuvio, la sua natura vulcanica gli permise di riposare. Resina fu, infatti, testimone del suo amore per la principessa Maria Gravina Cruylas di Ramacca, sposa dal conte Anguissola di S. Damiano, il quale non vide affatto di buon occhio il legame tra la moglie e il poeta abruzzese.

Nella nostra cittadina, dunque, D’Annunzio trascorse solo momenti densi di preoccupazioni dovuti alla gravidanza della Gravina, alla nascita di Renata (Cicciuzza familiarmente; Sirenetta poeticamente), alla malattia della piccola di cui parlò nel Notturno, al  processo di adulterio (intentato dal conte Anguissola e conclusosi in Corte d’Appello con la condanna dei due amanti a cinque mesi di carcere, non scontati per sopraggiunta amnistia), ai debiti, al sequestro dei suoi oggetti d’arte, infine, alla paresi nervosa alle braccia della Gravina nell’apprendere la  sua prossima partenza da Resina, partenza che ebbe luogo nel dicembre del 1893, allorché il poeta si procurò il denaro necessario.

Tutti i documenti ed episodi inediti sul soggiorno dell’abruzzese a Ottaviano e a Resina sono forniti da un prezioso epistolario tra il D’Annunzio ed il suo traduttore ed amico francese Hérèlle.

Si tratta di un epistolario il cui contenuto fu riassunto in una serie di articoli pubblicati su Il Mattino da Gianni Infusino nel 1974.
Da quegli articoli ricaviamo la conferma che il soggiorno resinese di Gabriele D’Annunzio fu movimentato dalla causa per adulterio intentatagli contro dal conte Ariguissola, dalla vita di stenti, dagli isterismi di Maria Gravina, dai difficili rapporti con gli editori che sistematicamente gli rifiutavano acconti sul venduto. La corrispondenza tra D’Annunzio ed Hérèlle fu intensa negli anni del soggiorno napoletano.

Le lettere del poeta sono state scritte mentre soggiornava a  Corso Umberto n. 9 (attuale Viale Gramsci) – Napoli  o Villa Isabella  oppure a Palazzo dei Medici d’Ottajano, località, quest’ultima, nella quale D’Annunzio e la Gravina si rifugiarono il 4 per sfuggire alle persecuzioni di Anguissola.

Queste lettere sono conservate ora nella sala manoscritti della biblioteca di Troyes in Francia, dove furono raccolte e pubblicate in un volume nel 1946 da Guy Tosi per le edizioni Denoel, mentre in Italia nessun editore ha ritenuto finora di adottare iniziative del genere.
Tra le suddette lettere, Infusino riporta su Il Mattino del 20 luglio 1974, pag. 3, quella con la quale il poeta abruzzese annunciò all’amico da Pescara la morte del padre. La lettera è del 19 giugno 1893.
Quando tornò a Resina, D’Anunzio fece di tutto per ritrovare la tranquillità e cominciò a lavorare alacremente per terminare il suo Trionfo.
La parentesi napoletana della sua vita volgeva però al termine. Nel dicembre del 1893 il poeta lasciò definitivamente Resina e Napoli e riparò a Pescara per riordinare la sua situazione , mentre la Gravina e la figlia si recarono a Roma dove presero alloggio in una casa di via Nazionale.

Segnaliamo ai nostri lettori il bellissimo libro del prof. Tobia Iodice – Come un sogno rapido e violento – Ed. Carrabba