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Il Museo archeologico virtuale festeggia i suoi 9 anni a servizio della Cultura
locandina evento mav 7 luglio 2017

Il Musero Archeologico Virtuale di Ercolano  festeggia il suo nono  compleanno.

Si invitano i cittadini tutti a festeggiare con un aperitivo al MAV dalle 18 alle 23 con ingresso gratuito, per degustare prodotti enogastronomici tipici locali e intrattenervi con uno spettacolo.

La gallery space sarà allestita da una mostra quadri pittura di artisti ercolanesi :
 Aprea Giuseppe, Buonandi Salvatore, Bisogno Teresa, Di Vuolo Vanna, Di Maio Marco, Esposito Tiziana, Lauro Lilly, Formisano Francesco, Perna Enzo, Maria Cuciniello, Rita Cuciniello   che attraverso colori e forme raccontano Il Vesuvio.
Aprirà la serata Ensemble del Liceo Severi di castellammare di Stabia ,scuola  sperimentale con indirizzo musicale   diretto e coordinato  dal maestro Angelo Ruggiero con Flauti :
Clarinetto e  Sax  : Ilenia Donnarmma, Alberto Rufino, Antonio Russo, Emanuele Palomba;
Pianoforte : Lucia Acampora;
Seguirà lo spettacolo “PAROLE IN MUSICA ” a cura di Michele Giustiniano .
Si ricorda nell’occasione il 180° anniversario della scomparsa di Giacomo leopardi.
Saranno ospiti della serata Erminio Maurizi – poeta – e carmine Marrazzo – scrittore e docente universitario che saranno accompagnati dalle note di Maria Pia Barlucchi raccontano opere e poesie.
Maria. Pia , nota lirica di Ercolano ,  emozionerà il soffio delle candeline con brani della tradizione  classica napoletana.
Un grazie per la gentile collaborazione e segnalazione dell’evento alla dott.ssa Imma Sorrentino.
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Ercolano una città per tutti | Intervento di Stefano Buonincontro di In-superabili
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Di seguito il mio intervento di ieri all’Assemblea Progammatica del PD circolo di Ercolano dove si discuteva di barriere architettoniche e disabilita’ come In-SuperAbili ho lanciato la mia proposta al Segretario Sabbarese Piero e al capo gruppo Luigi Luciani, Di un tavolo tecnico istituzionale permanente che deve vedere la presenza non solo delle associazioni e parte istituzionali e tecnici ma soprattutto disabili i quali possono dare un contributo fattivo per far diventare Ercolano accessibile a tutti e diventare così un Modello Ercolano senza barriere noi come cittadini con diversa abilità crediamo di aver messo un piccolo tassello per migliorare la città perché:
#unacittasenzabarriereeunacittapiulibera

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In superabili conosci la disabilità evita le barriere la fan page ufficiale
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Vi segnalo questa bellissima fan page che si occupa di diversamente abili e dell’abbattimento delle barriere architettoniche.

fan page In superabili

#unpaesesenzabarriereeunpaesepiulibero

Conosci la disabilità evita le barriere architettoniche ma soprattutto culturali i disabili sono e possono diventare una risorsa per tutti perché hanno una marcia in più.

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Marzo è donna 2017 Donna libera in un mondo libero
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Dopo il successo dello scorso anno, tutto è pronto per dare il via alla seconda edizione di “Marzo è Donna 2017”, contenitore di eventi dedicato alle donne, promosso dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Ciro Borriello, su proposta del Vicesindaco e delegata alle Pari Opportunità Romania Stilo.

Il corposo cartellone di eventi – articolato su ben 46 iniziative, tra rappresentazioni teatrali, presentazioni di libri, convegni e manifestazioni legate allo sport e al benessere – è finalizzato, come sottolinea il Vicesindaco Romania Stilo, a “diffondere la cultura delle Pari Opportunità, riconoscendo il ruolo centrale che hanno le donne nell’evoluzione del mondo”.

Il primo appuntamento è previsto per Venerdì 3 Marzo, quando dalle ore 16:30 alle ore 19:30, presso l’ex Palestra GIL di Via Vittorio Veneto, andrà in scena “Spazio Giovani… e’ na vota!”, “Cineforum per over 60” con la presenza di registi e personaggi del mondo dello spettacolo. Organizzato dalla Cooperativa sociale onlus “Ho tempo per Te”, in collaborazione con “Centro Onlus” e “Unicef Terza Giovinezza”, l’evento mira a stimolare la condivisione con i giovani dei momenti di vita di “una volta”, trattando, tra le altre, le tematiche afferenti il ruolo della donna, del disagio sociale, dell’integrazione e del lavoro. Saranno presenti gli alunni di quattro scuole del territorio che, visionate le pellicole cinematografiche, parteciperanno al successivo dibattito.

L’ex Palestra GIL ospiterà anche i successivi appuntamenti.A cominciare dalla mostra “Il calcio che passione”, in cui saranno esposti i bozzetti di mascotte e calciatori realizzati da Francesco Fortunato per gli album delle figurine “Panini”. La mostra è promossa dall’Associazione “Teatro Ragazzi” e sarà inaugurata Sabato 4 Marzo, alle ore 17:00, per restare aperta fino a Sabato 11 Marzo.

Nel Centro Polifunzionale di Via Vittorio Veneto, sempre Sabato 4 Marzo, alle ore 18:00, il “Centro Onlus” presenta “Gramigna. Volevo una vita normale”, storia vera di un ragazzo in fuga della camorra, che deve la sua “salvezza” ad una donna speciale: la madre. All’incontro parteciperanno il noto giornalista Michele Cucuzza e Luigi Di Cicco, figlio di un boss di uno dei clan camorristici più potenti dell’agro aversano. Luigi non ha mai seguito le orme paterne, e oggi vive con moglie e figli a Civitavecchia, dove gestisce un ristorante ed è fortemente impegnato nel sensibilizzare i giovani a non cedere al richiamo della criminalità. Per raccontare questa storia, Cucuzza e De Cicco hanno scritto “a quattro mani” il libro “Gramigna”, edito nel 2013 da Piemme.

Infine, il Parco Salvo D’Acquisto (Viale Campania), ospiterà dalle ore 16:00 di Sabato 4 Marzo l’evento “Sport e difesa… in rosa”, promosso dall’ASD “Accademia del Pugno del Drago”: la squadra femminile agonistica dell’associazione terrà esibizioni dimostrative di difesa personale, meditazione taoista e taiji, con l’obiettivo di promuovere, soprattutto tra i giovani, lo sport come importante fattore dello sviluppo umano.

Sono queste le prime iniziative di un cartellone denso di appuntamenti. Nel prossimo comunicato stampa saranno presentati gli eventi in programma dal 6 all’8 Marzo.

 

fonte :

http://www.comune.torredelgreco.na.it/index.php/component/k2/item/301-al-via-marzo-e-donna-2016-ecco-i-primi-appuntamenti

 

Informazioni autore

Exhibit Design – laboratorio di Architettura per la Musica all’aperto
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“Exhibit Design – laboratorio di Architettura per la Musica all’aperto”

Un Corso-Percorso Formativo per acquisire conoscenze di exhibition design, metodi avanzati per progettare e curare una mostra di design e la realizzazione di ReS (Resonant String shell) ovvero un manufatto temporaneo in legno per la musica e lo spettacolo all’aperto, autocostruito, arredato e illuminato. Una struttura pensata come una vera e propria macchina scenica per la musica da camera all’aperto, realizzata con materiali economici e tecniche elementari, reversibile e per sua natura sostenibile.
I partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione ed il materiale didattico.
Il corso verrà attivato al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti pari a 60.

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La NETCON S.r.l. è un organismo accreditato presso la Regione Campania, utilizza per la formazione un modello innovativo che supera il concetto di corso professionale statico per quello più ampio di azione formativa globale, individualizzata e flessibile che determina qualità, specializzazione ed alta professionalità.
La NETCON S.r.l. è nata nel 2001, per l’impresa pubblica e privata, con lo scopo di svolgere un’attività di consulenza, formazione e sviluppo software in materie a lei congeniali quali informatica, telematica, organizzazione e gestione d’impresa.
L’Ente opera con proprio knowhow nei settori della Formazione, Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, Creazione d’Impresa e Sviluppo Locale.
In collaborazione con partner nazionali e internazionali quali Associazioni, Aziende, Università, Istituti Scolastici Superiori, è impegnata da anni nella progettazione e nell’attuazione di percorsi formativi e di orientamento finanziati da: MIUR, Regione Campania e Fondo Sociale Europeo nell’ambito delle politiche comunitarie volte allo sviluppo ed alla promozione delle sinergie tra i diversi stati membri ed alla riduzione delle disparità tra le aree più ricche e quelle più disagiate dell’Unione Europea.
NETCON si rivolge specialmente ai lavoratori che intendono approfondire le loro competenze e migliorare la loro professionalità o che hanno bisogno di formazione professionale attestata per regolarizzare la propria situazione lavorativa.
La formazione erogata ha il duplice obiettivo di sviluppare le competenze disciplinari, metodologiche e di processo delle persone che ricoprono ruoli e svolgono mestieri chiave per l’azienda e contemporaneamente supportare l’evoluzione continua del prodotto, dell’organizzazione e della tecnologia. In questi ambiti merita di essere sottolineata la continuità che la Netcon offre alle attività di formazione e addestramento.
ThesignEvent nasce a Napoli con lo scopo di promuovere la cultura di progetto e di design in contesti regionali, nazionali ed internazionali.

L’Associazione persegue finalità di sviluppo e divulgazione della cultura di progetto attraverso attività di ricerca e formazione, valorizzando ogni risorsa che possa essere occasione di innovazione, progetto, sviluppo e supporto ai professionisti, all’artigianato ed alle attività territoriali. Sostiene e gestisce processi di relazioni tra mondo professionale, enti ed aziende con azioni mirate alla promozione del territorio e delle sue tradizioni. Attraverso piani formativi, workshop, eventi e convegni investiga le relazioni tra architettura, design e territorialità. L’Area Formazione, che opera su indirizzo di un Comitato Scientifico di alto profilo formato da Professori universitari, Storici del design e Professionisti del settore scelti ogni volta con particolare attenzione e perizia, organizza corsi e convegni in materie di architettura e design il cui ricavato va a sostenere i progetti dell’Associazione.

Fan page ufficiale

https://www.facebook.com/exhibitdesignformazione/

Sito ufficiale TheSign event

http://www.thesignevent.it/percorsi/

 

Bando

 

Per scaricare Allegati e documentazione

Bando Allegato A scheda iscrizione Allegato B dd_n_7_2017 Brochure
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Allegato A

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Brochure

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Il famoso brand ercolanese Roberto Zeno partecipa alla kermesse Rulebritalia di Londra per promuovere il made in italy all’estero
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Il famoso brand Roberto Zeno rappresenterà lo stile italiano alla kermesse di moda Rulebritalia ( http://rulebritalia.org/) che si terrà a Londra il prossimo 10 novembre. L’evento, ideato ed organizzato dall’Istituto per il commercio con l’estero, si propone come vetrina innovativa del Made in Italy nella capitale britannica. Creatività, ricerca e dedizione sono alla base dell’impegno del disegnatore e patron della omonima casa di moda, di origini campane ma trapiantato a Verona. Il concetto di prezioso e del bello è il suo mantra, la conversione della creatività in progetti concreti è invece alla base della sua idea di business contrassegnata da uno stile inconfondibile. Così è per i gioielli in pietre preziose, per le borse e gli altri accessori di moda; oggetti che rendono oggi le sue creazioni tra i migliori esempi dello stile italiano nel mondo.

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Nata come centro di progettazione e produzione di articoli di alta gioielleria, negli ultimi anni l’azienda, una spa, è entrata nel mercato degli accessori di moda seguendo gli stessi principi ispiratori: creare prodotti che rappresentino l’eccellenza dell’arte tricolore pur nel rispetto delle tendenze e dei mutevoli canoni della moda in generale. La tradizionale inclinazione a lavorare con oro, diamanti e pietre preziose ha da subito contribuito a definire standard qualitativi altissimi estendendo il concetto di “prezioso” ad ogni nuovo progetto commerciale.

Tutti i materiali utilizzati nei processi produttivi sono infatti scelti con la massima cura al fine di garantire sempre la stessa elevatissima qualità che è propria dei prodotti RobertoZeno. Peculiarità che consente all’azienda veronese di competere e rafforzarsi sui mercati internazionali. Nei programmi dell’azienda, con sede commerciale a Verona ma con propri uffici commerciali a Londra, New York e Dubai c’è proprio l’espansione sui mercati emergenti. Ad accogliere al Rulerbritalia londinese Roberto Zeno, nominato tra l’altro ambasciatore dell’amicizia dal governo d’Israele come esportatore dell’eccellenza italiana nel mondo, e il figlio Antonio, responsabile creativo del segmento occhiali, saranno i vertici del corpo diplomatico italiano nel Regno Unito.

Ricordiamo ai nostri lettori che ROBERTOZENO è il brand degli accessori di moda e si configura come un riferimento consolidato del Made in Italy nel mondo. Nata come centro progettazione e produzione di articoli di alta gioielleria per iniziativa del designer italiano che le da il nome, negli ultimi anni l’azienda è entrata nel mercato degli accessori di moda seguendo gli stessi principi ispiratori: creare prodotti che rappresentino l’eccellenza dell’arte italiana. La mission aziendale persegue il recupero dell’originario significato di “Stile Italiano”conferendo ad ogni prodotto le peculiarità storicamente distintive della tradizione e del gusto nazionale pur nel rispetto delle tendenze degli ultimi anni e dei mutevoli canoni della moda in generale.

La tradizionale inclinazione a lavorare con oro, diamanti e pietre preziose ha da subito contribuito a definire standard qualitativi altissimi estendendo il concetto di “prezioso” ad ogni nuovo progetto commerciale. Tutti i materiali utilizzati nei processi produttivi sono scelti con la massima cura al fine di garantire sempre la stessa elevatissima qualità che è propria dei prodotti ROBERTOZENO. Per natura peculiare della propria mission, l’azienda ha sempre concepito i propri prodotti al fine di servire i mercati internazionali.

Official web site: www.robertozeno.com

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Gennaro Salvo il pizzaiolo romantico ritorna nel suo amato territorio
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Nella costante ricerca delle eccellenze del territorio in qualsiasi ambito sia artistico che enogastronomico non potevamo non pubblicare il lungo escursus professionale di uno dei piu’ bravi pizzaioli degl’ultimi 30 anni ovvero Gennaro Salvo.

Lo abbiamo intervistato nel locale pizzeria delle Scuderie di Villa Favorita,  che oltre al grande successo dell’area espositva curata da Imma Sorrentino, si affianca la struttura ricettiva con bar e ristorazione gestita dal titolare Gennaro Iovane che ha avuto la grande idea di contattare ed assumere Gennaro Salvo conoscendo la sua grande professionalità e passione per l’arte bianca.

Lui stesso ci racconta la sua biografia che è un tutt’uno con l’attività di pizzaiolo provenendo da una famiglia di pizzaioli da oltre 5 generazioni.

Sono nato a Napoli nel quartiere Barra nel 1966. Sin da piccolo ho sempre respirato l’attività di pizzaiolo ed ho iniziato questo mestiere già intorno ai dieci anni insieme a mio padre Girolamo che nel 1968 aprì la sua pizzeria a largo Arso ( lo stesso locale degl’attuali gestori i fratelli Salvo miei nipoti.)

 

Stemmo lì fino a Gennaio del 1976 quando mio zio Salvatore Salvo cedette il suo locale di Corso Umberto I a Portici a mio padre, il quale cambiò il nome dell’attività in Pizzeria Girolamo salvo & figli.

Nel 1990 facemmo importanti lavori  di ristrutturazione del predetto locale di Corso Umberto cambiando di nuovo denominazione in Pizzeria Pulcinella (da allora non è stata mai piu’ cambiata denominazione). La Pizzeria Pulcinella divenne ben presto  il buen retiro della società vesuviana, dove spesso si tenevano anche incontri culturali o avvenimenti politici o semplicemente un luogo dove sentirsi a casa e mangiare una buona pizza. Si può tranquillamente affermare che non esiste cittadino porticese o della zona vesuviana che non abbia almeno assaggiata per una sola volta la pizza della Pizzeria Pulcinella gestita da Girolamo Salvo & figli, fino all’anno 2007.

 

Dal 2007 ci fu’ l’episodio piu’ traumatico della mia esistenza ovvero la chiusura del  locale non avendo la proprietà rinnovato il contratto di affitto e quella che era un’azienda affermata e consolidata si sfaldò in maniera quasi istantanea costrigendo me e mio fratello a prendere strade professionali separate con grande dispiacere mio e di tutti quelli che erano affezionati a quella bellissima realtà imprenditoriale.

trespicchigamberorossoDa allora ho girato l’Italia portando avanti quello che era la mia preprazione professionale e cercando di ricreare in ogni locale dove ho lavorato la stessa passione ed amore per l’arte della pizza che mi è stato tramandata da mio padre.

Dopo alcuni anni mi contattò mio nipote Ciro Salvo chiedendomi di affiancarlo per la sua attività di pizzaiolo al Masse’ di Torre Annunziata  e dopo alcuni mesi e tanto impegno Ciro Salvo ottenne il riconoscimento di Pizza dell’anno ed il locale Masse’ ottenne il riconoscimento di Tre Sspicchi dal prestigioso Gambero Rosso.

L’anno successivo ovvero il 2014 mio nipote Ciro Salvo fu chiamato a far risorgere il prestigioso locale ex Sarago in Piazza Sannazzaro a Napoli, creando il locale 50 Kalo’ di Ciro Salvo e dando vita ad uno dei locali piu’ famosi per la pizza di Napoli spesso meta di attori e calciatori.

Fu allora che ci separammo, e dovendo ripartire con una nuova avventura professionale ero sempre piu’ deciso a voler riprendere il percorso familiare e tradizionale di pizza con impasto fatto a mano senza l’ausilio di nessun macchinario e nel rispetto dei tempi della natura ovvero l’impasto naturale che diventava pizza non meno di 24 ore dopo e con ingredienti a km 0 ovvero legati tutti al territorio campano quali:

  • Pomodorino del piennolo rosso e giallo del Vesuvio;

  • Fior di latte di Agerola;

  • Pecorino di Bagnoli Irpino;

  • Basilico della zona vesuviana;

  • Olio della penisola sorrentina.

Solo così avrei potuto ritagliarmi quello spazio di continua ricerca della qualità in un settore dove la pizza lavorata con ritmi quasi industriali stava predendo troppo piede a scapito della qualità. Questo mia inflessibile ricerca di qualità della lavorazione in ogni sua fase ha fatto si che il famoso critico eno-gastronomico Luciano Pignataro mi desse l’appellativo di Pizzaiolo Romantico , di cui ne vado molto fiero poichè l’aggettivo romantico racchiude tutta la passione e l’attenzione profuse per una vita intera all’arte della pizza.

Verso la fine del 2013 il famoso pizzaiolo Gino Sorbillo mi contatta e mi propone di affiancarlo nel suo progetto di pizza di qualità connesso all’apertua di un locale col suo marchio Pizza Lievito madre nel centro di Milano nei pressi di Piazza Duomo.

Successivamente dopo l’esperienza milanese sempre il gruppo SORBILLO-PANE  mi affida un altro progetto importante che per me è un pò un ritorno al passato ovvero un locale dove servire PIZZA A PORTAFOGLIO da mangiarsi esclusivamente in piedi come era di uso e consumo agl’albori della pizza, sfornando quasi 1000 pizze al giorno.

Dopo quest’ennesimo successo eccomi quì da maggio 2016 un’altra sfida nel locale Scuderie di Villa Favortita di Ercolano che mi consente di ritornare nel mio territorio di realizzare un sogno personale proprio nell’anno in cui compio il mezzo secolo di età.

Anche quì alle scuderie dopo alcuni mesi di mia grande ricerca di una pizza legata al territorio finalmente un altro riconoscimento per il locale Scuderie di Villa Favorita  premiato con il riconoscimento del trancio del Gambero Rosso.

Infine cosa vi posso dire il piu’ grande riconoscimento sono sempre le persone e sono tante che dopo aver gustato le mie pizze passano da me e mi dimostrano tutta la loro stima ed affetto.

Grazie a tutti per la vostra attenzione.”

Gennaro Salvo

 

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La citta’ del respiro visite pneumologiche e spirometrie gratuite
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Nel mese di Ottobre 2016 prende il via la bellissima iniziativa della Città del respiro con visite pneumologiche e spirometrie gratuite tutti i sabato dalle ore 9 alle 13 presso il centro anziani Officina della pace ad Ercolano.  Coordinatrice di questa splendida iniziativa è la dott.ssa Colomba Formisano nonchè consigliere comunale del Partito democratico, e molto attenta alle problematiche sociali sul territorio.

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Le antiche trattorie e cantine di Resina
Antica Trattoria ScannapiecoAntica Trattoria Scannapieco

L’ apertura di un moderno locale di intrattenimento in Via Gramsci (un tratto di copertura del vecchio “lagno”) ha richiamato alla mia mente di quando, in questo posto, si trovava l’antica Trattoria “da Davetiello”.

Era la fine degli anni ’30 e mio padre, talvolta, mi ci portava, tenendomi per mano. Per raggiungerla, camminavamo lungo un sentiero posto a lato della scarpata ferroviaria della Circumvesuviana, verso la Fermata di “Pini d’Arena” (ora “Miglio d’oro”, in via Doglie). Allora i binari non erano stati ancora raddoppiati ed i treni, provenienti da Napoli, avevano Castellammare di Stabia per Capolinea, poi prolungato a Sorrento.

A Resina esistevano tante Trattorie (paragonabili agli attuali ristoranti) e altrettante Cantine (del tipo “Vini e Cucina“). Una tipica trattoria era quella di Pisciagliere in Via Pugliano, prowista di locali, giardino con pergolato e campo di bocce. Lungo la stessa via c’erano anche quelle di Lecca-Lecca e d’ ‘o Zippo.

In Via Cuparella c’erano le trattorie di Peppe ‘o vaccaro ed ‘a barracca; in Via Trentola Mast’Anielio e ‘o ‘naurato, in Via Ortola Liberato ‘e saraù; in Via Tironi di Moccia Rafele ‘e vierno; in Via Pittari da Ottaviano. Al corso Ercolano c’era la trattoria di Don Nicola De Caro (frequentata da professori e studenti dell’Agraria); in Via Marittima Aniello ‘a via nova; in Via Semmola la rinomata Scannapieco; in Via San Pietro da Formicola ed infine quelle da cui si godevano ineguagliabili panorami sul Golfo: ‘o Pastore a San Vito e Zì Rosa sull’ Osservatorio Vesuviano. Ho lasciato, volutamente per ultima, la trattoria di Bettina ‘a vaccara, in Via Fevolella.

Qui, a Ferragosto, dopo lo spettacolo dei Fuochi Artificiali (di cui Resina andava fiera) si svolgeva una singolare sagra popolare di antica ispirazione contadina: ‘a fronna ‘e limone!  Preceduti dagli assordanti suoni di “nacchere” e “tammorre”, due o più persone per volta, cantando a voce spiegata, gareggiavano in bravura interrogandosi su temi a domande-risposte, fra l’entusiasmo e il tifo della folla presente!

Le Cantine (od Osterie) erano situate in locali terranei prowisti di bancone per il vino, tavolini, panche. Dal soffitto, salumi e formaggi appesi pendevano … sulla testa dei clienti (detto scherzoso: ‘a sotto! ‘ca ‘carene presotte!!!). All’esterno servivano da richiamo una botte ed un ramo di albero: ‘a frasca (detto malizioso: ‘o vino buono se venne senz’a frasca… !!)

I vini più diffusi erano “Gragnano, Terzigno, Solopaca, Catalanesca,” che si bevevano accompagnati da bocconi di formaggio, salame, noci … Si giocava a carte ed a Padrone e Sotto, (sorta di gara per l’assegnazione delle bevute). Si raccontavano le gesta dei guappi Tore ‘e Criscienzo, Antonio ‘a Porta ‘e Massa, … e quelle dei paladini medievali Orlando e Rinaldo rievocati dall’Opera dei Pupi. Si finiva in allegria e gli awentori cantavano melodie napoletane, spesso con l’accompagnamento della “posteggia”, ambulanti che, con chitarra e mandolino, si esibivano nei locali (con giro finale di piattino per sollecitare le mance…!).
Storie “d’e tiempe ‘e na vota”: penso che il modo migliore per ricordare il passato della vecchia Resina sia quello di tramandarne la memoria.

Luigi Cozzolino

Fonte: La Voce Vesuviana numero 2 Aprile-Maggio-Giugno 2016

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Hotel eremo al vesuvio dai fasti di un tempo ad un totale abbandono
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L’’hotel Eremo si trova sulle pendici del Vesuvio, a ridosso dell’Osservatorio Vesuviano, di fianco alla Cappella del Salvatore, a circa 400 metri di altitudine, protetto dal vulcano dal Colle Umberto. Prima che fosse costruito l’hotel, in questo luogo, si dice ci fosse la locanda di un eremita addossata alla chiesetta che cucinava ed offriva frittate e Lacryma Christi ai turisti che si avventuravano sul Vesuvio e si crede che il nome “Eremo” possa derivare da questa storia. L’hotel fu fatto costruire nel 1902 da John Mason Cook, che era un imprenditore molto particolare conosciuto per aver ideato e attuato la ferrovia che collegava Napoli ed il Vesuvio.

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L’’hotel era essenziale all’attività economica della Ferrovia, poiché invogliava anche coloro i quali non potevano permettersi sforzi fisici prolungati di visitare il Vesuvio e non solo, poiché la posizione e la vista erano così belle che valeva la pena soggiornarvi anche solo per quello. L’hotel era in una posizione privilegiata per molti motivi: innanzitutto era a metà strada fra Napoli e Sorrento, due importanti mete turistiche dell’inizio del novecento, poi dalla sua terrazza è possibile vedere l’intero golfo, da Capri a Monte di Procida, le isole e le grandi città Vesuviane ai suoi piedi, si trovava in prossimità della stazione ferroviaria; era poi un punto di ristoro per i visitatori del Grand Tour al Vesuvio.

L’’albergo era dotato di trentadue camere, i vecchi listini riportano i prezzi: 20 lire a notte, la colazione costava 4 lire, il pranzo 20 lire, la cena 24 lire. L’eruzione del 1944 danneggiò gravemente la linea ferroviaria cui faceva da corredo l’albergo, così, dopo varie cessioni ad enti e poi a privati, l’albergo divenne dapprima un covo per amori clandestini e fu, successivamente, consegnato al suo destino di abbandono.

 

fonte : http://iluoghidelcuore.it/luoghi/napoli/ercolano/albergo-eremo-al-vesuvio-/80688

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

La strada che porta alla montagna l’attuale via semmola una storia lunga quattro secoli
FOTO 8 - Secondo Dopoguerra
FOTO 1 - VEDUTA ATTUALE

Foto 1 – Veduta attuale

 

Via Giuseppe Semmola è attualmente interrotta dal cavalcavia posizionato e mai ultimato in occasione della realizzazione della terza corsia dell’autostrada Napoli-Salerno: è l’ultimo dei torti subiti da una delle strade più belle e signorili di Ercolano. Questa foto ne sintetizza la bellezza ancora visibile in qualche punto: ritrae quattro tra le ville più rappresentative per stili, epoche di costruzione e stato di conservazione attuale. In basso, a sinistra, c’è villa Raja, in cattivo stato di conservazione, costruita nel 1850 ed oggi solo parzialmente abitata; a destra vi è uno scorcio della facciata di villa Rossano, realizzata nel primo dopoguerra in timido stile liberty e oggi abbandonata e fatiscente.

Alle spalle, oltre la trincea non visibile dell’autostrada, vi sono due eleganti ville, perfettamente tenute: villa Rivellini, a sinistra, è più antica, probabilmente di fine Settecento, almeno un primo nucleo, e presenta un’ampia terrazza laterale affacciata sul golfo di Napoli; villa Falco, già Betocchi, fu realizzata a fine Ottocento e sviluppata con una stretta facciata sulla strada e il lato lungo verso le vedute opposte del mare e del Vesuvio.

Intorno vi sono gli innesti del Novecento, in qualche caso scempi di edilizia successiva al secondo dopoguerra: ville private e condomini che ancora conservano fazzoletti di verde, sono sovrastate da una fitta corona di edifici sulla fascia cofrrllinare del Vesuvio dai quali si staccano a sinistra, sul colle del Salvatore, l’Eremo in giallo e l’Osservatorio Vesuviano in rosso. Il complesso vulcanico chiude lo scenario con una linea perfetta e al tempo stesso elementare come un disegno di un bambino: il profilo di donna del Monte Somma, il colle Umberto simmetrico che separa i volumi, il cono del Vesuvio come un trapezio preciso che solo da qui, dal 1944, è visibile diritto, senza la gobba che lo caratterizza da ogni altra veduta.

Adesso facciamo un salto nel tempo: scendiamo dal luogo da cui è scattata la foto, un edificio di cemento armato che fu alzato insieme ad altri su via Panoramica quasi a sfregio di questo pezzo di storia di Resina e saliamo sul tetto di villa Raja.

Foto 2 - Veduta del 1901 – Archivio fotografico dell’Osservatorio Vesuviano

Foto 2 – Veduta del 1901 – Archivio fotografico dell’Osservatorio Vesuviano

Siamo in un freddo inverno del 1901 e le due ville sono lì come oggi: villa Rivellini presenta qualche leggera differenza stilistica nelle finestre e negli stucchi; di fronte, villa Falco si offre nella perfezione di un edificio appena realizzato e nel suo parco antistante le giovani piante non ancora svettano come oggi a fare ombra sulla facciata. Tra le due ville fanno capolino più o meno gli stessi edifici in entrambe le foto; a sinistra di villa Rivellini si distingue netta la villa dei Semmola, dietro un muro di cinta, costruita probabilmente nella prima metà dell’Ottocento dopo che Vincenzo Semmola nel 1839 acquistò parte della Real Fagianeria. Se la foto fosse a colori, sarebbe un tripudio di verde fino al vulcano: la “signora” del monte Somma, con una spolverata di neve sul viso, guarda come oggi il cielo sopra Resina e il colle Umberto si presenta più brullo data la sua giovanissima età: solo sei anni prima non c’era e tra il 1895 e il ’99 si formò lentamente in seguito a una  lunga e blanda fase eruttiva di tipo effusivo. Con la sua sagoma tondeggiante  andò a porsi tra il Gran Cono e l’Osservatorio che è visibile come oggi sul colle del Salvatore.

A quel tempo era l’unica costruzione (oltra alla chiesetta del Seicento) visibile in quanto l’hotel Eremo venne realizzato da Thomas Cook l’anno dopo, nel 1902, insieme alla Ferrovia del Vesuvio. Sulla destra il cono, innevato sul versante settentrionale, si presenta completamente diverso: la sommità è dominata da un conetto eruttivo che gli conferisce una forma più appuntita dell’attuale e dal quale fuoriesce un abbondante fumo spinto verso est dal vento. Il versante meridionale appare con due grossi scalini, uno all’altezza dell’attuale sommità, l’altro a metà, ed oggi scomparso.

Ma andiamo ancora indietro con la storia e leggiamo la sua evoluzione attraverso qualche mappa storica. La strada fu realizzata sul braccio di lava del 1631 che raggiunse Pugliano; accanto ad essa, Carlo di Borbone, nel 1758, acquistò un ampia area boschiva, il cosiddetto bosco di San Marco, creando la Real Fagianeria, e annettendola alle proprietà reali che per decreto dello stesso sovrano appartenevano a Portici: così quel pezzo di territorio di Resina  divenne territorio di Portici nonostante ne fosse fisicamente separato.
Il tratto basso dalla strada che va da via Trentola all’innesto di via Ulivi è riportato sulla mappa Carafa, nota anche come Mappa del Duca di Noja, del 1775; in quel punto, purtroppo, la grande e preziosa mappa di Napoli e dintorni finisce.

FOTO 3 - MAPPA CARAFA 1775

Mappa del Duca di Noja, del 1775

Fino a lì sono riportati due edifici, entrambi a sinistra salendo da Pugliano: il primo è il nucleo originario del bel palazzo che fu abbattuto a inizio degli anni Ottanta del Novecento per far posto a un moderno condominio, l’altra è una palazzina ad angolo con via Ulivi. Di qualche decennio successiva, la mappa del La Vega fu realizzata a cavallo tra Settecento e Ottocento e allunga la visuale sul tratto superiore, quello che oggi è a monte dell’autostrada.

FOTO 4 - MAPPA P. LA VEGA FINE 700

Foto 4 – Mappa Pietro La Vega Fine 700 inizio 800

 Ripropone i due edifici della Mappa Carafa e aggiunge proprio villa Rivellini, anche se la pianta quadrata non rispecchia quella realmente realizzata, e un piccolo edificio di fronte.

FOTO 5 - 1835

Foto 5 – Mappa Real Officio Topografico 1835 – Archivio dell’Istituto Geografico Militare

Nella mappa topografica e idrografica del Real Officio Topografico del Regno di Napoli del 1835 la via è tracciata diritta e gli edifici meno definiti; sono confermati tutti quelli precedenti oltre che due nuovi piccoli edifici collegati alla via principale da viali di accesso. Quello sul lato sinistro potrebbe essere la villa di Vincenzo Semmola; l’edificio più vicino a Pugliano viene denominato “Giorgio”. Questa mappa è preziosa perché riporta per la prima volta il nome della strada, ossia Via del Salvatore, in quanto conduceva al colle e alla chiesetta del Salvatore. Infatti da lì salivano i viaggiatori che ascendevano al cratere facendo sosta alla chiesetta e rifocillandosi presso l’eremita che abitava nei paraggi; nel 1845 fu costruita la strada di San Vito per agevolare l’ascesa al cono anche al transito delle carrozze e a completamento delle opere, nel 1848 l’amministrazione cittadina provvide alla pavimentazione con basoli. In quegli anni – 1845 – era stato inaugurato accanto alla chiesetta il Real Osservatorio Vesuviano, il primo istituto di studio e rilevazione vulcanologica del mondo: per questo, dalla seconda metà dell’Ottocento, la strada venne chiamata via Osservatorio.

FOTO 6 - MAPPA ALLIEVI ISTITUTO TOPOGRAFICO

Foto 6 – Mappa degli Allievi Dell’istituto Topografico Militare 1876 – Archivio dell’Istituto Geografico Militare

Nella mappa degli allievi dell’Istituto Topografico Militare del 1876, appaiono numerosi edifici, costruiti intorno alla metà del secolo: molti formano un fronte compatto nel tratto finale di via Trentola fino a piazza Pugliano e all’inizio di via Semmola si notano l’edificio dell’attuale villa Coppola e poco più sopra, la villa dello scienziato Arnaldo Cantani. L’edificio citato come Giorgio sulla precedente mappa qui viene indicato come Masseria De Giorgi; subito al di sopra di via Ulivi si notano un piccolo edificio sul lato destro di fronte quello da sempre riportato e poco sopra, villa Raja. Villa Rivellini viene finalmente citata come tale e di fronte il piccolo edificio delle precedenti mappe sembra leggermente più grande; procedendo verso il Vesuvio a sinistra viene indicata villa Semmola con due fabbricati affiancati  e di fronte Casa Mennella. Da questa in poi, le proprietà vengono citate con la C. (Casa) segno che la parte signorile e residenziale finisce proprio con la villa dei Semmola. Due anni dopo, nel 1878, iniziò la costruzione della Funicolare del Vesuvio, inaugurata il 6 giugno del 1880.

Era un’opera tecnologicamente all’avanguardia che permise una comoda e rapida ascesa al cratere e fu ampiamente pubblicizzata dalla celebre canzone Funiculì Funiculà. La visita al Vesuvio divenne uno dei più importanti percorsi del turismo di massa ante litteram e la sonnolenta e tranquilla strada di collina divenne il transito “frequente” delle carrozze provenienti da Napoli: Thomas Cook, il primo grande imprenditore del turismo internazionale, dalla sua filiale napoletana in Piazza Vittoria, organizzò e pubblicizzò nel mondo un servizio di carrozza per il Vesuvio fino alla stazione inferiore della funicolare.

Il progresso della tecnica accompagnava la vita mondana che faceva di Resina, come i paesi vicini, una delle mete dell’aristocrazia e della borghesia delle professioni e dell’impresa. Se a Portici il bel mondo villeggiava lungo la nuova via (attuale via Diaz) e la collina di Bellavista, a Resina erano due i luoghi di mondanità: il Miglio d’Oro, con le splendide ville del Settecento, e Pugliano, come veniva genericamente indicata l’area dalla piazza alla collina, intorno all’attuale via Semmola; benché più appartata e meno splendida del largo e rettilineo celebre miglio, la via dell’Osservatorio era il rifugio delle famiglie della borghesia locale e napoletana: scienziati e imprenditori avevano scelto la collina di Pugliano come buen retiro, lontano dal caos della metropoli partenopea e facilmente raggiungibile anche in treno o tram: Arnaldo Cantani (1837-1893), fu uno dei più insigni medici italiani dell’Ottocento, nominato Senatore del Regno d’Italia; Vincenzo Semmola (1794-1886) discendeva da una illustre famiglia di Brusciano, i cui membri erano celebri giuristi, docenti universitari e medici: fu avvocato ma divenne famoso per gli studi sui vitigni vesuviani che coltivò nella sua proprietà resinese acquistata dalla famiglia reale nel 1839; Giuseppe (1853-1920), a cui l’Amministrazione Comunale dedicò la strada dopo la sua morte, fu deputato del regno d’Italia nella XVII Legislatura (1890-1892); un altro Semmola, Eugenio (1836-1911), fisico,  fu Direttore dell’Osservatorio Vesuviano tra il 1896 e il 1903. Intorno a loro i Rivellini, i Betocchi, i Raja, i Falco, i Coppola.
Le cronache mondane tra fine Ottocento e inizio Novecento attingevano a piene mani dalle feste estive che si tenevano soprattutto nelle grandi ville del Miglio d’Oro ma non disdegnavano gli echi provenienti da Pugliano: così recitavano i Mosconi, rubrica curata da Matilde Serao: il 14 luglio del 1900 “il ‘sempreverde’ poggio di Pugliano, a Resina, si è arricchito di un ritrovo delizioso, ‘Le Tavernelle’, a Villa Raja, là dove comincia la pittoresca via dell’Osservatorio; posizione paradisiaca, servizio perfetto, chioschi elegantissimi: un vero eden per gli amatori di gioconde e fini scampagnate”; il 25 luglio dello stesso anno segnala “a Pugliano, Villa Betocchi, l’avv. Ignazio Carabelli con la famiglia”; il 23 settembre “auguri, a Villa Raja, all’ing. Heinrich Dreiber, direttore della ferrovia funicolare del Vesuvio”; il 27 settembre 1901 “lascia Pugliano il prof. Roccatagliata…”; il 20 luglio del 1905 vi è una dettagliata descrizione dei villeggianti di Pugliano: “… sull’amena collina sono arrivati: a Villa Betocchi, il barone De Grazia e famiglia; a Villa Rivellini, il consigliere provinciale Ravone, il dottor Salvatore Buongiorno, il signor Raffaele Ravone;  a Villa Semmola, il prof. Giuseppe Semmola e signora, l’avv. Carlo Semmola; a Villa Guadagno, l’ammiraglio Micheli; a Villa Cozzolino, la signora Santulla; a Villa Raja, il signor Gennaro Ravone; a Villa Cantani, Antonio Texeira, console del Portogallo; a Villa De Vita, il maggiore Romano, la contessa Soderini, il cav. De Vita, il signor Buonomo e figlie; a Villa Coppola, l’ing. Moser, miss Elena Kirmes, l’ing. Reale; a Villa De Luise, il dott. Donadoni; a Villa Irene, la signora Galante Rossi e famiglia; il 4 agosto del 1906 è segnalata una “festa a Pugliano, in Villa De Vita”; l’8 luglio del 1908:

“Ospiti importanti nelle ville De Vita, Coppola, Betocchi, Semmola, Cassitto, Elga, De Luise, Aveta e Irene”; il 7 luglio 1910 è annunciato “Cesare Betocchi e la consorte, Cristina Manzi, nella loro villa a Pugliano”, e il 15 luglio 1917 “Salvatore Cosenza a villa Falco”, segno del passaggio di proprietà della grande villa; il 22 luglio dello stesso anno “la contessa Emilia Garolla a villa Rosa, a Pugliano”; il 4 agosto 1918 Eugenio Minci, barone di Sant’Elena, a Villa Formisano a Pugliano”; il 22 luglio 1922 l’illustre Giuseppe Lustig, presidente della Corte d’Appello, è a Pugliano; il 17 luglio 1925 la signora Rosa della Noce Ferrante col marito, capitano Edmondo della Noce, a Pugliano, villa Rossano; il 7 agosto 1928 Riccardo Cucciolla è a Villa Falco; il 21 agosto 1935 sono segnalate la signora Funari nella propria villa e la Signora Rosa della Noce Ferrante e figlia Antonietta a Villa Rossano.

La strada ancora una volta fu al centro dell’evoluzione dei tempi: nel 1929 venne inaugurata l’autostrada Napoli – Pompei, seconda strada a scorrimento veloce in Italia (dopo la Milano-Laghi, inaugurata qualche mese prima); la larga arteria passava al di sotto del livello di via Semmola, con una trincea scavata nelle colate laviche del 1631, proprio davanti alle ville Rivellini e Falco e scavalcava la ferrovia del Vesuvio; via Ulivi fu rettificata e, entrando nel territorio di Portici della ex Fagianeria, raggiungeva con una rampa finale l’autostrada: qui una palazzina in stile pompeiano costituiva il casello per il pedaggio. L’apertura dell’autostrada aveva stimolato le attività turistico-ricreative negli immediati paraggi: nello stesso anno, proprio al di sopra di Santa Maria a Pugliano, nella palazzina ad angolo tra via Fevolella e via Madonnelle veniva inaugurato l’Albergo Vesuvio (popolarmente noto come l’albergo d’ ‘a pacchiana) con appena sei camere; Luigi Sapio avviò la costruzione di edifici destinati ad albergo ma mai realizzati; di questi, quello in stile liberty con colonne divenne una nota manifattura di coralli. In questi anni la diffusione delle auto e dei torpedoni per i turisti portarono i primi flussi di traffico veicolare anche sulla via dell’Osservatorio, che era percorsa per raggiungere la nuova autostrada o, da qui, per scendere verso gli scavi.

FOTO 8 - Secondo Dopoguerra

Foto 8 – Secondo dopoguerra

La seconda guerra mondiale segnò la fine dell’epoca d’oro di Resina quale stazione di villeggiatura: i danni dei bombardamenti (sul Miglio d’Oro e lungo l’autostrada), la povertà diffusa e la mancanza di alloggi trasformarono il volto della città e i villeggianti della belle epoque e del ventennio fascista non fecero più ritorno. Il boom economico degli anni Cinquanta portò nuovamente ripresa economica e benessere che in tutta Italia fu coniugata nella incredibile avventura della speculazione edilizia con l’espansione smisurata e incontrollata delle città e la scomparsa di intere aree di verde sotto colate di cemento. Se da un lato fu garantita la possibilità di acquistare case comode e nuove a tutti gli strati sociali, dall’altra si permise un selvaggio deturpamento dell’urbanistica preesistente, senza rispetto per i centri antichi e per il patrimonio immobiliare: i grandi palazzi d’epoca furono lasciati in decadenza, spesso occupati dagli strati meno abbienti della popolazione, a favore dei condomini multipiano costruiti a distanza ravvicinata. I primi innesti moderni al tessuto urbanistico avvennero con gli edifici di edilizia popolare realizzati di fronte l’albergo Ercolano e con la scuola elementare progettata da Luigi Cosenza.

Per la prima volta la veduta della collina retrostante la basilica di Pugliano fu alterata da blocchi di edifici che ostruirono la stupenda cornice di ville e villini. Intanto la gloriosa ferrovia del Vesuvio, dopo appena mezzo secolo di vita, venne dismessa a favore dei servizi di autolinea, così come la celebre funicolare, ancora una volta distrutta dall’eruzione del 1944, fu sostituita da un impianto di seggiovia. Nuove strade vennero tracciate nella campagna pur di moltiplicare gli spazi edificabili: via Libertà a Portici e via Panoramica ad Ercolano sono gli esempi più lampanti. Quest’ultima, inaugurata nel 1961, saliva dal centro della città e con un percorso curvilineo scavalcava la ferrovia Circumvesuviana e raggiungeva via Ulivi, permettendo un rapido collegamento tra gli scavi – e il centro – e l’autostrada evitando via Trentola e via Semmola che diventavano sempre più inadeguate a sostenere il crescente traffico veicolare. L’innesto con via Ulivi avvenne proprio ai piedi di villa Raja e villa Rossano, sacrificando la palazzina del ristorante Scannapieco, alquanto noto a Resina e dintorni. Come già avvenuto nella parte bassa della nuova strada, vennero edificati palazzi a cinque e più piani fino all’incrocio con la storica strada, creando una orribile cortina dinanzi a quelle ville che fino ad allora avevano goduto di uno dei panorami più celebrati al mondo. Altri edifici residenziali furono realizzati lungo tutta la strada, qualcuno anche di pregevole fattura moderna, altri decisamente squallidi e inadeguati rispetto al suo decoro e all’antico splendore.

Oggi ci resta solo il ricordo e qualche scorcio da cartolina di quell’irripetibile epoca d’oro.

Bibliografia:
M.Carotenuto Ercolano attraverso i secoli, Napoli 1980
M. Carotenuto Tra il Vesuvio E il Mare. Luoghi, persone, tradizioni, Napoli 2009
M. Gaudio Ercolano e il Vesuvio. Luoghi, tradizioni, vicende, Ercolano 1990
C. Parisi Ercolano. Profili e figure VI volume, Ercolano 2005

 

Domenico Maria

Informazioni autore Domenico Maria

Ferdinando Scognamiglio immortala il pomodorino piennolo ovvero le lacrime di fuoco del Vesuvio
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Le foto di un nostro amico fotografo Ferdinando Scognamiglio e le sue meravigliose foto dedicate a questa meraviglia della natura che è il pomodorino del vesuvio c.d. “Piennolo”.

Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” è uno dei prodotti più antichi e tipici dell’agricoltura campana, tanto da essere perfino rappresentato nella scena del tradizionale presepe napoletano. In realtà, in diversi territori della Campania, esistono raggruppamenti di ecotipi con bacche di piccola pezzatura, i cosiddetti “pomodorini”, che si distinguono tra loro per tipicità, rusticità e qualità organolettica. I più famosi da sempre sono però quelli tuttora diffusi sulle pendici del Vesuvio. Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” raggruppa vecchie cultivar e biotipi locali accomunati da caratteristiche morfologiche e qualitative più o meno simili, la cui selezione è stata curata nei decenni dagli stessi agricoltori. Le denominazioni di tali ecotipi sono quelle popolari attribuite dagli stessi produttori locali, come “Fiaschella”, “Lampadina”, “Patanara”, “Principe Borghese” e “Re Umberto”, tradizionalmente coltivati da secoli nello stesso territorio di origine.

Le caratteristiche distintive, a livello tecnico-mercantile, del prodotto ammesso a tutela sono:
allo stato fresco: frutti di forma ovale o leggermente pruniforme con apice appuntito e frequente costolatura della parte peduncolare, buccia spessa di colore rosso vermiglio, pezzatura non superiore a 25 g, polpa di consistenza elevata e di colore rosso, sapore vivace intenso e dolce-acidulo;
conservato al piennolo: colore della buccia rosso scuro, polpa di buona consistenza di colore rosso, sapore intenso e vivace. I “piennoli” o “schiocche” presentano un peso, a fine conservazione, variabile tra 1 e 5 chilogrammi.

Agli effetti dell’azione di tutela si è riscontrato che l’aspetto peculiare di tipicità che accomuna i pomodorini vesuviani è l’antica pratica di conservazione “al piennolo”, cioè una caratteristica tecnica per legare fra di loro alcuni grappoli o “scocche” di pomodorini maturi, fino a formare un grande grappolo che viene poi sospeso in locali aerati, assicurando così l’ottimale conservazione del prezioso raccolto fino al termine dell’inverno. Nel corso dei mesi il pomodorino, pur perdendo il suo turgore, assume un sapore unico e delizioso, che soprattutto i napoletani apprezzano particolarmente per preparare sughi prelibati ed invitanti. E’ appunto il sistema di conservazione al “piennolo” che, favorendo una lenta maturazione, consente altresì una lunga conservazione, con la conseguente possibilità di consumare il prodotto “al naturale” fino alla primavera seguente.

Il Pomodorino del Vesuvio viene apprezzato sul mercato sia allo stato fresco, venduto appena raccolto sui mercati locali, che nella tipica forma conservata in appesa -“al piennolo”-, oppure anche come conserva in vetro, secondo un’antica ricetta familiare dell’area, denominata “a pacchetelle”, anch’essa contemplata nel disciplinare di produzione della DOP. Ordinariamente la raccolta viene effettuata recidendo i grappoli interi, quando su di essi sono presenti almeno il 70% di pomodorini rossi, mentre gli altri sono in fase di maturazione. Questa antica pratica consente di procrastinare il consumo delle bacche, integre e non trasformate, per tutto l’inverno successivo alla raccolta, fino a sette-otto mesi, utilizzando locali areati e senza il supporto delle moderne tecnologie di conservazione.

Le peculiarità del “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” sono la elevata consistenza della buccia, la forza di attaccatura al peduncolo, l’alta concentrazione di zuccheri, acidi e altri solidi solubili che lo rendono un prodotto a lunga conservazione durante la quale nessuna delle sue qualità organolettiche subisce alterazioni. Tali peculiarità sono profondamente legate ai fattori pedoclimatici tipici dell’area geografica in cui il pomodorino è coltivato dove i suoli, di origine vulcanica, sono costituiti da materiale piroclastico originato dagli eventi eruttivi del complesso vulcanico Somma-Vesuvio.

In quest’ambiente di elezione, la qualità del pomodorino raggiunge punte di eccellenza. Proprio la ricchezza in acidi organici determina la vivacità o “acidulità” di gusto, che è il carattere distintivo del pomodorino del Vesuvio. Ciò, oltre a derivare da una peculiarità genetica, è indice di un metodo di coltivazione a basso impatto ambientale e con ridotto ricorso ad acque d’irrigazione, che rende tale coltura particolarmente adatta ad un’area protetta, quale quella del Parco Nazionale del Vesuvio.

Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” per le sue qualità è un ingrediente fondamentale della cucina napoletana e campana in generale, ed ha una grande versatilità in cucina.

Accanto ai tradizionali spaghetti alle vongole e agli altri frutti di mare, gli chef locali si impegnano ad utilizzarlo in tanti altri piatti, tra cui una variante alla prelibata pizza napoletana.

Cenni storici

La coltivazione del Pomodorino del Piennolo sulle falde del Vesuvio ha senza dubbio radici antiche e ben documentate.

Per limitarci alle testimonianze storiche più illustri, notizie sul prodotto sono riportate dal Bruni, nel 1858, nel suo “Degli ortaggi e loro coltivazione presso la città di Napoli“, ove parla di pomodori a ciliegia, molto saporiti, che “si mantengono ottimi fino in primavera, purché legati in serti e sospesi alle soffitte”. Altra fonte letteraria attendibile è quella di Palmieri, che sull’Annuario della Reale Scuola Superiore d’Agricoltura in Portici (attuale Facoltà di Agraria), del 1885, parla della pratica nell’area vesuviana di conservare le bacche della varietà p’appennere in luoghi ombrati e ventilati.

Francesco De Rosa, altro professore della Scuola di Portici, su “Italia Orticola” del novembre 1902, precisava che la vecchia “cerasella” vesuviana era stata via via sostituita dal tipo “a fiaschetto”, più indicato per la conservazione al piennolo. Il De Rosa è anche il primo ricercatore che riporta in modo esaustivo l’intera tecnica di coltivazione dei pomodorini vesuviani, facendo intendere così che si stava sviluppando nell’area un’intera economia intorno a questo prodotto, dalla produzione delle piantine da seme alla vendita del prodotto conservato.

Anche il prof. Marzio Cozzolino, della Facoltà di Agraria di Portici, nel suo testo del 1916, concorda con le fonti precedenti, sia sulla descrizione varietale che sui metodi di produzione, dedicando intere parti del testo a descrivere minuziosamente la tecnica colturale e soprattutto fornendo dati, anche economici, che aiutano a capire la laboriosità e la complessità di questa tipologia di prodotto.

Area di produzione

L’area tipica di produzione e conservazione del pomodorino del piennolo coincide con l’intera estensione del complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, includendo le sue pendici degradanti sino quasi al livello del mare.
In particolare, la zona di produzione e condizionamento prevista dal disciplinare del “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” comprende:

  • l’intero territorio dei seguenti comuni della provincia di Napoli: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa Di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase,
  • la parte del territorio del comune di Nola delimitata perimetralmente: dalla strada provinciale Piazzola di Nola – Rione Trieste (per il tratto che va sotto il nome di “Costantinopoli”), dal “Lagno Rosario”, dal limite del comune di Ottaviano e dal limite del comune di Somma Vesuviana.

Dati economici e produttivi

La diffusione del “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” nell’area vesuviana è piuttosto frammentata, per l’elevata parcellizzazione delle coltivazioni e per la distribuzione non uniforme lungo tutto il complesso montano del Somma-Vesuvio.

La superficie stimata è di circa 480 ettari (10% circa della Sau seminativi dell’area), con produzioni annuali di circa 4 mila tonnellate di prodotto fresco, e rese oscillanti fra i 60 e i 150 quintali per ettaro.
Il riconoscimento della DOP e il rinnovato interesse commerciale verso tale prodotto ha rivitalizzato l’intero comparto tanto che tutte le produzioni, fresche e conservate, sono smaltite rapidamente e senza alcuna difficoltà soprattutto sul mercato locale, ma in alcuni casi anche presso la moderna distribuzione. L’offerta di pomodorini in conserva o in piennoli confezionati è ancora limitata. In ogni caso, anche senza un’adeguata politica di valorizzazione del prodotto, rimane alto il livello di qualità percepita dai consumatori e quindi elevata è la richiesta del prodotto stesso.

Ci si può attendere quindi un incremento delle coltivazioni e quindi delle produzioni, ma le difficili condizioni orografiche dell’area e le difficoltà strutturali delle aziende potrebbero ostacolare un pur auspicato sviluppo del comparto.

Al momento è difficile determinare un fatturato medio, stante il mercato molto diluito nel tempo (da luglio a maggio dell’anno successivo) che comporta un prezzo di vendita molto diverso del prodotto (da 1 ad oltre 5 euro al chilogrammo).

La Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio” è stata riconosciuta, ai sensi del Reg. CE n. 510/06, con Regolamento n. 1238 del 11.12.09 (pubblicato sulla GUCE del 17.12.09). La Scheda riepilogativa è stata pubblicata sulla GUCE C111 del 15 maggio 2009. L’iscrizione al registro nazionale delle denominazioni e delle indicazioni geografiche protette è avvenuta con provvedimento ministeriale del 18.12.09, pubblicato sulla GU n. 2 del 4.01.10, unitamente al Disciplinare di produzione.

Organismo di controllo

L’organismo di certificazione autorizzato è l’Is.Me.Cert. (Istituto Mediterraneo per la Certificazione dei prodotti e dei processi nel settore agroalimentare), Corso Meridionale, 6 80143 Napoli tel. 081.5636647 – fax: 081.5534019 (sito web: www.ismecert.it).

Consorzio di tutela

Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP – Piazza della Meridiana 47 – 80040 San Sebastiano al Vesuvio (NA) – tel. 0810606007

Fonte http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/piennolo.html

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Tells italy associazione no profit turistica che promuove il territorio campano
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Tells italy è un’associazione no profit con finalità turistiche di far conoscere il territorio napoletano e vesuviano ed anche per la formazione di operatori del settore.

Promuovere

TellsItaly è un’associazione no profit, il cui primo obiettivo è la promozione dell’Italia attraverso la parola. Il ruolo dei beni culturali è al centro dell’idea di un turismo sostenibile, volto alla promozione e valorizzazione della cittadinanza ed al patrimonio culturale e storico. La sfida dell’innovazione passa anche attraverso la promozione di un turismo che aumenti la qualità della vita dei territori e diffonda la conoscenza del nostro patrimonio culturale, creando ad esempio reti di raccolta ed analisi degli indicatori della sostenibilità, allargando l’attuale offerta turistica a prodotti più specifici o diversamente legati alla stagionalità.
L’universo dei piccoli Comuni italiani, che sorreggono gran parte del turismo culturale e che proprio dal fare parte di un percorso culturale possono trarre efficaci strumenti per combattere il disagio abitativo e migliorare la fruibilità dei servizi.

Raccontare

un viaggio diverso: una scoperta lenta, a piedi, in bicicletta o attraverso i sensi volta al recupero della identità culturale italiana nel contesto globale alla ricerca delle tradizioni territoriali passando per auto-produzione, sostenibilità, qualità ambientale e qualità della vita.

Coinvolgere

addetti del settore, associazioni, turisti e cittadini per condividere progetti, conoscenze ed esperienze.

Far scoprire

cibi, territori e luoghi attraverso tours, passeggiate, spettacoli, corsi, workshop.

Tour e percorsi

Alla scoperta del locale, percorsi di qualità per vivere luoghi con i loro saperi e la loro storia. La nostra associazione propone tours, visite guidate e servizi nei comuni italiani in modo da coinvolgere la partecipazione dei cittadini nella tutela e promozione del patrimonio culturale e storico.

Vita quotidiana nell’Antica Ercolano

Herculaneum_Pano24 agosto del 79 d.C, il mons Vesuvio si risveglia e tutte le città e gli edifici sorti intorno ad esso vengono inghiottiti dall’ira del fuoco della montagna. Le città vengono seppellite e resteranno addormentate al di sotto della cenere e dei lapilli per centinaia di anni… sin quando mani pazienti non cominceranno a riportare alla luce città e civiltà meravigliose.  Vi racconteremo usi e costumi dei nostri antenati, passeggiando tra le stradine ed entrando nelle loro ville potrete rivivere una giornata tipica nell’antica Ercolano.

 

 

 Foto della passeggiata

Alla Scoperta del Miglio d’oro

Spesso camminiamo distratti tra vie e palazzi delle nostre cittadine, senza renderci conto che siamo circondati da meraviglie architettoniche e giardini spettacolari. Noi vogliamo accompagnarvi alla scoperta della nostra realtà locale con percorsi di qualità per vivere luoghi con i loro saperi e la loro storia.

I Percorsi

Il tratto della strada regia delle Calabrie che attraversa San Giovanni a TeduccioSan Giorgio a Cremano, Portici ed Ercolano, fino a Torre del Greco  fu ribattezzata Miglio d’oro per la ricchezza paesaggistica e la presenza di splendide ville vesuviane del Settecento, sorte attorno alla Reggia Reale di Portici di Carlo III di Borbone.

Ercolano

Il percorso prevederà le ville settecentesche di Ercolano.: Villa Campolieto, Villa Ruggiero e i giardini sul mare di Villa Favorita.

Portici

Lungo il cammino,incontrando gli edifici  di maggiore interesse architettonico, si darà precedenza  alla dettagliata cronaca di quelle che sono state le illustri maestranze che hanno reso Portici  l’epicentro della vita estiva nel settecento napoletano. Vedremo Villa d’Elboeuf,  il Granatello, i giardini della Reggia di Portici, passando anche per Villa Savonarola, esempio di architettura tardo ottocentesca.

San Giorgio a Cremano

Un’ altra passeggiata sarà dedicata alle due ville meravigliosamente conservate di San Giorgio a Cremano: Villa Vannucchi con il suo splendido giardino e Villa Bruno.

Napoli tra alchimisti e martiri

” Il ventre di Napoli” ci accoglie e ci assorbe, riaccendendo le strade di luci e ombre, di realtà e leggende, di corni rossi e Mamme ro’ Carmine. E così come al grido di “o faccia gialla aiutace tu” si aspetta che si sciolga il sangue del santo patrono,  nel cuore dell’antica città greco romana, ecco il capello di Maradona, stipato ed immortalato come una reliquia, sacro e profano, ancora una volta. Matilde Serao, Benedetto Croce ed altri ci narrano le leggende di Napoli. In ogni vicolo, in ogni palazzo c’è un’anima vagante che rende questa città ancor più magica e misteriosa. Cominceremo il nostro percorso da Piazza del Gesù per poi proseguire nel centro storico, ripercorrendo attraverso i luoghi: storie, miti e leggende dell’antica Neapolis.

Piazza del Gesù Nuovo (la simbologia sulle pietre del bugnato)
Monastero di Santa Chiara (storia della regina Giovanna I Durazzo)
Piazza San Domenico e Palazzo San Severo Palazzo Petrucci (Il triangolo della morte)
Il Corpo di Napoli ( statua del Nilo) ( culti di side e di mitra)
Via dei Tribunali (bella ‘mbriana, munacielli, fatture e jettature)
Santa Maria del Purgatorio (e’ capuzzelle le anime sospese)
Palazzo Spinelli ( Storia di Bianca )
San Gregorio Armeno ( sangue e martiri)
San Paolo/ Tempio dei Di oscuri (cristiano e pagano)
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Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Il sindaco Ciro Buonajuto ed il suo sogno di ercolano capitale della cultura
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Ercolano, la città che con passione e orgoglio governo dal giugno 2015 e che vivo e amo da sempre, è una città instancabile e piena di vita che lungo i secoli ha sempre saputo stupire. Sta per farlo di nuovo rinnovandosi, ancora una volta, per diventare una città sempre più creativa, innovativa, interconnessa e vitale.

Il 2016 sarà una celebrazione – lunga un anno intero – degli ercolanesi di ieri, di oggi e di domani, una comunità adattabile che nel suo complesso di relazioni coerenti ha conferito e continua a conferire significato a questo territorio con ripercussioni che vanno ben oltre i suoi confini. Ercolano è il luogo in cui possiamo costruire nuovi modelli di sviluppo e benessere sociale. La storia recente di Ercolano ci offre tutti gli ingredienti per credere in questo sogno, dalla straordinaria esperienza dei movimenti antiracket, agli Scavi archeologici divenuti una best practice mondiale.

Tutto questo è possibile proprio perché Ercolano vive le molte contraddizioni tipiche del nostro Paese ed, in particolar modo, del Sud, ma allo stesso tempo è un unicuum a livello italiano grazie al suo straordinario patrimonio culturale e ambientale, frutto di secoli di storia e storie: il Vesuvio e gli Scavi sono quelli più noti, riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’Unesco e MAB Biosphere.

Sul nostro piccolo ma denso territorio, tuttavia, ospitiamo anche eccezionali attrattori come il Museo Archeologico Virtuale, il Santuario della Madonna di Pugliano, il Mercato di Resina, il Miglio d’Oro con le Ville Vesuviane costruite dalla nobiltà borbonica. A questo si aggiunge un’altissima densità di facoltà universitarie e centri di ricerca nelle sue immediate vicinanze e produzioni agricole tipiche di eccellenza: dal pomodorino vesuviano del “Piennolo” al vino Lacryma Christi, alla floricultura. Tutto questo già oggi ci porta ad essere una meta conosciuta e visitata, dal mare al cratere del Vesuvio, da circa un milione di persone l’anno. Al di là di ciò, tuttavia, la nostra vera ricchezza è la Comunità, resiliente e creativa, che è stata capace di superare sia immani catastrofi che epoche di semplice inerzia istituzionale, rinascendo e reinventandosi più volte.

Negli ultimi anni, Ercolano ha vissuto un lento ma inesorabile risveglio della coscienza civile collettiva. In primis, grazie a quel nucleo di commercianti che ha detto il primo “no” allo strapotere della Camorra, creando un fronte unito e compatto con Istituzioni e Forze dell’Ordine nella lotta alla malavita organizzata. Poi i giovani, che dopo aver marciato contro la camorra, hanno dato vita ad esperienze associative e imprenditoriali che uniscono Legalità e creatività, coesione e attrattività turistica, ben rappresentate dall’esperienza di Radio Siani. Magistrati eccellenti e Forze dell’Ordine hanno permesso una drastica diminuzione dei reati e, con centinaia di arresti, hanno di fatto annullato il potere delle varie cosche camorristiche che operavano in città. Nel 2001, grazie ad un filantropo illuminato come David Packard e un ente di tutela pronto a mettersi in gioco e sperimentare, prende avvio l’Herculaneum Conservation Project (HCP) uno dei più interessanti e innovativi accordi pubblico-privato per la gestione del patrimonio archeologico italiano, che oggi affianca la Soprintendenza nell’attività di manutenzione e salvaguardia degli Scavi, di riqualificazione urbana e di coinvolgimento della comunità locale. L’HCP poi è stato un po’ il catalizzatore per la creazione dell’Associazione Herculaneum, che con il suo Centro ha creato un nuovo modello di collaborazione tra ente locale e ente di tutela, tra la comunità locale e la comunità internazionale, guadagnandosi elogi e interesse in tutto il Mediterraneo. Altre associazioni culturali e sociali sono fiorite in questo nuovo ambiente, attingendo l’energia e l’ottimismo di una cittadinanza giovane e attiva.

A testimoniare la centralità della Comunità Ercolanese, infatti, c’è la storia stessa di questa candidatura, che merita di essere raccontata. Il primo dossier di candidatura consegnato al MiBACT è stato pensato e redatto da un gruppo di ragazzi sotto i trent’anni, raccolti nel locale Forum dei Giovani e nella Pro Loco Herculaneum, che hanno capito la grande opportunità che il titolo di Capitale Italiana della Cultura può giocare per Ercolano in questo momento storico. Per farlo hanno subito coinvolto gli attori, pubblici e privati, profit e no profit, che sul territorio stanno lavorando quotidianamente per regalare alla nostra città un futuro sostenibile.

A Luca Coppola, che per primo ha proposto e assemblato il progetto di candidatura presentato al MiBACT nella primavera scorsa, va il grazie di tutta la cittadinanza, perché ci ha regalato questa opportunità e la possibilità di immaginarla oggi, con questo dossier e il con il processo partecipativo attivato per l’occasione, come una sfida che Ercolano gioca in nome di tutta la Regione Campania, il Meridione e l’Italia intera.

Il cuore della nostra proposta risiede, infatti, nel concetto di Democrazia Culturale, cioè nella possibilità per tutte le Ercolano del mondo di costruire un percorso di valorizzazione e promozione internazionale fondato sulla gestione condivisa e partecipata da parte di una Comunità dei suoi asset culturali e creativi, identitari e strategici. Per Ercolano questo significa diventare un laboratorio diffuso di co-creazione e sperimentazione che coinvolga l’intera cittadinanza e tutti coloro che sono interessati al generativo rapporto tra patrimonio culturale, patrimonio naturale archeologia, nuove tecnologie e sviluppo economico e sociale. Attorno a questa ambiziosa sfida si articoleranno XX linee di intervento prioritario, identificate in base al principio di magnitudo: si è deciso di concentrare l’opportunità di Ercolano Capitale Italiana della Cultura 2016 per valorizzare i punti di forza del territorio, ma anche per affrontare strategicamente le sue debolezze, comuni a tante città, soprattutto del Sud. L’opportunità di diventare Capitale Italiana della Cultura, quindi, assume per noi la dimensione di obiettivo simbolico e operativo, di stimolo creativo, di coraggiosa ambizione e di nuova consapevolezza per l’intero territorio, per poter fare ciò che ancora non si riesce a fare.

Lavoreremo per innovare la nostra offerta turistica e valorizzare l’artigianato, l’enogastronomia e l’agricoltura di qualità, per attrarre capitali e cervelli e diventare un incubatore diffuso di nuove imprese creative e culturali specializzate non soltanto nella valorizzazione del patrimonio culturale e naturale esistente, ma anche nella creazione di nuovi asset culturali per rappresentare il punto di incontro delle reti che quotidianamente lottano contro la criminalità organizzata, per sviluppare un progetto pilota multi-stakeholder con cui affrontare strutturalmente l’abbandono scolastico e la disoccupazione giovanile, per dar vita a azioni creative a sostegno e rilancio del tessuto economico del Centro Storico di Ercolano. E, soprattutto, lavoreremo tutti per rendere l’Amministrazione Comunale di Ercolano adeguata alle sfide del XXI secolo, attraverso il capacity building della sua struttura e della sua capacità di lavorare con altri, e la costruzione di una pianificazione strategica, partecipata e multi-stakeholder, per gli anni a venire.

Ercolano merita di diventare Capitale della Cultura Italiana, non tanto e solo per quello che ha e sta facendo, ma per quello che rimarrà sul suo territorio e nella sua comunità, come lascito fisico e culturale di lungo periodo, grazie all’innesco generato dalla vittoria del titolo. Cioè la dimostrazione che, anche in tempi di crisi, una comunità consapevole e coesa può dar vita a un modello di sviluppo sostenibile e equo grazie alla solidità del suo passato e alla forza esplosiva della sua creatività.

Ciro Buonajuto

sindaco ciro buonajuto

Informazioni autore sindaco ciro buonajuto

Sono nato a NAPOLI il 9 novembre 1977. La mia famiglia si è sempre impegnata in ambito politico per Resina e di Ercolano poi con i sindaci Ciro Buonajuto (mio nonno) ed Antonio Buonajuto (mio zio). Svolgo la professione di avvocato. In ambito politico sono membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico, e sono stato eletto Consigliere comunale a Ercolano nelle precedenti elezioni amministrative. Sono sposato con Carmela e papà di Angela e Renato. Sono sindaco di Ercolano da maggio 2015.

Annarita Amoroso la ragazza di Ercolano che fa tremare la Merkel
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Nel solito giro tra le eccellenze attuali che troviamo sul territorio vi raccontiamo la storia di una giovana neo laureata in Scienze Politiche un’orgoglio ercolanese ovvero la Dott.ssa Annarita Amoroso.

La Dottoressa Annarita Amoroso ha intrapreso una sfida non comune ai suoi coetanei: sfidare il colosso teutonico sul suo stesso terreno, i Trattati dell’Unione Europea.

La giovane Annarita inizia a fare ricerche sulla proposta del ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt di introdurre il pedaggio sulle autobahn solo per i cittadini stranieri che percorrono la rete autostradale tedesca, realizzando così una palese violazione del “divieto di discriminazione basato sulla nazionalità”. Si tratta di una misura fortemente voluta dal Governatore della Baviera e che porterebbe alle casse dello Stato un guadagno di 500 milioni di euro l’anno. Annarita invia un’email alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, la sua petizione viene iscritta a ruolo e inizia il countdown. Poche settimane fa, la Commissione Europea invia un’email ad Annarita informandola di aver avviato la procedura di infrazione nei confronti della Germania. La notizia stuzzica l’interessa della stampa locale, Metropolis e Roma, fino ad essere oggetto di servizi in trasmissioni televisive e radiofoniche.

11205535_10207961298821005_6181565031900905447_nSi comincia con un servizio al Tg1 delle 20, in cui a Valentina Bisti la giovane spiega di non essere antitedesca ma di voler dimostrare che la Germania non può assurgere il diritto di definirsi paese europeista, quando le sue politiche dimostrano palesemente il contrario. Il giorno dopo Annarita è invitata alla trasmissione di Rai Tre Agorà Estate e si confronta con il Professor Mario Monti, che plaude alla sua iniziativa sostenendo che “lo stradominio della Germania può essere evitato soltanto se la Germania è vincolata da una serie di regole che impediscono le discriminazioni contro cui la signorina si è giustamente appuntata”. A fine luglio la giovane Annarita partecipa alla trasmissione radiofonica “Si può fare” : in quell’occasione ha la possibilità di dimostrare come il Sud Italia non solo è terra di giovani talenti ma anche che le Università del Mezzogiorno, nonostante i continui tagli alla Ricerca, sfornano eccellenze pronte a contribuire alla crescita del Sud per rilanciare un territorio da sempre ingiustamente considerato la zavorra d’Italia.

Verso la metà di agosto partecipa in diretta alla trasmissione UNO MATTINA ESTATE in rappresentanza dell’orgoglio italiano ed anche in quella occassione con grande eloquenza ha saputo richiamare all’attenzione gli europarlamentari italiani presenti in trasmissione.

Fotogallery rassegna stampa che hanno scritto su Annarita e sulla sua petizione

 

 

 Sfoglia gli atti del parlamento europeo in merito alla sua petizione.

 

 

Tutto il materiale ci è stato gentilmente fornito dall’interessata.

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Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Angelo Casteltrione fotografo made in resina
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angelocasteltrioneNasce ad Ercolano nel 1957 dove vive tuttora. La passione della fotografia lo segue praticamente dalla gioventù, il ricordo degli scatti fatti con una vecchia Praktica lo accompagna ancora, per un periodo, per varie vicissitudini, la passione si assopisce per scoppiare del 2006, approfondisce la conoscenza del digitale che gli permette di dare sfogo alla sue “visioni”, ama in particolar modo le tonalità alterate, ma comunque cerca di non essere chiuso in uno uno stile particolare, la sperimentazione di nuove tecniche lo porta ad avere un stile, che lui definisce “meticcio” dare un pò di co(a)lore, una “analogicità” al digitale che per i più può sembrare freddo.

Non disdegna la “street” in cui ama particolarmente rubare le espressioni delle persone. Ha partecipato a varie mostre sia collettive che personali fra cui:

• Storia, Creatività Flash in Villa. Torre del Greco in Villa Macrina

• Napoli sopravvissuta. Bacoli Casina Vanvitelliana

• L’eternità in un mare di storie. Torre del greco complesso delle cento fontane

• La pupilla che osserva. Napoli centro Domus Ars di Carlo Faiello e Rachele Cimmino.

• Partecipa al progetto “Cum finis” con altri 12 fotografi con la direzione artistica dell’architetto Mario Scippa, dove Napoli è vista come una terra di confine un non luogo dove tutto può accadere, dove la poesia si lega con le immagini creando sottili sinergie.

• Collabora con le sue foto al progetto Sonus Loci, sulla web tv del Comune di Napoli

• Produzione di varie “slide story” fra cui “Riprendiamoci Napoletani” in collaborazione con l’omonima associazione, presentato a Palazzo Serra di Cassano nel 2010.

E un’altra presentata a Marsiglia, quest’ultima in collaborazione con due fotografe nell’ambito della manifestazione “Naples, effect mer”.Napoli :

luci ed ombre nell’ambito della rassegna Napulitanart.

• Pubblicazione di varie foto su giornali fra cui “Siti” patrocinato dall’Unesco e Obiettivo Campania.

• Finalista al concorso “Fotografando l’America’s Cup”

• Partecipazione alla collettiva “Arteteca dei segni”

• Partecipazione alla mostra “Festa degli artisti” Scauri

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

fondalicampania associazione ercolanese a tutela del mare
fondali

Fondalicampania è un’associazione culturale senza fini di lucro, libera e apartitica che opera su tutto il territorio Campano, per la valorizzazione, la tutela e la salvaguardia dell’habitat marino e costiero della Regione Campania.
La nostra idea di valorizzazione intende mettere in atto un piano di promozione dell’ambiente marino e costiero, attraverso videorecensioni, interviste, eventi e progetti che abbiano lo scopo di sensibilizzare il pubblico sulle tematiche ambientali, legate alla salvaguardia della fauna e della flora marina, oltre che a stimolare il turismo e gli abitanti campani verso una migliore e più completa conoscenza del patrimonio costiero e marino della nostra ragione.
Tutti gli associati si impegnano costantemente attraverso operazioni di pulizia dei fondali e delle spiagge a tutelare e salvaguardare il patrimonio ambientale. Il servizio è  frutto della spontanea disponibilità degli associati, i quali con passione fruiscono risorse personali al fine di raggiungere questo nobile scopo.
Per far si che tali principi vengano portati avanti, si necessita del Vostro aiuto e della Vostra costante collaborazione. Fondalicampania nasce dalla grande passione per il mare e le bellezze che la costa Campana ha da offrire.
Diventa socio  Fondalicampania, il Tuo contributo è importante, iscrivendoti a “fondalicampania” potrai entrare a far parte di una grande famiglia che già conta un importante numero di associati, insieme possiamo continuare ad essere “Orgogliosi del Nostro mare.”

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Studioso ed autore di molti testi su Ercolano e le sue tradizioni

Promenade con vista scavi via alla rivoluzione Packard
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Con l’abbattimento di tre vecchie palazzine sono partiti i primi lavori del progetto per la riqualificazione dell’area urbana disegnata da via Cortili e via Mare e a sud ovest dagli Scavi e il riavvicinamento della città di Ercolano con l’antica Herculaneum, parte del più ampio sito Unesco. Nell’area dove fino a ieri sorgevano i fabbricati, liberati grazie a un accordo multilaterale e all’azione espropriativa del Ministero dei Beni Culturali, sorgeranno nuovi spazi pubblici con vista su tutto il Golfo e sulla città antica distrutta dalla furia dell’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo: a nord una piazza panoramica che ricollegherà finalmente il Miglio dOro con questa parte della città, offrendo spazi di gioco e sosta per residenti e turisti, più a sud un parco verde che insieme all’esistente passerella lungo la scarpata nord degli Scavi arricchiranno lesperienza dei visitatori creando un circuito alternativo per meglio comprendere il sito e il suo rapporto con la città. Ancora più a sud, inoltre, previsto labbattimento dell’alto muro di cinta che oggi nasconde il sito al quartiere di via Mare e che alla fine dei lavori verrà trasformato in una recinzione. Una piccola rivoluzione nel cuore del centro storico di Ercolano, in un’area fino ad oggi abbandonata dalle amministrazioni, mutilata dagli scavi novecenteschi, che hanno lasciato ruderi fatiscenti, zone incolte e un muro di cinta come unica vista dei residenti verso il sito archeologico. Le misure previste cambieranno potenzialmente tutte le dinamiche dei flussi di visitatori e promuoveranno nel tempo nuove iniziative sociali e commerciali. L’iniziativa “Via Mare” ha creato anche un piccolo miracolo collaborativo, con l’accordo siglato lo scorso anno tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, il Ministro per la Coesione Territoriale, la Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, la Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici di Napoli, il Comune di Ercolano e lIstituto Packard per i Beni Culturali, per la tutela e valorizzazione del sito archeologico di Ercolano e per la riqualificazione delle aree comprese tra Via Cortili e Via Mare.

comeracomeL’iniziativa venne avviata a partire dal 2006, su spinta del filantropo David Packard, con l’intento di estendere il progetto alle aree di confine con la città moderna, promuovendo la ricerca e la conservazione dei resti archeologici ancora parzialmente sepolti, garantendo la sicurezza delle scarpate e favorendo il miglioramento dell’interfaccia tra la comunità locale e la città antica. Proprio il coinvolgimento dei residenti della zona ha guadagnato riconoscimenti da parte della Direttore Generale di Unesco, Irina Bokova, in visita nellarea vesuviana nel 2012 per una valutazione delle opere in corso nei siti archeologici della zona. Del resto, fin dal suo arrivo in città, l’Herculaneum Conservation Project, braccio operativo del Packard Humanities Institute, rafforzato dall’iniziativa parallela dell’Herculaneum Centre ha provato a instaurare una collaborazione con i residenti del luogo. Numerosi i laboratori che sono nati proprio qui, in particolare con i residenti più giovani. Uno su tutti, quello che l’estate scorsa ha visto lavorare fianco a fianco gli operatori dell’Herculaneum Centre, i volontari di Radio Siani e i ragazzi del quartiere per riqualificare un’area abbandonata e adibirla a campo di calcetto.

Fonte Francesco Catalano – Il Mattino, 18 marzo 2015

 

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Il mercato di resina va in cattedra, la svolta 2.0
articolomattino

Il Mercato di Resina diventa un caso di studio per la Facoltà di Economia dell’Università Federico II di Napoli. La storia della cooperativa fondata due anni fa da una quindicina di commercianti dello storico mercato di Pugliano è stato argomento di una lezione tenuta nelle aule del complesso di Monte Sant’Angelo dal professore Mauro Sciarelli, docente di Economia e Gestione delle Imprese. Nell’incontro organizzato dall’Università in collaborazione con la Confcooperative di Napoli, agli studenti è stato spiegato il percorso virtuoso e gli strumenti che hanno consentito ad un’attività tradizionale radicata nel tempo e sul territorio di diventare una cooperativa con sedici soci. Insieme al professore Sciarelli e a Marco Boenzi, direttore di Confcooperative, alla lezione sono intervenuti anche i rappresentanti della Cooperativa Mercato di Resina: «Abbiamo portato la nostra testimonianza sul lavoro svolto negli ultimi anni che ci ha consentito di metterci in regola con tutte le norme previste dalla legge – dice il presidente Antonio Cervero, presente a Monte Sant’Angelo con il vice Ciro De Gaetano  – e di come, pur mantenendo le nostre attività tradizionali, siamo riusciti a creare un sistema in cui tutte le merci sono monitorate e fatturate e in cui si sta provando a dare una nuova prospettiva di lavoro ai giovani del territorio».

 

 

La fama del Mercato di Resina è esplosa nel secondo dopoguerra, quando tra i vicoli di Pugliano cominciarono ad essere venduti pantaloni, giacche e camice provenienti da tutto il mondo. Un’altra delle chiavi del successo del mercato è legata ai jeans: Ercolano, infatti, fu una delle prime città d’Europa in cui vennero venduti i pantaloni in jeans, che arrivavano in città, prima grazie ai militari americani di stanza in Italia, e poi con balle di indumenti usati provenienti direttamente dagli Stati Uniti.

Già lo scorso anno, la cooperativa Mercato di Resina era stata ospite dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in occasione del cinquantennale del documentario «Il Mercato delle Pezze» realizzato per la Rai da Sergio Zavoli nel 1963: «Questi appuntamenti accademici – confida il presidente Cervero – rappresentano un riconoscimento per la storia di Pugliano ma anche per il lavoro all’insegna della legalità e del rispetto delle regole che stiamo svolgendo in un territorio notoriamente difficile».

Con la costituzione della nuova cooperativa, la modernizzazione dello storico mercato non poteva non passare per internet: sono stati realizzati un nuovo sito (www.mercatodiresina.it), una pagina fan su Facebook ed alcuni operatori hanno già avviato vendite a distanze utilizzando il portale Ebay. E, la prossima settimana, alla Facoltà di Sociologia della Federico II verrà discussa la prima tesi di laurea proprio sulla svolta digitale del Mercato di Resina e sulla possibilità di integrare il commercio tradizionale con il social commerce: « In seguito a diversi studi di settore – spiega Emanuela Borrelli, laureanda in Culture digitali e della Comunicazione e autrice della tesi – ho stimato dei parametri potenzialmente positivi sia rispetto al contesto Italiano che a quello internazionale, che permetterebbe al mercato di Pugliano di interfacciarsi con le nuove esigenze che il 2.0 ha imposto nell’ambito della cultura di impresa».

 fonte il mattino di napoli a firma di Francesco catalano

Informazioni autore Francesco Catalano

la caldera del vesuvio bed and breakfast vesuvio ercolano
la caldera del vesuvio bed and breakfast vesuvio ercolano

bed and breakfast vesuvio ercolano

Una vera e propria oasi immersa nel Parco Nazionale del Vesuvio, il bed and breakfast vesuvio ercolano La Caldera del Vesuvio offre un’abitazione accogliente e confortevole nella zona panoramica dell’antica Ercolano, in un punto strategico per qualsiasi escursione (a soli 3 km dagli Scavi Archeologici di Ercolano e a 15 da Pompei) inoltre è situato sulla strada che porta direttamente sulla “Caldera” del Vesuvio.

 

  • Bed and breakfast vesuvio
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La caldera del vesuvio il bed and breakfast vesuvio ercolano ai piedi del Vesuvio.

Il nome Vesuvio (in latino classico Vesuvius; attestato anche come Vesevius, Vesvius, Vesbius) è presumibilmente d’origine indoeuropea, da una base *aues, “illuminare” o *eus, “bruciare”.[4]

Esistono tuttavia alcune etimologie popolari: dato che nell’antichità si riteneva che il Vesuvio fosse consacrato all’eroe semidio Ercole, e la città di Ercolano, alla sua base, prendeva da questi il nome, si credeva che anche il vulcano, seppur indirettamente traesse origine dal nome dell’eroe greco. Ercole infatti era il figlio che il dio Giove aveva avuto da Alcmena, regina di Tebe. Uno degli epiteti di Giove (Zeus nella Grecia antica) era Ὕης, Hýēs, cioè “colui che fa piovere”. Così Ercole sarebbe diventato Ὑήσου υἱός, Hyḗsou hyiós (pronunciato [hyːˈɛːsuː hʏɪˈos]), cioè il “figlio di Hýēs“, da cui sarebbe derivato il latino Vesuvius (pronunciato [wɛˈsʊwɪʊs]). bed and breakfast vesuvio ercolano

Una tradizione popolare della fine del Seicento vorrebbe invece che la parola derivi dalla locuzione latina Vae suis! (“Guai ai suoi!”), giacché la maggior parte delle eruzioni sino ad allora accadute, avevano sempre preceduto o posticipato avvenimenti storici importanti, e quasi sempre carichi di disgrazie per Napoli o la Campania. Un esempio su tutti: l’eruzione del 1631 sarebbe stato il “preavviso” naturale dei moti di Masaniello del 1647

Il Vesuvio è un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma-Vesuvio. È situato leggermente all’interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. bed and breakfast vesuvio ercolano

Il Vesuvio costituisce un colpo d’occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo. Una celebre immagine da cartolina ripresa dalla collina di Posillipo lo ha fatto entrare di diritto nell’immaginario collettivo della città di Napoli. Il Vesuvio detiene un primato a livello mondiale, cioè quello di essere stato il primo vulcano ad essere studiato sistematicamente (per volontà della casa regnante dei Borbone), studi che continuano tuttora ad opera dell’Osservatorio Vesuviano. Risale infatti al 1841 (per volontà del re Ferdinando II delle Due Sicilie) la costruzione di un Osservatorio (tuttora funzionante, anche se solo come filiale di più moderne strutture ubicate a Napoli) e si può dire che la vulcanologia, come vera e propria disciplina scientifica, nasca in quegli anni. bed and breakfast vesuvio ercolano

La caldera del vesuvio il bed and breakfast vesuvio ercolano ai piedi del vesuvio offre come servizio a pagamento aggiuntivo alla sua clientela una escrusione sul vesuvio con servizio navetta da e per l’ingresso del Parco Nazionale del Vesuvio.

Visita il sito http://www.lacalderadelvesuvio.com/

Nicoletta Cozzolino

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