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Dal petrolio poi al gas fino alla luce elettrica storia dell’illuminazione pubblica a Resina
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Sulla storia dell’illuminazione pubblica a Resina ne scrisse l’avv. Vincenzo Gaudino (vera memoria storica di Ercolano tra il XIX° e XX° secolo) nei Bollettini parrocchiali di Pugliano n.8 del 1958: “I nostri avi…. quando uscivano di sera portavano con sè la lanterna ad olio per farsi luce e vedere dove mettevano i piedi per non cadere. Venne poi l’illuminazione a petrolio rappresentata a Resina da 140 fanali”.

Storia del gas illuminante

gas02A Milano si ebbero le prime iniziative di produzione ed utilizzo del gas illuminante furono opera di privati, in particolare del conte Porro Lambertenghi, appassionato di fisica e primo imprenditore lombardo ad impiantare una filanda a vapore. Milano e la Lombardia, dopo l’effimera esperienza della Repubblica Cisalpina, a seguito del congresso di Vienna del 1815 erano tornate sotto il dominio austriaco. Nel palazzo Porro di via dei Tre Monasteri (l’attuale via Monte di Pietà) la storia del gas si mescolò con quella dei primordi del Risorgimento: qui infatti si riunivano, attorno alla rivista “Il Conciliatore”, che sarebbe stata di lì a poco soppressa dagli austriaci, patrioti quali Silvio Pellico e Federico Confalonieri. Silvio Pellico, che era precettore dei figli del conte, fu da lui incaricato di tradurre in italiano il Trattato pratico sopra il gas illuminante del tecnico inglese Frederick William Accum, che fu pubblicato a Milano nel 1817.

La prima rete di distribuzione del gas comprendeva circa 15 Km di tubazioni interrate, mentre erano 377 i “becchi” di illuminazione a gas, posti a 40-60 metri l’uno dall’altro. Nelle officine il gas poteva essere prodotto in 48 forni, sia con carbon fossile di importazione, sia dagli schisti bituminosi provenienti dalla zona di Besano (Varese) per la cui estrazione Guillard aveva già da qualche anno una concessione.

Dalla data di inaugurazione dell’impianto, il 31 luglio 1845, i lampedée ebbero nuovo lavoro per accudire i nuovi lampioni a gas. Il poeta milanese Leopoldo Barzaghi, così celebrava l’evento in una sua rima del 1845.

Ovviamente nello stesso periodo anche nella Napoli del Regno borbonico si ottennero gli stessi risultati come innovazione dell’uso del gas per l’illuminazione pubblica.

Il gas illuminante arriva a Resina

gas10Il 24 aprile 1886 fu inaugurata l’illuminazione a gas a Resina. Con delibera nr. 66 del R. Commissario del febbraio 1912, fu fatta una nuova convenzione con la Compagnia del gas per mettere i becchi auer in tutto il territorio del Comune. Con deliberazione di Giunta n. 433 del 27 ottobre 1914 furono presi provvedimenti per la sostituzione dei becchi a farfalla in becchi  Auer e portati al Consiglio Comunale del 1914. I becchi a farfalla davano una luce rossastra, mentre i becchi Auer spandevano una luce bianca.

Venuta la prima guerra mondiale, il gas mancò dovunque. Per rimediare a questo grave inconveniente, con deliberazione di Giunta del 4 marzo 1916, n.49, fu deciso di fare l’illuminazione elettrica delle strade, attaccando sui fili dei privati e paganto ogni mese il consumo a questi privati cittadini.

La luce elettrica venne a Resina, per contratto di fornitura del 27 gennaio 1920, e fu vistata dal Prefettura il 27 febbraio dello stesso anno.

 

 

Informazioni autore

Ex Dirigente delle Poste in pensione Profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi.