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Exhibit Design – laboratorio di Architettura per la Musica all’aperto
04_brochure_Pagina_1 - Copia

“Exhibit Design – laboratorio di Architettura per la Musica all’aperto”

Un Corso-Percorso Formativo per acquisire conoscenze di exhibition design, metodi avanzati per progettare e curare una mostra di design e la realizzazione di ReS (Resonant String shell) ovvero un manufatto temporaneo in legno per la musica e lo spettacolo all’aperto, autocostruito, arredato e illuminato. Una struttura pensata come una vera e propria macchina scenica per la musica da camera all’aperto, realizzata con materiali economici e tecniche elementari, reversibile e per sua natura sostenibile.
I partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione ed il materiale didattico.
Il corso verrà attivato al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti pari a 60.

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La NETCON S.r.l. è un organismo accreditato presso la Regione Campania, utilizza per la formazione un modello innovativo che supera il concetto di corso professionale statico per quello più ampio di azione formativa globale, individualizzata e flessibile che determina qualità, specializzazione ed alta professionalità.
La NETCON S.r.l. è nata nel 2001, per l’impresa pubblica e privata, con lo scopo di svolgere un’attività di consulenza, formazione e sviluppo software in materie a lei congeniali quali informatica, telematica, organizzazione e gestione d’impresa.
L’Ente opera con proprio knowhow nei settori della Formazione, Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, Creazione d’Impresa e Sviluppo Locale.
In collaborazione con partner nazionali e internazionali quali Associazioni, Aziende, Università, Istituti Scolastici Superiori, è impegnata da anni nella progettazione e nell’attuazione di percorsi formativi e di orientamento finanziati da: MIUR, Regione Campania e Fondo Sociale Europeo nell’ambito delle politiche comunitarie volte allo sviluppo ed alla promozione delle sinergie tra i diversi stati membri ed alla riduzione delle disparità tra le aree più ricche e quelle più disagiate dell’Unione Europea.
NETCON si rivolge specialmente ai lavoratori che intendono approfondire le loro competenze e migliorare la loro professionalità o che hanno bisogno di formazione professionale attestata per regolarizzare la propria situazione lavorativa.
La formazione erogata ha il duplice obiettivo di sviluppare le competenze disciplinari, metodologiche e di processo delle persone che ricoprono ruoli e svolgono mestieri chiave per l’azienda e contemporaneamente supportare l’evoluzione continua del prodotto, dell’organizzazione e della tecnologia. In questi ambiti merita di essere sottolineata la continuità che la Netcon offre alle attività di formazione e addestramento.
ThesignEvent nasce a Napoli con lo scopo di promuovere la cultura di progetto e di design in contesti regionali, nazionali ed internazionali.

L’Associazione persegue finalità di sviluppo e divulgazione della cultura di progetto attraverso attività di ricerca e formazione, valorizzando ogni risorsa che possa essere occasione di innovazione, progetto, sviluppo e supporto ai professionisti, all’artigianato ed alle attività territoriali. Sostiene e gestisce processi di relazioni tra mondo professionale, enti ed aziende con azioni mirate alla promozione del territorio e delle sue tradizioni. Attraverso piani formativi, workshop, eventi e convegni investiga le relazioni tra architettura, design e territorialità. L’Area Formazione, che opera su indirizzo di un Comitato Scientifico di alto profilo formato da Professori universitari, Storici del design e Professionisti del settore scelti ogni volta con particolare attenzione e perizia, organizza corsi e convegni in materie di architettura e design il cui ricavato va a sostenere i progetti dell’Associazione.

Fan page ufficiale

https://www.facebook.com/exhibitdesignformazione/

Sito ufficiale TheSign event

http://www.thesignevent.it/percorsi/

 

Bando

 

Per scaricare Allegati e documentazione

Bando Allegato A scheda iscrizione Allegato B dd_n_7_2017 Brochure
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Bando

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Allegato A

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Allegato B

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Brochure

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Convegno di urbanistica Periferie urbane una sfida possibile presso Hotel Vesuvio Napoli
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In data mercoledì 21 dicembre 2016 presso il Grand Hotel Vesuvio – Sala Scarlatti | Via Partenope Napoli, si terrà il convegno di urbanistica “Periferie Urbane una sfida possibile” dove interverranno diversi esperti in materia quali docenti di Architettura ed urbanisti di fama mondiale.

L’evento ha come main partner il famoso brand Roberto Zeno da sempre attento ad eventi di studio sul territorio vesuviano e campano.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Galleria foto vernissage L’essenza della materia dell’artista Ornella de Martinis
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Sabato 22 ottobre 2016, alle ore 18:30 si è tenuto presso le Scuderie di Villa Favorita sul Miglio d’Oro ad Ercolano, l’inaugurazione della personale dell’artista Ornella De Martinis dal titolo “L’essenza della materia”.

La mostra, che si avvale del patrocinio morale della Città di Ercolano e della Pro Loco Herculaneum, in collaborazione con la galleria Marciano Arte, presenta gli ultimi lavori dell’artista porticese nota per l’eleganza e l’impatto emotivo delle sue opere materiche.

Il percorso artistico di Ornella De Martinis parte da un’indagine figurativa, frutto della preparazione accademica, e approda nel tempo, attraverso un attento studio dei materiali e una personale ricerca interiore, ad un linguaggio fatto di soluzioni essenziali dove la materia si sfalda nell’evidente desiderio di catturare la luce e dove emerge la volontà di trovare un equilibrio e un’armonia al tempo stesso estetici e interiori.

L’osservatore è rapito dal continuo trasformarsi della materia sulla superficie delle sue opere che vibra al mutare della luce, grazie anche all’utilizzo di elementi riflettenti, dalle foglie d’oro e d’argento agli specchi, offrendo, ogni volta, opere nell’opera, emozioni nell’emozione, fino a percepire “l’essenza della materia”.

La mostra è visitabile fino al 1 novembre tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle ore 20.00, escluso il lunedì nella raffinata cornice del caffè letterario della città degli scavi, situato in uno dei luoghi più suggestivi del Miglio d’Oro frutto di un sapiente recupero di una struttura storica e della sua destinazione a centro di cultura per l’intera area metropolitana di Napoli.

Per noi autori del blog un piccolo merito nell’aver presentato, alcuni mesi fa, l’artista  Ornella de Martinis alla dott.ssa Imma Sorrentino che seppe bene inquadrare l’evento in questo periodo nonostante un’agenda fitta di impegni ed eventi presso quello che è il Caffè letterario delle Scuderie di Villa Favorita.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Concorso di idee per la riqualifazione urbana e ambientale della Litoranea di Torre del greco
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La mostra e consultazione pubblica ­­si terrà nel periodo dal 18 al 28 c.m., dalle ore 09.30 alle ore 13.00 di tutti i giorni, esclusi i festivi, e nei giorni 20-25 e 27 ottobre anche dalle ore 16.00 alle ore 19.00, presso i locali del Centro Polifunzionale ex Palestra GIL, siti in Via Vittorio Veneto nel Comune di Torre del Greco.

Fonte https://www.facebook.com/assovitruvio/

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

L’essenza della materia personale dell’artista Ornella de Martinis alle scuderie di villa favorita
locandina

Sabato 22 ottobre 2016, dalle ore 18.30 presso le Scuderie di Villa Favorita sul Miglio d’Oro ad Ercolano, si inaugura la personale dell’artista Ornella De Martinis dal titolo “L’essenza della materia”.

La mostra, che si avvale del patrocinio morale della Città di Ercolano e della Pro Loco Herculaneum, in collaborazione con la galleria Marciano Arte, presenta gli ultimi lavori dell’artista porticese nota per l’eleganza e l’impatto emotivo delle sue opere materiche.

Il percorso artistico di Ornella De Martinis parte da un’indagine figurativa, frutto della preparazione accademica, e approda nel tempo, attraverso un attento studio dei materiali e una personale ricerca interiore, ad un linguaggio fatto di soluzioni essenziali dove la materia si sfalda nell’evidente desiderio di catturare la luce e dove emerge la volontà di trovare un equilibrio e un’armonia al tempo stesso estetici e interiori.

L’osservatore è rapito dal continuo trasformarsi della materia sulla superficie delle sue opere che vibra al mutare della luce, grazie anche all’utilizzo di elementi riflettenti, dalle foglie d’oro e d’argento agli specchi, offrendo, ogni volta, opere nell’opera, emozioni nell’emozione, fino a percepire “l’essenza della materia”.

La mostra è visitabile fino al 1 novembre tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle ore 20.00, escluso il lunedì nella raffinata cornice del caffè letterario della città degli scavi, situato in uno dei luoghi più suggestivi del Miglio d’Oro frutto di un sapiente recupero di una struttura storica e della sua destinazione a centro di cultura per l’intera area metropolitana di Napoli.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Mostra dell’artista Vittorio cortini alle scuderie di Villa Favorita un tuffo nella quinta dimensione
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Punta sulla “Quinta dimensione” la mostra che l’artista napoletano Vittorio Cortini propone da sabato 10 (vernissage alle 19) fino al 20 settembre a Ercolano, nelle scuderie di Villa Favorita. Accompagna l’esposizione una brochure con testi di Clorinda Irace (presidente dell’associazione culturale TempoLibero), Donatella Gallone (giornalista e editrice del mondodisuk), Francesca Gerla (scrittrice).
Cortini, che ha un percorso creativo interessante sin dagli anni settanta, è tornato a esporre solo qualche anno fa, grazie proprio a un evento organizzato da TempoLibero in una sede insolita, il ristorante Yao di Posillipo dove si è confrontato con le emozioni del pubblico affascinato dalle sue “visioni alate”, ispirate da un bisogno irrefrenabile di libertà.
Questa nuova mostra- come sottolinea Irace- sollecita a delineare un primo bilancio del percorso di un autore che approda «al gioiello partendo dalla scultura e passando per la pittura… una scelta coerente stilisticamente ma raffinata sul piano formale: la storia dell’arte ci insegna che sono proprio le piccole opere a raggiungere alti equilibri formali e contenutistici ».

Aeree sono definite da Gerla le creature dei suoi dipinti, «ora opache ora vivaci. Sospensioni oniriche, colori, linee, ombre… oltre i quali si affacciano figure, ambientazioni, suggestioni».
La città è dietro le quinte, tuttavia stimola la sensibilità dell’artista in un aspro confronto con la vita che emerge in un dialogo immaginato da Gallone: «Ti diverti a guardarmi annegare nel vuoto. Sono sfinito, ma non smetto d’inseguirti. Mani d’acciaio mi avvolgono nella spirale di un volo sognato, sempre annientato. Mi abbandoni, poi mi riabbracci. Hai labbra rosse e lucenti. Sempre chiuse in una smorfia di violenza». Un incontro/scontro che genera ricerca delle forme, colorate o sinuose.

Per saperne di più
vittorio.cortini@gmail.com
Nelle foto, quattro opere di Cortini in mostra

fonte : http://www.ilmondodisuk.com/dettaglio_notizia.asp?ID=6404

 

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Harry Truman in visita agli scavi di Ercolano nel 1953
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In una nostra intervista telefonica il prof. archeologo Giuseppe Maggi come già riportato nel suo libro “Archeologia e ricordi” – Ed. Tullio Pironti 2003, ci racconta del suo incontro con l’ex Presidente degli Stati Uniti Harry Truman  (Presidente dal 12 aprile 1945 al 20 febbraio 1953) durante la visita di quest’ultimo presso gli scavi di Ercolano nel 1953, anno in cui lo stesso Truman avendo da poco terminato l’incarico di Presidente si concesse un viaggio in Europa.

“Era il 1953 e dovevo accompagnare l’ex presidente USA Harry Truman poichè all’epoca ricoprivo l’incarico di Direttore degli scavi di Ercolano con soprintendente Amedeo Maiuri. Arrivai all’appuntamento un po’ in ritardo in quanto provenivo da Napoli e l’ex Presidente mi apparve un po’ seccato.

Lo accompagnai in uno dei luoghi piu’ caratteristici degli scavi di Ercolano ovvero la Casa dell’atrio a Mosaico come testimoniato dalla foto. Però come molti americani era una persona pragmatica. Mi dette l’impressione di non essere molto interessato agli scavi, ma di volere soltanto affermare di averli visitati.”

Ricordiamo ai nostri lettori che il prof. Giuseppe Maggi ha dato un grande contributo alla rinascita degli scavi di Ercolano, già nel 1954 con i primi lavori di demolizioni  a Via Cortili e via Mare per riportare alla luce gli edifici sottostanti.

Il nome di Giuseppe Maggi è apparso sui più autorevoli giornali e periodici del mondo – dal New York Times al Washington Post, al Times, Le Monde, Die Zeit, Selezione, Cambio, National Geografic ecc. – quando negli anni Ottanta ha cambiato la storia dell’antica Ercolano dimostrando che durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. gli abitanti non avevano evacuato la città, come si pensava.
Si erano ammassati in ambienti presso la spiaggia nella speranza di un’impossibile fuga via mare, colti dalla morte in inestricabili grovigli di corpi.

E’ stato anche Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli per dieci anni.

Noi Ercolanesi dobbiamo molto a questo studioso per aver speso una vita intera per portare alla luce e conservare al meglio un tesoro dell’umanità intera ovvero il parco degli scavi di Ercolano.

Si ringrazia il Prof. Giuseppe Maggi per la sua disponibilità e per la concessione delle foto nel presente articolo.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

storie di ercolano a villa signorini evento organizzato da tells italy
locandinabis

Prosegue la collaborazione fra il Blog in Resina e l’associazione no profit TELLS ITALY.

Vi segnaliamo questo bellissimo evento.

In collaborazione con Bambara Officinaculturale (https://www.facebook.com/bambara.officinaculturale/?fref=ts) e Villa Signorini Events & Hotel
(https://www.facebook.com/VillaSignorinieventshotel/?fref=ts)

VISITA GUIDATA TEATRALIZZATA CON APERITIVO – ALLA SCOPERTA DELLE STORIE DI ERCOLANO

con Rosario D’Angelo e Alessandra D’ambrosio

Sarete guidati da Michele Carneglia

Location: VILLA SIGNORINI – Via Roma, 43 Ercolano (NA)
Data: Sabato 24 settembre 2016
Orario 18.30
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 15 SETTEMBRE
POSTI LIMITATI

COSTO: 20€ include APERITIVO
Partecipanti: min.25 – max. 40
Evento attivato con un minimo di 25 partecipanti

INFO & PRENOTAZIONI
email: tellsitaly@gmail.com
Cell: 349.442.46.38
—–
Ercolano è un luogo attraversato dalla storia. In questa visita guidata, che ci porterà alla scoperta di una delle Ville del Miglio D’oro – Villa Signorini -, potremo incontrare personaggi che ci racconteranno storie reali e leggende che hanno attraversato i tempi.
Dalla leggenda di Ercole, alle vicende della Rivoluzione Partenopea, fino ai racconti di chi questa terrà l’ha dovuta lasciare per emigrare in America, accolti dal padrone di casa, Paolo Sgnorini.
Una #passeggiataraccontata che non solo vi farà conoscere l’arte e la storia di una delle più belle ville del Miglio D’oro, ma ci farà rivivere le storie dimenticate e quotidiane di chi ha vissuto in questa meravigliosa città tra le pendici del Vesuvio e l’abbraccio del mare.
—–
Si ringrazia “Blog in Resina” per il materiale storico: http://www.bloginresina.it/

Nicoletta Cozzolino

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Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Esposizione tracce di energia di ciro lauto presso scuderie villa favorita
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TRACCE DI ENERGIA

esposizione del maestro Ciro Lauto

dal 27 agosto – 18 settembre 2016

Vernissage Sabato 27 agosto 2016 ore 19:00

Ciro Lauto nato l’8 agosto 1955 a Ercolano, nei pressi di Napoli.
Diplomato all’istituto tecnico “E.Fermi” di Napoli, frequenta in seguito (per un breve periodo) l’istituto d’arte di Napoli e la facoltà di psicologia dell’università di Roma.
Dopo aver trascorso nove anni a Parigi, nel 1991 si trasferisce a Tübingen (Tubinga), in Germania, dove attualmente vive e lavora.
“Autodidatta” per scelta, sin dagli inizi sente l’esigenza di andare al di là del visibile.
Dopo un breve iniziale periodo figurativo, avverte sempre più forte il richiamo di un’arte “astratta”.
Incomincia allora, una continua ricerca “introspettiva” che lo porta, prima all’astrattismo geometrico e poi all’informale; per approdare, infine, ai concetti del Movimento Energy-Tracks.
La sua nuova ricerca è (ora) intesa a “violentare” la superficie, mediante un processo di combustione, che gli permette di andare “oltre” ed immergersi in quegli spazi arcani, mirabilmente disegnati dal fuoco.

Abbiamo contattato la responsabile alla promozione culturale delle Scuderie di Villa Favorita la dott.ssa Imma Sorrentino la quale ci teneva molto a questa esposizione in quanto il maestro Ciro Lauto non esponeva ad Ercolano da oltre 30 anni.

Un’altro bellissimo successo di divulgazione culturale nello spazio espositivo delle Scuderie che in oltre 1 anno di attività hanno dato vita ad una vasta ed eterogenea esposizione di articoli locali ed internazionali. Un vero succcesso per la città di Ercolano.

 

Fonte evento facebook: https://www.facebook.com/events/121087011674592/?notif_t=plan_user_invited&notif_id=1471933780681234

 

Nicoletta Cozzolino

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Sabato 18 giugno ore 18:30 flashmob davanti al Mav contro la violenza sulle donne
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Sabato 18 giugno ore 18:30 flashmob davanti al Mav contro la violenza sulle donne.

Partecipa indossando o portando qualcosa di rosso come simbolo di ricordo verso quelle donne che hanno perso il sorriso e la vita.

Partecipa per abbattere il muro dell’indifferenza e della vergogna ti aspettiamo, non mancare !!!

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Fu…turismo da sviluppo spontaneo a mutazione governabile
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Il 21 giugno 2016, alle ore 15 presso il MAV, si terrà la  manifestazione FU…TURISMO  Da Sviluppo Spontaneo a Mutazione Governabile, organizzata dall’Associazione Vitruvio, formata da professionisti tra architetti, ingegneri, geometri e geologi avente sede in Ercolano e finora promotrice di varie iniziative sul territorio.
Tale manifestazione ha lo scopo di creare un grande workshop sul turismo nella città di Ercolano, con tutti gli studiosi ed operatori del settore.
Attraverso varie proposte progettuali l’Associazione propone, mettendo al centro di tali proposte i vari attrattori della città quali scavi Archeologici, Ville Vesuviane, Vesuvio,
MAV Museo Archeologico Virtuale, Percorsi sacri, Mercato di Resina, un sistema turistico integrato tra essi e le strutture ricettive, in modo che il turista si senta protagonista del suo itinerio nella città.

Saranno presenti all’evento i rappresentanti dei seguenti ordini professionali, di categoria ed istituzioni :

Comune di Ercolano

Ordine architetti Napoli

Ordine Ingegneri Napoli

Federalberghi Costa del Vesuvio

Ente Parco nazionale del Vesuvio

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare, il turismo è il futuro della nostra città e della nostra economia locale.

L’Associazione Vitruvio ha scelto come sponsor dell’evento due grandi eccellenze del territorio ercolanese tra i quali il noto brand Roberto Zeno  ROBERTOZENO è il brand degli accessori di moda e si configura come un riferimento consolidato del Made in Italy nel mondo, vincitore nel 2015 e 2016 del premio Made in Italy award che si tiene ogni anno a New York che premia i migliori brand italiani nel mondo nel campo della moda e dello stile.

 webiste: www.robertozeno.com

Altro sponsor d’eccezione l’Andris Hotel L’Andris Hotel, albergo tre stelle superior, ha lo stile di una moderna villa vesuviana. E’ immerso nel verde del Parco Nazionale del Vesuvio, a pochi chilometri dal centro della cittadina di Ercolano e dai famosi Scavi dell’antica Herculaneum.

webiste: www.andrishotel.it

Nicoletta Cozzolino

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Alla scoperta del miglio d’oro con l’associazione Tells ITaly
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Grande successo e partecipazione di visitatori il giorno sabato 4 giugno 2016 9:30 Villa Campolieto e Parco sul Mare di Villa Favorita.

Questo era il programma dell’evento :

Immergetevi con noi nell’atmosfera dell’antica aristocrazia borbonica. Percorrendo le stanze, le terrazze, il vastissimo parco della bellissima Villa Campolieto riconsegnata all’antico splendore del progetto di Luigi Vanvitelli da un recente restauro. Poi ci sposteremo verso il mare, per ammirare il parco di Villa Favorita. Tra risate, musica, fuochi pirotecnici e balli, vi basterà chiudere gli occhi per trovarvi al cospetto delle altezze Reali di Maria Carolina D’Austria e Ferdinando IV, che scelsero questa Villa per i festeggiamenti delle loro nozze.

Potrebbe interessarti: http://www.napolitoday.it/eventi/scoperta-miglio-ercolano-.html
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Fonte : http://www.napolitoday.it/eventi/scoperta-miglio-ercolano-.html

 

#‎visiteguidate‬ ‪#‎VillaCampolieto‬ ‪#‎VillaFavorita‬ ‪#‎MigliodDoro‬ @TellsItaly ‪#‎4giugno2016‬

Nicoletta Cozzolino

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Hotel eremo al vesuvio dai fasti di un tempo ad un totale abbandono
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L’’hotel Eremo si trova sulle pendici del Vesuvio, a ridosso dell’Osservatorio Vesuviano, di fianco alla Cappella del Salvatore, a circa 400 metri di altitudine, protetto dal vulcano dal Colle Umberto. Prima che fosse costruito l’hotel, in questo luogo, si dice ci fosse la locanda di un eremita addossata alla chiesetta che cucinava ed offriva frittate e Lacryma Christi ai turisti che si avventuravano sul Vesuvio e si crede che il nome “Eremo” possa derivare da questa storia. L’hotel fu fatto costruire nel 1902 da John Mason Cook, che era un imprenditore molto particolare conosciuto per aver ideato e attuato la ferrovia che collegava Napoli ed il Vesuvio.

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L’’hotel era essenziale all’attività economica della Ferrovia, poiché invogliava anche coloro i quali non potevano permettersi sforzi fisici prolungati di visitare il Vesuvio e non solo, poiché la posizione e la vista erano così belle che valeva la pena soggiornarvi anche solo per quello. L’hotel era in una posizione privilegiata per molti motivi: innanzitutto era a metà strada fra Napoli e Sorrento, due importanti mete turistiche dell’inizio del novecento, poi dalla sua terrazza è possibile vedere l’intero golfo, da Capri a Monte di Procida, le isole e le grandi città Vesuviane ai suoi piedi, si trovava in prossimità della stazione ferroviaria; era poi un punto di ristoro per i visitatori del Grand Tour al Vesuvio.

L’’albergo era dotato di trentadue camere, i vecchi listini riportano i prezzi: 20 lire a notte, la colazione costava 4 lire, il pranzo 20 lire, la cena 24 lire. L’eruzione del 1944 danneggiò gravemente la linea ferroviaria cui faceva da corredo l’albergo, così, dopo varie cessioni ad enti e poi a privati, l’albergo divenne dapprima un covo per amori clandestini e fu, successivamente, consegnato al suo destino di abbandono.

 

fonte : http://iluoghidelcuore.it/luoghi/napoli/ercolano/albergo-eremo-al-vesuvio-/80688

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

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Progetti dimenticati la nuova funicolare del vesuvio di Nicola Pagliara
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In occasione della  proposta del Presidente della Regione Campania De luca di voler ripristinare la funicolare del vesuvio, riproponiamo uno dei primissi articoli relativo al progetto della nuova funicolare del Vesuvio che si sarebbe dovuto realizzare verso l’inizio del 1992 a firma del prof. arch. Nicola Pagliara.

La chiusura della seggiovia era stabilita per il 14 febbraio 1983, data di scadenza dell’agibilità dell’impianto: la “vita tecnica” di un impianto a fune non può infatti superare i trent’anni di esercizio, dopo di che bisogna rinnovare l’intero complesso dagli organi di trazione ai tralicci e dalle carrucole alle seggiole adeguando il tutto alle nuove, aggiornate normative di sicurezza.
La Società esercente riuscì tuttavia ad ottenere uno slittamento di due anni da questa data per cui la seggiovia sarebbe stata disattivata improrogabilmente il 14 febbraio 1985: la chiusura definitiva avvenne invece nel settembre del 1984 allorché, durante un violento temporale un fulmine danneggiò seriamente il cavo di trazione.

Visto l’insoddisfacente servizio offerto dalla seggiovia, il Consiglio Regionale della Campania deliberò nel 1980 la costruzione della nuova funicolare ed il relativo progetto venne inserito nel piano triennale di sviluppo approvato dallo stesso Consiglio nel novembre 1994.

Il mancato decollo dell’area vesuviana pur ricca di attrattive naturali, storiche e culturali, era facilmente individuato nella difficoltà di trasporto in assenza di un sistema viario in grado di smaltire l’intenso traffico locale e di consentire un rapido accesso alle zone di maggior interesse turistico.

La gestione Diretta Trasporti Pubblici della Regione Campania “Linee del Vesuvio” istituita nei primi mesi del 1987 dispose una gara internazionale di appalto per la costruzione della nuova funicolare che venne aggiudicata all’ANSALDO Trasporti mentre la progettazione delle stazioni e delle carrozze venne affidata all’architetto prof. Nicola Pagliara, un esperto del settore. Il progetto esecutivo dell’impianto fu approvato dalla Regione Campania e successivamente dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali e dagli altri Ministeri competenti.
Pareva che tutto andasse per il meglio: i giornali napoletani dedicarono molto spazio all’argomento pubblicando articoli dai toni entusiastici, ricchi di notizie non solo storiche su questo particolare mezzo di trasporto; si accennò finanche ad un eventuale ritorno della tranvia.

Nicola_PagliaraNel 1988 l’architetto Nicola Pagliara, già conosciuto per altri progetti simili, si aggiudicò la gara per la progettazione e la realizzazione di una nuova funicolare per il Vesuvio. Il costo dell’opera ammontava a tredici miliardi e mezzo di lire.

La nuova funicolare avrebbe richiamato folle di turisti sul Vesuvio in occasione del Campionato Mondiale di Calcio in programma allo stadio San Paolo nel 1990 e si era stabilito che nel corso della cerimonia dell’inaugurazione sarebbero echeggiate le note della canzone “Funiculì funiculà” cantata dal grande tenore Luciano Pavarotti. Una dose di ottimismo generale senz’altro eccessiva…

Le imprese aggiudicatarie dell’appalto-concorso, riunite in consorzio, (la Ansaldo Trasporti di Napoli e la Ceretti-Tanfani dì Milano) avevano una scadenza: consegnare l’opera entro 450 giorni a partire dal momento della consegna dei lavori avvenuta, a metà settembre 1991, dopo aver ottenuto tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie.

funicolare-vesuvio-1990

L’avvio fu quanto mai spedito, in breve tempo vennero abbattuti i tralicci e le due stazioni della seggiovia. La demolizione di quella inferiore riservò una emozionante sorpresa: durante lo sbancamento della coltre di ceneri e di lapilli, divenuta nel tempo compatta come una roccia, che nel 1944 aveva ricoperto quasi del tutto la vecchia stazione, proprio lì dove aveva inizio il binario di corsa, dal materiale rappreso spuntarono i resti di una vettura della vecchia funicolare: della cassa, in quanto lignea, nessuna traccia, il telaio metallico invece era praticamente intatto.

Era stato inoltre avviata la realizzazione delle due nuove stazioni progettate  dal prof. Pagliara; di quella a valle, in particolare, era stata costruita, a livello
stradale, una grande piattaforma in cemento armato al di sopra della quale sarebbe sorto il fabbricato viaggiatori mentre al di sotto avrebbero trovato posto i motori e le varie apparecchiature indispensabili per il funzionamento dell’impianto, era stata poi anche realizzata, per lungo tratto, la trincea con la piattaforma in acciaio e cemento sulla quale si sarebbe dovuto posare l’armamento.

Erano però trascorsi sei mesi dall’apertura dei cantieri che il Comune di Torre del Greco, ritenendo che parte del tracciato nonché la stazione inferiore della costruenda funicolare ricadessero sul suo territorio, con ordinanza del 28 maggio 1992 sospese i lavori intrapresi sul territorio di sua pertinenza richiedendo la demolizione delle opere abusivamente realizzate ed il ripristino dello stato dei luoghi. In effetti sul foglio catastale n. 36 del Comune di Torre del Greco risultava che il tracciato della funicolare distrutto dall’eruzione del 1944, ad esclusione della stazione superiore, insisteva tutto sul territorio di questo Comune. Com’era possibile?

Ecco cosa era accaduto. L’antica funicolare, quella di “Funiculì funiculà” per intenderci, la quale ricadeva interamente sul territorio del Comune di Ercolano venne demolita nel 1904 e ricostruita dalla società Cook, secondo criteri tecnici più al passo con i tempi, esattamente sul vecchio tracciato.
Questa nuova funicolare riprese ad andare allegramente su e giù lungo il fianco del vulcano soltanto per breve tempo perché la furia della natura avrebbe spazzato in un amen l’opera dell’uomo. Nell’aprile del 1906 infatti, come accennato nella precedente puntata, ebbe inizio una tremenda eruzione che incenerì letteralmente la funicolare appena ricostruita.

La Cook, lungi dall’arrendersi, ricostruì ancora una volta l’impianto che venne inaugurato nel 1909: stavolta però, il tracciato, che prima era rettilineo, fu modificato. Per diminuirne la pendenza, infatti, invece di seguire la generatrice del Gran Cono, fermo rimanendo il punto in cui sorgeva la stazione superiore, il tracciato venne ricostruito in due tratte uguali raccordate in corrispondenza dei binari di incrocio da una curva: il binario, facendo perno idealmente sul suo capolinea a monte ruotò verso sud di una settantina di metri e fu proprio in seguito a questo spostamento che quasi tutto il tracciato finì per ritrovarsi sul territorio del Comune di Torre del Greco.

Per ben 83 anni non si dette alcun peso alla cosa fin quando cioè, non cominciarono i lavori per la nuova funicolare.

Ebbe allora inizio allora una estenuante battaglia a colpi di carta bollata, una serie di ricorsi e controricorsi poi, finalmente il Commissario Prefettizio di Comune di Torre del Greco, in data 16 febbraio 1995 rilasciò al dott. Vincenzo De Rensis, nella sua qualità di Commissario della Gestione Diretta Trasporti Pubblici della Regione Campania “Linee del Vesuvio”, la concessione in sanatoria per i lavori già eseguiti e per quelli da eseguire, previo versamento a titolo di oblazione per il contributo di concessione ed a condizione che prima della ripresa dei lavori venissero indicate le zone di parcheggio e di sosta come richiesto dalla Sovrintendenza. I lavori sarebbero dovuti ricominciare il 16 febbraio 1996 e concludersi il 16 febbraio 1998.

Pareva dunque che non vi fossero più ostacoli per la ricostruzione della Funicolare, e ad assicurare anche i più scettici in materia, contribuiva anche la consegna da parte della ditta Ceretti & Tanfani delle due vetture che avrebbero dovuto trasportare i turisti sul cratere del Vesuvio. Le carrozze, in vivace livrea (una era verniciata in giallo, l’atra in colore rosso amarena, entrambe  con il telaio in nero) e capaci ciascuna di 30 posti a sedere, furono trasportate a Pollena Trocchia e “temporaneamente” ricoverate presso deposito delle locali autolinee CPL. Dunque la nuova funicolare del Vesuvio poteva considerarsi una realtà!

Ma ecco ad appena tre mesi di distanza dalla concessione, in data 25 maggio 1995, al Commissario De Rensis veniva recapitata da parte della II^ Sezione del TAR l’ordinanza di sospensione dei lavori a seguito di ricorso proposto da WWF Associazione Italiana interessata al mantenimento dell’assetto del territorio.
A tanto si aggiungeva il divieto assoluto di costruzione sui fianchi del vulcano.

Era l’assurda fine di un sogno e di tante illusioni ma era anche la dimostrazione di come, tra risarcimenti alle industrie impegnate, elaborazioni di progetti vari, costruzione e poi parcheggio delle vetture ed altro si possa sprecare pubblico denaro sacrificando tra l’altro una risorsa turistica che in altri Paesi europei sarebbe stata certamente valorizzata!

Il sogno era che a dicembre 1992 la prima comitiva di turisti avrebbe dovuto prendere posto in vettura e arrivare a quota 1.162, cioè sul bordo del cratere. All’inaugurazione, Pavarotti avrebbe dovuto cantare Funiculì funiculà. Tuttavia, dopo vari mesi, i lavori ebbero una battuta d’arresto, inciampati in una serie di cavilli, primo fra tutti lo sconfinamento di pochi metri nel territorio del Comune di Torre del Greco. Le due vetture realizzate (vedi foto) giacciono, a dispetto dei soldi che furono spesi, nel deposito dell’azienda di trasporti Clp a Pollena Trocchia (NA). La stazione di monte si trova, smontata, in un deposito ad Avellino. I binari, invece, furono prestati all’Atan, e utilizzati per un’altra funicolare, meno famosa, ma sicuramente più bisognosa, quella di Montesanto a Napoli, allora in ristrutturazione. Ci fu l’impegno a restituire il tutto, in moneta, nel momento del completamento della funicolare del Vesuvio.


Una delle vettura costruite per la funicolare fantasma


Vettura


Stazione inferiore

 

Fonti bibliografiche sul web :

http://www.vesuvioinrete.it/vesuvionews/tag/nicola-pagliara/

Alfredo falcone articolo su IL CRALLINO del febbraio 2006.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Presentazione del libro Balvano 1944 cronaca di un disastro ferroviario
locandinabalvano

Sabato 14 maggio alle ore 17:00 presso l’Hotel Poseidon in via Cesare battisti di Torre del greco ci sarà la presentazione del libro di Gianluca barneschi sulla tragedia ferroviaria di Balvano nel 1944 che vide conivolti parecchi cittadini dell’area vesuviana.

 

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

La reggia di portici dalle sue origini ai giorni nostri
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Quest’angolo incantevole del «golfo di Portici» -come lo definisce Giacomo Leopardi in una lettera al padre -prima che vi risuonasse il nome stesso di Portici era una borgata di poche e rustiche dimore. Col tempo, il sito s’ingrandì e si arricchì di ville patrizie.
Nel medioevo vi si stagliò una torre guelfa (se ne vedono ancora i merli nella parte risparmiata dall’oculato piccone dei costruttori) nella quale la leggenda ha sospeso foschi drammi di amore e morte, con cieche trame di vendette tra discendenti angioini e stirpi ri1agiare -Giovanna II e Andrea di Ungheria -il modo della fine del quale « ancora offende». Nel cinquecento un’accolta di sapienti e di artisti sommi vi venivano a elucubrare le loro conquiste nel campo delle idee, a deliziare gli amici con i portenti delle loro ispirazioni, nella villa di Bernardino Martirano, che nel 1533 ospitò l’Imperatore asburgico Carlo V, di riltorno dalla felicemente conchiusa impresa africana.

Verso il 1707 Carlo VI, al quale dopo la morte di Carlo V toccarono i possedimenti italiani, governava l’Italia meridionale per mezzo di un vicerè, il conte Martiniz, che fece occupare Napoli da un contingente di truppe tedesche, comandate dal Colonnello di cavalleria Maurizio di Lorena, Principe d’Elbeouf, lontano parente del Principe Eugenio di Savoia. Il Principe d’Elbeouf fittò per il momento un palazzo sontuosissimo in Napoli.

Nel 1710, nominato Colonnello-Maresciallo, corrispondente press’a poco a generale di Divisione, si fidanzò con la principessa napoletana Salsa e, realizzato il suo sogno d’amore, nonostante un po’ avversato dalle superiori autorità viennesi, durante l’estate veniva a passare i mesi più caldi nel palazzo dei Principi di Santo Buono. Ma essendo piaciuto il luogo specialmente alla sposa, il Principe d’Elbeouf pensò di comprare dai frati del convento di San Pietro d’Alcantara un pezzo di terreno in riva al mare, per la costruzione di un padiglione estivo, che desiderava sontuosissimo. Fece venire per la bisogna un famoso artigiano dalla Francia, specializzato in costruzioni con stucchi di polvere di marmo, con risultati brillantissimi. Un contadino di Resina (ora Ercolano), un certo Nocerino, soprannominato Enzecchetta, scavando per l’allestimento di un suo pozzo, aveva cavato fuori belllissimi frammenti di alabastro di colonne, che il principe acquistò per la sua costruzione. Ma avendo· fiuto archeologico e studiata la natura dei pezzi acquistati pensò che provenivano da qualche tempio romano e proseguì per proprio, conto altri scavi. Venne fuori una statua d’Ercole prima e poi tre bellissime statue muliebri, che egli, fattele restaurare, inviò in regalo al lontano parente Ellgenio di Savoia. L’invio suscitò a Vienna grande scalp·ore ed entusiasmo. Gli scavi del Principed’Elbeouf intanto proseguivano felicemente, finché non fu \renduto il palazzo alla Casa Commerciale Falletti di Napoli e di scavi no,n si parlò più. Però, senza che nessuno se ne fosse avve,duto era venuta alla luce Ercolano!

Poco dopo l’occupazione di Napoli da parte delle truppe spagnole (1734), giungeva a Napoli anche Carlo di Borbone. Aveva 19 anni, era bello, buono, colto, e, allegge’rito delle cure dello Stato dalla preziosa dirittura del toscano Bernardo’ Tanucci, potette sodd.isfare a suo bell’agio il trasporto preferito della caccia e della pesca. Dove? .. A Portici, dove, capitato per caso con la giovane e bellissima moglie Amalia di Valburgo, co’ncepì l’idea di acquistare dalla Casa Co,mme’rciale Falletti la prop,rietà una volta ap:partenuta al Prinoipe d’E:lbeouf, la quale este’ndendosi a specchio nel mare, co’n una splen,dida z.ona collinosa ricca di boschi, risp,ondeva p’erfettamente all’idea.le desiderio dei giovanissimi sovrani.

E sorse il Palazzo Reaile di Portici. Ne fu affidata la costruzione per p,rimaal Colonnello Medrano’, ingegn’ere di Corte. Ma in un secondo mo,mento subentrò al Medran’o l’ingeg~nere romano Antonio Canevari che ne curò il progetto. Ne eb’be anche la direzione dei lavori, ma in combutta col Medrano, sebbene’ a denti stretti. Le immancabili discordie tra i direttori dovettero de’generare in pettegolezzi e alterchi e qui1ndi rottura definitiva. Si è detto tanto male del mite e signorile ingegnere Canevari, che non mi dispiac’e di spezzare una lancia in difesa di quel simp’atico galantuom·o. Egli dovette assolvere un compito diffico,ltissimo: so,ddisfare in pi’eno, ad Q·gni costo, c’ondizioni contrast’anti, senza potere obiettare ragioni, p’erché il Re e la Regina volevano così e c’osÌ doveva essere! E cioè un vero dilemma regale: non più su, no’n più giù …

Nel primo senso si sarebbe situato il Palazzo Reale troppo distante dalle pescherie, nel secondo senso, troppo lontano dal bosco per le battute di caccia. A nulla valse o’pporre che l’Atrio della reggia sarebbe attraversato dalla strada provinciale, perché anzi i principi demo·cratici, ai quali Elisabetta Farnese aveva ispirato l’educazione del suo p1iù caro. ramp·ollo, propendevano a tenersi il pop’olo il più vicino possibile. Hoc erat in votis: do’minare da una parte Portici, il cui popolo aveva manifestato sempre entusiasmo spontaneo e sincero, dall’altra Resina, popolazione festosa, remissiva, lavoratrice, buona; popolazione di pescatori, di ortolani artieri e cacciatori. Lusingava poi tanto l’animo dei giovani sovrani tenere come sottocchio il capolavoro del loro Regno, che s’inalbava con così lusinghieri auspici: gli scavi di Ercolano, dai quali tanto si ripromettevano. Tanto meno desideravano allontanarsi molto dalle famiglie principesche, che già facevano sorgere tutt’intorno splendide ville, con una gara di preminenza e superiorità architettonica, che secondava tanto la spiritualità di Carlo III, in cui riviveva la passione ereditata dal padre e dal grande nonno di elevare opere che sfidassero l’eternità e si facessero godere da tutti.

 Si aggiunga che !’ingegnere Antonio Canevari, d’indole mite, ma già provato dagli aculei delle invidie e dalle gelosie cortigiane e professionali a Roma, a Napoli e soprattutto in Ispagna e Portogallo, si riprometteva qui, a Po,rtici, un successo se non trio,nfalealmeno dignitoso che lo risol1evasse di tutti gli scacchi e le male’volenze subite. Si pose perciò all’intento con l’impegno di tutte le sue possibilità.

La Reggia, d,unque, sorse secondo lo « stupiendo disegno» del Canevari (l’espressione è del Colletta) su questa specie di piccolo promontorio, segnando l’estremo confine orientale tra Portici e Resina (ora Ercolano) a cavaliere di un’estesa spiaggia deliziosissima. D’a un maestoso cortile ottagonale, con quattro lati più lunghi si accede alle due ali del palazzo, che a loro volta danno adito ad una monumentale esedra verso il mare e ad un suggestivo parco su pei declivi del Vesuvio, ridotti a sontuose aiuole piene di verde e olezzanti di fiori.

Reggia_di_Portici1

Tre grandi arcate danno accesso ad un immenso atrio esteso per tutto il piano terreno. Mastodontici pilastri interni ed esterni dividono l’atrio in spazi rettangolari.
Dall’atrio si passa in un cortile secondario, più piccolo, sormontato da logge che decorano statu.e ercolanesi nel piano superiore. Dal cortile si scende al giardino e dal giardino si passa nel bosco. Co-n la stessa distinzione prospettica proced,e lo sviluppo del cortile interno, in diretto risc’ontro con la parte opposta del palazzo verso il mare, con una spianata oblunga, che nella parte inferiore chiude una balaustrata arcuata, che, seguendo le parti dei viali che discendono al piano inferiore attraverso fabbricati finiscono in magnifiche terrazze orlate anch’esse di belle balaustrate. Sovrasta la fabbrica una torretta con l’orologio nel lato meridionale.
A destra dell’atrio una scala di marmo rosso a due rampe, che ha sul primo ripiano due nicchie con statue provenienti dagli scavi ercolanesi, ostenta nella sua strutturazione marmi assai pregev,oli, di provenienza turca.

Le aule di questo primo piano erano state affrescate da pittori aulici del settecento napoletano, ma durante l’occupazione francese la regina Carolina le fece ridipingere ad imitazione delle pitture pompeiane, per dare alla sua nuova residenza la decorosa elega11za e gli splendori famosi dell’antica sede p’arigina. Infatti vi appare qua e là lo stile impero che Napoleone aveva instaurato dap,pertutto. Non vi mancò l’opera geniale di Antonio Canova che vi scolpì i busti del re e della regina. Dello stesso periodo sono inoltre i restauri di alcune pareti delle aule dell’ala che guarda il mlare, con drappi di seta di San Leucio.

È: fama, a questo proposito, che Francesco I, al padre Ferdinando IV che gli chiede’va ragguagli circa le novità apportate dalla dominazione francese, rispondesse che se fosse stato assente un altro paio d’anni avrebbe tro,vato splendori maggiori.
Infatti Carolina Bonaparte, essendo stato il marito Gioacchino Murat nominato Re di Napoli, venutavi nel 1808 e recatasi poi a Portici, per la sua squisita sensibilità suscettibile a tutte le cose belle, non si sottrasse al fascino della nostra cittadina per cui ne preferì la sede a quella di Napoli.

Ma, purtroppo, la reggia di p’ortici fu trovata quasi vuota, essendone stati portati a Palermo i migliori arredamenti e la maggior parte dei quadri. Essa provvide subito a far trasportare qui, a Portici, mobili, quadri, bronzi, e porcell:ane di inestimabile valo’re dall’Eliso di Parigi. Erano della più distinta p’ro,duzionedi stile im:pero specchi, consolle, divani, poltrone, tavoli, sedie, sgabelli, orologi, vasi. Ma quando ne rip,artì per il ritorno dei Borboni, fiera e nobile quale era, non portò altro con sè che gli oggetti di p,ersonale pertinenza.

Per riprendere il discorso della reggia devo aggiungere che due erano state le difficoltà da superare: la «Strada Regia» che attraversava il cortile principale, e quest1a fu oivviata con le fabbriche dei due cavalcavia, l’uno prospiciente a Portici con l’ingresso di Cappella Reale della quale ci interesseremo a parte. Questo cavalcavia offriva dalle finestre del primo e del secondo piano un panorama bellissimo con Posillipo nello sfondo e la stesa della città su per le rimanenti colline napoletane specchiantiisi nel mare; l’altro prospiciente a Resina co’n la veduta panoramica dei monti Lattari e delle alture sorrentine.

In fondo all’atrio volto al Vesuvio vi è l’accesso al giardino. A poca distanza dall’ingresso un grazioso’ recinto detto « giardino della Regina» adorno di una fontana detta « delle Sire’ne » e’ di una Flo’ra, su colonna di cipollino, e il «Chiosco del Re’» Carlo, col tavolino a mosaico su cui la tradizione vuole che siano state firmate molte condanne di morte. Tanto la Flora quanto il tavolino a mosaico, so’no di p,rovenienza Ercolanese. È notorio che il santo-Po-ntefìce Pio IX, durante i sette mesi trascorsi a Portici 14 settembre 1849–4 aprile 1850), fosse solito passeggiare in questo’ giardino soltto l’oneroso carico dei suoi pensieri.
Questo giardino è suddiviso in quattro grandissime’ aiuole, generate dall’incrocio di due larghi e bei viali. L’incrocio risolve lo sviluppo di uno spazio circolare, pavimentato con mattoni, massi pipernici lavorati e ,marmetti tutt’intorno alla fontana, o’pera dello scultore Canart. Costui adibito dal Re ai restauri dei marmi di Ercolano si servì Ce non se ne fece scrupolo) di una pregevolissima statua capitatagli nello studio, per farne l’idea tematica della fontana che ancora vi si ammira. La statua si erge su una base ottagnaIe, sorretta da grandi volute ave seggona fauni marini dalle braccia in atteggiamento minaccioso e i volti truci, le gambe pinnipedi, squamose e attorcigliate.

Di fronte al viale, a sinistra, sotto il muro, che conchiude il « giardinetto segreto» v’è un altro bellissimo cimelio, degli scavi di Ercolano: un sarcofago col bassorilievo della caccia al cinghiale. Nove cacciatori quasi tutti seminudi e armati di spie’do circondano animatamente l’enorme e spaventosa belva, che piega col peso del corpo una palma e digrigna le zanne che gli fuoriescono dalle po:derose mascelle, co’n le zamp·e anteriori in violenta mossa d’assalto … Dei due ultimi p,ersonaggi a destra, l’uno dev’essere Pluto,ne e lei Proserpina. Sarebbe un rito funebre con scen’a di caccia esprimente la passione del defunto a cui il sarcofago era destinato. Bellissimi tra le gambe dei cacciatori i cani che si danno da fare per azzannare la belva. Poco distante è degna di nota la famosa muraglia sostenuta e rafforzata da capaci contrafforti, che doveva respingere il pallone col quale si soleva divertire Ferdinando IV. È una costruzione rettangolare delimitata dal muraglione nei lati più lunghi, con una scalinata dove si sedevano gli spettatori, per assistere al gioco assai divertente e al quale solevano prender parte oltre ad esperti anche persone autorevoli del seguito del Re.

Ed a questo’ proposito Giacomo Casanova nelle sue «Memorie» narra di aver assistito ad una partita assai interessante che ebbe un epilogo: comico che poco mancò non divenisse tragico … Un bel giorno, nel meglio del gioco, il Re Ferdinando si accorse che ‘. tra gli spettatori due seminaristi si sganasciavano dalle risa e gli venne una voglia matta di ridere un po’ anche lui alle loro spalle e, alla chetichella, messosi d’acco,rdo con quantro o ci:nque dei più vigorosi e nerboruti dei giocatori, fece afferrare i due malcapitati e avvoltili in coperte se li lanciarono da un punto all’altro tra le grida d’aiuto dei poveretti e’ le risate del pubblico e degli stessi giocatori.

Smesso il poco regale scherzo, i due seminaristi esterrefatti e pallidi per il pericolo corso, ma soprattutto furibondi per la burla subita, se la filarono, con la coda tra le gambe, come si suoI dire, uno quasi contento che non gli fosse capitato qualche cosa di peggio, ma l’altro, fiorentino e irascibile, ap’partenendo a una famiglia molto autorevole, si volse a potenti, protestando, naturalmente, con un buco nell’acqua!

Anzi il Casanova conclude che: il poveretto, a furia di pe’nsarci su, se ne morì pochi mesi dopo. Se il Casanova l’abbia riferita per sentito dire o per diretta conoscenza no’n sappiamo. Ma nel caso positivo aumenterebbe il numero degli ospiti qualificati!

Più in alto del bosco v’è il così detto « Castello» che pare riproducesse nelle sue linee ridotte la fo,rtezza di Capua. Nella parte centrale si stagliavano simpatici e comodi quartierini con quanto fosse necessario per la residenza dei militari. Anzi in uno degli ambienti affiora ancora la botola per l’apparizione della famosa « tavola muta» che allo scatto di un comando scendeva e risaliva con un forbito pranzo pronto, senza incomodare camerieri.

V’era, come in tutte’ le’ fortezze, anche lina cappella intitolata alla Vergine del Rosario con l’altare per la messa che vi si celebrava ogni domenica mattina e in tutte le feste di precetto’. Fino a poco tempo fa sopra l’altare si ammirav’a ancora un bel quadro della Vergine del Rosario di discreto pennello napoletano. Più in alto, ancora vi e’ra il cosiddetto « Sito del Belvedere» per la residenza dell’Intendente e p’oco distante il « Sito Reale» che culminava nella fagianiera; vicino’ alla « fagianiera » poi, dietro il muro di cinta, sopra un piedistallino quadrangolare, sempre di provenienza ercolanese, sporge da una macchia di verde fittissimo’ una statua di Bacco un poco vessata da piogge d’inverno e dai soli d’estate.

In questo, castello i Re Bo’rboni facevano fare alle trup’pe che vi erano installate complesse ,esercitazioni tattiche in perfetto ordine di guerra.

A proposito del Castello è interessante sapere che esso faceva quasi da salvaguardia a una zona particolare, praticata dalla Corte nelle CO’llsuete scorribande attraversai il Parc’ol che vi p’assava per diporto non solo, ma anche e soprattutto p,er ammirarvi un serraglio di belve feroci, che faceva seguito alla « fagianiera ».
Nella «fagianiera» si allevavano volatili pregiati, invece nella così detta «Pagliaia o «Pagliara» erano raccolti esemplari, fatti venire da ogni dove, specialmente dall’Mrica, di dove il Sultano Mahillud, in omaggio ai sovrani aveva fatto’ giungere un elefante, che ebbe perfino l’onore di una dissertazione di uno dei più insigni studiosi della metropoli nostra, Francesco Serrao e, morto, fu ospitato nel Museo Zoologico della nostra Università.

In questo serraglio in 16°, tuttavia, facevano, bella mostra di sè, se il Chiarini non sbaglia, due leoni, due pantere, quattro antilo,pi, unrninicavallo, un discreto numero di canguri, struzzi africani, aironi, una leonessa persiana, donata daii Re Ottone di Grecia, una leonessa africana e una pantera donate dal Bei di Tunisi, una pantera a,mericana donata da [)on Pedro II, Imperatore del Brasile, due tapiri americani, una paca di Buffon e un istrice. È facile immaginare quanto queste cose, gli animali e le persone addette animassero’ i relativi silenzi e la molto più relativa tranquillità del Parco e quale immensa spesa ne comportasse la manutenzione! Tutto ciò era voluto e dovuto alla universale prammatica della vita delle Corti Reali del tempo.

Verso la fine del 1739 lo scultore Giuseppe Canart dette inizio al lavori affidatigli, consistenti in sistemazione e rifinitura di tutte le soglie, le opere di scultura e rivestitura in marmo. Doveva anche dirigere e sorvegliare i lavori di ebanisteria per porte e infissi in legno di quercia stagionata, che dopo più di duecento anni, ancora resistono a tutta prova. Le opere di pittura e affrescatura furono affidate ai rispettivi pittori aulici Bonito, Del Re, Fischetti e Foschini, per limitarci a quelli di maggior grido. Del resto è risaputo che molti di questi affreschi, durante l’occupazione francese furono ricoperti e poi sostituiti da «grottesche» di imitazione e stile pompeiana, secondo cioè il gusto della regina Carolina Bonaparte, moglie del re Gioacchino Murat. Tutti i cancelli di ferro battuto riproducono con perfetto disegno piedistalli sormo1ntati da vasi di fiori delle balaustrate.

Lo scalone del cortile verso mare con le due rampe, i due saloni a sinistra vennero affrescati dal pittore Del Re, che-li trasformò in una incantevole visione fantasmagorica di scale, colonnati, pOlrticati, atrii, corridoi, cupole, che si succedono, superano, scavalcano co’n un gioco di magica proiezione su finti o,rizzonti, con modanature ed ornamentazioni baro,cche della più ricca specie, che pare qu’asi sfondino le pareti e moltiplichino all’infinito le linee architettoniche della regale dimora. A destra poi dopo la sala di dove si discendeva nella tribuna della cappella e dopo la sala destinata all’impianto del teatro eliminato segue un meraviglioso salotto, la cui volta è arricchita da bassorilievi di stucco, rappresentanti scene di caccia con figure a grandezza naturale.

Bellissime sono le due figure di Diana e Venere, che pare fossero balzate all’improvviso in mezzo a quel paesaggio incantato di piante, di erbe, di fiori, ·per completarne lo splendore. Anche la volta del secondo scalone a monte è un capolavoro ottenuto con l’arte p,rofusa in. quelle ghirlande di fiori di stucco e col leggiadro disegno di fasce, candide a vedersi, più belle di qualsiasi altra soluzione’ cromatica. Bellissim’a è anche la sala affrescata di trofei di armi, adorni di festoni. Molti mosaici ercolanesi furono adibiti per parecchi pavimenti di molte sale che d’altronde son ben conservati, cosa che fa o’nore agli studiosi che vi praticano.

Il pavimento proveniente dalla Villa Tiberio a Capri con la bellissima fascia dello· zodiaco e il famoso Gabinetto di porcellana, sono da tempo passati al Museo di Capodimonte e costituiscono l’ammirazione dei visitatori di tutto il mondo.
Con l’unità d’Italia, essendo la Reggia di Portici passata al Demanio, dovette subire le prime devastazioni, che sarebbero finite nello sterminio di ogni cosa se l’oculata saggezza di alcuni galantuomini, perseguendo l’idea geniale del dottor Carlo Ohlsen di fondare in questa città una Scuola Superiore di Agraria non l’avessero attuata, acquistando dalla Direzione Generale del Demanio tutta la tenuta reale, nel 1872.

In quello stesso, anno, infatti, presie’duta dalle più ele’vate me·nti del regno fu solenneggiata l’inaugurazione del R. Istituto Superiore di Agraria. Ma nel 1935 l’Istituto fu assorbito, dall’Università di Napoli, come Facoltà di Agraria.

La cappella reale

reale2 L’architetto Antonio Canevari aveva già menato a termine il suo assunto, quando il Re, che spesso visitava e seguiva .i lavori, si avvide che l’ingegnere romano, avendo incluso nel suo progetto il teatro, aveva omesso la cappella.

L’ingegnere Fuga, a cui pare sia stato ingiunto di correggere le omissioni del progettista, trasformò il teatro in cappella, cosa che fu eseguita nel migliore dei modi con l’intervento e la collaborazione i degli artisti più in auge in quei tempi. Naturalmente la cappella risentì dell’adattamento. Sulla pianta  ottagonale, infatti, fu creata l’unica navata. In corrispondenza del presbiterio, di forma rettangolare, vi è un lato aperto ad arco.
Quattro lati dell’ottagono della navata danno luogo a quattro nicchie, contenenti le statue di San Carlo Borromeo, Sant’Amalia, Santa Rosalia e San Gennaro. Le due pareti laterali sono adornate da due bellissimi altari privilegiati, sormontati a loro volta da due tele di « Sant’Antonio in estasi» l’una, della « morte di San Francesco Saverio » l’altra.

L’arco divisionale, a sesto ribassato, separa i due ambienti e le due volte, lunettata quella del presbiterio, padiglionata quella della navata.

Sull’altare maggiore sorge un sontuoso trono marmoreo, con quattro colonne di marmo africano, provenienti dalla cattedrale di Ravello e due lesene di marmo verde, sormontate da un baldacchino pure di marmo verde, con sopra tre grandi angeli del Canart, reggenti due i simboli della Madonna, quello centrale la croce. Sul trono v’è la statua della Madonna. L’ingresso principale, sotto gli archi del primo cavalcavia, ha quattro colonne ioniche sormontate da due « Fame» ,marmoree di Agostino Corsini, che sorreggono unoIi stemma sul quale all’emblema dei Borboni fu sostituita la croce dei Savoi’a, quando i Borboni furono cacciati dal regno. La inauguraI zione e benedizione della cappella avvenne nel 1749. Le fu confel rito il titolo di Maria Immacolata, della quale i due sovrani Carlo III e Amalia di Valburgo erano assai devoti. Del teatro furono risparI miati i soli matronei e la tribuna del palco reale sopra il tamburo I d’ingresso, gli uni e l’altra ornati di finissimi intagli attintati d’oro.

Le pareti interne con paraste dai capitelli ionici e i cornicioni dalle perfette modanature, riprendono, continuandole, le linee architettoniche del trono con festoni di stucco, che animano l’ambiente, rompendo la monotonia delle superfici nude, intonacate a polvere di marmo. Due finestroni laterali diffondono nella cappella luce mite, che dà maggiore spicco agli ori delle zoccolature e del pavimento restaurato quasi integralmente dall’appassionata cura dell’odierno rettore Sac. A. Spica. Due porte, in fondo, immettono nella retrostante sacrestia, con imposte che sono opera di perfetta ebanisteria, incorniciate di mostre marmoree e coronate da quattro angioletti anche essi del Corsini.
Sia l’altare maggio·re, sia gli altri laterali san arricchiti da candelabri artistici di bra,nzo dorato, disegnati da Vanvitelli, per incarico del Re. La volta fu affrescata da Giuseppe Bonito, ma è ora velata da una banalissima attintatura bianca. Ci auguriamo che un sapiente ed opportuno emendamento restituisca al tempio i suoi ricchi e preziosi affreschi bonitiani e le sue primitive attintature azzurrognole chiare, ancora re’cuperabili, prima che il tempo· non completi l’opera demolitrice degli uomini!

Le quattro colonne dell’ingresso che il Canart aveva acquistato in diverse cattedrali delle Puglie e della Campania con capitelli ionici, sormo’ntati da un accenno prospettico di bald’acchino e da modanature barocche, sembrano steli di una fioritura architettonica su cui si siano a1dagiate le due bellissime Fa.m.e, che scolpì il bolognese Agostino Corsini e che i giudici del temp’o, tra cui il Sammartino, il Vanvitelli, e lo stesso Canevari, stima’ronol olpere p·rege’v·oli, nOln indegne dello scalpello del Bernini, dell’influsso della cui arte risentono. Sono l’una, seduta a sinistra di chi guarda, quella di destra inginocchiata, come do,po un volo ad ali spiegate. Brand!iscotno una tromba e sorreggono uno, stemma conchigliato e’ accartocciato. Sullo stemma vi è una capace corona borbonica come lo stemma che fu scalpellato con la fine del regno.

Tutt’e due le Fam.e sono in atteggiamento di chiamare il popolo a raccolta nella casa di Dio. Dopo il vestibolo il tamburo sostiene, con quattro lesene, un parap’etto e una cim,asa, la tribuna reale in legno rintagliato, con pannelli ,di eleganti efllorescenze baro,cche, finemente disegnate, in attintatura d’oro·. Ai quattro lati ottagonali, in nicchie incorniciate di marmo rosso siciliano si ergono quattro statue, delle quali tre e cioè Sant’Amalia, San Carlo Borromeo e San Gennaro sono attribuite’ allo, sculto’re spagnolo Ma.. nuei Pacheco. Santa Rosalia, invece, reca la firma dello scultore Andrea Violani e la data 1753. È fama che lo scultore Pacheco abbia per le figure di San Carlo e Sant’Amalia preso a modelli gli stessi sovrani, c’osa cIle è quasi rico·nfe195px-mozartveronadallarosarmat1a dalla somiglianza del volto di San Carlo del Pacheco con quello di Carlo III scolpito da Canova nella statua e’questre’ di Piazza Plebiscito· in Napoli. V’è però chi asserisce che le fattezze di Carlo· III siano state ripro·dotte nel volto di San Gennaro. Questi quattro santi compendiano il patronato religioso del mondo politico dei Borboni: la Spagna, la Polonia, la Sicilia, l’Italia.

Ai due lati dell’altare .maggio/re vi sono due quadri adespoti, raffiguranti l’uno Cristo sulla via del Golgota di eccellente pennello, di sicura scuola caravaggesca, l’altro, un Ecce Homo, anch’esso, di ottima .mano’; nell’ufficio parrocchiale, poi, è ammirato un bellissimo San Francesco di Paola della scuola del Solimen·a. Dietro l’altare maggiore, aderenti alla parete di fondo, vi sono due tavolinetti di diaspro con bellissimi gambi di ma·rmo, di probabile provenienza ercolanese. Marmoree sono anche le due acquasantiere conchigliate ai due lati del tamburo d’ingresso. In sacrestia v’è, inoltre, una Sant’Anna della scuola del Solimena.
In questa Cappella che co’nciliò a Dio teste coronate e togate, che tante volte risuonò della voce o tremolante di commozione o giubilante di Fede di Pio IX, in un fulgido mattin’o del 1770 Mozart, fanciullo prodigio, alla presenza di tutta la corte reale ·offriva alla Vergine le sue divine note.

fonte pubblicazione

Antonio Santaniello – LA REGGIA DI PORTICI – XI CONGRESSO NAZIONALE DI ENTOMOLOGIA – PORTICI -SORRENTO 10 -15 MAGGIO 1976

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

“Memoria dello sguardo” mostra fotografica del fotografo Giorgio Massimo
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Pubblichiamo alcuni degli scatti della mostra fotografica MEMORIA DELLO SGUARDO presente al MAV fino al 30 aprile. Il noto fotografo ed artista Giorgio Massimo da oltre 30 anni racconta i luoghi ed i volti di Ercolano spesso anche su commissione di Enti del territorio quali il Comune di Ercolano, Parco Territoriale del vesuvio etc. Sarà nostra cura pubblicare a breve una biografia professionale di questo nostro grande concittadino.

Alcuni dei fotogrammi risalgono a metà degl’anni 70 ed 80 e danno un’immagine cruda e fortemente documentaria di quella che era la città in quegl’anni.

 

Nicoletta Cozzolino

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Documento storico del 1495 che menziona Resina e la chiesa del SS. Salvatore
febbraio 16, 2016
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Il nostro amico collezionista  di foto e documenti storici Francesco Cozzolino ci ha fornito copia digitale di un antichissimo documento risalente al 1495 nel quale si menziona il villaggio di Risina (resina) ed una chiesa del SS Salvatore nei pressi del molo.

E’ il piu’ antico documento, in formato digitale ovviamente, in nostro possesso.

Chi può fornire ulteriori notizie e dettagli storici può segnalarceli.

documento1495_1

Nicoletta Cozzolino

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Campagna informativa Parliamo di salute della commissione sanità comune di ercolano
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A partire da venerdì 12 febbraio parte la campagna informativa parliamo di salute a cura della della commissione sanità comune di ercolano con una serie di incontri presso la struttura presso l’Officina della Pace in Via Aldo Moro ad Ercolano per gli incontri del 12 febbraio e del 7 marzo mentre l’incontro del 24 febbraio si terrà presso il Caffè letterario LE SCUDERIE DI VILLA FAVORITA.

Questa serie di eventi sono curati dalla Presidentessa della Commissione Sanità del Comune di Ercolano dott.ssa Colomba FORMISANO, e dall’assessore alle politiche sociale avv. TESORIERO.

Nicoletta Cozzolino

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Andrea Sannino l’artista ercolanese ha ricevuto il premio nativity in the world memorial Mario da vinci
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andreasanninoUn altro grande successo per l’artista ercolanese Andrea Sannino che durante il concerto per l’epifania al teatro mediterraneo, trasmesso da raiuno, ha ricevuto il premio “Nativity in the world” Memorial Mario da Vinci consegnato dalla presentatrice della kermesse Elisa Isoardi alla presenza del direttore artistico della manifestazione Francesco Sorrentino.

Il comitato promotore, presieduto da Gennaro Matino ha deciso di assegnare  il premio dedicato alla memoria di Mario Da Vinci, prematuramente scomparso lo scorso anno, al giovane cantautore partenopeo per essere  testimone della nuova scena musicale napoletana. Il concerto,  che si è svolto lunedì 4 gennaio alle ore 20.30 al teatro Mediterraneo di Napoli,  sarà trasmesso mercoledì 6 gennaio alle ore 9.30 su Rai Uno.

Il Concerto dell’Epifania,  storico appuntamento di inizio anno ideato e promosso dall’associazione Oltre il Chiostro onlus di Napoli, in collaborazione con l’associazione Musica dal mondo e la produzione della Melos International con il patrocinio della Regione Campania e dell’Ente Provinciale del Turismo di Napoli, quest’anno ha ospitato artisti come Sarah J. Morris, Sal Da Vinci, Enzo Avitabile, Lucariello e tanti altri nomi. Durante la serata, Andrea Sannino ha commosso il pubblico con il brano “Abbracciame”, uno dei successi  del suo primo album “Uanema!” uscito da soli due mesi e già campione di vendite, dedicato a Lucio Dalla con cui Andrea Sannino ha condiviso importanti esperienze professionali.
Ricevere un premio come questo mi riempie d’orgoglio –  ha dichiarato Andrea Sannino – non solo perchè amplifica l’affetto che sto ricevendo dal pubblico. E’ una grande emozione e nello stesso tempo una responsabilità, perché è  dedicato alla memoria di Mario Da Vinci, un simbolo della canzone napoletana  che conosco e amo, un punto fondamentale di quella Napoli che vorrei sempre vedere quando incrocio lo sguardo di chi vive all’ombra del Vesuvio”.

Numerosi sono stati i riconoscimenti durante la seppur breve ma intensa carriera di Andrea, che oltre ad aver partecipato al remake di C’ERA UNA VOLTA SCUGNIZZI sostituendo proprio Sal Da vinci, figlio del compianto Mario, ha partecipato anche all’ultimo musical dello stesso Sal da vinci STELLE A META’ diretto da Alessandro Siani.

Fonte http://www.napolitan.it/2016/01/06/36323/arte-cultura/36323/

Grande soddisfazione pubblica per tutti gli ercolanesi anche pubblicamente da parte del sindaco Ciro Buonajuto.

 

Nicoletta Cozzolino

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Angelo Casteltrione ed i suoi 12 scatti per ricordare l’anno 2015
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Abbiamo chiesto al maestro della fotografia Angelo Casteltrione i suoi 12 scatti preferiti per ricordare l’anno 2015 che sta volgendo al termine.

Pura magia fotografica.

Nicoletta Cozzolino

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Palazzo Tarascone un illustre passato ed un futuro incerto
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Il Palazzo Tarascone di Corso Resina fu realizzato dal Sanfelice ai primi del ‘700, per conto del Conte Raffaele Tarascone o Tarasconi Esmeraldi.
Il Conte Raffaele Tarasconi Esmeralrdi fu una figura di primo rilievo nei primi decenni del 700, sostenitore di un’indipendenza dal regno austriaco in quell’epoca che ebbe un nutrito rapporto epistolare con Bernardo Tanucci futuro primo ministro di Carlo e di suo figlio Ferdinando di Borbone.
sanfeliceL’incarico venne affidato dal Conte Tarasconi all’architetto Sanfelice e delle sue maestranze ingrandì un precedente edificio allargandosi verso il giardino interno.
Il Palazzo Tarascone è un buon esempio di architettura europea, stratificata, benjaminana, che su corpi di fabbrica risalenti al passato rielaborò un’interessante risveglio della civiltà e dell’ingegno duosiciliano.
E’ questa una costruzione che presenta una planimetria alquanto singolare dal momento che essa si sviluppa in lunghezza lungo una stradina stretta.
Il suo impianto, a tre livelli, incorpora nella sua facciata l’arco di accesso alla stradina ed il portale d’ingresso alla villa. Attraverso un lungo vestibolo voltato, si accede in uno stretto cortile rettangolare che immette in un passaggio a volta che porta ad un bel cortile di forma ottagonale. Ricchissime sono le decorazioni che si trovano sulle pareti di questo cortile: gli spigoli sono messi in risalto dalle lesene ad angolo su cui poggiano a mo di capitello dei grotteschi mascheroni in stucco, con la bocca spalancata in funzione di gocciolatoio e le aperture sono sovrastate da coppie alterne di timpani curvi e triangolari. L’edificio ha subito delle manomissioni a causa di un piano aggiunto più tardi e forma un corpo unico con gli altri edifici che lo fiancheggiano in una continuità ininterrotta lungo il Corso Resina.

Nell’architettura settecentesca assume una propria tipicità, proprio grazie al Sanfelice, la struttura delle scale dette anche scala sanfeliciana.

Il Palazzo già c’era all’ inizio del 700 quando Raffaele Tarascone passeggiando per il Granatello a Portici vide l’ architetto (nobile) Sanfelice che stava lavorando ,disegnando la piantina della villa dell’ Elbauef , si soffermò a guardarlo e gli chiese se volesse gentilmente rivisitare il suo palazzo. Bene lui accettò, all’ inizio i piani erano due successivamente agli inizi del 900 fu innalzato il terzo piano. È unico in Italia ad avere il cortile ottagonale.  Il palazzo ha avuto i primi danni già nella seconda guerra mondiale infatti le colonne al corso resina fuori al portone una fu distrutta da una bomba.

La facciata era abbastanza modesta, addirittura, per certi versi anonima, ma curiosa e particolare nella formazione ad arco che caratterizzava, e continua a farlo, la copertura di quella che è oggi “a’ Cuparella”, un percorso che corre in tutto il perimetro del Palazzo. Insolita e originale è la pianta ottagonale e il complesso di viali che intessono il giardino, dovuta più che altro alla conformazione del terreno edificabile, il quale sconnette il viale principale da quelli subalterni. Il cortile ottagonale è, ed era, preceduto da tre elementi: un vestibolo voltato, un successivo cortile rettangolare e stretto, e una seconda fase voltata. Le pareti del cortile sono ricche di decorazioni, di cui i vani delle aperture recano timpani ricurvi alternati da coppie di timpani triangolari. Le lesene angolari all’ottagono sono sormontati da mascheroni in stucchi. Una cornice disposta al penultimo piano sottolinea la pretesa della struttura di conquistare più importanti altezze. Ai lati dell’ingresso dalla strada colpisce quella che è ormai solo una delle due colonne che la caratterizzavano, l’espressione più adatta a rendere lo stato di assoluta precarietà del Palazzo; ma forse non tanto come il nuovo rischio di crolli.
Nel 1921, alla presenza di politici di rilievo nazionale quali Giovanni Porzio, fu addirittura inaugurato un Liceo Ginnasio che ebbe come suo illustre allievo il futuro capitano dei CC Dante Iovino (Resina 1912- Milano 1961) M.O.V.M.
Nel 2010 all’interno di Palazzo Tarascone, al corso Resina di Ercolano, fu ritrovato un ordigno bellico probabilmente risalente alla seconda guerra mondiale.

Ci informa Cira Riccardi che il palazzo è abitato da almeno una decina d’anni mentre risiede ancora una famiglia nel lato del palazzo non pericolante.

Come tante ville vesuviane in stato di degrado le properità sono molteplici pur essendo comunque stato tutelato dagl’organi competenti quali sovrintendenza ed ente ville vesuviane.

Ringrazio gli iscritti Cira Riccardi per le foto fornite e Pietro Pezzella per il loro contributo tecnico sul gruppo BLOG IN RESINA.

 

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Ferdinando Scognamiglio immortala il pomodorino piennolo ovvero le lacrime di fuoco del Vesuvio
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Le foto di un nostro amico fotografo Ferdinando Scognamiglio e le sue meravigliose foto dedicate a questa meraviglia della natura che è il pomodorino del vesuvio c.d. “Piennolo”.

Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” è uno dei prodotti più antichi e tipici dell’agricoltura campana, tanto da essere perfino rappresentato nella scena del tradizionale presepe napoletano. In realtà, in diversi territori della Campania, esistono raggruppamenti di ecotipi con bacche di piccola pezzatura, i cosiddetti “pomodorini”, che si distinguono tra loro per tipicità, rusticità e qualità organolettica. I più famosi da sempre sono però quelli tuttora diffusi sulle pendici del Vesuvio. Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” raggruppa vecchie cultivar e biotipi locali accomunati da caratteristiche morfologiche e qualitative più o meno simili, la cui selezione è stata curata nei decenni dagli stessi agricoltori. Le denominazioni di tali ecotipi sono quelle popolari attribuite dagli stessi produttori locali, come “Fiaschella”, “Lampadina”, “Patanara”, “Principe Borghese” e “Re Umberto”, tradizionalmente coltivati da secoli nello stesso territorio di origine.

Le caratteristiche distintive, a livello tecnico-mercantile, del prodotto ammesso a tutela sono:
allo stato fresco: frutti di forma ovale o leggermente pruniforme con apice appuntito e frequente costolatura della parte peduncolare, buccia spessa di colore rosso vermiglio, pezzatura non superiore a 25 g, polpa di consistenza elevata e di colore rosso, sapore vivace intenso e dolce-acidulo;
conservato al piennolo: colore della buccia rosso scuro, polpa di buona consistenza di colore rosso, sapore intenso e vivace. I “piennoli” o “schiocche” presentano un peso, a fine conservazione, variabile tra 1 e 5 chilogrammi.

Agli effetti dell’azione di tutela si è riscontrato che l’aspetto peculiare di tipicità che accomuna i pomodorini vesuviani è l’antica pratica di conservazione “al piennolo”, cioè una caratteristica tecnica per legare fra di loro alcuni grappoli o “scocche” di pomodorini maturi, fino a formare un grande grappolo che viene poi sospeso in locali aerati, assicurando così l’ottimale conservazione del prezioso raccolto fino al termine dell’inverno. Nel corso dei mesi il pomodorino, pur perdendo il suo turgore, assume un sapore unico e delizioso, che soprattutto i napoletani apprezzano particolarmente per preparare sughi prelibati ed invitanti. E’ appunto il sistema di conservazione al “piennolo” che, favorendo una lenta maturazione, consente altresì una lunga conservazione, con la conseguente possibilità di consumare il prodotto “al naturale” fino alla primavera seguente.

Il Pomodorino del Vesuvio viene apprezzato sul mercato sia allo stato fresco, venduto appena raccolto sui mercati locali, che nella tipica forma conservata in appesa -“al piennolo”-, oppure anche come conserva in vetro, secondo un’antica ricetta familiare dell’area, denominata “a pacchetelle”, anch’essa contemplata nel disciplinare di produzione della DOP. Ordinariamente la raccolta viene effettuata recidendo i grappoli interi, quando su di essi sono presenti almeno il 70% di pomodorini rossi, mentre gli altri sono in fase di maturazione. Questa antica pratica consente di procrastinare il consumo delle bacche, integre e non trasformate, per tutto l’inverno successivo alla raccolta, fino a sette-otto mesi, utilizzando locali areati e senza il supporto delle moderne tecnologie di conservazione.

Le peculiarità del “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” sono la elevata consistenza della buccia, la forza di attaccatura al peduncolo, l’alta concentrazione di zuccheri, acidi e altri solidi solubili che lo rendono un prodotto a lunga conservazione durante la quale nessuna delle sue qualità organolettiche subisce alterazioni. Tali peculiarità sono profondamente legate ai fattori pedoclimatici tipici dell’area geografica in cui il pomodorino è coltivato dove i suoli, di origine vulcanica, sono costituiti da materiale piroclastico originato dagli eventi eruttivi del complesso vulcanico Somma-Vesuvio.

In quest’ambiente di elezione, la qualità del pomodorino raggiunge punte di eccellenza. Proprio la ricchezza in acidi organici determina la vivacità o “acidulità” di gusto, che è il carattere distintivo del pomodorino del Vesuvio. Ciò, oltre a derivare da una peculiarità genetica, è indice di un metodo di coltivazione a basso impatto ambientale e con ridotto ricorso ad acque d’irrigazione, che rende tale coltura particolarmente adatta ad un’area protetta, quale quella del Parco Nazionale del Vesuvio.

Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” per le sue qualità è un ingrediente fondamentale della cucina napoletana e campana in generale, ed ha una grande versatilità in cucina.

Accanto ai tradizionali spaghetti alle vongole e agli altri frutti di mare, gli chef locali si impegnano ad utilizzarlo in tanti altri piatti, tra cui una variante alla prelibata pizza napoletana.

Cenni storici

La coltivazione del Pomodorino del Piennolo sulle falde del Vesuvio ha senza dubbio radici antiche e ben documentate.

Per limitarci alle testimonianze storiche più illustri, notizie sul prodotto sono riportate dal Bruni, nel 1858, nel suo “Degli ortaggi e loro coltivazione presso la città di Napoli“, ove parla di pomodori a ciliegia, molto saporiti, che “si mantengono ottimi fino in primavera, purché legati in serti e sospesi alle soffitte”. Altra fonte letteraria attendibile è quella di Palmieri, che sull’Annuario della Reale Scuola Superiore d’Agricoltura in Portici (attuale Facoltà di Agraria), del 1885, parla della pratica nell’area vesuviana di conservare le bacche della varietà p’appennere in luoghi ombrati e ventilati.

Francesco De Rosa, altro professore della Scuola di Portici, su “Italia Orticola” del novembre 1902, precisava che la vecchia “cerasella” vesuviana era stata via via sostituita dal tipo “a fiaschetto”, più indicato per la conservazione al piennolo. Il De Rosa è anche il primo ricercatore che riporta in modo esaustivo l’intera tecnica di coltivazione dei pomodorini vesuviani, facendo intendere così che si stava sviluppando nell’area un’intera economia intorno a questo prodotto, dalla produzione delle piantine da seme alla vendita del prodotto conservato.

Anche il prof. Marzio Cozzolino, della Facoltà di Agraria di Portici, nel suo testo del 1916, concorda con le fonti precedenti, sia sulla descrizione varietale che sui metodi di produzione, dedicando intere parti del testo a descrivere minuziosamente la tecnica colturale e soprattutto fornendo dati, anche economici, che aiutano a capire la laboriosità e la complessità di questa tipologia di prodotto.

Area di produzione

L’area tipica di produzione e conservazione del pomodorino del piennolo coincide con l’intera estensione del complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, includendo le sue pendici degradanti sino quasi al livello del mare.
In particolare, la zona di produzione e condizionamento prevista dal disciplinare del “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” comprende:

  • l’intero territorio dei seguenti comuni della provincia di Napoli: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa Di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase,
  • la parte del territorio del comune di Nola delimitata perimetralmente: dalla strada provinciale Piazzola di Nola – Rione Trieste (per il tratto che va sotto il nome di “Costantinopoli”), dal “Lagno Rosario”, dal limite del comune di Ottaviano e dal limite del comune di Somma Vesuviana.

Dati economici e produttivi

La diffusione del “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” nell’area vesuviana è piuttosto frammentata, per l’elevata parcellizzazione delle coltivazioni e per la distribuzione non uniforme lungo tutto il complesso montano del Somma-Vesuvio.

La superficie stimata è di circa 480 ettari (10% circa della Sau seminativi dell’area), con produzioni annuali di circa 4 mila tonnellate di prodotto fresco, e rese oscillanti fra i 60 e i 150 quintali per ettaro.
Il riconoscimento della DOP e il rinnovato interesse commerciale verso tale prodotto ha rivitalizzato l’intero comparto tanto che tutte le produzioni, fresche e conservate, sono smaltite rapidamente e senza alcuna difficoltà soprattutto sul mercato locale, ma in alcuni casi anche presso la moderna distribuzione. L’offerta di pomodorini in conserva o in piennoli confezionati è ancora limitata. In ogni caso, anche senza un’adeguata politica di valorizzazione del prodotto, rimane alto il livello di qualità percepita dai consumatori e quindi elevata è la richiesta del prodotto stesso.

Ci si può attendere quindi un incremento delle coltivazioni e quindi delle produzioni, ma le difficili condizioni orografiche dell’area e le difficoltà strutturali delle aziende potrebbero ostacolare un pur auspicato sviluppo del comparto.

Al momento è difficile determinare un fatturato medio, stante il mercato molto diluito nel tempo (da luglio a maggio dell’anno successivo) che comporta un prezzo di vendita molto diverso del prodotto (da 1 ad oltre 5 euro al chilogrammo).

La Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio” è stata riconosciuta, ai sensi del Reg. CE n. 510/06, con Regolamento n. 1238 del 11.12.09 (pubblicato sulla GUCE del 17.12.09). La Scheda riepilogativa è stata pubblicata sulla GUCE C111 del 15 maggio 2009. L’iscrizione al registro nazionale delle denominazioni e delle indicazioni geografiche protette è avvenuta con provvedimento ministeriale del 18.12.09, pubblicato sulla GU n. 2 del 4.01.10, unitamente al Disciplinare di produzione.

Organismo di controllo

L’organismo di certificazione autorizzato è l’Is.Me.Cert. (Istituto Mediterraneo per la Certificazione dei prodotti e dei processi nel settore agroalimentare), Corso Meridionale, 6 80143 Napoli tel. 081.5636647 – fax: 081.5534019 (sito web: www.ismecert.it).

Consorzio di tutela

Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP – Piazza della Meridiana 47 – 80040 San Sebastiano al Vesuvio (NA) – tel. 0810606007

Fonte http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/piennolo.html

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Tux incontra Ercole presentazione del progetto software libero a scopo didattico nelle scuole di Ercolano
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In data Lunedì 21 Dicembre 2015 alle ore 11:30, presso l’aula Consiliare del Comune di Ercolano, Salvatore Iengo, già referente di Informatica Solidale associazione noprofit per l’abbattimento del digital divide, presenterà il  progetto software libero a scopo didattico per le scuole di Ercolanoai Dirigent Scolastici e personale docente ed a tutti coloro che vorranno partecipare.

Il progetto già presente nel programma di governo della Giunta Buonajuto, è stato preso in forte considerazione, viste le prospettive di innovazione e crescita del progetto stesso, anche da alcuni consiglieri dell’opposizione ed infine grazie alla collaborarazione e sensibilità sulla tematica del Presidente del Consiglio Comunale Luigi Simeone.

Vediamo in sintesi perchè può essere così importante l’attuazione anche in minima parte di questo progetto ?

Ci sono diverse buone ragioni per adottare sia nelle scuole, visto che è già presente nelle abitudini tecnologiche di quasi ciascuno di noi in maniera inconsapevole mediante l’utilizzo di smartphone, tablet e software che permettono la navigazione su internet.

Per software libero si intende tutto il software distribuito con licenza GPL (General Public Licence) ovvero è totalmente gratuito ed è permesso farne copia, modificarlo e qualsiasi altra operazione purchè non sia mai fatto a scopo di lucro. Il software libero deve essere sempre distribuito in maniera totalmente gratuita.

Il software libero nelle scuole può rappresentare il primo passo di un riscatto sociale e culturale per l’intera comunità ercolanese dando dimostrazione di creare un modello virtuoso che possa servire da esempio sul territorio regionale e nazionale.

I vantaggi immediati derivanti dall’utilizzo di software pubblico possono essere i seguenti :

DIDATTICA ED INNOVAZIONE

RISPARMIO E CRESCITA ECONOMICA

LIBERTA’ E LEGALITA’

SICUREZZA INFORMATICA

RECUPERO AMBIENTALE

COOPERAZIONE E CRESCITA SOCIALE

Didattica ed innovazione

Il software libero usato nelle scuole si compone di tutta una serie di programmi didattici che oltre a fornire apprendimento ed esercitazione hanno la capacità di stimolare l’interesse degl’alunni verso l’innovazione informatica.
Infatti alcuni ragazzi rimangono affascinati dall’informatica e vogliono sapere cosa succede all’interno del computer e come funzionano quei programmi.
Ma se quel programma è un software non libero ma proprietario (es. office) l’insegnante dovrà dire non lo so non sono autorizzato a saperlo e neanche tu sei autorizzato a saperlo.
E così la formazione dello studente finisce lì.
Avere accesso al sapere aiuta a crescere ed aiuta l’innovazione per tutta la comunità. Cosa sarebbe successo se Newton, Einstein non avessero dato accesso liberamente al loro sapere ed alle loro scoperte.

Risparmio e crescita economica

Ovvero risparmia ed aiuta l’Italia a risparmiare.

Per poter avere una copia di software non libero normalmente è necessario pagare.
Purtroppo anche nei paesi piu’ ricchi non ci sono mai fondi a sufficienza da investire nella scuola.
Quindi perché spendere soldi per investire su un software proprietario ?

Il sistema scolastico può adottare il software libero e fare liberamente e senza spendere nulla tutte le copie a sufficienza che possono servire.

E questo ci porta ad un altro dei motivi per i quali le scuole dovrebbero formare adulti che sappiano usare software libero.

Per quale motivo far crescere persone dipendenti da un software che impoverisce l’economia locale per arricchire l’uomo piu’ ricco del mondo ovvero Bill Gates.

Se le scuole insegnano alle persone l’uso di software non libero aiutano enormemente all’impoverimento dell’economia della loro comunità, sia a livello regionale che nazionale.

Se invece si insegnasse ad usare software libero si permetterebbe alla gente di diventare indipendente e forte.

Perché sappiate che Microsoft può anche distribuire copie omaggio dei propri programmi alle scuole per rendere un domani le persone dipendenti ma una volta cresciuti e formati la stessa MICROSOFT non fornirà piu’ lo stesso software in maniera gratuita ma a pagamento.

Cooperazione e crescita sociale

La ragione piu’ profonda per cui le scuole dovrebbero insistere all’uso del software consiste nell’insegnare alle persone ad essere dei bravi cittadini.
Abiturali alla cooperazione ad aiutare i propri vicini. Si deve condividere nella comunità.

Linux, cioè il sistema operativo del software libero, in quanto gratuito viene usato nei paesi in via di sviluppo quali India, Brasile con obblighi di utilizzo del software libero mediante la creazione di nome che impongono l’utilizzo del software libero nella pubblica amministrazione.
Oppure aiuta a superare barriere di tipo commerciale al fine di dare la possibilità a tutti di accedere all’informatica, come ad esempio in paesi sotto embargo dove la Microsoft non può vendere ma il software libero essendo tale può essere presente, tradotto in tutte le lingue del mondo.

Libertà e legalità

Perché copiare software non libero illegalmente quando puoi ottenere software equivalente e libero e copiarlo tutte le volte che vuoi senza violare nessuna legge ?
Utilizzare nelle scuole software non libero magari copiato illegalmente non è un buon esempio di legalità.
E la scuola dovrebbe educare i bambini sin da piccoli alla legalità.

Sicurezza informatica

Con il software libero dimenticati dei virus ed altri programmi pericolosi per la sicurezza del pc e delle reti.
Il software libero non usa programmi di tipo eseguibili es. .exe molto frequenti e pericolosi su windows.
Quindi usare software libero non solo ci mette al riparo da tutti questi attacchi ma ci evita l’impegno economico dell’acquisto di ANTIVIRUS molto costosi e spesso inefficaci.
Non a caso le maggiori banche di trading online utilizzano software libero per le loro reti proprio per il grande livello di sicurezza che offrono.
Linux non permette l’esecuzione di programmi eseguibili almeno che non si è amministratori del sistema e quindi costretti a digitare la password di amministratori.

Rispetto per l’ambiente

Ci si potrebbe chiedere ma perché Linux inquina meno di Windows ?
Infatti parliamo per entrambi di software per pc con un impatto minimo per l’inquinamento o cambio climatico.
Invece linux può essere scaricato da internet e non è presente sul mercato con confezioni ed imballi ingombranti che dovranno essere smaltiti.

Questo significa abbattimento per produrre carta e cartone per l’imballaggio del software proprietario, utilizzo del petrolio per il trasporto e dell’energia elettrica del negozio che lo deve vendere.

Inolte software non libero essendo sviluppato liberamente da milioni di programmatori sparsi nel mondo è costantemente aggiornato e quindi molto snello e funzionale a livello tecnico.
Questo lo rende utilizzabile anche su pc vecchi e datati, purchè funzionanti, e questo permetterebbe il recupero di questi computer che altrimenti dovrebbero essere smaltiti come rifiuti tecnologici con grande dispendio di risorse a danno della comunità.

Questi concetti sono stati estrapolati da un’ intervista a Mr. Richard Stallman – Laurea in Fisica cum magna laudae ad Harvard– Founder FREE SOFTWARE FOUNDATION.

Noi gia’ usiamo il software libero

Anche sei in maniera inconsapevole noi come altri milioni di utenti già usiamo il software libero e ne godiamo dei suoi benefici.
Ad esempio il sistema operativo ANDROID per gli smartphone è un software libero e quindi può essere studiato e migliorato da milioni di programmatori o sviluppatori nel mondo.
Il browser MOZILLA FIREFOX nasce con il progetto MOZILLA che è una community di software libero.

 opensource

Ricordate che i formati .doc .xls etc sono proprietari

In conformità del fatto che MICROSOFT OFFICE e’ un software proprietario quindi devi comprare una licenza d’uso ne deriva anche che i files generati con questi programmi ovvero i .doc, .xls etc sono formati proprietari e quindi la MICROSOFT potrebbe chiedere un domani delle ulteriori limitazioni per poter usare i nostri files personali.

La pubblica amministrazione per legge deve scegliere il software libero

Ci sono delle valide alternative ai programmi della suite MICROSOFT OFFICE ovvero le due suite open source (software libero) :

 

 

Credits:

RIFERIMENTI PER CONSULTARE E SCARICARE SOFTWARE LIBERO IN ITALIA

Per le distribuzioni linux EDUBUNTU possono essere scaricate dal sito :

www.edubuntu.org

Per la distribuzione linux FUSS creata e sviluppata dala provincia di bolzano :

http://fuss.bz.it/download-di-fuss-gnu-linux

Per la distribuzione creata dall’Istituto Majorana di Gela :

http://www.istitutomajorana.it

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Prende il via l’iniziativa PIANO ERCOLANO inaugurata dalla pianista ercolanese Ivana d’Addona
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Non poteva esserci battesimo migliore per l’iniziativa “Piano Ercolano“.

Ad inaugurare, infatti, il pianoforte condiviso installato all’ingresso degli Scavi archeologici della cittadina vesuviana l’artista Ivana D’Addona, ercolanese doc. A fare gli onori di casa anche la principale artefice e promotrice del progetto che accompagnerà turisti e passanti sino al termine delle festività natalizie, ovvero l’assessore al Turismo Ivana Di Stasio, che ha creduto sin da subito alla possibilità di realizzare un qualcosa di unico per l’antica Resina.

Se anche Ercolano – seppur per un breve periodo – potrà godere di uno strumento musicale messo gratuitamente a disposizione di chiunque vorrà suonarlo molto lo si deve, infatti, non solo alla competenza professionale dello stesso assessore, ma anche alla sua generosità. Come ha svelato, infatti, Ivana D’Addona durante la breve cerimonia d’apertura “il pianoforte non avrà costi per il Comune perché lo strumento è stato messo a disposizione dalla dott. ssa Di Stasio in persona. E’ suo, ma lo ha voluto mettere a disposizione di tutti“. Simpaticissima e toccante allo stesso tempo la ricostruzione che la famosa pianista ercolanese ha fatto della telefonata con cui l’assessore le aveva comunicato la decisione: “Ivana mi ha chiamato e mi ha detto che il pianoforte per il progetto sarebbe stato il suo. Io non lo avrei mai fatto, ma lei mi ha risposto che lo faceva per lei, per Ercolano e per suo padre, che avrebbe voluto un pianoforte in ogni angolo di strada.

ivana1In quella di Corso Resina da oggi sino all’Epifania c’è per davvero e “questo è un grande risultato per Ercolanoha proseguito l’artistaperché l’arte abbatte ogni differenza. La musica è un elemento che unisce le anime. “In questo momento ne abbiamo proprio bisogno” – le ha fatto eco l’assessore Di Stasio -, che ha tenuto a ringraziare “l’artista stessa per la sua presenza, il sindaco Ciro Buonajuto per il sostegno e l’entusiasmo che ha messo nel progetto e tutti quanti sono accorsi qui nonostante il freddo. Il loro coinvolgimento ci spinge a lavorare sempre di più per la città“.

Un ringraziamento è toccato anche alla Protezione Civile. Saranno, infatti, gli uomini al comando del dott. Davide Pastore a garantire l’incolumità del pianoforte condiviso, che durante gli orari di chiusura degli Scavi sarà custodito nella loro guardiola. Durante quelli di apertura, invece, chiunque sarà libero di destreggiarsi con le proprie abilità musicali.

Immense quelle della pianista Ivana D’Addona, che ha deliziato la platea con ben cinque brani del suo repertorio, tra cui “Le note degli angeli” (perché la musica apre le porte dell’anima), “Tempesta” e “Viaggiando”, un cui estratto potete ascoltare nel video seguente:

Fonte articolo: http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/123649-video-pianoforte-condiviso-artista-ercolano-incanta-gli-scavi/

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Natale 2015 a villa favorita tra storia giardini e presepi
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Sfondo del divertimento reale già dal 1768, e scelta da Ferdinando IV per i 3 giorni di festeggiamenti delle sue nozze con Maria Carolina D’Austria, il Parco sul mare di Villa Favorita sarà sede della XV edizione di Natale in Villa organizzato dalla Fondazione Ente Ville Vesuviane.

Tells Italy organizza delle visite guidate per condurvi alla scoperta della storia del Parco sul Mare, dove, con un po’ di immaginazione, potrete immergervi nell’atmosfera festaiola dell’antica aristocrazia borbonica. Tra risate, musica, fuochi pirotecnici e balli, vi basterà chiudere gli occhi per trovarvi al cospetto delle altezze Reali di Maria Carolina e Ferdinando IV e le Signorie Loro di Leopoldo e Maria Luisa di Borbone.

Verrete poi introdotti alla mostra presepiale, presente lungo il percorso, dove sarà possibile ammirare alcuni presepi contemporanei realizzati da maestri presepisti vesuviani.

Durante la manifestazione sarà anche possibile assistere ai concerti di musica classica realizzati dall’Associazione Anna Jervolino e l’Orchestra da Camera di Caserta.

Location: Parco sul Mare della Villa Favorita
Partecipanti: min. 20 – max.35
Costo: 5€ (include la visita guidata e il contributo associativo)
Partenza: Parco sul Mare della Villa Favorita- Via G. D’Annunzio, 36 – Ercolano
Data: Domenica 6 dicembre 2015
Orario: 11.30 a.m

Per maggiori informazioni e prenotazioni, utilizza i seguenti contatti:
email: tellsitaly@gmail.com

Evento facebook:

https://www.facebook.com/events/198578090476779/

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Tells italy associazione no profit turistica che promuove il territorio campano
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Tells italy è un’associazione no profit con finalità turistiche di far conoscere il territorio napoletano e vesuviano ed anche per la formazione di operatori del settore.

Promuovere

TellsItaly è un’associazione no profit, il cui primo obiettivo è la promozione dell’Italia attraverso la parola. Il ruolo dei beni culturali è al centro dell’idea di un turismo sostenibile, volto alla promozione e valorizzazione della cittadinanza ed al patrimonio culturale e storico. La sfida dell’innovazione passa anche attraverso la promozione di un turismo che aumenti la qualità della vita dei territori e diffonda la conoscenza del nostro patrimonio culturale, creando ad esempio reti di raccolta ed analisi degli indicatori della sostenibilità, allargando l’attuale offerta turistica a prodotti più specifici o diversamente legati alla stagionalità.
L’universo dei piccoli Comuni italiani, che sorreggono gran parte del turismo culturale e che proprio dal fare parte di un percorso culturale possono trarre efficaci strumenti per combattere il disagio abitativo e migliorare la fruibilità dei servizi.

Raccontare

un viaggio diverso: una scoperta lenta, a piedi, in bicicletta o attraverso i sensi volta al recupero della identità culturale italiana nel contesto globale alla ricerca delle tradizioni territoriali passando per auto-produzione, sostenibilità, qualità ambientale e qualità della vita.

Coinvolgere

addetti del settore, associazioni, turisti e cittadini per condividere progetti, conoscenze ed esperienze.

Far scoprire

cibi, territori e luoghi attraverso tours, passeggiate, spettacoli, corsi, workshop.

Tour e percorsi

Alla scoperta del locale, percorsi di qualità per vivere luoghi con i loro saperi e la loro storia. La nostra associazione propone tours, visite guidate e servizi nei comuni italiani in modo da coinvolgere la partecipazione dei cittadini nella tutela e promozione del patrimonio culturale e storico.

Vita quotidiana nell’Antica Ercolano

Herculaneum_Pano24 agosto del 79 d.C, il mons Vesuvio si risveglia e tutte le città e gli edifici sorti intorno ad esso vengono inghiottiti dall’ira del fuoco della montagna. Le città vengono seppellite e resteranno addormentate al di sotto della cenere e dei lapilli per centinaia di anni… sin quando mani pazienti non cominceranno a riportare alla luce città e civiltà meravigliose.  Vi racconteremo usi e costumi dei nostri antenati, passeggiando tra le stradine ed entrando nelle loro ville potrete rivivere una giornata tipica nell’antica Ercolano.

 

 

 Foto della passeggiata

Alla Scoperta del Miglio d’oro

Spesso camminiamo distratti tra vie e palazzi delle nostre cittadine, senza renderci conto che siamo circondati da meraviglie architettoniche e giardini spettacolari. Noi vogliamo accompagnarvi alla scoperta della nostra realtà locale con percorsi di qualità per vivere luoghi con i loro saperi e la loro storia.

I Percorsi

Il tratto della strada regia delle Calabrie che attraversa San Giovanni a TeduccioSan Giorgio a Cremano, Portici ed Ercolano, fino a Torre del Greco  fu ribattezzata Miglio d’oro per la ricchezza paesaggistica e la presenza di splendide ville vesuviane del Settecento, sorte attorno alla Reggia Reale di Portici di Carlo III di Borbone.

Ercolano

Il percorso prevederà le ville settecentesche di Ercolano.: Villa Campolieto, Villa Ruggiero e i giardini sul mare di Villa Favorita.

Portici

Lungo il cammino,incontrando gli edifici  di maggiore interesse architettonico, si darà precedenza  alla dettagliata cronaca di quelle che sono state le illustri maestranze che hanno reso Portici  l’epicentro della vita estiva nel settecento napoletano. Vedremo Villa d’Elboeuf,  il Granatello, i giardini della Reggia di Portici, passando anche per Villa Savonarola, esempio di architettura tardo ottocentesca.

San Giorgio a Cremano

Un’ altra passeggiata sarà dedicata alle due ville meravigliosamente conservate di San Giorgio a Cremano: Villa Vannucchi con il suo splendido giardino e Villa Bruno.

Napoli tra alchimisti e martiri

” Il ventre di Napoli” ci accoglie e ci assorbe, riaccendendo le strade di luci e ombre, di realtà e leggende, di corni rossi e Mamme ro’ Carmine. E così come al grido di “o faccia gialla aiutace tu” si aspetta che si sciolga il sangue del santo patrono,  nel cuore dell’antica città greco romana, ecco il capello di Maradona, stipato ed immortalato come una reliquia, sacro e profano, ancora una volta. Matilde Serao, Benedetto Croce ed altri ci narrano le leggende di Napoli. In ogni vicolo, in ogni palazzo c’è un’anima vagante che rende questa città ancor più magica e misteriosa. Cominceremo il nostro percorso da Piazza del Gesù per poi proseguire nel centro storico, ripercorrendo attraverso i luoghi: storie, miti e leggende dell’antica Neapolis.

Piazza del Gesù Nuovo (la simbologia sulle pietre del bugnato)
Monastero di Santa Chiara (storia della regina Giovanna I Durazzo)
Piazza San Domenico e Palazzo San Severo Palazzo Petrucci (Il triangolo della morte)
Il Corpo di Napoli ( statua del Nilo) ( culti di side e di mitra)
Via dei Tribunali (bella ‘mbriana, munacielli, fatture e jettature)
Santa Maria del Purgatorio (e’ capuzzelle le anime sospese)
Palazzo Spinelli ( Storia di Bianca )
San Gregorio Armeno ( sangue e martiri)
San Paolo/ Tempio dei Di oscuri (cristiano e pagano)
Piazza San Gaetano e San Lorenzo (La rivolta di Masaniello)

Vuoi sostenerci?

Ecco come fare:
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Si prega di specificare nella CAUSALEnome e cognome, data (mese a anno corrente), ISCRIZIONE/RINNOVO

Vuoi Collaborare?

Sei un’associazione, un addetto del settore, una struttura ricettiva (ristoranti, alberghi, B&B..) una guida turistica, un artista, un insegnante?

Ti occupi di cultura, arte, auto-produzione?

Collaboriamo per creare insieme eventi, corsi, laboratori, workshop.

Vuoi entrare nel nostro team come volontario o come socio?

Scrivici e ne parleremo!

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Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Expo, quella di Napoli del 1900: quando l’Italia scoprì l’igiene per tutti
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Si inaugurò il 9 maggio nella Villa Comunale si tenne l’esposizione nazionale dedicata alla salute: fu inaugurata da Umberto I° e dalla Regina Margherita. Numerosi padiglioni anche di grandi dimensioni e degustazione di cibi e bevande.

A Napoli nel maggio del 1900 fu inaugurata l’Esposizione nazionale d’Igiene, una grande manifestazione – incentrata sul problema principale di Napoli negli ultimi cinquant’anni del XIX secolo – realizzata nell’allora Villa Reale, oggi Comunale, con la costruzione di sette padiglioni principali, anche di grandi dimensioni e di molti chioschi per offrire al pubblico una serie di informazioni su vari prodotti alimentari, con degustazioni di alimenti e bevande.

Allora il problema dell’igiene in Italia e in Europa, oggi quello dell’alimentazione nel mondo. L’iniziativa era stata promossa dal Comitato della Lega contro la tubercolosi che aveva organizzato il suo congresso al Teatro San Carlo di Napoli, il 25 aprile dello stesso anno.

Le acquisizioni scientifiche avevano fornito adeguate conoscenze del rapporto di causalità tra le condizioni abitative antigieniche e la tubercolosi, ma anche quello – insieme con il sistema di  approvvigionamento dell’acqua dai pozzi (qualcuno ricorda la leggenda del “munaciello” ?) – del rapporto con le ricorrenti epidemie di colera in tutto l’ottocento, contro le quali i provvedimenti adottati dai governi europei erano stati ed erano ancora pochi e inefficaci.

Le due epidemie di fine Ottocento avevano colpito in modo particolare Napoli, dove si era registrato un notevole aumento demografico che aveva aggravato le condizioni di vita dei cittadini, soprattutto nei quartieri Mercato, Pendino, Vicaria e Stella, dove le condizioni igieniche dei “bassi” erano molto precarie.

Il 15 gennaio 1885 era stata emanata la legge per il Risanamento della città di Napoli, che segnava una svolta nella politica governativa: essa, infatti, imponeva norme igienico- sanitarie pubbliche e private che gli allora “Municipi” dovevano osservare e far osservare a tutti i cittadini; destinava, poi, cospicui finanziamenti ad opere pubbliche essenziali: più adeguati sistemi di approvvigionamento dell’acqua potabile (con la chiusura dei pozzi) e di smaltimento nelle fogne, la demolizione di gran parte dei “quartieri bassi” costituiti da veri e propri tuguri, e l’edificazione di nuovi quartieri destinati a colmare il deficit abitativo che si sarebbe determinato.

Le realizzazioni più appariscenti della Società per il Risanamento furono un lungo corso, il  Rettifilo, poi intitolato a Umberto I e due piazze – dedicate a Giovanni Bovio e a Nicola Amore – frutto di quello “sventramento” che Matilde Serao, con il suo riferimento drammatico ed angosciato al “ventre di Napoli”, aveva preconizzato e in qualche modo sollecitato.

In questo clima, fu immaginata l’Esposizione nazionale d’Igiene per la quale, a gennaio del 1900, furono individuate “ventisei classi”, cioè ripartizioni metodologiche di realizzazione.

Su un quotidiano dell’11 gennaio 1900, si legge: “La risposta a chi chiede che cosa si può esporre è semplice e si compendia in una sola parola: tutto. L’igiene intesa come il cardine intorno a cui gravitano tutti gli interessi morali, economici, industriali e politici, non si restringe al campo prettamente scientifico, ma ha confini molto più vasti”.

Una recente, interessante pubblicazione dell’architetto Nunzia Iannone (“Architettura dei Congressi e delle Esposizioni a Napoli 1861-1934 nella stampa periodica e nella fotografia“) fornisce dettagliati e minuziosi elementi: il 9 maggio 1900, il re Umberto I e la regina Margherita inaugurarono la manifestazione, con straordinaria partecipazione di popolo, imponente schieramento di truppe, da piazza Plebiscito all’allora discesa del Gigante, e di navi da guerra nella rada di Santa Lucia.

Il sindaco Summonte pronunciò il discorso di apertura: “Napoli si presenta all’Esposizione come una città degna di studio per le migliorate condizioni sanitarie, anche per il suo programma igienico-edilizio, alla cui completa esplicazione non mancheranno l’energia del volere e il sacrificio dei mezzi più adatti per raggiungerli”. Ad esso seguì il presidente dell’Esposizione, senatore de Renzi: “La storia di questi ultimi anni, decorrenti dalla morìa dell’84 fin’oggi, dimostra che Napoli a torto è rappresentata dalla fantasia popolare sotto forma di vaghissima sirena addormentata al dolce sussurro delle onde tirrene. Della sirena conserva ancora la sovrumana antica bellezza, ma il sonno è scomparso sotto le incalzanti energie della città moderna”. Al di là dell’ovvia retorica, entrambi, dunque, esaltarono la volontà di ripresa del popolo napoletano e il grande interesse per le innovazioni nella prospettiva del nuovo secolo.

Gli ingressi alla Esposizione erano quattro: la Porta d’Onore, progettata da Giovan Battista Comencini, nei pressi del monumento a Vico e della Cassa Armonica, (16 colonne che sorreggevano una cupola alta 24 metri, sormontata da un faro dal quale veniva proiettato un fascio di luce che raggiungeva piazza Vittoria); l’Ingresso di gala che dava sull’attuale Rotonda Diaz, l’Ingresso occidentale sul lato opposto; l’Ingresso nord sulla Riviera di Chiaia, a Santa Maria in Portico.

Furono realizzati 54 tra padiglioni e chioschi, poi demoliti – a eccezione di quello, preesistente, degli “Asili infantili di Napoli”, nel quale oggi è sistemato il busto di Virgilio, e di quello del Municipio di Napoli poi diventato, nel 1905, sede del Lawn-Tennis Club (l’attuale Circolo del Tennis ricostruito nel 1949 su progetto di Luigi Cosenza).

Quaranta i chioschi di imprese italiane e straniere per la degustazione di prodotti alimentari, bevande e acque minerali (Ferro China Bisleri, Birreria Bavaria, Acque minerali Monticchio, Claudia e Fiuggi, pastiglie Panerai, liquori Alberti & Peluso, e inoltre S. Gobain, G. Goudsstikker & Fils, Ville de Lyon, Splendid Salon) tutte pubblicizzate con belle cartoline-ricordo pubblicitarie in stile liberty, che ebbero grande diffusione.

L’Auditorium era la struttura principale, ospitò la cerimonia dell’inaugurazione, con l’arcata centrale alta 32 metri, la sala principale di circa 800 metriquadri, capienza di 2500 persone, con un palcoscenico utilizzabile per conferenze, concerti e spettacoli. Manufatti e prodotti esposti erano

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dell’industria locale, nazionale e straniera, soprattutto tedesca e francese: si passava da prodotti chimici e farmaceutici a macchine per la manifattura delle sigarette; nel padiglione degli strumenti ospedalieri c’erano letti da campo della Croce Rossa. Singolari, ma quanto mai attuali – viste le polemiche sui ritardi nel completamento dei lavori dell’Expo di Milano – una vignetta satirica pubblicata dal giornale “Monsignor Perrelli” del 15 marzo 1900 sull’andamento dei lavori, e la notizia apparsa nel quotidiano “Il Pungolo Parlamentare” proprio nel giorno dell’inaugurazione: “L’Esposizione
non è completa né perfetta, sia per colpa di alcuni, sia perché niente ancora è completo e perfetto in questa nuova vita del Mezzogiorno: ma è la prova delle nostre potenzialità e del bisogno che abbiamo di affermarle”.

L’assassinio di Umberto I° a Monza il 29 luglio 1900, per mano dell’anarchico Bresci, mise improvvisamente fine alla manifestazione, che forse avrebbe avuto ben altro respiro, anche nel ricordo dei napoletani.

Le cartoline emesse per l’expo del 1900

fonte : napoli.repubblica.it/cronaca/2015/10/26/news/quando_napoli_ebbe_expo_1900_cosi_l_italia_scopri_l_igiene_per_tutti-125946110/

Nicoletta Cozzolino

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rassegna stampa chiusura mostra il cuore delle donne
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Il Cuore delle Donne’. Chiusa la settimana di eventi in rosa alle Scuderie di Villa Fiorita

Al convegno finale sui “diritti e tutela della famiglia” si è discusso anche di lotta al femminicidio.

logostrillonuovoSì è conclusa ieri con l’interessante convegno sui “diritti e la tutela della famiglia” la mostra fotografica collettiva “Il cuore delle donne”. Una settimana piena di eventi (tra i quali la presentazione di ‘Federica, la ragazza del lago’, librodi Massimo Mangiapelo) tutti ospitati nella splendida cornice delle “Scuderie di Villa Fiorita” ad Ercolano. Una sette giorni dedicata ad un solo obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei diritti delle donne e della lotta al femminicidio.

E’ in questo contesto che si è svolto il convegno conclusivo della manifestazione. Una tavola rotonda all’insegna delle “pari opportunità e dei nuovi diritti in rosa”. Donne sempre più vittime di violenze ed abusi, soprattutto in ambito familiare. Agghiaccianti gli ultimi dati Istat al riguardo. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica sono 179 i femminicidi in Italia: in pratica, una vittima ogni due giorni. In aumento anche la percentuale dei delitti tra le mura domestiche, che segnano un +16,2%, passando da 105 a 122 in un solo anno.

 

Anche di questo si è discusso ieri nel convegno fortemente voluto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata. Il suo Presidente, Gennaro Torrese, aprendo il dibattito ha ricordato l’impegno dell’Ordine al fianco delle donne, con la recente inaugurazione (lo scorso 27 aprile) del primo sportello d’ascolto anti-stalking al Palazzo di Giustizia di Torre Annunziata. A seguire la proezione di ‘slides’ sulla mediazione dei conflitti e la gestione delle crisi familiari, con gli interventi degli avvocati Graziella Silvetti e Maria Elena Palomba, entrambe esperte in materia.

Il dibattito, moderato dal giornalista Salvatore Perillo, ha ospitato inoltre la sensibilissima testimonianza della dottoressa Colomba Formisano, Presidente “Commissione Sanità” del Comune di Ercolano, che ha raccontato in sala il quotidiano impegno nell’assistere in prima linea, come medico ASL, le donne vittime di abusi. In chiusura, gli interventi della professoressa Carmela della Gatta, organizzatrice del forum e di Rosa Visciano (“Gazebo Rosa Onlus”).

http://www.lostrillone.tv/il-cuore-delle-donne-chiusa-la-settimana-di-eventi-in-rosa-alle-scuderie-di-villa-fiorita/5120.html

Nicoletta Cozzolino

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Dibattito sui diritti delle donne e tutela della famiglia alle ex scuderie villa favorita
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All’interno della mostra collettiva IL CUORE DELLE DONNE, si è tenuto ieri alle ore 18:00 presso le ex scuderie di villa favorita il dibattito sui diritti delle donne e tutela della famiglia fortemente voluto dall’Ordine degli  avvocati di Torre Annunziata.

La brillante moderazione del gionalista Salvatore Perillo fa da apertura alla serata che successivamente ha visto gli interventi dell’avv. Gennaro Torrese, Sportello antiviolenza ed antistalking istituito dall’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata, poi l’avv. Gabriella Spadaro, con l’ Introduzione del Tema del convegno.
A seguire sono intervenute l’avv. Graziella Silvetti, Mediazione come risorsa nella risoluzione dei conflitti familiari, con la proiezione di slides sulla tematica della mediazione dei conflitti familiari ed infine l’avv. Maria Elena Palomba, esperta nella gestione della crisi familiare.

Molto interessante anche a testimonianza della dott.ssa Colomba Formisano, consigliere comunale e presidentessa della commissione sanità per il consiglio comunale di ercolano, che ha ricordato la sua personale esperienza come medico nelle emergenze ASL ed i tanti casi di violenza e di abusi che ha dovuto assistere in qualità di medico prima con la prospettiva particolare di donna e di madre.

In chiusura gli interventi della prof. Carmela della gatta, membro ed organizzatrice per il FOTOFORUM e di Rosa Visciano presidentessa del GAZEBO ROSA ONLUS.

Infine dopo il dibattito apertivo e buffet offerto dalla struttura che ha ospitato l’evento ovvero Il caffè letterario delle ex scuderie di Villa favorita rappresentata dalla sig.ra Imma Sorrentino.

Courtesy photo by Angelo casteltrione

Nicoletta Cozzolino

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Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Reportage fotografico mostra il cuore delle donne presso le ex scuderie villa favorita
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Grande successo di pubblico con le prima due giornate della mostra collettiva fotografica IL CUORE DELLE DONNE, presso il caffè lettarario delle ex scuderie di villa favorita, nelle prime due giornate  del 9 e 10 ottobre 2015. Si inizia il 9 ottobre con il vernisagge con la partecipazione di Maurizio Saleseamministratore di FotoForum (presentazione del gruppo FOTOFORUM) e dott.ssa Teresa Civitella –   docente Liceo classico “G . De Bottis (“La donna :il motore della storia). C’è stato anche il bellissimo momento musicale  a cura dei maestri     Angelo Ruggieri ( flauto) – Giuseppe Del Plato (chitarra).

Nella giornata di sabato 10 ottobre la bellissima presentazione del libro “Federica la ragazza del logo” in cui sono intervenuti il dott.  Massimo Mangiapelo autore del libro – Emilio Orlando giornalista de La Republica

Successivamente il bellissimo intervento della dott.ssa Olga Nocerino – ” Comitato donne Aifos Prospettive al femminile:salute e sicurezza negli ambienti di vita”. Successivamente la testimonianza della sig.ra Rosa Visciano Presidente del Gazebo Rosa onlus –   Il Femminicidio. Testimonianza territoriale. Infine il momento di recitazione e musica con l’attrice Susy Mennella insieme al grande sassofonista Marco Zurzolo e del bravo chitarrista Gianluigi Esposito.

Carmela della gatta :” Un’altra bellissima serata si è conclusa…torno a casa con un passo leggero e gli occhi pieni di tante immagini scattate in queste ultime due giornate. Mi sento bene, felice ,nonostante la pioggia che di solito mi intristisce, come faccio a non esserlo? Ho ricevuto la stima e sentito l’affetto dei tanti amici che hanno voluto esserci , ho conosciuto persone belle ,positive, in gamba, ho avuto la conferma che certe “reti” di relazioni si creano quasi per magia ,quando ci si ritrova a parlare la stessa lingua e ad usare la stessa quantità di cuore. Il confronto, l’incontro è sempre foriero di grande crescita ed io mi sono provata in questa nuova grande avventura insieme a compagni di viaggio che hanno risposto subito ad una chiamata d’amore per ciò in cui credono. È stato bello costruire qualcosa di nuovo e ancora di più vedere quanto la gente cerchi l incontro con temi importanti e tra se stessa …ne ha bisogno …ne abbiamo bisogno per migliorarci e sentirci meno indifesi meno soli…grazie e a presto Angelo Casteltrione Imma Sorrentino Teresa Civitella Maurice Gennaro Di Mauro Rosa Visciano Angelo Ruggieri Susy Mennella Massimo Mangiapelo “

fotogruppoRosa Visciano dalla sua pagina facebook :” GRAZIE A TUTTI ….finalmente…… Un lavoro straordinario svolto da realtà esplosive e valide. Ho avuto il cuore in gola e le emozioni che mi scappavano da tutti i pori …e vi assicuro che ne ho tanti. …ieri parlavate tutti la mia lingua …incompresa da tanti. …eravamo sulla stessa lunghezza d’onda un connubio perfetto tra CULTURA ARTE MUSICA SPETTACOLO FORMAZIONE SOCIALE ….una sinergia perfetta come se avessimo studiato insieme i copioni scritti dalle nostre consapevolezze.
Da adesso credo che saremo sempre di più sicura che per coloro che ne hanno bisogno avrete una parola giusta. I semini stanno diventando piantine …Avanti tutta ora tocca agli avvocati per completare la squadra.
Imma Sorrentino Angelo Casteltrione Veronica Entropia Bottigliero la prof. Carmela Della Gatta ed i suoi musicisti la straordinaria Teresa Civitella Maurice Gè lo scrittore @massimo mangiapelo I fotografi tutti , Susy Mennella e i suoi Artisti.
Marianna Spina Vera Cera Ada Pappacoda Concita Sollazzi Jessica Sorrentino Rosa Magliulo Michele W. Sorrentino Monia Merone Andrea Manuela Merone Marco Bottigliero Chiara Fiori Sergio Eco i giornalisti tutti il ‪#‎comunediercolano‬ Salvatore Iengo ‪#‎scuderiedivillafavorita‬ grazie a tutti….per finire un grazie speciale va a te Olga Nocerino il tuo intervento è stato limpido scorrevole e comprensibile per tutti tvb. Se ho dimenticato qualcuno perdonatemi.

Programma completo dell’evento:

https://www.bloginresina.it/programma-mostra-fotografica-collettiva-il-cuore-delle-donne-dal-6-al-14-ottobre-2015/

 

                        

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Vincenzo de luca incontra la cooperativa mercato di resina alla festa dell’unità ad ercolano
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Vincenzo de luca incontra la cooperativa mercato di resina alla festa dell’unità ad ercolano

Un ringraziamento speciale va al sindaco Buonajuto alla dott.ssa Assunta Tartaglione alla dott.ssa Saulino per averci invitato alla festa de L’Unità.
Un ringraziamento molto speciale va al nostro amico Ciro Cozzolino della MON JARDIN azienda leader nell’arte fiorista in Ercolano in via tirone di Moccia,che ci ha offerto tanti fiori per farci omaggiare gli ospiti alla festa…grazie alle tante persone non di Ercolano (ma anche di Ercolano) che si sono avvicinati al nostro stand con curiosità e complimenti.

Ieri ultima giornata della festa de l’unità ad Ercolano,la COOP ha incontrato il giornalista Peppe Iannicelli già nostro amico,poi il presidente della Regione Vincenzo de luca   che il sindaco Ciro Buonajuto ci ha presentato,gli abbiamo un po parlato del nostro mercato e anche lui da giovane ha detto veniva a comprare i montgomery inglesi.

Ciro Buonajuto : “ Si è conclusa la Festa dell’Unità. Sono arrivate in città migliaia di persone e decine di autorità che porteranno con sè un ricordo positivo di Ercolano. E mi fa piacere che a questa manifestazione abbiano attivamente partecipato alcune delle realtà positive della città. Gli stand di Ercolano Capitale, Mercato di Resina, Radio Siani e Giovani Democratici hanno mostrato per sei giorni le nostre eccellenze a migliaia di persone. Dobbiamo essere fieri di loro.”

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Programma Mostra fotografica collettiva il cuore delle donne dal 6 al 14 ottobre 2015
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FOTOFORUM ATTIMI NEL TEMPO

Presenta

“ Il cuore delle donne”

Dal 6 al 14 ottobre 2015

Mostra fotografica collettiva

In collaborazione con :

IL GAZEBO ROSA ONLUS E FONTETICA

Con il patrocinio del :

  • COMUNE DI ERCOLANO
  • ORDINE DEGLI AVVOCATI DI TORRE ANNUNZIATA
  • COMMISISIONE PARI OPPORTUNITA’ DELL’ORDINE DEGLI   AVVOCATI DI TORRE ANNUNZIATA
  • COMITATO AIFOS donne
  • BANCA DI CREDITO POPOLARE di TORRE DEL GRECO

      Presso “LE SCUDERIE” – Caffè letterario di Villa Favorita Resina n. 330/332  – Ercolano – tel: 081.7778052

 PROGRAMMA DELL’EVENTO :

Dal 6 al 14 ottobre dalle 10:00 alle 20:00 esposizione e visita della mostra fotografica.

Venerdi 9 ottobre ore 18.00 :

VERNISSAGE

Con la partecipazione di :

Maurizio Saleseamministratore di FotoForum (presentazione del gruppo FOTOFORUM) e dott.ssa Teresa Civitella –   docente Liceo classico “G . De Bottis (“La donna :il motore della storia)

Momento musicale a cura dei maestri:

                                              Angelo Ruggieri ( flauto) – Giuseppe Del Plato ( chitarra)

Sabato 10 ottobre ore 18.00 :

PRESENTAZIONE DEL LIBRO   – “FEDERICA LA RAGAZZA DEL LAGO”

Intervengono: Massimo Mangiapelo autore del libro

Emilio Orlando giornalista de La Republica

Seguiranno:    Rosa Visciano – Presidente del Gazebo Rosa onlus

                       Il Femminicidio. Testimonianza territoriale        

                          dott.ssa Olga Nocerino – Comitato donne Aifos – Prospettive al femminile:salute e sicurezza negli ambienti di vita”

Martedi 13 ottobre ore 18.00 :

TAVOLA ROTONDA    “DIRITTI DELLE DONNE E TUTELA DELLA FAMIGLIA” (*)

Moderatore :   Salvatore Perillo

Intervengono :

avv. Gennaro Torrese, Sportello antiviolenza ed antistalking istituito dall’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata

avv. Gabriella Spadaro, Introduzione del Tema del convegno

avv. Graziella Silvetti,    Mediazione come risorsa nella risoluzione dei conflitti familiari.

avv. Maria Elena Palomba, L’avvocato nella gestione della crisi familiare.

(*) “Evento accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata pertanto ai partecipanti saranno riconosciuti nr.3 crediti ai fini della formazione professionale”.

Info e Credits :

Ordine avvocati torre annunziata

Banca di credito Popolare

Gazebo Rosa Onlus

Fotoforum attimi nel tempo

Comitato donne aifos

Comune di Ercolano

 

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Venerdi 25 settembre Vita Pensiero ed Opere di Francesco Mastriani presso caffè letterario ex scuderie ercolano
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Continuano i venerdì letterari correlati alla mostra Ombre prosequio presso il caffè letterario ex scuderie villa favorita ercolano.

Convegno su: “ Vita,  Pensiero  ed  Opere  di Francesco Mastriani ”, che avrà luogo in Ercolano (Na) presso le “ Scuderie di Villa Favorita ”- Corso Resina n. 291, il 25 settembre p.v. con inizio alle ore 18,30 organizzato dagli eredi del celebre romanziere napoletano, Emilio e Rosario Mastriani.

 MODERATORE: Prof. Gennaro Mantile, Presidente “Associazione Nazionale Mondoscuola”.

 RELATORI:

Pasquale Capo, già Capo Dipartimento MIUR e Provveditore agli Studi di Napoli:

“ Mastriani e la Trilogia Socialista”;

  • Emilio Mastriani, già Segr. Gen. Uil-Scuola Campania: “Prosapia (DNA e Genealogia di Mastriani); Il pensiero, gli errori ed i pregi del romanziere napoletano; Polemica desanctisiana”;
  • Rosario Mastriani, ricercatore: “ I falsi, le estrapolazioni ed i doppioni dei romanzi pubblicati da Editori e Librai senza scrupoli, nella vasta opera Mastrianesca ”;

 

INTERVENTI PROGRAMMATI:

 Emanuele Cerullo, studioso: ”Mastriani, tra gotico ed attualità. Cenni sui romanzi inediti del romanziere napoletano”;

  • dott.ssa Anna Gertrude Pessina, già Docente negli Istituti Psicopedagogici, scrittrice: “Francesco Mastriani, un escluso”;
  • dott.ssa Patricia Bianchi, Docente di Linguistica c/o Università “ Federico II” di Napoli, scrittrice: ”Lingua e stile in Mastriani”;
  • dott.ssa Cristiana Anna Addesso, Docente di Filologia Moderna c/o Università “Federico II” di Napoli, scrittrice: “Che somma sventura è nascere a Napoli: rileggere e rivalutare Francesco Mastriani”.

 

Per info e contatti:

Avv. Luigi Sulo Mastriani – cell. 3394822981 – email – lumast@hotmail.it

Dott. Emilio Mastriani – cell. 3296110591 – email – emilio.mastriani@fastwebnet.it

 

BREVI NOTIZIE SULLO SCRITTORE

Francesco Mastriani è stato uno dei più prolifici romanzieri napoletani. Autore di ben 105 romanzi tra i quali si annoverano: La Cieca di Sorrento, La Sepolta viva, Il mio cadavere, La Medea di Porta Medina e la famosa trilogia socialista (I Vermi, Le Ombre ed i Misteri di Napoli). E’ stato anche autore di numerose commedie teatrali rappresentate al teatro S. Ferdinando di Napoli, ove è stata affissa sulla facciata, una targa con profilo. A lui è stata dedicata anche una scuola elementare (76° Circolo Didattico di Napoli) ed una stradina (Vico Francesco Mastriani), oltre ad una targa commemorativa, nella sua ultima dimora in Via Penninata San Gennaro dei Poveri ed un busto al Museo S. Martino di Napoli, opera del maestro Cifariello.

Alla sua morte il poeta Salvatore D’Aco scrisse:

E’ muorto!

Chiagnite, si … chiagnite tutte quante

De Napole signure e munezzaglia;

E’ Muorto chi pittava pure ‘e sante

E la suzzosa, nera, prevetaglia!

E’ muorto: ma facimmencella a chiante

Nu’ torne chi scenneva a la battaglia

E scommigliava ‘e zelle overo a tante

Nu so chi era, tutta la canaglia.

Da Foregrotta mmiez’ ‘a lu Mercato,

Napole, tutte quante, ‘o cunusceva

Chist’omme dotto, vero alletterato,

ch’ ’e pene de lu popolo sparteva …

E’ muorto faticanno, disperato,

E pure muribondo isso scriveva!

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Video evento la rivoluzione napoletana del 1799 presso caffè letterario ercolano
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Venerdì 18 settembre 2015 ore 19.00, Ercolano (Napoli) – Caffè letterario “le scuderie di Villa Favorita” – Incontro su: La Rivoluzione Napoletana del 1799, insegnamenti e valori. Sono intervenuti: Ciro Bonaiuto Sindaco di Ercolano, Nino Daniele Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Giovanni Cardone storico e critico d’arte, Antonella Orefice storica e direttore del Nuovo Monitore Napoletano, ha moderato l’incontro Salvatore Perillo giornalista TV City e Comuni Vesuviani news.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

18 settembre 2015 Venerdì letterario presso caffè letterario ex scuderie courtesy photo by Ferdinando Scognamiglio
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Come evento integrante alla mostra Ombre Prosequio di Amedeo Gabucci in arte deò a cura di Giovanni Cardone presso Caffè Letterario ex scuderie di Villa Favorita – Corso resina 330 Ercolano, con il Patrocinio del Comune di Ercolano in collaborazione con la Universum Academy Switzerland – Regione Campania , e con l’Associazione Culturale Libera/mente, si è tenuto il secondo appuntamento dei Venerdì letterari.
In data di ieri Venerdì 18 settembre 2015 con a tema La Rivoluzione Napoletana del 1799 – Insegnamento e Valori, patrocinata dall’Archivio Diocesano di Napoli.
Nella splendida cornice dello spazio espositivo del Caffè letterario ex scuderie di Villa favorita, sono intervenuti il sindaco di Ercolano avv. Ciro Buoanjuto, il dott. Nino Daniele Assessore alla cultura del Comune di Napoli, Antonella Orefice Storica e Direttore del Nuovo Monitore Napoletano, Amedeo Gabucci in arte Deò, gli interventi sono stati moderati dal dott. Salvatore Perillo Giornalista tv city – Comuni Vesuviani News.
Grandissima la partecipazione di pubblico tra i quali studiosi giornalisti ed appassionati di storia locale per un tema così strettamente legato al territorio vesuviano e napoletano.
Si ringraziano per l’occassione la dott.ssa Imma Sorrentino per la sapiente gestione ed organizzazione degli spazi espositivi, il web designer Salvatore Iengo per la comunicazione dell’evento sul portale storico www.bloginresina.it e la capillare diffusione del medesimo evento sui social network.
Ercolano 19 settembre 2015
L’organizzatore della mostra e storico dell’arte Prof. Giovanni Cardone

Courtesy photo by Ferdinando Scognamiglio

 

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Archeologia e ambizioni borboniche il saggio sul tour degli scavi di ercolano in tutta europa
settembre 11, 2015
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Siamo stati contattati dal sig. Aniello Di Iorio studioso ed appassionato di archeologia e degli scavi di ercolano che diversi anni fa ha scritto un bellissimo saggio sul primo tour in tutta europa dei primi ritrovamenti per volontà di carlo di Borbone. Un documento eccezionale frutto di un lavoro di ricerca in archivi stranieri spagnoli ed inglesi racchiusi in questo bellissimo saggio. Ne pubblichiamo uno stralcio.

 

ARCHEOLOGIA E AMBIZIONI BORBONICHE

Dal 1757 il primo tomo delle Antichità di Ercolano esposte prese le vie le vie dell’Europa, mostrando, finalmente, i tesori ritrovati alle falde del Vesuvio. Altri volumi l’avrebbero seguito fino al 1792, soddisfacendo quella Repubblica delle Lettere che tanto aveva atteso per conoscere gli straordinari monumenti sepolti dalla catastrofica eruzione del 79 d.C.2

tomoprimoL’attesa era dovuta, oltre che ai tempi di lavorazione necessariamente lunghi, soprattutto alla determinazione regia di riservarsi l’esclusiva per la riproduzione dei materiali venuti alla luce: l’immagine che poteva derivarne a Carlo di Borbone era di sostegno alla costruzione di un’identità per quel Regno nato, in ultima analisi, dagli equilibri internazionali nel 1734. La pubblicazione dei ritrovamenti ercolanesi era il naturale sviluppo di un’impresa iniziata alcuni anni prima, che aveva catturato in modo inusitato l’attenzione degli antiquari del tempo fin dalla ripresa carolina del 1738, quando gli scavi, patrimonio personale della monarchia, costituivano solo un corollario della reggia di Portici, edificando la quale gli ingegneri militari si imbatterono nel sito, peraltro già in parte esplorato ed utilizzato anni prima, come è noto, dal principe d’EIboeuf.

Peculiarità di Ercolano, risvegliata dal sonno in cui era stata confinata in un istante preciso, era la scoperta non solo di strade, edifici pubblici e privati con ricche decorazioni ed iscrizioni, ma anche, ed in abbondanza, di oggetti attinenti alla quotidianità: utensili domestici, attrezzi di mestiere, vasi ed altro tornavano a nuova vita prelevati sotto gli ottantasei palmi di materiale vulcanico da cui il territorio era ricoperto. Nuove radiose prospettive si aprivano, abbastanza chiaramente avvertite da quanti lavoravano per la corte ancora negli anni cinquanta del secolo al progetto ercolanese: mentre «il Re Cristianissimo [Filippo V] colla forza delle armi va conquistando nuove città […] V.M. estende sotto terra le proprie conquiste […]. La conquista [sotterranea, ndr] accresce, se non la potenza, almeno la gloria di quella Regale Famiglia»3.

Meta immancabile del Grand Tour, «Ercolano si rese l’oggetto della comune curiosità, l’argomento del discorso di ogni genere di persone. Ercolano ancora al presente adesca chiunque à del gusto, e fa popolo in ogni benché lontano paese, che sia da gente colta abitato […]. Dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dalla Spagna, dall’alta e dalla bassa Alemagna, dall’Ungheria, dalla Polonia, da’ Paesi settentrionali, e da tutta l’Italia sono concorse in frotte le genti per chiarirsi di sì meravigliosa discoperta, e molti pieni di nuovi lumi, tutti di stupore se ne sono partiti […]»4.

Gli scavi produssero un viavai continuo: «[…] Da tutta l’Europa non barbara, ove è giunta la fama di sì meravigliosa disco­perta, senza perdonarla agli incomodi, che seco indispensabilmente porta un lungo disastroso viaggio, vengono del continuo in frotta le genti per chiarire cogli occhi propri, non solamente del vero sito, e delle Reali indubitate ruine di Ercolano, che di quanto da esse dissotterrato compone il vostro rinomato Museo, tanto più stu-pendo, quanto che nella massima parte sua formato di Monumenti, che si cavarono da una città sola per molti secoli stata sotto terra sepolta»5. I viaggiatori «[…] colla mente piena zeppa di meraviglie se ne ritornano»6 a diffondere le conoscenze nuove, ma con ovvie difficoltà. Infatti era arduo accedere alla visione dei reperti: quanti ne ebbero possibilità erano sorvegliati a vista allo scopo d’impedire che se ne facessero i disegni7; alcune incisioni videro la luce, prima dei tomi napoletani, riproducendo le opere ammirate, ma ritratte a memoria e con immancabili errori8.

La vicenda ercolanese avrebbe accompagnato il radicamento dei Borbone sul territorio: dall’iniziale depredazione di quei tesori, si passò a pubblicarne le bellezze, esplicando una funzione didattica universalmente riconosciuta.

Quelle scoperte, proprio per la loro varietà e vastità, posero problemi assolutamente nuovi in relazione a prelievo, restauro ed esposizione museale, dando avvio all’archeologia moderna. La rappresentazione grafica ed i relativi commenti costituivano l’ultima fase dei lungo percorso, sublimazione dei lavoro di molti ingegni, frutto di investimenti di migliaia di ducati9: fu necessario organizzare la Stamperia Reale10 per la riproduzione delle incisioni curate dalla Scuola d’Incisione di Portici appositamente costituita e fondare, nel dicembre 1755, l’Accademia Ercolanese per illustrare i reperti11.

logoAnimava quelle istituzioni, in un primo momento, l’intento di rendere gloria al casato e, successivamente, anche quello di preparare. con il rafforzamento dell’immagine, il gradimento internazionale di Carlo alla successione sul trono di Spagna. Col tempo le rilevantissime somme investite contribuirono non solo a creare nuovi settori di lavoro, fonti di reddito per un consistente numero di famiglie, ma anche a fondare nuove branche dell’archeologia: una fra tutte fu lo studio dei papiri ritrovati nella villa dei Pisoni.

Lo svolgimento degli eventi, sommariamente riferito, non fu lineare: l’impresa era nuova e numerosi furono gli errori compiuti. fra cui spiccò l’inadeguatezza di Bayardi a commentare i tesori ritrovati12; sconosciuta è la vicenda che segue.

Alla pubblicazione dei ritrovamenti la Casa reale s’interessò già nei primi anni quaranta: lo testimonia il fatto che, nel maggio 1746, «El Rey ha resuelto, que por la Thesoreria General se Paguen luego a don Bernardo Buono, diez ducados, que hà suplido en ligar y enquadernar ricamente dos libros grandes contenentes las copias de las figuras de las Antiguedades de Resina […]»13.

La somma conferita a Bernardo Buono14 non appaia tenue: dieci ducati erano tantissimi per due soli volumi, ma la spesa era necessaria, ultima e doverosa, per la presentazione al sovrano della riproduzione a stampa dei ritrovamenti ercolanesi, già tanto attesi in

quel 1746. Il pagamento aveva un significato che andava oltre il semplice valore venale, anzi appare particolarmente importante, in quanto ordinato di persona dal primo Segretario di Stato Giuseppe Gioacchino di Montealegre, marchese di Salas, in nome del re; l’ordine andava, tramite la Segreteria d’Azienda, alla Tesoreria Ge­nerale, massimo organo dell’amministrazione delle finanze del Regno. L’attivazione di alcune fra le più alte cariche dello Stato era possibile solo avendo presente che il destinatario dei «due libri ligati in alacca fina indorati, che appartengono alle antichità di Resina»15 era proprio il re.

Il rimborso a Bernardo Buono fa conoscere, indirettamente, anche il contenuto dei due volumi: si trattava una raccolta di incisioni {estampas) di formato grande aventi ad oggetto i ritrovamenti di Resina, corne si diceva ancora nel 1746, almeno due anni prima che si cominciasse a scavare anche nella località «della Torre dell’Annunciata in un luogo detto Civita, dove a un di presso può credersi che fosse situata l’antica Pompei»16.

La raccolta costituiva il primo prodotto finale della vicenda archeologica ercolanese, perfettamente in linea con la crescita di prestigio della monarchia dopo gli eventi di Velletri dell’agosto 1744: seppellite definitivamente le ambizioni austriache sul regno delle Due Sicilie, con la stampa dei ritrovamenti si poneva, scientemente, una similitudine con le grandezze dell’antichità, nell’intento di rafforzare il prestigio della mo­narchia. L’impresa, avviata da Montealegre, fu condotta a termine nel 1746, un anno dopo la sua esclusione dal governo, con l’avvento di Giovanni Fogliani.

Il fervore della prima metà degli anni quaranta intorno aile scoperte di Resina ha testimoni coevi: Bernardo De Dominici scriveva nel 1742 che «[…] per ora sta il Gaultier impegnato al servizio del nostro clementissimo Re Carlo di Borbone nell’incidere le preziose antichità, e belle statue sotterrate nella Real Villa di Portici»17.

Ma ancora prima Antonio Francesco Gori aveva riferito che «[…] i molti scavamenti fatti nella real Villa di Portici e i monumenti insigni ritrovati […] hanno fatto risolvere Sua Maestà il Re delle Due Sicilie a far disegnar tutto con somma diligenza, per darsi poi alla luce colle stampe […]»18   .

In effetti la pubblicazione, già alla meta degli anni quaranta, era il migliore veicolo di propaganda di un museo che «[…] fra cinque in sei anni tale che qualsivoglia monarca in più secoli non potrà averlo simile […] Il nostro re si dimostra adesso geloso all’estremo di tutto, e già tutto si conserva e si son fabbricate più stanze sotto le logge reali del gran Palazzo di Napoli per situare (ma non sappiamo quando) il tutto con ordine, e con l’assistenza forse di Persone dotte dell’Antichità […]»19.

……..

Durante l’indagine amministrativa condotta nel 1753, e ciò oggi maggiormente interessa, non fu mai messa in dubbio l’esistenza del lavoro d’incisione.

Dall’officina di Francesco Ricciardi, dunque, un prodotto certamente uscì, perfettamente in linea con le aspettative reali. Produrre i «due libri ligati» fu una scelta consapevole e determinata, alla quale si era dato seguito coinvolgendo l’apparato politico-amministrativo. Centro e motore dell’iniziativa era la prima Segreteria di Stato, cui, peraltro, giungevano, insieme a tutte le richieste dell’Intendente del sito reale di Portici, le relazioni su quanto si reperiva negli scavamenti, alla cui riproduzione erano finalizzate le incisioni.

Dalla Segreteria di Stato, che gestiva l’impegno economico per tutti i real servizi, partivano le disposizioni; in particolare, per questo settore amministrativo, essa impartiva gli ordini alla Segreteria d’Azienda, con a capo Giovanni Brancaccio, alla Tesoreria Generale, guidata da Giovanni Echevarria, ed all’Intendenza di Portici retta da Bernardo Voschi29. Dagli alti livelli burocratici dipendeva un apparato, costituito da ingegneri-periti della Camera della Sommaria, ufficiali pagatori, segretari, corrieri, scrivani, aiutanti, eccetera; tutte le operazioni di spesa, ad ulteriore garanzia, erano soggette alla revisione della Giunta dei Conti della Casa reale30. Non è pensabile che l’intero apparato abbia preso un abbaglio nella vicenda sollevata da Cepparuli.

L’attività d’incisione, peraltro, sarebbe continuata ancora nel 1746, anno del rimborso dei dieci ducati a Bernardo Buono, testi-moniata da Sesone che chiedeva di essere pagato per l’incisione di una « figura del Pottino tirato sopra carro da due leoni intagliato à bolino», e di altre due «figure di una donna per ciascheduna figura intagliati ad acqua forte, e ritoccate a bolino»32. Il Gaultier, poi, per «quattro rami» di «varias figuras de las Antiguedades de las Grutas a Resina» avrebbe avuto poco più di sei ducati per il prezzo del rame, poiché il suo «trabajo se lo ha satisfecho separadamente»33. Ancora l’anno successivo Ferdinando Sanfelice «Avendo riconosciuto li quattro rami intagliati à bolino da Francesco Sesone dell’antichità trovate nella Real villa di Portici, in uno una tigre rabante, in un altro un cerbo rabante, e due altri in ogn’uno di essi un … [illeggibile] e considerando la fatica e l’incomodo di esso Francesco Sisone (sic) fatta con tanta sollecitudine, li valuto per docati cinque l’uno, oltre del prezzo del peso delle lamine della rama, che dice essere libre sette e mezza, che secondo il solito importano: a carlini quattro la libra, carlini trenta, et in tutto importa la summa di docati ventitrè»34.

Superata la metà degli anni quaranta, la volontà di pubblicare i reperti si espresse con crescente sistematicità, sia sul piano programmatico che effettivo. Con Gaultier cominciarono gli apporti di artisti stranieri, veri e propri punti di riferimento. Era il modo dei Borbone d’impostare un nuovo lavoro: grandi esperti erano ingaggiati fuori del Regno perché trasferissero la loro esperienza al servizio di un progetto ai cui fini rimanevano, sostanzialmente, estranei35.

………

Per quanto concerne i due tomi rilegati nel 1746 è poco rile-vante se avessero avuto una tiratura; incidere i rami avrebbe avuto senso solo in vista della pubblicazione: per godere della riproduzione dei reperti al re sarebbero bastati dei semplici disegni, senza imbarcarsi in un’attività estremamente più onerosa. Di certo quelle incisioni non ebbero successo.

Il fatto singolare che gli errori compiuti nella prima archeologia moderna si trasferissero nella sua prima rappresentazione grafica pone alcuni quesiti, anche per cercare una spiegazione al fatto che di quei due tomi del 1746 si è smarrita anche la memoria. Forse i due incisori non furono all’altezza del compito loro assegnato? Chi furono Sesoni e Cepparuli?

Del primo Giovanni Gori Gandellini dice: «Romano, attese alla professione dell’intaglio sotto la direzione del Frezza, ed infatti riuscï gran disegnatore, ed intagliatore a bulino, e ad acqua forte. Non lasciò di riportare nelle stampe molte opere di valenti uomini con una dolcezza ammirabile e con gran vaghezza. Viveva a Napoli nel 1733 con somma fama in età di 28 anni [,..]»42. Non era uno sprovveduto, e lo dimostrano i lavori eseguiti ancora prima del ’40: con Ricciardi aveva inciso, su disegno di Ferdinando Sanfelice, una tavola per un testo celebrativo43, ed altre per un lavoro di Thomas Salmon molto in voga in quegli anni44.

Probabilmente anche quelle collaborazioni gli valsero la possibilità di lavorare aile antichità ercolanesi.

Nell’incisione dell’opera di Salmon gli fu collega Cepparuli45, che Gori Gandellini ricorda «napoletano, intagliatore di Sua Maestà il Re delle due Sicilie, fu uno dei prescelti ad intagliare le pitture ritrovate nella dissotterrata città d’Ercolano […]»46; avrebbe lavorato, poi, ad un testo di Giuseppe Maria Pancrazi47, ed a due tavole incluse in uno scritto del principe di Sansevero48; per Serafino Porsile avrebbe inciso tavole per una Relazione, opera celebrativa della famiglia Pignatelli49. Anni dopo sarebbe stato a lungo al servizio della Stamperia Reale, incidendo almeno per i primi sette tomi delle Antichità di Ercolano esposte50, nonostante il giudizio negativo, e forse strumentale, che ne ebbe Ottavio Antonio Bayardi, direttore della Stamperia Reale51.

 Sesone e Cepparuli, dunque, erano artisti di chiara fama, con i quali la corte, come suo solito, ottenne il meglio che il mercato offrisse, il che era anche sottolineato da osservatori d’indubitabile levatura: Ferdinando Sanfelice, ad esempio, faceva l’apprezzo dei lavori del Sesone, «intagliati a bolino» o «ad acqua forte e ritoccate a bolino»52 senza esprimere alcuna opinione riduttiva delle sue capacità.

Perché, allora, il lavoro dei due incisori napoletani non ebbe successo?

La volontà di pubblicare i ritrovamenti, evidente già dalla prima metà degli anni quaranta, era formata ai massimi livelli, ma le aspettative reali avevano trovato impreparati i livelli inferiori, e l’apparato amministrativo non sembrò in grado di reggere alle no-vità: significativo delle incertezze è il passaggio dei pagamenti at-traverso la Segreteria d’Azienda, utilizzata, in quegli anni, anche per le imprese d’incerto futuro, laddove la Tesoreria Generale prendeva in carico le spese sedimentate53.

Un limite delle incisioni poteva essere, a ben vedere, il disegno? In effetti la documentazione nota non riferisce di disegnatori che preparassero i lavori di Sesone e Cepparuli, come se questi ultimi provvedessero anche al disegno.

E ancora: i due tomi, pur contenenti almeno 86 incisioni, mancavano di una concezione unitaria che li animasse? In effetti le fonti riferiscono solo dei materiali rappresentati: «le statue ed altro che si ritrovavano nello scavamento di Resina»54. Ciò, forse, rendeva debole il lavoro, poco rispondente aile aspettative della Repubblica delle lettere, addirittura poco sistematico, data la mole dei reperti. Altro impianto, ripreso dal Montfaucon, avrebbero avuto le Antichità di Ercolano esposte: una tavola con brevi spiegazioni redatte da personaggi di nota ed apprezzata erudizione. Ma per i tomi del ’46 non c’è traccia di persone intente ad illustrare quei tesori.

Fu inadeguato lo stampatore Ricciardi? Forse, e non a caso, una struttura adeguata sarebbe stata costruita, asservita, almeno nei primi anni, alla pubblicazione dei reperti ercolanesi.

La verità è che i due tomi del ’46 esprimevano semplicemente l’attenzione che poteva essere loro dedicata nella prima meta degli anni ’40, sia per capacità complessive che per intenti di spesa. Fu solo un tentativo e perciò se ne è persa memoria. Ma gli errori compiuti in quell’occasione avrebbero indotto iniziative più ambiziose, frenate solo dalla scelta di uomini non sempre all’altezza dei loro incarichi.

La lungimiranza, la tenacia e la competenza di Tanucci avreb­bero consentito solo molti anni dopo il ritorno d’immagine che nel 1746 non era stato possibile ottenere.

Rimane aperta la caccia ai dos libros grandes contenentes las copias de las figuras de la Antiguedades de Resina.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Reportage fotografico mostra Ombre prosequio presso caffè letterario scuderie villa favorita ercolano
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Grande successo di pubblico ieri all’inaugurazione della mostra di arte contemporanea Ombre prosequio con le creazioni di Amedeo Gabucci in arte Deò.

L’organizzazione sapientemente curata da Giovanni Cardone con la grande ospitalità del Caffè Letterario delle scuderie di villa Favorita ad Ercolano gestito con  grande dedizione ed impegno da  Imma Sorrentino , già imprenditrice nell’area vesuviana, con l’organizzazione di molti eventi culturali anche di livello internazionale nelle sale espositive del caffè letterario.

La magia delle foto di un grande fotoreporter quale Angelo Casteltrione.

 

«L’arte di Amedeo Gabucci in arte deò è antitesi e sintesi allo stesso tempo, lo scontro tra la luce e l’ombra è senza fine e senza risoluzione. Penombra non datur. Le linee orizzontali e quelle verticali non generano diagonali. Nelle sue opere lo scontro frontale, l’aporia è tra stasi e movimento, tra spazio e tempo. Tra la presenza fisica incombente della figura, del volto, e la sua instabilità, la sua evanescenza, il suo essere transeunte. Il dissidio insanabile è tra l’essere e il divenire, tra il condensarsi della materia e il suo espandersi, esplodere sino alla dissoluzione. Ma la materia in questione è il colore bianco impresso da un timbro sulla tela, con un gesto apparentemente impersonale. La materia è il nero, l’ombra. Nelle sue  opere  il conflitto invece è triplice, tra linee orizzontali e linee verticali, tra luce ed ombra,  tra gesto e segno, tra le scisse e le ordinate che non si incontrano. Le forze spingono in direzioni ortogonalmente opposte senza incontrarsi, senza fondersi. I gesti orizzontali si sovrappongono o più spesso giustappongono a quelli verticali, generando tensioni. La luce è il risultato  di un gioco dove l’ombra affiora morbida e sfumata, quasi evanescente, oppure incombe a larghe strisce dai contorni indefiniti. L’ombra è un panno morbido che avvolge. La luce è un gesto che rende unica l’opera .L’ombra in deò non è assenza di luce, ma presenza immanente, imprescindibile, incombente. Forse, addirittura, è la luce ad essere assenza di ombra, mancanza, negazione. Non che tutto questo non ci fosse anche prima. Solo che adesso il rigore estremo di queste opere mette a nudo brutalmente gli schemi, e al tempo stesso li rende anche più prepotentemente efficaci. E come possiamo chiamare il conflitto irrisolto tra luce ed ombra, tra essere e divenire, tra gesto e segno, tra orizzontalità e verticalità.  A ciascuno poi, se lo vorrà, la possibilità di cogliere i risvolti metaforici di alcuni di questi poli contrapposti: luce ed ombra,gesto e segno, orizzontale e verticale».

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Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Il Vesuvio e Resina sulle edizioni Baedeker le prime guide turistiche metà ottocento
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A Thomas Cook, organizzatore nel 1864 ciel primo viaggio in comitiva in [talia che’ sia stato mai organizzato, può essere fatto risalire l’inizio di una nuova era, l’atto cii nascita del turismo moderno Cl). In quei primi anni del regno d'[talia si verificò tutta una serie di eventi che rivoluzionarono l’arte del viaggiare: l’avvento, delle ferrovie, l’apertura dei trafori del Fréjus e del Gottardo, l’inaugurazione della cosiddetta “Valigia delle Indie”, l’apparizione dei grandi breviari del viaggio nella Penisola di John Ruskin e di Jacob 8urkhardt, nonché quella dei Baedeker.

Vintage_Baedeker_04bpopLa storica svolta si può anzi riassumere proprio con le parole di questo grande benemerito del turismo moderno: Karl Baedeker.

Non è un caso infatti che i tre volumi rossi, telati, tascabili, dedicati ali’Italia dal celebre editore di Lipsia, appaiano proprio in quegli anni, tra il 1863 e il 1867.

Scriveva il Baedeker nella prefazione: «Dai tempi più remoti e sino al giorno d’oggi l’Italia ha esercitato una potente attrazione sugli abitanti di regioni più settentrionali, e un viaggio in Italia è stato spesso l’agognato desiderio di innumeri aspiranti viaggiatori. Oggi questo desiderio può essere appagato con comparativa facilità. Il Nord Italia è congiunto da una strada ferrata diretta con la parte meridionale della penisola fino a Napoli e Brindisi, e presto il compimento della grande rete permetterà di penetrare nell’ interno di province mai sinora percorse dal1′ ordinario viaggiatore. La rapidità di locomozione non è tuttavia il solo vantaggio ottenuto. Un unico sistema monetario è succeduto alle numerose e incomprensibili varietà di monete prima in uso; le noie inseparabili da passaporti e dogane, da cui il viaggiatore era assalio a ogni frontiera e perfino dinanzi a insignificanti cittadine, sono state per la maggior parte abolite, ed energiche misure sono state prese al fine di por termine alle estorsioni di vetturini, facchini e altri membri di questa irritante categoria di persone…».

I “Baedeker” rappresentarono in effetti l’apparizione di uno strumento di viaggio di una completezza, razionalità e meticolosità senza precedenti: un prezioso condensato di esperienze nell’arte del viaggiare creato dall’autore a costo di cluro lavoro, percorrendo di persona ogni itinerario e annotando i più minuti dettagli per ua nuova specie di viaggiatori che il progresso aveva creato proprio allora: i turisti.

È ora il caso di ricordare anche il turismo degli italiani, che, com’è noto, sbocciò in ritardo rispetto a quello dei forestieri e per contraccolpo delle voghe straniere. Qui daremo la parola all’ abate Stoppani, per il quale bisognava «applicare alla nazione il nosce te ipsum che la sapienza dell’antichità ha posto come base della sapienza dell’individuo… Nelle condizioni politiche che resero per tanto tempo gli italiani stranieri all’Italia, le stesse persone colte e meglio educate, si trovano sovente in difetto delle nozioni più elementari sul bel Paese».

Stranieri in patria: questa sua celebre frase ci fa comprendere perché negli italiani migliori il turismo fu subito concepito in chiave nazionale. Non era cioè, come per gli stranieri, ricerca di una seconda piccola patria; ma conoscenza della grande patria comune, appena riunita e ancora mal conosciuta. E così, mentre i forestieri calavano da noi e spesso si facevano cittadini di elezione del nostro paese, il turismo nostrano doveva aiutarci a «fare gli italiani».
Uno dei maggiori protagonisti dello sviluppo del turismo italiano fu Luigi Vittorio BertarelIi, fondatore del Touring Club nel 1894. Sua iniziativa fu l’invio vio ai soci, nell’ agosto del 1927, di 400 mila esemplari della Guida di Napoli e dintorni, nella cui prefazione si poteva leggere: «Napoli e dintorni: vi è qualcosa di affascinante anche nella semplice enunciazione del titolo. Ma noi riteniamo che il contenuto superi l’aspettazione, sia perché il lembo d’Italia descritto è uno di quelli in cui più sono condensati bellezze e fenomeni di natura impareggiabili, sia perché l’esperienza affinata ormai con un lungo esercizio, ha consentito di mettere a profitto tutte le risorse che potevano concorrere alla migliore riuscita del lavoro».

Ecco gli itinerari previsti per la classica gita dell’ascensione del Vesuvio:

«L’ascensione si fa abitualmente: l°, da Ovest, partendo da Pugliano (parte superiore di Resina), sia con la ferrovia funicolare Vesuviana, che ivi ha la sua Stazione inferiore (ed è questo il mezzo più rapido e più comodo e la via più frequente) sia con la carrozzabile dell’Osservatorio e di là per mulattiera e sentiero -2°, da Sud, partendo da Boscotrecase, per carrozzabile e carreggiata, poi per mulattiera -3° e 4°, da Ottaiano e da Somma Vesuviana, cioè da Nord Est e da Nord, salendo alla Punta del Nasone, la cima più elevata della cresta del Monte Somma. Queste varie vie di salita si prestano a diverse interessanti traversate. Si consiglia di fare l’ascensione con bel tempo e quando non spira scirocco. Preferire i periodi nei quali il vulcano è in una fase un po’ accentuata di attività. L’ascensione da Ovest non richiede equipaggiamento speciale, che invece è necessario per le altre […].

Ascensione da Occidente, per due vie:
a) con la Ferrovia e Funicolare Elettrica Vesuviana “Thomas Cook and Son” (Uffici nella Galleria Vittoria, via Chiatamone, Napoli). L’escursione, andata e ritorno da Napoli, richiede circa 5 ore. Con la Circumvesuviana (partenza ogni ora; fino a Pugliano, I classe, lire 2,20; III, lire 1,45; col diretto di lusso, 5,50 e 2,50); oppure in vettura (percorso poco comodo per la lunghezza e per lo stato delle strade) a Pugliano in 21-31 minuti, donde con la ferrovia e funicolare in 55 minuti all’orlo del cratere. Il prezzo del biglietto da Napoli alla Stazione superiore della Funicolare e ritorno è di lire 94,30 […].
Sulla Ferrovia Vesuviana si hanno normalmente 4 corse giornaliere, in coincidenza coi treni della Circumvesuviana: alle 8,45 (diretto), alle 10 (omnibus), alle 13,45 (diretto), alle 15 (omnibus).

Al ritorno, breve sosta a Pugliano; così che i viaggiatori possono essere di ritorno a Napoli rispettivamente alle 13,53, 14,51, 18,08, 18,51. Dal 15 maggio al 15 settembre, ogni martedì, giovedì e sabato si fanno corse serali da Napoli al cratere, in partenza da Pugliano alle 17,15 e ritorno in tempo per prendere l’ultima corsa del tram (ore 22,20) per Napoli (piazza Municipio) –

A Pugliano la Stazione inferiore della Vesuviana è di fronte a quella della Circumvesuviana. La lunghezza totale della Ferrovia e Funicolare Vesuviana è di circa 9 chilometri. Il primo tratto della Ferrovia, di 4 Km., è a semplice aderenza, con una pendenza massima dell’8%; il secondo tratto, di 1500 metri, è dentato, con la pendenza del 18-25% (dislivello, m. 346); il terzo tratto, di 0,2 km., ritorna a semplice aderenza con pendenza dell’ 8% e porta alla Stazione inferiore della Funicolare: questa, rifatta nel 1909-10 un poco a sud della precedente, distrutta dall’eruzione del 1906, è lunga 820 metri (dislivello, m. 385), con pendenza del 49-55%. Le vetture della Ferrovia sono capaci di 32 viaggiatori; quelle della Funicolare, di 20.

Stazione Inferiore Pugliano Cook, m. 67.

La linea gira verso Nord, poi prende la direzione Nord Est salendo tra vigneti che producono il Lacryma Christi, tra ville e giardini e numerose case coloniche. Si arriva alla colata lavica del 1858, poi a quella del 1872. Km 4, Stazione Centrale (generatrice). La linea si svolge nel tratto dentato e nel versante del M. Canteroni, attraverso castagneti sul margine di profondi burroni. La vista si allarga sempre più sul golfo e la Campania. Km. 6, Stazione Eremo, m. 596. Hotel Eremo in magnifica posizione in mezzo ad un grande parco, frequentato l’estate come stazione climatica (sconto del 10% ai soci del T.c.!. per un soggiorno di 1-2 giorni). Qui di solito i viaggiatori si fermano un’ora per la colazione e per la visita del vicino Osservatorio Vesuviano (m. 608), una grandiosa costruzione di stile neo-classico (circondata da un caratteristico giardino), fatta erigere da Ferdinando II su disegno di Gaetano Fazzini (1841-44) sul Monte Canteroni, propaggine estrema verso Ovest del Monte Somma e che, per la sua posizione elevata, è stata finora rispettata dalla lava.

La linea, che ritorna a semplice aderenza, gira sotto l’Osservatorio, poi riprende la direzione Sud Est; a sinistra, il Colle Umberto, m. 888, formatosi nel 1895-99; a destra, le lave del 1895-99, del 1858, del 1867. Tutta questa zona si sta attualmente trasformando in una grandiosa pineta per cura dell’Istituto forestale di Napoli. Si arriva a km. 8, Stazione Inferiore della Funicolare, m. 754. Già di qui, vista panoramica di’ tutto il golfo coi Flegrei, la costa sorrentina, le isole. Qui si passa nella vettura della Funicolare, la quale posa su un muro costruito nel pendio Ovest -Sud Ovest del cono, con pilastri affondati nel terreno ora sabbioso ora di vecchie colata laviche. Le vetture sono azionate da motori propri come quelli delle carrozze tranviarie, ossia per semplice aderenza e agiscono di comune accordo, collegate da una fune. II percorso dura lO minuti. km. 9, Stazione Superiore della Funicolare, m. 1137. Un poco più in alto, a m. 1170 si vede, sull’orlo del cratere, un’ altra Stazione, che fu abbandonata in seguito ad una frana avvenuta il 12 marzo 1911 (essa abbassò l’altezza del cratere, da quel lato, di circa 40 metri e avvenne mentre il convoglio stava per salire, ma non vi furono vittime) e venne sostituita dall’attuale […].

Dalla Stazione Superiore si prende a destra una comodissima stradetta lunga 400 metri e larga più di 2 metri e in circa lO minuti si arriva alla Capanna Vedetta della R. Aereonautica (è affidata all’Osservatorio Vesuviano per osservazioni meteorologiche e aero10giche) quindi all’ orlo Sud del cratere, dove una breve spianata, m. 1165, permette di sostare per osservare lo spettacolo dell’attività della bocca eruttiva. Guardando verso Sud si vedono le varie colate laviche del 1906, la più estesa delle quali giunse in vicinanza del Cimitero di Torre Annunziata. Il panorama sul golfo è immenso e affascinante. Di qui discesa nel cratere.

b) per carrozzabile, poi’;a piedi. La carrozzabile, di circa 9 chilometri, è mal tenuta, specialmente nell’ attraversamento delle lave, ma percorribile con auto. La carrozzabile si stacca a 380 metri dopo la Villa Reale di Portici, a sinistra (targa: Strada che conduce al R. Osservatorio Vesuviano), che prima discende poi a sinistra sale fra le case di Resina a Pugliano, traversa la Circumvesuviana, passa a destra della chiesa di S. Maria a Pugliano (via Giuseppe Semmola) dirigendosi a Nord Est tra folta vegetazione e salendo vivamente a soprapassare la ferrovia Cook. Alla Villa Semmola. m. 140, si piega a sinistra a vvicinandosi alla ferrovia, poi a destra verso la Masseria Buongiardino poi, parallelamente alla ferrovia, si arriva alla chiesa di
S. Vito, dove si attraversano le lave del 1767 e poco dopo, dirigendosi verso Sud Est, quelle del 1858-60, interessanti per la loro struttura spugnosa e per la superficie a mammelloni e cordami. Più in alto lastrada entra negli antichi tufi del Somma, nei quali si possono trovare cristalli di idocrasia o vesuvianite (silicato di alluminio e calcio): La strada con vive serpentine piega verso Nord Est, giunge al Piano delle Ginestre e, presso le rovine della casa dell’Eremita, m. 520, incontra la lava del 1895, con formazioni bellissime a cordami e che contengono grossi cristalli di leucite, detta granato bianco del Vesuvio. Di qui si sale alI’ Hotel Eremo e all’ Osservatorio, dove termina la carrozzabile. Quindi proseguendo a piedi per mulattiera lungo la ferrovia, si arriva alla Stazione Inferiore della Funicolare, prima della quale sono le lave compatte del 1858, di struttura schiettamente basaltica. Poi, per il sentiero a svolte detto delle guide, tracciato attraverso le scarie, i lapilli, le sabbie e le ceneri che costituiscono in massima parte il cono, si sale alla cima di questo. Lungo la salita da S. Vito al cratere il panorama viene sempre ampliandosi»

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Annarita Amoroso la ragazza di Ercolano che fa tremare la Merkel
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Nel solito giro tra le eccellenze attuali che troviamo sul territorio vi raccontiamo la storia di una giovana neo laureata in Scienze Politiche un’orgoglio ercolanese ovvero la Dott.ssa Annarita Amoroso.

La Dottoressa Annarita Amoroso ha intrapreso una sfida non comune ai suoi coetanei: sfidare il colosso teutonico sul suo stesso terreno, i Trattati dell’Unione Europea.

La giovane Annarita inizia a fare ricerche sulla proposta del ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt di introdurre il pedaggio sulle autobahn solo per i cittadini stranieri che percorrono la rete autostradale tedesca, realizzando così una palese violazione del “divieto di discriminazione basato sulla nazionalità”. Si tratta di una misura fortemente voluta dal Governatore della Baviera e che porterebbe alle casse dello Stato un guadagno di 500 milioni di euro l’anno. Annarita invia un’email alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, la sua petizione viene iscritta a ruolo e inizia il countdown. Poche settimane fa, la Commissione Europea invia un’email ad Annarita informandola di aver avviato la procedura di infrazione nei confronti della Germania. La notizia stuzzica l’interessa della stampa locale, Metropolis e Roma, fino ad essere oggetto di servizi in trasmissioni televisive e radiofoniche.

11205535_10207961298821005_6181565031900905447_nSi comincia con un servizio al Tg1 delle 20, in cui a Valentina Bisti la giovane spiega di non essere antitedesca ma di voler dimostrare che la Germania non può assurgere il diritto di definirsi paese europeista, quando le sue politiche dimostrano palesemente il contrario. Il giorno dopo Annarita è invitata alla trasmissione di Rai Tre Agorà Estate e si confronta con il Professor Mario Monti, che plaude alla sua iniziativa sostenendo che “lo stradominio della Germania può essere evitato soltanto se la Germania è vincolata da una serie di regole che impediscono le discriminazioni contro cui la signorina si è giustamente appuntata”. A fine luglio la giovane Annarita partecipa alla trasmissione radiofonica “Si può fare” : in quell’occasione ha la possibilità di dimostrare come il Sud Italia non solo è terra di giovani talenti ma anche che le Università del Mezzogiorno, nonostante i continui tagli alla Ricerca, sfornano eccellenze pronte a contribuire alla crescita del Sud per rilanciare un territorio da sempre ingiustamente considerato la zavorra d’Italia.

Verso la metà di agosto partecipa in diretta alla trasmissione UNO MATTINA ESTATE in rappresentanza dell’orgoglio italiano ed anche in quella occassione con grande eloquenza ha saputo richiamare all’attenzione gli europarlamentari italiani presenti in trasmissione.

Fotogallery rassegna stampa che hanno scritto su Annarita e sulla sua petizione

 

 

 Sfoglia gli atti del parlamento europeo in merito alla sua petizione.

 

 

Tutto il materiale ci è stato gentilmente fornito dall’interessata.

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Nicoletta Cozzolino

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