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Diego calcagno poeta mediterraneo
17 maggio 2014
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diegocalcagno2

diegocalcagnoForse si contano sulle dita di una sola mano le persone consapevoli del fatto che la nostra Resina ha dato i natali a Diego Calcagno, una delle personalità più vista del mondo poetico e giornalistico italiano.
Il primo a darne notizia, crediamo, è stato Mario Carotenuto: mezza paginetta, con l’indicazione dei dati biografici e della produzione letteraria.
Nella sua carrellata sui «figli di Ercolano che hanno fatto onore al paese», padre Agostino Falanga, pur auspicando notizie più dettagliate, si mostra meno  parco :

«Nacque a Ercolano, al Miglio d’oro, dal barone Calcagno Giuseppe e da Maria Concetta Tosti, il 24 maggio 1901. Il padre era capitano marittimo di lungo corso. Al battesimo, celebrato il 25 maggio, il neonato ebbe i nomi di Diego, Giuseppe, Luigi, Maria, Giovanni, Emmanuele, Ermolao, Fulco, Benedetto, Adamo.
Nel passato, i Calcagno possedevano la villa Matarazzo, bellissima, a capo Torre. Diego frequentò le prime scuole nel paese. Una zia, molto devota, lo avviò alla religione; faceva parte di quelle pie donne, che frequentavano e aiutavano la chiesa di Campolieto; si chiamava Luisella.
Con lei ci piace ricordare Agnese Iacomino, Gelsomina, Concetta De Deo, Teresa Cannetiello, Ciretta, Sannino, Dodo (di alcune ricordiamo i nomi, di altre i cognomi; ce ne scusiamo). E avevano la bella premura e abitudine di procurare e avviare vocazioni religiose ed ecclesiastiche.
Luisella lo presentò al Superiore, P. Emilio, che, essendo stato maestro di novizi, lo esaminò e lo mandò al seminario francescano di Nola (1922). Si rivelò un giovane gentile, intelligente, intraprendente, di stile elegante, alquanto ambizioso, poeta, idealista, euforico; fu tra i più bravi del ginnasio.
Stette in seminario due anni e non vi durò.
Tornato a casa, proseguì gli studi a Napoli; prese parte al movimento fascista e si trasferì a Roma. Nel 1934-35 prese parte alla campagna di Etiopia, come graduato “Legionario”; si fece onore e guadagnò una medaglia sul campo.
Era un uomo di genio; si affinò con gli studi e divenne uno scrittore  fecondo, versatile. Fu un giornalista apprezzato, collaboratore e poi redattore del “Tempo”. Scrisse per 30 anni i “Mosconi” e innumerevoli articoli, opere e operette, libri di poesia e prosa, opere di teatro, radiofoniche, canzoni di musica leggera. Nel 1956, al Festival di Sanremo, raggiunse una grande popolarità.

Come stile e ideali, si avviò sulla linea della bella epoca di Scarfoglio e Matilde Serao, ma fu più religioso e serio, più moraleggiante.
Nel 1963 pubblicò l’ultima raccolta di poesia, un volume dal titolo:
“La pesca miracolosa”, ed. ERI.
Scrisse pure: I canti di Capri, Bordate del capriccio, Geografia sentimentale, L’anima in camicia da notte. .
Per la sua abbondante produzione fu pubblicista nazionale e risiedé a Roma, poi a Grottaferrata (Castelli Romani). Si firmava: Don Diego».
Siamo lieti di aggiungere, ora, altre notizie, desunte dalle fonti più diverse.
Diego Calcagno si fece conoscere da subito come poeta, pubblicando, tra l’altro, quei Canti di Capri che suscitarono una notevole impressione tra gli scrittori che soggiornavano nell’ isola delle sirene.
Ne riportiamo i giudizi.
Giuseppe Brunati, autore di Quaresimale: «Il poeta Diego Calcagno ha la mia stima e il mio affetto».

Lorenzo Giusso: «Diego Dilcagno, squisito poeta mediterraneo, lancia i suoi canti agli olivi di Punta Tragara ed alle girls internazionali desiderose di tramonti e di cocktails».

Ercole Rivalta, critico letterario de Il Giornale d’Italia: «Poeta deliziosamente ironico ed a quando a quando profondamente umano; poeta che avvicenda le fantasie piu’ strane coi patimenti piu’ sinceri della vira>>.

Gaspare Casella, grande editore: «L’autore de L’anima in camicia da notte è lo scrittore a grande tiraggio di domani».
Augusto Cesareo: «Calcagno: gin cherry flip di grazia, di paradosso e d’armonia ».
Carlo Ravasio: «Diego Calcagno ha raccolto una manciata di poesie luccicanti, di una vena originale e degna di considerazione, ancora e sempre sgorgate dalla grande montagna del Romanticismo».
Arwid Moller, pittore danese: “Calcagno: il Brili dellirismo”.
André Soriac, letterato francese: “Calcagno peut devenir le Rimbaud d’ltalie”.
Azari, segretario generale del movimento futurista italiano: «Ne I canti di Capri di Calcagno rivedo qualche magico riflesso delle acque medianiche. Ma forse al chiaro di luna. Egli saprà renderle più vive incendiandole col sole futurista » .
Giulio Costantini: «Si dice che Diego Calcagno faccia del Palazzeschi e del Gozzano. Ottimo segno, la calunnia. Egli non fa niente di tutto ciò. Fa del Calcagno, mi pare, e di quel buono».
Francesco Caravita, principe di Sirignano: «Non si parla che di Diego. Sarei sicuro di trovare le sue poesie anche in un bivacco algerino».
Nike Letscinska, scrittrice russa: «Calcagno: ventiquattro anni, tre duelli, due libri, un nome patrizio, il sorriso di qualche donna bella ed una invidiabile notorietà» .
Per avere, poi, un’idea concreta dell’importanza di Diego Calcagno come giornalista basta ricordare, a titolo di esempio, la sua collaborazione, tra il 1929 e il 1931, alla terza pagina de “Il Mattino”, che ospitava quasi quotidianamente articoli di buon interesse culturale e di estesa varietà di argomenti, spesso con firme di grande prestigio(3). Rievocando quel tempo, così Salvatore Gaetani:
«… Che felice stagione! Che bella schiusa d’ingegni e di temperamenti …
Felice stagione, ripeto, che vedeva sulle colonne del vecchio giornale alternarsi
l’intima crepuscolare fioritura di Achille Geremicca, le squisite fantasie e notazioni
liriche di Mario Venditti, le originali e cadenzate sequele di Diego
Calcagno … »
Negli anni Trenta Calcagno fu anche redattore o collaboratore delle seguenti riviste: Autarchia e commercio, La Cabala, Cinema, Futurismo, Gerarchia, L’ltalie vivente, Il Mediterraneo, Il Meridiano di Roma e Quadrivio.

Nel dopoguerra Calcagno è, ormai, un personaggio affermato. Come giornalista, si fa ammirare per le sue note frizzanti su “Il Tempo”, noto quotidiano romano fondato da Renato Angiolillo.
Nel 1952, con lo pseudonimo “Don Diego”, pubblica a Roma Bel mondo, con tavole fuori testo all’inizio di ogni capitolo e disegni nel testo.
Quattro anni dopo, tutta l’Italia l’Italia lo acclama come autore dei versi della canzone La vita è un paradiso di bugie, vincitrice al Festival di Sanremo.
Scrive, poi, le parole di Le trote blu (un ritmo moderato di Luigi Gelmini, Milano, 1963), Avevamo la stessa età (musica di M. Marino, Milano, 1963),
Basta un poco di musica (ritmo lento di M. Marino), nonché La pesca miracolosa, libro di poesie pubblicato dalla E.R.I. (Torino, 1963), oltre a innumerevoli testi teatrali e radiofonici.
Come critico cinematografico, i suoi giudizi fanno testo. Ecco come si esprime, ad esempio, il curatore di un’enciclopedia del cinema mondialI!’
«Diego Calcagno, recensendo “Avanti, c’è posto”, film interpretato da Aldo Fabrizi, osserva: «è il primo omaggio affettuoso al fattorino dell’autobus»(6).
Per la sua produzione “Don Diego” godeva giustamente di fama nazionale quando il 10 agosto 1979 morì a Grottaferrata, nei pressi di Roma, dove anni aveva fissato la sua residenza.
I suoi “Mosconi” sono stati raccolti in un volume dal titolo significativo Tempo di valzer.

Informazioni autore

Ex Dirigente delle Poste in pensione Profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi.