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8 aprile 2014 alle 10:18

L’istituto superiore presente ad Ercolano, è intitolato ad un cittadino ercolanese illustre, Adriano Tilgher, ma  ben poco si conosce della sua storia e attività professionale.

Grazie la lettura del libro di Mario Carotenuto “Ercolano attraverso i secoli”, si è potuto conosce qualcosa in più di questo nostro concittadino.

Adriano Tilgher, il più acuto e geniale studioso del teatro di Pirandello e uno dei più grandi critici letterari d’Italianel periodo compreso tra le due guerre mondiali, nacque a Resina nel 1887.Fin dagli anni del ginnasio, egli mostrò una spiccata tendenza per gli studi filosoiici. Appena quindicenne, infatti, eglirecensì il discusso volume di Cesare Lombroso Genio e follia in un saggio che lo stesso Lombroso ebbe a lodare.Ma l’interesse del giovane Tilgher era rivolto anche verso la lettura delle più famose opere letterarie straniere, che egli leggeva nella stesura originale.Laureatosi in giurisprudenza, entrò subito dopo nella carriera delle biblioteche. Andò prima a Torino e poi a Roma,che fu la sua dimora definitiva. Qui attirò ben presto l’attenzione degli studiosi di filosofia con i suoi primi scritti, chenel 1911 furono raccolti nel volume Arte, conoscenza e realtà.Collaborava già a varie riviste filosofiche, tra cui Italia nostra di Cesare De Lollis, ma cominciò ad essere più largamente conosciuto quando iu invitato dal senatore Frassati a diventare collaboratore de La Stampa: sul giornale torinese egli pubblicò elzeviri e saggi di indole sociale, << nei quali egli riversò il suo pessimismo apocalittico sul domani della nostra società e del mondo ». I1 suo nome divenne, infine, popolare, citando Giovanni Amendola gli offrì la critica drammatica nel suo quotidiano Il Mondo.In seguito, la sua collaborazione in riviste e giornali, tra cui Il Tempo, fu molto larga. Il suo temperamento versatilissimo e lo sfolgorante ingegno gli permettevano di imposessarsi delle materie più diverse, che egli sistemava mirabilmente  dentro schemi filosofici.Su questo terreno, artistico e concettuale, avvenne l’incontro col teatro di Pirandello, di cui Tilgher diede un’interpretazione molto personale, legata alle teorie del relativismo, che egli fu il primo ad approfondire e a diffondere in Italia nei seguenti saggi: Relativisti contemporanei, Filosofia delle morali e Casualismo critico.Il dramma di Pirandello consisteva, secondo Tilgher, nel << vedersi vivere », cioè nell’uscire da se stessi per guardarsidal di fuori con gli occhi degli altri e considerare il contrasto che esiste tra la nostra realtà e la nostra maschera. I personaggi del teatro di Pirandello sono « maschere nude », prive cioè di una vera realtà che persista al di fuori delle apparenze, e dimostrano che la vera realtà dello spirito, ammesso che ci sia, non si conosce mai. Il dramma dei personaggi rappresenta, dunque, la crisi della fede tradizionale in un mondo dominato da interessi e da istinti che provocano la totale incomprensione tra gli esseri umani.Nonostante il dissidio latente che la gelosia dei giovani commediografi cercava di alimentare tra il grande siciliano eil suo maggiore critico ed esegeta, lo stesso Pirandello riconobbe a Tilgher il merito di avere spiegato al pubblico << I’essenza e il carattere >> del suo teatro. Infatti, rispondendo a una lettera di Tilgher, il famoso scrittore siciliano così si esprimeva:<< Roma 20.6.1923. Mio caro Tilgher, potete immaginare come e quanto io sia lieto della traduzione in francesedello studio mirabile che nel vostro libro avete dedicato a me e all’opera mia. Non avrei nessunissima difficoltà di dichiarare pubblicamente tutta la riconoscenza che vi debbo per il bene inestimabile e indimenticabile che mi avete fatto: quello di chiarire, in una maniera che si può dire perfetta, davanti al pubblico e alla critica che mi osteggiano in tutti i modi, non solo l’essenza ed il carattere del mio teatro, ma tutto quanto il travaglio, che non ha fine, del mio spirito ».L’epistolario tra Pirandello e Tilgher rappresenta un capitolo a parte nella storia della nostra letteratura e indica ilgrado di profonda stima che legava i due scrittori ad onta dei pettegolezzi degli altri che cercavano di dividerli.Altre due lettere del 1924 e del 1925 parlavano del nuovo teatro che Pirandello avrebbe diretto ed invitavano Tilgher a sostenere questa impresa: << 6 aprile 1925 … Ho bisogno dell’aiuto di tutti gli amici dell’arte, per sostenere questa mia bella e disinteressata impresa. Bisogna scuotere l’apatia e l’indifferenza di questo pubblico romano, dandogli un po’ di controveleno per immunizzarlo dallo scetticismo, dalle facili ironie con cui lo smontano i troppi che ci danno guerra … ». Ma, oltre che per l’opera di Pirandello, Tilgher ebbe interessi di varia letteratura. La sua doviziosa e pregevole produzione trattò, infatti, i più svariati argomenti con una competenza rara ed uno stile personalissimo. Ecco solo alcuni dei suoi saggi più noti: Teoria del pragmatismo trascendentale.Dottrina della conoscenza e della volontà (1915); Filosofi antichi (1921);La crisi mondiale e saggi critici di marxismo socialismo (1921); Voci del tempo. Profili di letterati e filosofi contemporanei(1921);Studi sul teatro contemporaneo (1923); Ricognizioni. Profili di scrittori e movimenti spirituali contemporanei italiani (1924);La scena e la vita. Nuovi studi sul teatro contemporaneo(1925); La visione greca della vita (1926); Storia e antistoria (1928);Saggi di etica e di filosofia del diritto (1928); Homo faber. Storia del concetto di lavoro nella civiltà occidentale e analisi filosofica di concetti affini (1929); La poesia dialettale napoletana 1880-1930 (1930);  Julien Benda e il problema del « Tradimento dei chierici » (1930);Teoria generale dell’attività artistica. Studi critici sull’estetica contemporanea (1931); Studi di poetica (1934); Studi sull’estetica di De Sanctis (1935);Antologia dei filosofi italiani del dopoguerra (1937); Filosofia delle morali. Studio sulle forze, le forme, gli stili della vita morale (1937); La filosofia di Leopardi (1940).Era una produzione che si sarebbe certamente vieppiù arricchita se non fosse giunta precocemente la morte a sottrarloall’ammirazione degli amici e alle cure amorose della moglie Livia, che gli fu sempre vicina in tutti i frangenti dellavita.Ammalatosi di fegato, quando aveva appena toccato la cinquantina, Tilgher morì la mattina del 2 novembre del 1941.Ma il suo ricordo è ancora vivo nella memoria e nel cuore di quanti ebbero modo di apprezzarne le elevate doti di ingegno.In particolare, è da citare Liliana Scalero, che recensì con lunghi articoli i volumi filosofici di Tilgher, della maggior partedei quali curò la ristampa, corredando ciascuno di essi di un’ampia e dotta prefazione. Quanto alle cronache teatrali del Nostro,  esse furono raccolte in un volume da Sandro D’Amico per le Collane del Teatro Stabile di Genova.Infine, per i tipi delle << Edizioni del Delfino >>, Livia Tilgher ha pubblicato nel 1978 un opuscolo, Adriano Tilgher:com’era, in cui la moglie del nostro critico rievoca i momenti più significativi della vita di Adriano.