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Il vicolo era dunque un variopinto microcosmo, un affollato teatro sul quale ogni giorno un’autentica Corte dei miracoli recitava l’eterno mistero della commedia umana. Antichi riti ‘vi si svol· gevano con il cerimoniale di sempre e la sceneggiatura del copione prevedeva atti e scene sempre uguali. Cambiavano i personaggi, è vero, ma la recita era quella che i figli avevano imparato dai padri, e i padri dai nonni.
L’ignoranza, l’analfabetismo, la promiscuità e il vivere porta a porta, a contatto di gomiti e di fiato col vicino, sviluppavano spesso l’intolleranza e il pettegolezzo. Sullo stesso ballatoio si aprivano tre o quattro porte che introducevano in altrettante abitazioni, composte di una sola stanza o, al massimo, di due. Di conseguenza, le persone che abitavano in fondo al ballatoio o in cima a una rozza scalinata di pietra, dovevano passare necessariamente davanti a tre o quattro famiglie, tutte numerose, tutte chiassose e tutte sporche. I motivi di contrasto erano frequenti e nascevano quasi sempre dallo schiamazzo dei bambini, dai latrati di un cane, da una radio sempre accesa e da mille altri futili motivi.

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Di qui dispetti e dispettucci, soprattutto fra le casigliane. Emblematici e tipici dell’irripetibile società di allora erano quelli trasmessi … a distanza. Ad esempio, se una radio trasmetteva allusivamente, in fondo al vicolo e ad alto volume, la canzone Malavicina cantata da Franco Ricci, la destinataria del … messaggio replicava con un altro disco le cui parole, amplificate da un volume ancora più alto, suonavano così: Hai truvato ‘a forma d”a scarpa toja. Dalle parole colorite e pregne di significato quelle brave donnette passavano spesso a vie di fatto, dando luogo a quelle esilaranti risse di donne descritte così icasticamente da Luigi Coppola (2) nell’aureo secolo del Romanticismo.
I contrasti, i dispetti e le risse di donne erano, comunque, solo delle varianti, un modo diverso di vivere insieme. Più spesso, infatti, le comuni necessità si traducevano in mille piccoli gesti di solidarietà, impensabili al giorno d’oggi. Era allora uno scambiarsi di visite fra le casigliane, un bussare alla porta della vicina per chiedere un po’ d’olio, una manciata di sale, un pizzico di pepe, uno spicchio di aglio, una fogliolina di basilico, un odore di prezzemolo, ecc. La stessa partita a tressette che gli uomini disputavano (seduti intorno ad un tavolo circondato da numerosi spettatori) sui marciapiedi di Pugliano, la bevuta di un quartino nell’osteria di Pisciagliera o la consumazione di una pizza di scarole nella trattoria di Ninina ‘a cantenera, l’affluenza al Cinema Ercolano o al Teatro di Vico Giardino per assistere all’Opera dei pupi, erano un pretesto per stare insieme, un esempio di vita comunitaria che oggi non esiste più. Anche la messa domenicale, le funzioni vespertine e i Ritiri di perseveranza costituivano un’occasione utile per ritrovarsi.

Ci si conosceva un po’ tutti e ci si chiamava con vezzeggiativi
o appellativi. Il cognome era solo un fatto di anagrafe e molti ignoravano perfino il casato dei loro vicini. Il fatto si spiega così: da tempo immemorabile era invalsa l’usanza di chiamare gli altri con il nome, accompagnandolo con un appellativo che derivava alla gente dalle caratteristiche fisiche (Ciro ‘0 zelluso, Armando ‘0 scartellato, Nicola ‘0 surdo) o morali (Antonio ‘0 buffone), dal mestiere (Pasquale ‘0 scupatore, Enrico ‘0 furnaro, Luisa ‘a capera) o da mille altre prerogative (Aniello ‘0 mericano, Betlina ‘e capone, Vicienzo ‘e galoppo). Questa specie di codice dava la possibilità ai casigliani di identificare tutti i parenti e gli affini dei vari capifamiglia; e così, per individuare una persona non occorreva il cognome: bastava citare il grado di parentela con uno di quei noti personaggi (esempio: ‘o figlio ‘e Ntunetta ‘a nduradora, ‘o nipote ‘e Giulietta ‘a nas’ ‘e cane, ‘o frate ‘e Carulina ‘a scugnata) e !’identificazione era fatta.

La vita era lenta e sonnacchiosa, a somiglianza dell’acqua di un fiume che scorre pigramente entro lo stesso alveo. E il teatro della commedia umana era popolato da personaggi che cambiavano la maschera (leggi il succedersi delle generazioni), ma le funzioni e gli atteggiamenti erano quelli di sempre.
Si nasceva? Ecco l’intervento della vammana. Ci si ammalava? Si faceva accorrere il dottore Russo, detto ‘o zuppariello; ma, per precauzione, si chiamava anche Teresenella ‘a fattucchiara perché esorcizzasse la malattia; e per le medicine era sempre disponibile la farmacia ‘e Scaramellino. Si faceva la spesa? Per la carne (che, come s’è detto, si mangiava solo la domenica) c’era la macelleria di Ciccillo ‘o chianchiere, per il pesce la carretta di Marittiello ‘o pisciavinnolo, per i salumi il negozio di Vicienzo ‘o babbuglio, per il pane e la pasta quello di Pasquale ‘a chitarra, per la frutta le postazioni fisse (dette ‘e puoste) di Assuntina ‘a vaccara e di Luigi ‘o fruttaiuolo, per le verdure il carretto di Pasquale ‘o cicoriaro, per lo zucchero e il caffè i negozietti di donna Rafiloccia e di Gennaro ‘e lec-lec. Si aveva bisogno del falegname? Ecco Girolamo ‘o mastrascio. Occorreva il marmista? Era sempre disponibile Giuvanne ‘o marmularo. Per i casatelli di Pasqua era inevitabile la processione al « santuario» di Annibale ‘o furnaro; per farsi tagliare i capelli si andava al «salone» di Teodoro ‘o barbiere; per comprare un gelato o una sfogliatella si entrava nel bar di don Giuvanne ‘e guastaferre. Insomma, il medico condotto, il farmacista (‘o spiziale) , il parroco, la levatrice (‘a vammana) , la pettinatrice Ca capèra), il falegname Co mastrascio), il ciabattino (‘o solachianielle), l’idraulico Co stagnino), lo stuccatore, il marmista Co marmularo), il fornaio, il pescivendolo Co pisciavinnolo), il carbonaio, il conciapiatti, lo straccivendolo Co sapunaro), il carrettiere, l’erbivendolo Co verdummaro) e perfino il becchino Co schiattamuorte), erano i personaggi tipici di quel tempo, i veri archetipi di una società irripetibile, membri di una stessa grande famiglia e depositari di una tradizione trasmessa da padre in figlio per intere generazioni.

Oggi quella società più non esiste, travolta dalla moderna civiltà industriale. La svolta si ebbe a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta: furono aperte strade, furono costruite case e scuole; dovunque grandi lavori di sbancamento, dovunque in azione ruspe e bulldozers; i bambini cominciarono a frequentare in massa le scuole e i giovani furono avviati ai nuovi posti di lavoro nelle officine e nelle industrie napoletane; comparvero i primi detersivi; l’alimentazione si fece più ricca e la carne non venne consumata solo la domenica; l’abbigliamento divenne più ricercato; comparvero i primi televisori. Cominciò così pian piano, e poi si diffuse sempre più prepotentemente, l’era degli elettrodomestici: lavatrici, frigoriferi, ferri da stiro, televisori, aspirapolvere, cucine e forni elettrici invasero le case. Ma il segno più appariscente dei nuovi tempi fu l’avvento dell’automobile: prima della guerra c’era stata in giro solo qualche balilla; ora la corsa per l’acquisto dell’auto divenne un fenomeno diffuso e generalizzato, quasi nevrotico. In breve, la ripresa economica e civile di Resina
I si innestò in quella più generale del miracolo economico italiano, I che raggiunse il suo acme negli anni posti a cavallo tra il cinquanta e il sessanta.

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Ma ogni medaglia ha il suo rovescio. Quella temperie culturale, che era rimasta come immobile anche in mezzo ai più grandi sconvolgiment~ politici e sociali, fu travolta e spazzata via, come s’è detto, dalla rivoluzione edilizia e tecnologica della nascente civiltà dei consumi. Scomparvero usi e costumi, necessità e comportamenti consacrati da secoli di vita comunitaria. Svanirono i vecchi mestieri e molti artigiani, già troppo avanti negli anni e non sapendo o potendo adeguarsi ai dettami della nuova tecnologia, si trovarono come pesci fuor d’acqua in una società nella quale più non si riconoscevano. Anche il mondo rurale, tradizionalmente chiuso nelle sue leggi e nelle sue consuetudini, fu fagocitato dall’avanzata del progresso; le campagne, invase da un esercito di ruspe e di bulldozers, subirono un innaturale e violento processo di conurbazione. Nacque la speculazione edilizia: grandi edifici, grigi e insignificanti, simili in tutto a tetre caserme, spuntarono un po’ dovunque alla periferia del paese. E si verificò la più grande diaspora della storia di Resina: interi nuclei familiari si trasferirono nei nuovi quartieri, abbondonando quei ghetti dove avevano vissuto da sempre. Chiusi nelle nuove case, divisi dai nuovi vicini come da compartimenti stagni, quei moderni déracinés, se vennero a godere degli agi del moderno comfort, smarrirono per sempre un patrimonio inestimabile: il senso della comunità della solidarietà.

Nacquero così nevrosi ed egoismi. Spuntò una nuova classe diparvenus, avidi ed arroganti, pronti ad arrampicarsi sempre più in alto, non importa se a danno degli altri, meglio se a danno degli altri.
t:: come se una grande ventosa avesse risucchiato gli abitanti dei vecchi quartieri, specie di Pugliano, per rovesciarli nelle nuove zone della città. Ci si perse di vista. Si dimenticarono i vecchi appellativi. Si fece di tutto per acquistare una veste di perbenismo. Etichette con tanto di nome e cognome comparvero sulle porte delle case. Anche il mercato dei panni usati di Pugliano si adeguò ai tempi, sviluppando una cifra d’affari sconosciuta in passato: dal folklore del saponara alla massiccia organizzazione del settore, col suo bilancio di centinaia di milioni all’anno, divenne un centro di smistamento per tutta l’area del Mediterraneo. Molti venditori si trasformarono in grossi affaristi, gente capace di fornire merce alle migliori e più accorsate boutiques delle più grandi città italiane.

 

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Il mercato di resina va in cattedra, la svolta 2.0
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Il Mercato di Resina diventa un caso di studio per la Facoltà di Economia dell’Università Federico II di Napoli. La storia della cooperativa fondata due anni fa da una quindicina di commercianti dello storico mercato di Pugliano è stato argomento di una lezione tenuta nelle aule del complesso di Monte Sant’Angelo dal professore Mauro Sciarelli, docente di Economia e Gestione delle Imprese. Nell’incontro organizzato dall’Università in collaborazione con la Confcooperative di Napoli, agli studenti è stato spiegato il percorso virtuoso e gli strumenti che hanno consentito ad un’attività tradizionale radicata nel tempo e sul territorio di diventare una cooperativa con sedici soci. Insieme al professore Sciarelli e a Marco Boenzi, direttore di Confcooperative, alla lezione sono intervenuti anche i rappresentanti della Cooperativa Mercato di Resina: «Abbiamo portato la nostra testimonianza sul lavoro svolto negli ultimi anni che ci ha consentito di metterci in regola con tutte le norme previste dalla legge – dice il presidente Antonio Cervero, presente a Monte Sant’Angelo con il vice Ciro De Gaetano  – e di come, pur mantenendo le nostre attività tradizionali, siamo riusciti a creare un sistema in cui tutte le merci sono monitorate e fatturate e in cui si sta provando a dare una nuova prospettiva di lavoro ai giovani del territorio».

 

 

La fama del Mercato di Resina è esplosa nel secondo dopoguerra, quando tra i vicoli di Pugliano cominciarono ad essere venduti pantaloni, giacche e camice provenienti da tutto il mondo. Un’altra delle chiavi del successo del mercato è legata ai jeans: Ercolano, infatti, fu una delle prime città d’Europa in cui vennero venduti i pantaloni in jeans, che arrivavano in città, prima grazie ai militari americani di stanza in Italia, e poi con balle di indumenti usati provenienti direttamente dagli Stati Uniti.

Già lo scorso anno, la cooperativa Mercato di Resina era stata ospite dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in occasione del cinquantennale del documentario «Il Mercato delle Pezze» realizzato per la Rai da Sergio Zavoli nel 1963: «Questi appuntamenti accademici – confida il presidente Cervero – rappresentano un riconoscimento per la storia di Pugliano ma anche per il lavoro all’insegna della legalità e del rispetto delle regole che stiamo svolgendo in un territorio notoriamente difficile».

Con la costituzione della nuova cooperativa, la modernizzazione dello storico mercato non poteva non passare per internet: sono stati realizzati un nuovo sito (www.mercatodiresina.it), una pagina fan su Facebook ed alcuni operatori hanno già avviato vendite a distanze utilizzando il portale Ebay. E, la prossima settimana, alla Facoltà di Sociologia della Federico II verrà discussa la prima tesi di laurea proprio sulla svolta digitale del Mercato di Resina e sulla possibilità di integrare il commercio tradizionale con il social commerce: « In seguito a diversi studi di settore – spiega Emanuela Borrelli, laureanda in Culture digitali e della Comunicazione e autrice della tesi – ho stimato dei parametri potenzialmente positivi sia rispetto al contesto Italiano che a quello internazionale, che permetterebbe al mercato di Pugliano di interfacciarsi con le nuove esigenze che il 2.0 ha imposto nell’ambito della cultura di impresa».

 fonte il mattino di napoli a firma di Francesco catalano

Informazioni autore Francesco Catalano

Resina, residenti e villeggianti dalla belle epoque alla grande guerra
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Buona parte di questa informazioni erano tratte dallae cronache dell’epoca ovvero la rubrica creata dalla Serao, “Api, mosconi e vespe”, finì per avere successo. Questa fortunata rubrica, che ogni tanto riapparve sotto altra veste nei quotidiani, l’accompagnò, con titoli diversi, per 41 anni. Dal Corriere di Roma, al Corriere di Napoli, al Il Mattino dove, dal 1896, prese il nome di Mosconi e infine sull’ultimo giornale fondato dalla Serao, Il Giorno. Si rianimava così la vita di una città con spunti tratti in genere dalla vita-bene ma calata nella realtà quotidiana, i cui problemi di sempre facevano da cornice ai più arguti e vivaci “mosconi”.

Estate: canicola, stagione delle vacanze e dell’emigrazione, più o meno in massa, verso i monti o verso il mare… o semplicemente verso la campagna.
Del resto, è sempre stato così fin dai più remoti tempi dell’umanità.
Nella generale evoluzione delle abitudini, la villeggiatura (privilegio escluvamente un tempo dell’aristocrazia, che passava l’estate nei «casini» e nelle ville di ,pagna) divenne un fenomeno di costume tra la fine dell’Ottocento e i primi . del Novecento, quando la febbre “vacanziera” contagiò prima la borghesia poi, a seguire, anche i meno abbienti.
Ma procediamo con ordine, cominciando dalle vacanze ottocentesche degli evoli ministri e deputati, così come ci vengono descritte da Gigi Ghirotti:

 «Un Parlamento che sia lo specchio fedele del Paese può forse rimanere insensibile agli sbuffi dei treni sotto le pensiline, nell’ ora che chiama verso le grandi operazioni dell’ estate? Le onorevoli pagliette che sciamano dal Palazzo di Montecitorio e dal Palazzo Madama sono un quadro d’epoca: le fruste schioccano nell’aria torrida della Capitale, sul selciato un rotolio di carrozze che galoppano verso la stazione. I treni, già con gli stantuffi in moto, vengono presi d’assalto; trafelati onorevoli, della destra, della sinistra, del centro, presidenti di commissioni e di sottocommissioni, senatori, collari dell’ Annunziata motu proprio, saltano sui predellini. Il segno è dato, e nessuno vuole rimanere indietro. Ma dove corre, tanto di fretta, la rappresentanza politica della terza Italia? Possiamo escludere, a occhi chiusi, che quest’esodo da Roma a passo di carica sia giustificato dal timore di arrivare tardi a qualche appuntamento inderogabile.
L’onorevole dell’ Ottocento non ha prenotato cabine in transatlantici, non s’è messo in nota per viaggi oltre confine, non ha preoccupazioni di trovare negli alberghi il “tutto esaurito”. È un villeggiante sul piede di casa, la sua vacanza avrà intonazione familiare e arcadica: lo troveremo nel colmo dell’estate sull’aia a contare i sacchi della mietitura, e più tardi nella vigna a sorvegliare la vendemmia. La sera, se mettiamo il capo a casa sua, può darsi che lo scopriamo a capotavola, in tinello, tra figli e nipoti, intento al gioco della tombola. Amorazzi, stravizi, strapazzi montani, idrotermali, lacustri o balneari? Verranno, ma non è ancora stagione. È una ruvida Italia di radice contadina, la sua classe dirigente è gente proba che considera la politica un prolungamento della gestione della casa e della fattoria …»

Per quanto riguarda la villeggiatura marina e i conseguenti bagni di mare, la moda ebbe inizio all’incirca negli ultimi trent’anni dell’Ottocento. Rimini ebbe il primato dei primi stabilimenti balneari, che nacquero isolati intorno al 1840 e nel 1870 costituivano già un vero e proprio quartiere urbano. Nel 1887 gli italiani, almeno quelli più agiati, poterono vantarsi di una spiaggia ben organizzata: si trattava del Lido di Venezia, che inaugurò proprio in quell’anno le prime capanne per il soggiorno sul mare (2).
Frattanto sorgevano altre spiagge attraenti: Forte dei Marmi, dove D’Annunzio scopriva a cavallo le impareggiabili Alpi apuane; Pegli, invasa dai piemontesi; Capri, prediletta dall’industriale Krupp e da tanti suoi connazionali.
Al crepuscolo dell’Ottocento, la borghesia strappava all’aristocrazia il privilegio della villeggiatura (3).

La belle epoque a Resina

La nostra cronistoria comincia proprio in quel periodo:

Anno 1894

8 settembre 1894: annunciate grandi feste alla Favorita, dove la principessa di Santobuono riceverà, come al solito, l’élite villeggiante al Miglio d’oro.

16 settembre 1894: onomastico della signora Maria Wittmann, moglie dell’ing.Wittmann, soggiornanti a Resina.

6 ottobre 1894: brillante sabato mondano al Circolo Vesuviano; presenti il marchese Carlo Migliorini, Enrico Correale ed altri ancora.

Anno 1895

29 luglio 1895: onomastico della signora Trevisan. Dall’ampio giardino, «olezzante dei fiori più soavi» ed illuminato da centinaia di lampioncini alla veneziana, vengono innalzati palloni aerostatici; poi si comincia a ballare, mentre frequenti rinfreschi vengono serviti agli ospiti. Al culmine della festa si spengono i lumi, ed il giardino appare illuminato, tutto intorno, da fiaccole alla veneziana, «mettendo un’ altra nota incantevole i vividi bagliori del verde e del rosso confusi insieme».

15 ottobre 1895: «grande serata» al Circolo Vesuviano, anche per l’infaticabile opera dei soci, marchese Migliorini e conte Del Carretto.

Anno 1896

15 agosto 1896: quest’ anno la villeggiatura a Resina è animatissima; lungo il Miglio d’oro trovansi la principessa di Caramanico, la duchessa di Corigliano, la principessa di Migliano, la baronessa De Santis, la baronessa di Castelfiore De Gemmis, la duchessa di Valminuta con le figliuole, la duchessa Del Balzo di Presenzano; la baronessa Winspeare De Mari, la marchesa De Angelis Giusso, la contessa De Cillis La Greca, la contessa Rossi Caracciolo, la signora Garnier Adinolfi, la  Marchesa Piscicelli, la marchesa Bassano la marchesa Pedicini Arianello, la duchessa di Castellaneta Di Lorenzo, la baronessa Tramontano, la contessa Baldacchini Piscicelli, la signora Guadagno Pandolfo  e tante altre ancora.

3 settembre 1896: la signora Maria Wittmann Flores, in una festa organizza in casa sua, “evoca” il minuetto del Settecento. Seguono balli “moderni”:
les cislaux e il Roman-dancing.

Anno 1897

27 luglio 1897: a Villa Calcagno la baronessa d’Aspermont Caravita di Sirignano, la signora Del Giudice Santasilia; a Villa Vargas la contessa De Cillis  La Greca; a Villa Isabella la marchesa Cito di Torrecuso; a Villa Tosti la Principessa di Valminuta e le figliuole.

Anno 1898

11 agosto 1898: il Miglio d’oro furoreggia quest’anno.

A Villa Tosti: la Duchessa Tosti Forcella, la signorina Margherita Tosti, il duca Silvio Tosti, la duchessa di Nardo; a Villa Cuocolo: il barone Giuseppe Calcagno e la baronessina Concettina Calcagno Tosti, la baronessa Del Giudice Santasilia, il conte e la contessa Panzuti;

a Villa Favorita: la principessa di Santobuono Cito, il principe e principessa di Santobuono, il prof. Ernesto Salvia e famiglia, il cav. Francesco Caprioli; a Villa De Bisogno: il  marchese Vincenzo De Bisogno e famiglia, il marchese Marino Brancaccio, il barone Del Pezzo e famiglia;

a Villa Aprile: il comm. Pasquale Aprile e famiglia, il duca e la duchessa di casamassima, il principe e la principessa di Bisignano; a Villa Erminia: il duca Lieto e famiglia; a Villa Isabella: il principe di Casapesenne, il marchese Giuseppe Vargas; a Villa Naclerio: il barone e la baronessa Della Marra La capra; a Villa Migliano: il principe e la principessa Dentice; a Villa Calcagno:
senatore Calcagno, il barone e la baronessa di Flugy.

3 settembre 1898: sabato danzante in casa Randegger per l’onomastico della padrona di casa; al pianoforte, Giuseppe Aldo Randegger.

15 settembre 1898: nel salone della Favorita, gentilmente concesso dal signor Roberto Maiuri, gran ballo di beneficenza per i poveri del paese; splendido orologio a pendolo offerto dal principe di Napoli.

30 ottobre 1898: a una «divertente» partita di caccia agli uccellini, che si eftèttua nella pittoresca contrada dei Tironi, sulle verdeggianti collinette situate le falde del Vesuvio, assistono le più amabili e affascinanti fanciulle della colonia villeggiante di Resina. Presenti anche l’avv. Giuseppe Conte e il cav. Giuseppe Giusti, insieme con l’avv. Francesco Cozzolino, consigliere del Comune, e il giovane dottore Edoardo Conte. Una lauta colazione ed una gita all’Osservatorio Vesuviano chiudono la giornata.

31 ottobre 1898: nella casina di quell’egregio magistrato che è il comm. Landolfi si solennizza la chiusura della villeggiatura con recita, musica, innalzamento di palloni ect un graziosissimo cotillon diretto dalle signorine Maria Landolfi e Giuseppina Celestino. Presenti i più bei nomi della colonia villeggiante,
oltre a parecchi signori e signore venuti da Napoli.

Anno 1900

13 luglio 1900: Itinerari di villeggiatura: donna Elisa di Giacomo a Resina.

14 luglio 1900: il «sempreverde» poggio di Pugliano, a Resina, si è arricchito di un ritrovo delizioso, «le Tavernelle», a Villa Raia, là dove comincia la pittoresca via dell’Osservatorio; posizione paradisiaca, servizio perfetto, chioschi elegantissimi: un vero eden per gli amatori di gioconde scampagnate.

18 luglio 1900: L’avv. Antonio Sbordone con la sua amabile signora, donna Maria Concetta Vittozzi e i suoi carissimi figliuoli, in villeggiatura alla Favorita.

20 luglio 1900: trovasi da alcuni giorni di passaggio in Resina la principessa Pignatelli La Greca, ospite di una sorella, la contessa De Cillis La Greca.

25 luglio 1900: a Pugliano, Villa Betocchi, l’avv. Ignazio Carabelli con la famiglia.

27 luglio 1900: donna Francesca Persico d’Alessandro e il barone e la baronessa di Galleri Capece Minutolo di Collereale a Villa Isabella.

13 agosto 1900: la baronessa Maria Viscardi Lettieri, col consorte barone Giovanni, e coi figliuoli, a Villa Zeno.

3 settembre 1900: Al Miglio “incantato”: sempre splendida, animatissima la villeggiatura in questa contrada meravigliosa, dove tutto è sorriso, tutto è fascino superbo della natura, dall’alba argentea al tramonto infuocato, in un mare d’oro. A Villa Aprile: il barone’ Degni e consorte.

20 settembre 1900: auguri, a Villa Raia, all’ing. Heinrich Dreiber, direttore della ferrovia funicolare del Vesuvio.

23 ottobre 1900: alla Favorita, sul piccolo palcoscenico sormontato da quello stesso stemma di Casa Caracciolo, che, anni prima, era sull’ arcoscenico del teatro Fiorentini, rappresentazione della Partita a scacchi, interpretata e ammirata dai nobili villeggianti.

2 novembre 1900: accademia di scherma alla Favorita.

Anno 1901

5 luglio 1901: a Villa Bevilacqua, Pini d’Arena, la contessa Clotilde Tixon de Vidanne col consorte e i due figlioletti.

6 luglio 1901: come di consueto, il barone di Aspermont e la baronessa di Aspermont Caravita di Sirignano, a Villa Calcagno.

11 luglio 1901: sono a Resina, in villeggiatura, il prof. Luigi Correra e la sua signora a Villa Erminia, il cav. Giusti a Villa Della Marra, il signor Armentone e la signora Elvira Armentone Ria a Villa Migliano, il barone Stanislao Marigliano ai Pini d’Arena.

16 luglio 1901: a Villa Valminuta, la contessa Pinzauti; a Villa Della Marra, il cav. Nicola Iovene.

luglio 1901: il duca Luigi Tosti di Valminuta, brillante ufficiale dei cavalleggeri, nominato ufficiale di ordinanza del generale Rovani. Questo assila permanenza a Napoli del duca Tosti e della consorte, duchessa Anna Tosti Forcella dei marchesi di Pietralunga.

10  luglio 1901: la signora Adinolfi La Mola con la figliuola Beatrice a Villa Bevilacqua, dove già da alcuni giorni trovasi la marchesa Verusio.

luglio 1901: alla Favorita, il cav. De Pisis con la famiglia.

13 luglio 1901: a Villa Faraone, il signor Giulio De Palma.

1agosto 1901: a Villa De Chiara, l’avv. Antonio Sborbone con la consorte.

10 agosto 1901: a Villa Capone, l’ avv. Tito Gambardella.

1 Settembre 1901: a Villa Filotico, l’avv. Alfonso Romano.

15 settembre 1901: imminente l’arrivo alla Favorita del comm. Ruggiero Lomonaco, consigliere della Corte di Cassazione.

27 settembre 1901 lascia Pugliano il prof. Roccatagliata; terminata la villeggiature anche del principe e della principessa d’aquino di Caramanico.

Anno 1902

1902: l’avv. Tito Gambardella a Villa Abatemarco.

1902: l’avv. Salvatore Trani a Villa De Gaetano.

1902: l’avv. Enrico Trifiletti a Villa Migliorini.

1902: lo stabilimento balneare Criscuolo e Liguori accoglie quest’anno alla Favorita la baronessa Tortora Brayda, la marchesa di Villarosa, la marchesa Verrusio, la baronessa Vassallo, la marchesa Migliorini, la contessa de la Vilel , la baronessa Petitti, la baronessa Magliano, la signora Garnier e figli la signora Sbordone, ed altre ancora.

1902: la signora Cira Amabile col genero, il valoroso chimico Onorato Battista, al Miglio d’oro.

Anno 1904

l° aprile 1904: la luce elettrica è già alla portata di tutti e molte centinaia di case ne usufruiscono, mentre tutte le ville hanno gli impianti pronti ad essere allacciati per la prossima villeggiatura.

2 aprile 1904: il Consiglio Superiore delle Strade Ferrate ha dato parere favorevole alla trasformazione a trazione elettrica della tranvia Croce del Lagno – Portici – Resina – Torre del Greco. Potranno usufruire, tra gli altri, i futuri pendolari delle vacanze, da e per il Miglio d’oro.

25 giugno 1904: Beatrice Siniscalco Montella a Villa De Martino.

18 luglio 1904: il cav. Pasquale Caprile ai Pini d’Arena.

19 luglio 1904: anche a Resina un Eden-teatro, fatto sorgere dai fratelli Ummarino nel loro stabilimento balneare, alla confluenza tra il Corso Ercolano e Via Cecere.

30 luglio 1904: Maria Concetta Sbordone Vittozzi a Villa Chiara, al Miglio d’oro.

5 agosto 1904: il prefetto di Napoli autorizza l’apertura all’esercizio della linea tranviaria elettrica Napoli – Riccia – Bellavista – Pugliano.

9 agosto 1904: il cav. Carlo Pinto a Villa Brancia, via Cecere.

12 agosto 1904: Ludovico Salvia a Villa Capone. Il cav. Romano a Villa Nasti.

9 settembre 1904: Piedigrotta a Villa Ummarino.

19 settembre 1904: filodrammatica al teatro comunale.

23 settembre 1904: una nube rossa, infuocata, sovrasta la sommità del cono avventizio formatosi sul Vesuvio, prolungandosi per tutto il piano parallelo all’ Atrio del Cavallo. I comuni vesuviani offrono uno spettacolo eccezionale; le vie sono quasi tutte deserte, e di quando in quando al1egre comitive ascendono le parti alte per godere più agevolmente lo spettacolo dell’eruzione. Le terrazze sono quasi tutte gremite, comprese quelle delle ville che ospitano i villeggianti, e dappertutto si ripetono le esclamazioni di meraviglia e timore.

Anno 1905

13 luglio 1905: il barone Luigi Degni, con la consorte Maria Tramontano, ospite di Villa Rossi, al Miglio d’oro.

15 luglio 1905: cresce e migliora ogni giorno la schiera compatta di villeggianti;
tutto l’ameno tratto che va da Villa Aprile a Capo Torre è invaso da una folla elegante. L’antico e rinomato stabilimento balneare dei signori Criscuolo e Liguori rappresenta la meta preferita della haute di stanza al Miglio d’oro. Delizia del luogo, la limpidezza argentea delle acque, l’inappuntabilità del serizio fanno di questo stabilimento il centro della più amena riunione, il ritrovo rediletto della più scelta società.

20 luglio 1905: la villeggiatura a Pugliano; sull’amena collina sono arrivati: Villa Betocchi, il barone De Grazia e famiglia; a Villa Rivellini, il consigliere provinciale Ravone, il dottor Salvatore Buongiorno, il signor Raffaele Ravone;

Villa Semmola, il prof. Giuseppe Semmola e signora, l’avv. Carlo Semmola;

Villa Guadagno, l’ammiraglio Micheli; a Villa Cozzolino, la signora Santulla;

Villa Raia, il signor Gennaro Ravone; a Villa Cantani, Antonio Texeira, console del Portogallo; a Villa De Vita, il maggiore Romano, la contessa Soderini, il cav. De Vita, il signor Buonomo e figlie; a Villa Coppola, l’ing. Maser, miss Elena Kirmes, l’ing. Reale; a Villa De Luise, il dotto Donadoni; a Villa !rene, la ignora Galante Rossi e famiglia.

28 luglio 1905: il marchese Verrusio, il signor Bevilacqua e l’avvocato Alberto Cuomo a Villa Bevilacqua; l’ing. Martinez e la signora D’Amelio a Villa Ruggiero; Carlo De Vivo ed Emilia De Martino a Villa Pandolfo; il cav. Sansone a Villa De Cesare; il prof. Romano a Villa Linda; la signora Clausetti e l’avv. D’Aniello a Villa D’Amelio; Pietro Avenia e Nicola Iovine a Villa Della Marra.

4 settembre 1905: nel “salone degli arabi”, alla Favorita, concerto vocale e strumentale.

24 settembre 1905: il comitato della Piedigrotta al Miglio d’oro versa al Municipio di Resina la somma di lire 737, incasso della passeggiata «pro Calabria» fatta il 17 settembre.

Ecco alcuni dei nomi dei sottoscrittori in lire dieci: Aprile, Brancaccio, Barbato, Battista, Caputo, Di Ceglie, Fratta, Ordile, Romano, Schisa, Sbordone, Siniscalco e Tixon.

18 ottobre 1905: gita al Vesuvio delle signore Ruggiero, Carrelli, Cantani, Rubinacci, lesu, Gallotti, Del Santo, Di Lorenzo e di altre ancora.

24 ottobre 1905: ad iniziativa del principe Caracciolo di Santobono e della signora Maria Conforti Campanile, ha luogo, al teatro Poli di Portici, una grande festa di beneficenza a pro dei danneggiati di Calabria. Nel programma è compresa una scelta musica eseguita da valenti professori sotto la direzione del maestro Ricciardi.

Anno 1906

10 luglio 1906: a Villa Aprile il conte Francesco Solimena; a Villa Garnier il duca Gennaro Caputo, a Villa Migliorini il duca Dentice d’Accadia, a villa Isabella il principe di Casapesenna e la marchesa Morena, a Villa Filotico il barone Luigi Raia.

7 luglio 1906: la duchessa d’Aosta nei comuni vesuviani, per le popolazioni colpite dall’alluvione.

19 luglio 1906: alla Favorita, sgombrate le strade dalla cenere del Vesuvio, solita folla di aristocratici bagnanti.

28 luglio 1906: la compagnia filodrammatica “R. Bracco” di Portici darà una serata di beneficenza nel teatro costruito nella villa comunale.

10 agosto 1906: a Villa Allocca il cav. Eugenio Izzo.

4 agosto 1906: festa a Pugliano, nella villa De Vita.

29 agosto 1906: concerto vocale e strumentale alla Favorita, con l’intervento del soprano drammatico Augusta Palomba Gerin. Dirige il maestro Vincenzo Ricciardi .

Anno 1907

3 agosto 1907: splendida villeggiatura nelle ville Sarlo, Passaro, Faraone, Ferrara, Pantaleo, Belmonte e Capone.

9 agosto 1907: annunciate le feste estive al Miglio d’oro: festa a mare, gare ciclistiche, mattinate campestri e – pour la bonne bouche – la Piedigrotta al Miglio d’oro.

30 agosto 1907: dopo il successo entusiastico della bella festa a mare, che iniziò felicemente il ciclo dei lieti convegni, ora tutti gli sforzi del benemerito comitato sono volti alla festa del 2 settembre, per la grande audizione di canzoni piedigrottesche. L’emiciclo del palazzo Campolieto, dove avrà luogo la festa, sta già trasformandosi in una serra olezzante di sceltissimi fiori e adorna di piante esotiche.

La luce sarà fornita dalla Società Vesuviana per mezzo di dodici potentissime lampade ad arco, che proietteranno sul vasto spiazzale una luce davvero meridiana. L’effetto fantasmagorico degli addobbi sarà completato da un gran numero di lampioncini giapponesi. Nel mezzo dello sfondo sorgerà una vasta pedana sulla quale prenderanno posto 50 professori d’orchestra e 30 coristi. Il programma delle canzoni sarà svolto dal notissimo Pasquariello e da due fra le più luminose “stelle” del caffè-concerto: Elvira Donnarumma ed Emilia Persico.

10 settembre 1907: nozze tra Angelina Cozzolino (figlia dell’ assessore Giuseppe Alfonso Cozzolino) e Pasquale Strazzullo.

17 settembre 1907: a Villa Aprile, per l’onomastico di Maria Salvia Carabelli, festoso convegno.

21 settembre 1907: Piedigrotta rivive al Miglio d’oro in tutto il suo fasto, in tutto il suo baccanale, in tutta la sua orgia caratteristica. Il delizioso tratto che si stende tra Resina e Torre del Greco è tutta una serra di verde e di fiori: ve ne sono sui balconi, sulle terrazze, agli ingressi delle poetiche ville, e persino sulla via in lunghi e splendidi festoni. Anche l’illuminazione a gas, preparata con d’orumerose e vivide fiammelle, si fonde graziosamente con mille lampade giapponesi «frastagliate  appetutto». Magnifico il concorso dei carri. Fra i balconi, reparati con molto gusto, vengono premiati quelli dei signori D’Asta e bordone.

Anno 1908

3 luglio 1908: il signor Aristide Andreoli a Villa Ferraro.

8 luglio 1908: Ospiti importanti nelle ville De Vita, Coppola, Betocchi, Semmola, Cassitto, Elga, De Luise, Aveta e Irene.

13 luglio 1908: festa nella scuola municipale maschile di via Sacramento diretta da Luigi Marzano.

3 agosto 1908: inaugurazione del Festival di Vìlla Favorita.

15 agosto 1908: A Villa Aprile, con parco, giardini inglesi, aria saluberrima, ciuttissima, dieci minuti dal bagno di mare, fittansi piccoli, grandi appartamenti, completamente mobiliati: massimo confort, fermata obbligatoria tramway davanti alla villa, acqua di Serino (da “Il Mattino”).

25 agosto 1908: Festival alla Favorita: Mario Sbordone, anima del comitato organizzatore.

27 agosto 1908: battesimo a Villa Santangelo.

5 settembre 1908: teatro all’aperto alla Favorita.

10 settembre 1908: nomina del prof. Silvestro Carotenuto a direttore didattico delle scuole pubbliche.

Anno 1909

15 luglio 1909: il dr. Ferdinando Guidone a Villa Laterzi.

20 luglio 1909: Geremia Compagnone a Villa Brancia.

12 agosto 1909: circa 100 ciclisti, dai colori variopinti, tutti infiorati, attraversano, da Napoli, i comuni vesuviani annunziando il prossimo Festival alla Favorita.

22 agosto 1909: la compagnia teatrale “Città di Roma” nel parco di Villa Favorita.

2 settembre 1909: morte, a Resina, di Ernesto Nocerino, nella sua bella villa. Sia come console del Brasile, ai tempi del fiorentissimo impero, sia come agente di cambio della Borsa di Napoli, si distinse egregiamente. Alla sorella, baronessa Gonzales del Castillo, le condoglianze delle autorità locali.

18 settembre 1909: alla Favorita, concorso di bellezza per bambini.

Anno 1910

7 luglio 1910: Cesare Betocchi e la consorte, Cristina Manzi, nella loro villa a Pugliano.

10 luglio 1910: il cav. Michele Mauro a Villa Valminuta.

12 luglio 1910: Franco Ordile a Villa Naclerio:

24 luglio 1910: il comm. Vincenzo Strigari a villa propria.

28 luglio 1910: il comm. Giovanni Caramiello a Villa Caramiello.

2 agosto 1910: Nicola Corsi a Villa Leopoldina.

3 agosto 1910: Mario Breglia a Villa Breglia.

4 agosto 1910: l’avv. Vincenzo D’Aniello a Villa Ada.

7 agosto 1910: il marchese Francesco Girace a Villa Santangelo.

10 settembre 1910: mentre Portici prepara il trono a colei che dovrà essere «la sfinge dello sterminator Vesevo», e Torre del Greco, tra una festa di fiori e di corallo, accoglierà fra giorni al palazzo baronale la «Regina del mare», Resina scrive nel suo libro d’oro il nome di “S.M. la Sirena d’Ercolano”, Annunziata Scognamiglio, che ascende al trono ufficialmente il 10 settembre.
L’incoronazione ha luogo nel recinto della villa comunale. Suggestivo il programma dei festeggiamenti: illuminazione fantastica sul Corso Ercolano, gara per l’addobbo dei balconi con premi artistici, eco di Piedigrotta, cavalcata storica, corsa dei carri, grandiosa festa campestre, concorso di bellezza tra i fanciulli ecc.

Anno 1911

8 agosto 1911: «Chi potrà mai elencare – scriveva Ciro Grimaldi sul Giornale d’Italia – tutti gli ospiti villeggianti che, in questi ultimi giorni, son venuti a popolare le belle ville, le suggestive palazzine ed i graziosi alberghi dei Comuni Vesuviani, dove la salute è ottima e dove, grazie al sorriso di un cielo puro ed alla mitezza del clima, non si «vagheggia più bello il Paradiso»?
Chi potrà ricordare (… ] le comitive sparpagliate verso la Favorita. tra il Miglio d’oro e Capo Torre? Tentiamo questo sforzo di memoria e ricordiamo: donna Maria Cuomo – Flores, la graziosa signorina Ilda Wittman, monsieur e Madame Cailloux, la contessa Luzerberger, il signor Pattison, il conte De Cillis, il duca e la duchessa d’Andria, il conte di Ruvo, il principe e la principessa di Apricena».

Anno 1912

4 luglio 1912: inaugurazione del “Festival Tripolitania” all’elegante teatro Savoia, con la compagnia di Gennaro Di Napoli che si esibirà nelle sue più note rappresentazioni. Parte dell’incasso sarà devoluta a beneficio degli itaIìanì espulsi dalla Turchia.

19 agosto 1912: nella prima quindicina di settembre avranno inizio le rappresentazioni dell’ aristocratica Associazione Filodrammatica Napoletana, egregiamente diretta da don Baldassarre Caracciolo, principe di Santobuono. Come “prima” sarà dato l’emozionante lavoro Kean, protagonista il principe in persona.
Le prove, cominciate l’altra sera, continuano, e si annunia una buona stagione artistica, come negli anni precedenti. Il pubblico avrà modo di applaudire donna Maria Cuomo Flores, donna Maria Conforti Campanile, la signora Miraglia, la signorina Dlda Wittrnann e tante altre brave interpreti che completano tutte un quadro di bellezza e di arte. Anima di queste “elettissime” riunioni aristocratiche è la nuora del principe di Santobuono, la duchessa di Castel di sangro.

3 ottobre 1912: “indimenticabile” serata, al teatro della Favorita, per la . resa delle rappresentazioni filodrammatiche. I nuovi bozzetti – «L’ami» di . Praga, «Il Conte Verde» e «Fuoco al convento» – sono interpretati “meravigliosamente” dal principe di Santobuono e dai suoi bravissimi collaboratori: la Marchesa Sanfelice di Bagnoli, la signora Conforti Campanile, la piccola Margherita Caracciolo, la signora Anna Miraglìa, la signorina Rosa Miraglia Del Giudice, il barone Domenico Amato, l’avvocato Pozzetti ed altri ancora.

16 agosto 1913: inaugurazione della sede dell’associazione “Pro Miglio ,oro” a villa Favorita. Il sodalizio, sorto per opera di un comitato di gentiluomini presieduti dal principe di Santobuono, si propone di promuovere tutte le :niziative volte a favorire gli interessi dei Comuni vesuviani, vale a dire il miglioramento estetico, igienico ed economico delle contrade situate lungo la fascia costiera del vulcano. Oltre a ciò, l’associazione ha scopi di beneficenza, he affincheranno l’organizzazione di feste estive, mondane e sportive.

2 settembre 1914: in un “magnifico” locale della Favorita, sotto il patronato del principe di Santobuono, ha luogo una splendida edizione della “Piedigrotta”, con l’esecuzione delle più belle canzoni. L’elenco artistico segna i nomi: Pasquariello, Mario Massa, Diego Giannini, Gina de Chamery, Luisella iviani, Tecla Scarano (5) .

12 settembre 1914: gare di nuoto alla Favorita, organizzate dall’associazione «Pro Miglio d’oro».

10 uglio 1915: il prof. Enrico De Renzis di Montanara al villino Ferrari.

12 luglio 1915: l’avv. Carlo D’Aquino a villa Aprile; la signora Sica PernaSapio a Villa Nora.

15 luglio 1915: l’ing. Carlo Breglia a viìla Breglia.

22 luglio 1915: F.W. Fuchs con la signora Giulia a villa Aprile; Luigi Musso a villa Musso, Miglio d’oro.

30 luglio 1915: Giovanni Caramiello con la figlia Carolina a villa Caramiello; il prof. Michele Ferrari a villa Arcucci.

15 agosto 1915: a Villa Aprile il comm. Pasquale Aprile e famiglia, il conte e la contessa Giusso Imperiali, l’ avv. Carlo D’Aquino, l’avv. Borselli, l’on. prof. Longo, la signora De Zerbi Watteville ed altri ancora; a villa Leopoldina: il barone De Meis; a villa Battista: il prof. Alfredo Minozzi con la signora Lucia Minozzi Adotta, la signorina Alma e l’ avv. Marino Minozzi; a villa Irene: Irene Galante.

24 luglio 1916: i ministri Ruffini e Adotta assistono alla solenne cerimonia della posa della prima pietra dell’ edificio scolastico. Madrina, la gentile ed intellettuale signora Maria Rodinò Sergio. Alla cerimonia è presente il popolo commosso. Del nascente edificio scolastico è stato redatto il progetto dall’ing. Raffaele D’Errico.

6 agosto 1916: passeggiata patriottica per la raccolta della carta e dei rifiuti d’archivio, organizzata dal comitato distrettuale ercolanense della Croce Rossa Italiana.

15 luglio 1917: Salvatore Cosenza a villa Falco.

22 luglio 1917: la contessa Emilia Garolla a villa Rosa, Pugliano.

30 luglio 1918: attesissima première al teatro Favorita delle recite di beneficenza per la Società napoletana antitubercolare, con la «Moglie di Claudio». Applauditissimi il principe di Santobuono, il cav. Ceriani e la signorina Maria Conforti.

4 agosto 1918: Eugenio Minci, barone di Sant’Elena, a villa Formisano, Pugliano.

7 settembre 1918: il Club Escursionisti Vesuviani in gita al Vesuvio. I partecipanti, in numero di quaranta, tra cui ben sedici signore, partono a piedi da Pugliano alle 20 di sera e giungono alle 22 all’Eremo, dove sostano per la cena.
Alle 4,30 del mattino sono sulla vetta. L’illustre prof. Malladra illustra con dotte parole l’interno del vulcano. Infine con una divertente scivolata nella sabbia dal lato nord, i gitanti scendono a piedi.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Resina ed il mito della Sirena per i Resinesi
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La Sirena bifida è stata sullo stemma ufficiale del Comune di Resina, fino al 30 marzo del 1969, anno in cui Resina assunse la nuova denominazione di Ercolano.

A proposito della Sirena che costituiva l’elemento più decorativo della fontana borbonica, occorre ricordare che quella figura è un elemento ricorrente della iconografia di Resina e di molte contrade della fascia costiera napoletana.

sirena1Infatti, proprio all’ingresso del favoloso golfo di Napoli, tra Capri e Sorrento, gli antichi collocarono la dimora di quei mitici personaggi femminili. Licofrone, poeta del I11 sec. a.C., ed altri ancora affermano che le tre sirene Partenope, Leucosia e Ligea (figlie del fiume Acheloo e della musa Melpomene) entrarono nel mito, seducendo con il loro canto gli sfortunati navigatori che si avventuravano nei pressi della loro dimora marina.
La leggenda narra che, non avendo Ulisse ceduto alle loro lusinghe, le tre Sirene si precipitarono in fondo al mare; ma solo Leucosia e Ligea perirono, in quanto la più fortunata Partenope fu rigettata dalle onde sui nostri lidi.

I napoletani la raccolsero, le composero un sepolcro e le intitolarono la città, e da allora Napoli si chiamò Partenope o terra delle Sirene.
Questo rapporto privilegiato tra le Sirene e le località che si specchiano nelle azzurre acque del golfo di Napoli è stato cantato in ogni tempo da artisti, poeti e letterati ed è presente in modo particolare nelle pagine di Giovanni Pontano.
Nelle ecloghe dell’umanista napoletano tale legame si trasforma in una sorta di simbiosi poetica e le contrade napoletane finiscono addirittura per identificarsi nell’immagine stessa di quelle affascinanti creature.

La prima di queste ecloghe descrive le nozze del dio fluviale Sebeto con la ninfa Partenope, ai quali fanno festa e recano doni processionalmente sette cortei di divinità agresti e fluviali della regione napoletana. In un boschetto del suburbio, Hacrone e Lepidina, giovani sposi contadini che attendono la nascita del loro primo figlio, si riposano perché stanchi del lungo cammino e del peso dei doni che portano alla ninfa.

In quell’oasi di pace attendono che giunga e sfili davanti a loro la successione dei sette cortei. Ed ecco, giunge la prima schiera: maschi e femmine che vengono dalla campagna e che con canto alterno esaltano il dio e la ninfa e celebrano le delizie dell’amore.
Viene poi dal mare il secondo corteo: le Neueidi. Lepidina e Macrone commentano alternamente la sfilata.

La prima nereide è Posillipo, cerula e incoronata di edera; segue Mergellina, che procede blandamente con candidi piedi ignudi, e poi Sarnite, la cacciatrice; e Resina dal candidissimo seno, ed Heracle ‘ricca di coralli e di miele’, e Capri, che da un lato ha Equana e dall’altro Amalfi, famosa domatrice di ostriche e di ricci marini.
Come si vede, Resina è qui fantasticamente trasfigurata in un mitico personaggio muliebre dimorante nelle acque del golfo partenopeo, ed è questo forse il motivo per il quale qualcuno ha voluto ricavare l’origine del nome di Resina dalla parola Sirena, di cui costituisce I’anagramma oppure la metatesi.
Ma, come si è già detto, la figura della Sirena è un elemento ricorrente della iconografia di Resina, anche indipendentemente dalle suggestioni poetiche o dai giuochi di parole, ed è più volte effigiata nei monumenti, nei dipinti e negli stemmi della nostra città.
Abbiamo già parlato nel precedente capitolo della sirena di marmo che ornava la fontana borbonica; accenneremo qui ai luoghi in cui appare ancora la figura della sirena.
Nella cappella dello Spirito Santo della chiesa di Pugliano c’è la già citata pala d’altare dedicata a S. Veneranda.

In quel dipinto la Santa stringe nella mano sinistra uno stemma, in cui è raffigurata una sirena, il simbolo stesso del Comune di Resina.
La figura di una sirena è scolpita su una Campana del campanile di Pugliano.
Due sirene sono scolpite nel marmo dell’altare dedicato alla Natività (ora cappella di S. Anna), nella chiesa di Pugliano.
L’altare fu fatto costruire dal Comune di Resina come ex-voto.
Infine, una sirena figurava sullo stemma ufficiale del Comune di Resina fino al 30 marzo del 1969, anno in cui Resina assunse la nuova denominazione di Ercolano.

Lo stemma in marmo della sirena è ancora visibile sul frontespizio della casa comunale.

Da ricordare che il nuovo simbolo del Comune di Ercolano è la figura dell’Ercole Farnese.

dal libro di Mario Carotenuto “Ercolano attraverso i secoli”

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

La trattoria Scannapieco quando via Panoramica non c’era
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Nelle foto osserviamo un angolo interno dello storico ristorante “Scannapiecoro” di via Giuseppe Semmola, già via dell’Osservatorio, famoso in Italia e nel mondo per il fatto che ogni giorno accoglieva molti turisti, italiani e stranieri, diretti agli Scavi e al Vesuvio; un angolo dello storico palazzo dei Nocerino, suore e preti tra gli anni 1600-1900, dove, su un terrazzo occupato dai coniugi Raffaele Primavera e Imperato Ferma osserviamo i coetanei del nostro direttore Aniello Cozzolino e Rita D’Antonio con i figli di Primavera, da sinistra Antonio, Giuseppe, Michele e Ciro Primavera; conclude questa rassegna fotografica due immagini che ritraggono, nel vecchio quartiere appena indicato, tra via Semmola e via Ulivi, i coetanei di Giuseppe Imperato: Mauro Mirando, Andrea Imperato, Nicola Pagliuca, Ciro Vitiello e il nostro Giuseppe Imperato.

Sono foto, immagini del cuore e della mente, a lasciare integra la storia che, nei tempi andati, è stata scritta dall’uomo e continuerà ad essere scritta dallo stesso. Una terra senza storia non è mai esistita.

Ho avuto modo di guardare, con molta nostalgia, delle vecchie fotografie della nostra Ercolano. Si rivedono, in quegli scatti, angoli della ex-Resina che le costruzioni edilizie, non sempre rispettose dell’ambiente, hanno così profondamente modificato, da rendere difficile riconoscere i luoghi ritratti nelle immagini.
In particolare una delle foto ritrae la non più esistente Trattoria “Scannapieco”, che era situata in Via Giuseppe Semmola, nei pressi dell’incrocio con Via Ulivi (non era stata ancora realizzata Via Panoramica). scannapieco2

scannapieco1Già, Scannapieco, chi era costui? Fin da ragazzo, a Pugliano dove abitavo pensavo ad un tizio che veniva così denominato perché… brutalmente ammazzava innocenti ovini! Ma di soprannomi, anzi di “strangianomi”, le persone ne facevano uso abbondante (e ne fanno tuttora…), tanto che mi ero convinto che le famiglie di Resina (e non solo…) fossero sprovviste di… cognomi!
Riuscivo, sì, a spiegarmi l’origine dei soprannomi accostabili a mestieri esercitati per tradizione familiare quali: “ ’e furnare, ’e crapare, ’e stagnare, ’e scarparielle, etc…” Così come comprendevo quelli attribuibili al paese di origine, o trasferimento  per lavoro quali: “ ’e turrise, ’e francise, ’e mericane, etc…” Ma, mi chiedevo, i soprannomi: “bailicco, zippe, lecca-lecca,fredda-fredda, babalaccone,tippocchio, etc..”, come erano stati attribuiti ai loro…titolari?
Ed i “cantamuorti” elevavano, forse, inni ai defunti, prima che venissero… trasferiti agli “schiattamuorti”? Immaginavo una scenetta tragicomica che si ambientava in un’Aula di Tribunale. Si svolgeva un processo conseguente ad un fatto di sangue
avvenuto con uso di armi. Come sarebbero state accolte le testimonianze rese da personaggi conosciuti con i nomignoli di “a ribotta” e “sputa fuoco”?
Non sfuggivano alla regola dei “senza cognome” neppure coloro che avevano delle imperfezioni fisiche (portatori di handicap oppure diversamente abili, come sarebbero oggi chiamati). Con poco tatto, senza mezzi termini, venivano indicati come: ’o zuoppo, ’o cecato, ’o scartellato, etc…Ma bisogna subito aggiungere che non c’era volontà di offenderli: soltanto che il popolo, impietosamente, si esprimeva in base a ciò che vedeva! Sconosciuto, allora, era il cosiddetto fair-play!

Concludo raccontando degli spassosi duetti, rimasti nell’ immaginario collettivo dei Resinesi che si svolgevano presso gli sportelli del Comune. L’ impiegato dell’Anagrafe, Agostino D’Antonio, con infinita pazienza era abilissimo nello… strappare  dalla bocca di anziani cittadini (spesso analfabeti) le date di nascita dei loro familiari. Poneva domande come: “ e papà, quando è nato papà… e mammà, quando è nata mammà? Ricevendo risposte del tipo:
“quando scoppiò la guerra… quando ci fu il colera… quando avvenne l’ eruzione del Vesuvio…!” Morale: per quella semplice gente lo scorrere del tempo era esclusivamente riferibile ad eventi memorabili, quasi sempre disgrazie!
Senza di ciò complicata sarebbe diventata la….ricostruzione della loro discendenza.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.