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Domenico iacomino ed un suo aneddoto sul cambio del toponimo
aprile 15, 2016
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cambiotoponimo

A proposito del cambio del toponimo da RESINA in ERCOLANO, sono stato al centro di un episodio che forse a pochi sarà capitato, perché verificatosi pochi giorni dopo l’ufficialità del cambio del toponimo.   

L’11 aprile 1969 mi presentai nella Sede Centrale della Facoltà di Lettere classiche della Federico II per sostenere il primo Esame di Letteratura Latina, quando il Prof. Salvatore D’Elia, ancor prima di iniziare, notò una contraddittorietà tra il libretto e lo statino. Qual era questa contraddittorietà? Sul libretto il luogo di nascita era segnato RESINA, mentre sullo statino avevo scritto ERCOLANO. Mi guardò e mi fece:

<Ma è lei o si è sdoppiato il luogo di nascita? Perché sul libretto porta RESINA e sullo statino ha scritto ERCOLANO?>.

Così nel mio piccolo, rispetto ad un luminare della Lingua e Letteratura Latina, fui costretto a … fare io la lezione, sostenendo che su richiesta anzitempo avanzata dall’Amministrazione del Comune, con Decreto del Presidente della Repubblica, all’epoca Giuseppe Saragat, del 12 febbraio 1969 n. 40, registrato alla Corte dei conti l’8 marzo e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 69 di sabato 15 marzo 1969, si stabilisce che la denominazione del Comune di RESINA, in provincia di Napoli, è mutata in quella di ERCOLANO e che è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Vista la mia dotta esposizione, al Prof. D’Elia, riferendosi all’Esame da sostenere, non restò che dire: <Bene. Procedamus!> Ed io: <In nomine Domini>.  

Prof. Domenico Iacomino  

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Studioso ed autore di molti testi su Ercolano e le sue tradizioni

Processione del cristo risorto la sera di Pasqua ore 18
processione

Si rinnoverà la Sera di Pasqua alle ore 18:00 la solenne Processore del Cristo Risorto organizzata dai confratelli della Reale Arciconfraternita della SS.Trinità di Pugliano,una tradizione antichissima che vede le due immagini venerate nell’oratoroo barrocco della congrega a sinistra della Basilica di Pugliano uscire in Solenne Processione la sera di Pasqua per le strade della città.

Le Solenni Celebrazioni avranno inizio la Mattina con la Messa Solenne alle ore 9:20 con la distribuzione dell’acqua Benedetta e nel pomeriggio alle ore 18:00 con l’incontro della Madre e il Risorto come tradizione nelle maggiori città cattoliche italiane per poi proseguire per le strade principali cittadine per rientrare in Piazza Pugliano alle 20:30 dove ci sarà la benedizione e uno spettacolo pirotecnico offerto dai dei devoti Ercolanesi.

Ricordiamo che la congrega sta celebrando in concomimanza col Giubileo straurdinario della Misericordia anche il suo terzo centenario di vita.In caso di condizioni avverse la solenne Processore verrà rinviata alla Domenica Successiva con gli stessi orari.

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Studioso ed autore di molti testi su Ercolano e le sue tradizioni

Vincenzo Colantonio ufficiale di marina ed eroe della seconda guerra mondiale
novembre 3, 2015
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In occasione dell’anniversario del 4 Novembre festa della forze armate pubblichiamo un’altra storia di un illustre figlio dell’allora Resina (odierna Ercolano), imbarcato sull’unità C.T. BOMBARDIERE, in qualità di ufficiale medico di Marina eroe e medaglia d’argento al valor militare.

Vincenzo Colantonio nato a Resina (NA) il 16/08/1914, ufficiale medico col grado di Sottotenente di Vascello,  Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria” imbarcato sul Cacciatorpediniere BOMBARDIERE.

Rct_BombardiereUna volta operativo il Bombardiere fu destinato alle missioni di scorta sulle rotte del Mediterraneo orientale e poi su quelle per la Tunisia, svolgendo un servizio piuttosto breve. Per tutto il periodo in cui l’unità fu operativa – dal luglio 1942 all’affondamento – ne fu comandante il capitano di fregata Giuseppe Moschini.

Il 18 novembre 1942 scortò a Biserta, insieme al gemello Legionario ed alla moderna torpediniera Groppo, i trasporti truppe Puccini e Viminale: il convoglio giunse indenne a destinazione nonostante attacchi da parte di sommergibili inglesi al largo di Capo San Vito.

Tornando in Italia l’unità scortò da Biserta a Napoli le grandi e moderne motonavi Monginevro e Sestriere insieme ai gemelli Legionario e Velite, ma alle 15.04 del 21 novembre, circa 18 miglia a sudovest di Ischia, il Velite fu centrato ed immobilizzato da un siluro: il Bombardiere prese a rimorchio la nave danneggiata, trainandola a Napoli.

Il 17 gennaio 1943 salpò da Biserta per scortare a Palermo, insieme al Legionario, la motonave Mario Roselli. Alle 17.30, poco dopo il tramonto, quando ormai la Sicilia era già in vista, fu avvistata la scia di un siluro, lanciato dal sommergibile britannico United: il Bombardiere cercò di virare a dritta per evitare l’arma, ma fu centrato all’altezza della plancia: l’esplosione distrusse la plancia, gettandone in mare una parte, e fece scoppiare le caldaie, spezzando in due la nave.

Il troncone di poppa affondò quasi subito, alle 17.25, in posizione 38°15′ N e 11°43′ E (24-26 miglia a nordovest di Marettimo), la prua s’inabissò qualche minuto dopo. Il comandante Moschini liberò il timoniere intrappolato nei rottami e lo gettò in acqua, prima di scomparire con la nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare. Il Legionario, senza fermarsi, si limitò a gettare ai superstiti del cacciatorpediniere gli zatterini di salvataggio che aveva a bordo.

Tra coloro che morirono prima dell’arrivo dei soccorsi vi fu il direttore di macchina, capitano del Genio Navale Eugenio Amatruda, che, ferito gravemente, era salito su di uno zatterino dopo essersi prodigato per il salvataggio dei suoi uomini (ricevette la medaglia d’argento al valor militare alla memoria).

Altre unità inviate in soccorso da Palermo trassero in salvo 49 uomini del Bombardiere, in buona parte feriti od in stato di ipotermia. Scomparvero in mare il comandante Moschini, 7 ufficiali, tra cui il nostro Vincenzo Colantonio ed altri 167 tra sottufficiali e marinai.

vincenzocolantonioRitornando al nostro concittadino la motivazione per la concessione della M.A.V.M. fu la seguente: “Giovane ufficiale medico imbarcato su cacciatorpediniere affondato per siluramento da parte di sommergibile nemico in agguato, durante scorta a convoglio proveniente dall’Africa settentrionale, rimaneva miracolosamente illeso dallo scoppio del siluro, e nei brevi istanti precedenti l’affondamento si prodigava per portare ai numerosi feriti i primi soccorsi oltre alla sua parola consolatrice.

Inabissatosi il cacciatorpediniere, rinunziava a prendere posto su zattera già sovraccarica di naufraghi per non toglierlo ad altri marinai. Allontanatosi, si perdeva nella notte e, nel fugace chiarore di un razzo luminoso, il suo corpo veniva visto galleggiare nei pressi della zattera stessa. Sublime esempio di sentimento del dovere e di spirito di sacrificio.” (Canale di Sicilia, 17 gennaio 1943).

Fonte. Archivio Storico Marina Militare Italiana

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Studioso ed autore di molti testi su Ercolano e le sue tradizioni

I parroci di santa maria a pugliano grandi uomini di fede al servizio del popolo
settembre 16, 2015
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Non sempre gli uomini hanno la diligenza e la pazienza di conservare i documenti per i posteri. È un’autentica fortuna, perciò, che la parrocchia di S. Maria a Pugliano conservi, quasi integra e in buone condizioni, la serie dei registri parrocchiali: segno evidente della diligenza e dello zelo dei vari parroci che in essa si sono alternati dalla metà del sec. XVI ad oggi.

Senza questi registri ben poco, o quasi niente, potremmo sapere dei nostri lontani concittadini, perché i registri comunali non ci permettono di risalire oltre la metà del secolo scorso.
Assieme ai registri parrocchiali bisogna poi ricordare i volumi contenenti gli Atti delle Visite Pastorali, che gli Arcivescovi di Napoli -dalla cui giurisdizione dipende ecclesiasticamente Ercolano lungo i secoli fecero alla parrocchia di Pugliano.
Da questa duplice serie di documenti si ricava questo «excursus» sui parroci di Pugliano.
Agli inizi del 1541 veniva nominato Arcivescovo di Napoli Francesco Carafa, secondogenito di Antonio, terzo conte di Ruvo, di Torre del Greco e dei Casali di Resina, Portici, Mariglianella e di Crisostoma d’Aquino.

Anche se raggiunse Napoli soltanto nell’aprile dell’anno seguente, il nuovo Arcivescovo non perse tempo: mentre si trovava ancora a Roma, infatti, diede disposizione al Vescovo di Capri, suo Vicario Generale, di indire la visita pastorale.
Secondo quanto ci fa sapere qualche storico, il Carafa raccomandò al suo Vicario Generale di badare soprattutto alla disciplina del clero e allo stato in cui si trovavano le varie chiese e cappelle della Diocesi.
Nel mese di settembre dell’anno 1542, il vescovo Leonardo De Magistri, quale delegato dell’Arcivescovo di Napoli, giunse nel Casale di Resina per la visita pastorale. Il Rettore della chiesa di Pugliano era allora don Sasso Oliviero, che era assente perché a Roma presso la Curia romana ed era rappresentato dal suo sostituto don Simone Scognamiglio.
Ed ecco l’elenco completo dei parroci di S. Maria a Pugliano dal Concilio di Trento in poi:

1) Nocerino Giovanni Battista (1565-1593)
2) Scognamiglio Marco (1593-1623)
3) Petrullo Lelio (1626-1633)
4) Scognamiglio Francesco (1633-1656)
5) Ascione Lucantonio (1656-1677)
6) Fiengo Francesco (1677-1684)
7) Imperato Rocco (1684-1727)
8) D’Auria Carmine (1727-1760)
9) Nocerino Giovanni Battista (1760-1795)
10) Nocerino Francesco (1795-1817)
11) Formisano Luca (1829-1863)
12) Rota Ciro'(1863-1899)
13) Cozzolino Gioacchino (1899-1943)
14) Matrone Giuseppe (1951-1996)

15) Franco Imperato (1996- in vigore).

Inoltre è da notare che:
-dal 1623 al 1626 fu vicario economo don Camillo Bossa;
-. fra la fine del 1633 e i primi mesi del 1634 resse la parrocchia in qualità di vicario economo don Francesco Scognamiglio; -dal 1817 al 1829 fu vicario economo don Michele Cozzolino; -dal 1863 al 1867 resse la parrocchia come vicario economo don Ciro Rota; – dal 1943 al 1949 fu vicario economo don Gioacchino Marino, dal 1949 al 1951 resse la parrocchia come vicario economo don Antonio Manzo.
Nel 1579 fu nominato Cappellano don Giovanni Battista Nocerino (che già dal 1565 troviamo presente nella chiesa di Pugliano come ci testimoniano i registri dell’Archivio parrocchiale) e confermato nel 1580 dal Vicario Generale. Erano i tempi dell’Arcivescovo Annibale di Capua, con il quale gli Estauritari di S. Maria a Pugliano ebbero a lottare per la nomina del parroco. Nel 1593 infatti, quell’Arcivescovo aveva bandito un regolare concorso senza tener conto del diritto vantato dagli Estauritari di nominare il «Cappellano» (ossia il parroco) della Estaurita. Questa disputa fu vinta dagli Estauritari che elessero il nuovo parroco, il’ sac. Marco Scognamiglio.
Nel 1596 il 25 di febbraio fu eletto il nuovo Card. di Napoli nella persona di Alfonso Gesualdo. Gli storici lo ricordano come un intelligente riordinatore delle strutture parrocchiali della diocesi; per il bene spirituale delle anime eresse nuove parrocchie e con fermezza richiamò i parroci all’obbligo della residenza.
Il 6 maggio 1599 il Cardinale venne a Resina per la Visita Pastorale.

A quel tempo, come si legge negli atti della Visita Pastorale, la parrocchia di Pugliano aveva già gli altari del Crocifisso, di S. Sebastiano, di S. Giovanni Battista, (eretto, quest’ultimo, a spese dei pescatori di Resina, che fecero eseguire anche il dipinto), e di S. Antonio di Padova.
In tale occasione l’Arcivescovo dovette ammirare i preziosi vasi ed arredi sacri custoditi nel «tesoro» (proprio così si legge nei documenti), ove, fra le altre cose, facevano bella mostra di sé le lampade di argento massiccio.
In tale occasione non tutto dovette andare liscio. Ce ne informa il biografo del Venerabile Carlo Carafa, P. Gisolfo, e vale la pena riferire le sue proprie parole:

«Nel Casale di Resina occorre un gran disturbo, e fu che i maestri della chiesa di S. Maria a Pugliano, la quale è di molta divozione e concorso di popolo, nella Visita che vi fece il Cardinale Gesualdo A rcivescovo di Napoli, dimostrarono resistenza in dare i conti della loro amministrazione e delle limosine, che abbondantamente vi concorrevano. Onde, dopo le dovute citazioni, furono scomunicati insieme con gli eletti sindaci e buona parte della terra per altre loro disubbidienze: e perché delle censure ecclesiastiche nulla curavano, e lontani dalla comunione dei fedeli ostinatamente vivevano, non volendo ricevere predicatori che a tal fine venissero, l’Arcivescovo con la sua solita pietà, dispiacendogli la loro ruina, pensò ridurli all’obbedienza col mezzo di Carlo, che in tutti quei luoghi era tenuto in concetto di santo per le missioni che vi faceva. Chiamato esso dunque a farvi una missione, lasciò subito la sua quiete, e se ne andò senza altro indugio a quel luogo dove fu con molta riverenza ed onore ricevuto:  tanto seppe rappresentargli al vivo lo stato miserabile della scomunica del quale non vi è vita peggiore e la ingiuria che faceva a Dio col non obbedire al loro pastore, che in poco tempo li ridusse tutti a penitenza, conducendoli all’Arcivescovado ad offrirsi a qualsivoglia castigo ed a sottomettersi agli ordini e comandamenti dell’Ordine>>.

Allo zelo del parroco Marco Scognamiglio è da ascriversi inoltre l’intensa pietà liturgica e la devozione alla Madonna, che durante questi anni fiorirono nella parrocchia di Pugliano.

Nel 1619 la chiesa parrocchiale aveva una cappella ed un altare dedicato alla Madonna di Ampellone dietro l’altare maggiore già c’era il coro e le celebrazioni liturgiche potevano così svolgersi con regolarità e solennità; il clero parrocchiale cantava la messa conventuale tutte le domeniche e giorni festivi, la messa di requie ogni lunedì e i vespri solenni in tutte le festività della vergine e degl’apostoli.

Morto nel 1623 d. Marco Scognamiglio, la parrocchia di pugliano restò vacante per ben tre anni : vicario economo fu d. Camillo Bossa.

Il nuovo parroco, nominato nel 1626, fu don Lelio Petrullo, che troviamo anche tra i partecipanti a tutti e tre i sinodi diocesani, indetti dal Card. Francesco Buoncompagni, Arcivescovo di Napoli, nel 1627,1628 e nel 1632.

Nel 1633, avendo il Petrullo, non sappiamo per quale motivo, rassegnate le dimissioni, la Curia di Napoli gli diede il successore nella persona di don Francesco Scognamiglio.

Tempi tristi ebbe a vedere costui. Si era nel periodo piu’ buio della dominazione spagnuola e l’Università (comune)  di Resina non navigava in acque tranquille: la popolazione esasperata dalla miseria ed oberata di tasse e balzelli imposti dal potere centrale o dal feudatario locale, non sapeva piu’ a chi raccomandarsi. La visita Pastorale del Card. Ascanio Filomarino, Arcivescovo di Napoli, fece alla parrocchia di pugliano il 7 novembre 1645, dovette svolgersi con il presentimento che qualcosa di brutto dovesse accadere.

E il brutto accadde nel luglio del 1647 con la nota rivolta di Masaniello che assieme alla città di Napoli coinvolse anche i casali.
Ma il peggio doveva ancora venire, e  fu la peste che nella metà del 1656 spopolò letteralmente il reame di Napoli. Un’idea palpitante di ciò che significò la peste cl Resina si ha sfogliando il libro dei defunti del 1656 della parrocchia di santa maria a pugliano.
Il  morbo dovette manifestarsi tra la fine di aprile ed i primi giorni di maggio e raggiunse le sue punte massime fra la seconda quindicina di giugno e la prima di luglio. A stento il parroco riusciva a segnare il nome e cognome dei defunti. Basti pensare che mentre nei tre anni precedenti l’indice di mortalità di Resina era stato di 20-22 morti all’anno, nei soli mesi di maggio, giugno e luglio del 1656 i morti furono più di 400. Sotto il solo giorno 25 giugno sono segnati 28 morti.

Fra le vittime della peste vi fu anche il parroco di Pugliano: morì il 9 luglio del 1656. In tale giorno cominciò a registrare i defunti il vicario economo don Lucantonio Ascione; primo ad essere segnato dalla mano di costui fu proprio don Francesco Scognamiglio.
Al parroco Ascione Lucantonio, che per diversi anni assieme .li sacerdoti Angelo Imperato e Domenico Focone era stato confessore della parrocchia di Pugliano, toccò il grave compito della ripresa dopo la spaventosa tragedia della peste.
Inunto nel 1667, morto il Filomarino, veniva nomtnato Arcivescovo di Napoli il Card. Innico Caracciolo.

Nel 1677 il Card. Caracciolo venne in visita Pastorale a Resina. Nella relazione stesa dal parroco ancora una volta si parla della Madonna di Ampellone. Non tutto il Cardinale dovette trovare in ordine durante la sua visita alla parrocchia di Pugliano; fra i rilievi mossi al parroco ci fu anche quello di stendere un inventario di tutto quanto si conserva nella sala del tesoro.

L’Arcivescovo poteva però rallegrarsi col parroco per la devozione alla madonna di Pugliano che in quegli anni si andava diffondendo specialmente tra la nobiltà napoletana.

E’ significativa a tale riguardo la notizia di un cronista dell’epoca che nel giorno di pasqua del 1670 annotava che <<dopo pranzo il signor Vicerè si portò alla devozione della Madonna di Pugliano con le compagnie delle cavallerie e delle lance. Arrivando al ponte trovò quello, come è solito, coperto di popoli infiniti e di dame in carrozze, concorrendovi ancora quasi tutta la nobiltà con tiri a sei.>>

Il Parroco don Lucantonio Ascione morì il 12 settembre 1677. Solo sette anni visse il successore don francesco Fiengo che morì il 2 ottobre 1684.

In quello stesso anno venne nominato parroco don Rocco Imperato, che durante il suo lungo ministero parrocchiale ebbe la fortuna di veder realizzato un sogno a lungo accarezzato dai Resinesi; nel 1699 alle Università feudali di Resina, Torre del Greco, Portici e Cremano venne concesso dal Sovrano il diritto di affrancarsi a proprio spese passando così al regio Demanio ( si tratta del cosìdetto Riscatto baronale).

Il primo dello stesso anno il parroco Imperato accoglieva solennemente il Card. Arcivescovo di Napoli Giacomo Cantelmo, che venne a Resina per la visita pastorale.

Merito del parroco Imperato fu la missione che i padri cappuccini predicarono a resina del 1713. Trent’anni dopo se ne conserva ancora il ricordo e se ne potevano vedere le nove croci di legno che in tale occassione erano state collocate sul lato sinistro della piazza, per ravvivare nei fedeli la devozione alla passione del signore.

Il 26 settembre 1727 lo zelante parroco fu chiamato a ricevere il premio delle sue fatiche.

Parroco ugualmente zelante fu il successore don carmine d’auria. A quel tempo la parrocchia di Pugliano pur contanto poco piu’ di tremila anime (nel 1733 ne contava 3300) si estendeva su un territorio molto vasto, per tale motivo una cura particolare dedicò il D’Auria alle chiesette della periferia.
.Degno di ricordo quanto fece per la chiesetta del SS. Salvatore al Vesuvio ave, con la collaborazione del pio Frate Fortunato Lavita, introdusse la devozione a S. Gennaro. Qui ogni anno, con grande concorso di popolo, si celebrava, in onore del Santo .Patrono, una solenne festa il mercoledì dopo Pentecoste.
Merito del Parroco D’Auria fu pure la grandiosa missione, che nel 1742 mobilitò tutta Resina. Il popolo rispose generosamente alle attese del parroco, che non poco aveva dovuto lavorare per avere nella sua parrocchia i due preti più santi e zelanti della Diocesi di Napoli: S. Alfonso Maria de Liguori e il Venerabile Gennaro Maria Sarnelli.

L’anno dopo al parroco toccava ricevere per la visita pastorale l’Arcivescovo di Napoli, Cardinale Giuseppe Spinelli, che, proveniente da Portici, giunse a Resina la mattina del lunedì 8 gennaio 1743. Nella chiesa di S. Maria della Consolazione dei Padri Agostiniani, ave fece una breve sosta, indossò i sacri paramenti; da qui partì poi il corteo che, composto da clero e autorità, accompagnò fino alla chiesa di Pugliano il Cardinale incedente sotto il pallio.

Piazza Pugliano dovette offrire un bel colpo d’occhio all’Arcivescovo: la chiesa si ergeva in fondo a un grande spiazzo circondato ai due lati da querce ed olivi; sulla sinistra si vedevano ancora le croci poste trent’anni prima. Sulla facciata, oltre al campanile, si stagliava un grande atrio coperto, sostenuto da quattro pilastri; fra un pilastro e un altro si ergevano due colonnine di pietra vesuviana per impedire l’ingresso nell’atrio ai calessi e alle carrozze che ogni anno accorrevano numerose nel primo venerdl di marzo e nel giorno di Pasqua. Alle porte della chiesa, il parroco diede a baciare il Crocifisso al Cardinale ed insieme a lui si portò all’altare maggiore per adorare il SS. Sacramento.

Nella sua relazione il parroco, tra le altre cose, metteva in risalto il risveglio religioso in atto, che egli attribuiva alla missione predicata l’anno precedente da S. Alfonso.
Nell’ultimo anno della sua vita il D’Auria, ormai vecchio e stanco, fu validamente collaborato dal sacerdote Andrea Cozzolino. Il 25 novembre 1760 si” addormentò nel sonno dei giusti. Gli successe don Giovanni Battista Nocerino, che fu parroco fino alla morte, avvenuta il 18 febbraio 1795.

Tempi duri si annunciavano per don Francesco Nocerino, che fu nominato parroco il 1795.

Quattro anni dopo, nel mese di gennaio, l’esercito francese entrava vittorioso in Napoli, ove veniva proclamata la Repubblica Partenopea. L’avvenimento ebbe immediate ripercussioni anche nei Casali. Il parroco di Pugliano fu sospeso dalle sue funzioni e la Curia fu costretta a nominare un vicario economo nella persona del sacerdote resinese Antonio Formisano.
Poco dopo, la soppresione degli Ordini Religiosi colpì anche i Padri Agostiniani di Resina, che furono sfrattati dai loro conventi e dalla loro bella chiesa, affidata, poi, ad un sacerdote del clero locale.
Quando finalmente dopo tanti lutti e tragedie, nel 1815 tornò la pace, il vecchio parroco era ormai stanco e ammalato. Due anni dopo, 18 luglio 1817, morì assistito dal coadiutore don Michele Cozzolino, che due giorni dopo veniva nominato vicario economo.

Si apriva per la Parrocchia di Pugliano una lunga vacanza.
Toccò pertanto al trentasettenne don Michele Cozzolino dare il benvenuto al Cardinale Luigi Ruffo Scilla, che la mattina del tre aprile del 1818, giunto in carrozza a Resina, dopo una breve sosta in piazza Fontana dei Colli Mozzi, a piedi si dirigeva alla chiesa di Pugliano.
Questa volta fu il vicario foraneo, che era il settantaduenne sacerdote don Antonio Formisano di Resina, a stendere la consueta relazione sullo stato della parrocchia.
Lo sviluppo demografico di Resina (dalle 3300 anime del 1733 si era ormai arrivati alla cifra di 8600), lo sviluppo agricolo che provocò il rapido popolamento della zona posta a nord della chiesa di Pugliano (per le esigenze spirituali di questi contadini, a spese del sig. Vito Cozzolino, fu costruita la chiesetta di S. Vito, che egli poi lasciò ai sacerdoti Benedetto, Andrea, Romualdo e Aniello Cozzolino suoi eredi), ed altri aspetti sociali e religiosi di Resina vennero puntualmente messi a fuoco nella relazione di don Formisano. Nel 1829, dopo ben 12 anni di sede vacante, venne nominato il nuovo parroco nella persona del sacerdote don Luca Formisano.
Dopo pochi anni, nel 1836-37, scoppia il colera a Napoli che miete circa 20.000 vittime. Fu per questo motivo, quindi, che la Visita Pastorale dell’Arcivescovo Filippo Giudice Caracciolo del 21/11/1837 si svolse un po’ in tono minore. In compenso fu il parroco Formisano che accolse Pio IX nel 1849.

Il 2/2/1863 moriva don Luca Formisano e gli succedeva come vicario economo dal 1863 al 1867 don Ciro Rota  che sarà parroco fino al 1899. Fu proprio il parroco Rota che nel 1875 volle la solenne incoronazione della Madonna di Pugliano. Nel 1898 il vecchio parroco dovette assistere inerme ai moti popolari scoppiati a causa della pesante pressione fiscale e delle sperequazioni sociali presenti nel Regno d’Italia. Fu dichiarato lo stato d’assedio (a Milano il gen. Bava Beccaris prese il popolo a cannonate) e ben 34 resinesi furono condannati per i disordini (le sentenze furono emesse nel luglio 1898). Il 9/1/1899 moriva don Ciro Rota.

gioacchinocozzolinoGli successe Mons. Gioacchino Cozzolino.

Gioacchino Cozzolino nacque a Resina 1’11/5/1868 in Contrada Novelle Patacche. Fu scelto come parroco di Pugliano il 12/7/1899. Il possesso canonico fu celebrato il 21 dicembre 1899.
Il nuovo parroco svolse per quasi mezzo secolo un ruolo di primo piano nella storia di Resina, organizzando e promuovendo istituzioni religiose e filantropiche e partecipando attivamente agli avvenimenti tristi e lieti del suo tempo in qualità di protagonista e di autorevole testimone.

IstituÌ in primo luogo la Lega Cattolica degli operai intitolata a S. Maria a Pugliano.
Ereditò il legato Dell’Aquila Visconti, disposto per testamento dal Cav. Leopoldo; contribuÌ alla erezione dell’Ente Morale dell’Orfanatrofio intestato a Gemma dell’Aquila figlia di Leopoldo, e ne fece eleggere direttrice a vita Suor Ernesta De Gregorio.
Nel 1905 benedisse il nuove cimitero comunale in via Fosso Grande.

Durante la terribile eruzione del vesuvio verificatasi nel durante la settimana santa del 1906, portò in processione sino ai confini del paese il simulacro della Madonna di Pugliano. Durante quelle drammatiche giornate il 9 aprile incontrò il Re Vittorio Emanuele III venuto a portare conforto alla popolazione vesuviana.

Nèi terribili giorni dell’alluvione del settembre del 1911 , si prodigò con b sua presenza e con i suoi interventi a bI/ore del suo popolo; chiese, ottenne e distrubuÌ i primi soccorsi concessi dalle autorità, assistito dal sacerdote medico don Luigi Noviello.

Fondò e diresse per quasi vent’anni il bollettino parrocchiale di S.Maria a Pugliano (il primo numero uscÌ il 15 dicembre 1923).

Progettò il restauro della chiesa, in vista del cinquantenario della Incoronazione che si sarebbe celebrato nel 1925.
Il 26 gennaio del 1926 fu eletto vicario foraneo di Resina dal Card. Alessio Ascalesi. Lo stesso Cardinale, con decreto del 18 novembre 1928 elevò alla dignità di chiesa Arcipresbiterale la Basilica di S. Maria a Pugliano ed insignì il parroco Gioacchino Cozzolino del titolo di Arciprete  con tutti i diritti, onori e prerogative che provengono da tale dignità, in tutto il distretto di Resina.

Il 17 dicembre 1929, fu ricevuto dal Papa Pio XI, al quale fu presentato dal Cardinale Ascalesi come «parroco del Vesuvio ».
Su proposta del Card. Ascalesi fu nominato Protonotaio Apostolico, «ad instar partecipantium », dal Sommo Pontefice Pio XI.
MorÌ la notte del 7 gennaio 1943. Per volontà del popolo la salma di Mons. Gioacchino Cozzolino fu tumubta in chiesa nella cappella di S. Anna.

Alla morte del parroco Cozzolino, seguirono circa nove anni di interregno durante i quali si susseguirono due vicari economi.
n primo Vicario Economo fu don Gioacchino Marino, un profondo conoscitore della storia di Ercolano e del Santuario di Pugliano in particolare; di lui conserviamo nel nostro archivio parrocchiale il suo importante manoscritto sulla storia del Santuario di S. Maria a Pugliano.
Il secondo Vicario Economo è stato don Antonio Manzo, attuale vice parroco di S. Maria a Pugliano.

MatroneFinalmente, il 23 settembre 1951 fu nominato l’attuale parroco di Pugliano: don Giuseppe Matrone.
Parroco zelante, pio e di ampie vedute, don Giuseppe Matrone è nato ad Ercolano l’11/5/1915. Ordinato sacerdote il 30/5/1942 si laureò in lettere classiche il 26/7/1949.
Su proposta del Card. Corrado Ursi il parroco Matrone è stato nominato dal Papa «Cappellano d’Onore». Nella sua inesauribile vitalità governa la parrocchia di Pugliano da oltre 30 anni con la freschezza e la gioia di sempre.
Fra le sue opere parrocchiali spicca la ristrutturazione dei locali della cosiddetta «terrasanta », con la costruzione al piano terra di sei belle e spaziose aule e, al piano superiore, uno splendido e ampio salone.

Infine, Mons. Giuseppe Matrone è stato il parroco che ha promosso i grandiosi festeggiamenti in occasione del centenario dell’incoronazione della Madonna di Pugliano nel 1975.

Succede nel 1996 a Don giuseppe Matrone il nuovo Parroco don Franco Imperato nato ad ercolano il 20.04.1946, ordinato sacerdote il 28.06.1970. Don Franco Imperato già Vicario parrocchiale di S. Caterina V.M. Ercolano (1970-1980); Parroco di S. Maria di Loreto in Ercolano (1980-1984); Parroco di S. Caterina in Ercolano (1984-1996); Professore di Religione nelle scuole medie (1972-1988); Educatore in Seminario; Decano di Ercolano .

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La Madonna di Ampellone la sua storia secolare
settembre 15, 2015
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Era una immagine bizantina della Madonna, venerata fin dai tempi più antichi; essa venne trafugata da mani ignote il 12 ottobre 1980.
La Madonna di Ampellone (fig. 4) era anche detta Madonna Antiqua per distinguerla dal simulacro in legno della Madonna delle Grazie che dal 1300 in poi troneggia sull’altare maggiore della Basilica.
Il titolo Madonna di Ampellone risale certamente al tempo in cui a Napoli (e nei dintorni di Napoli) si parlava la lingua greca e cioè nel periodo bizantino; dal VI secolo in poi Napoli era un Ducato che, attraverso l’Esarca di Ravenna, dipendeva dall’Imperatore d’Oriente.

Madonna di MPELLONEMa la più antica testimonianza che abbiamo del titolo Madonna di Ampellone, risale alla Santa Visita del 1423, ma è certo che detto titolo è assai più antico di quell’epoca. Ampellone è. parola evidentemente greca. Ampelon è un nome comune di genere maschile e significa «vigna»; il genitivo tou ampelonos significa della vigna. Il titolo, dunque, di Madonna di Ampellone può agevolmente significare Madonna della Vigna.
Questa spiegazione è quella che più soddisfa e per chiarezza etimologica e per ragioni ambientali e storiche. Infatti le pendici del Vesuvio sono state sempre famose, sin dall’antichità classica, per le belle vigne e per i prelibati vini. A sostegno di ciò ci sono due testimonianze storiche:

1) sappiamo con certezza che nei secoli IX-XI esistevano molte vigne sulle pendici del Vesuvio: lo ricaviamo da un grande numero di documenti di quel tempo raccolti nei Regii Neapolitani Monumenta e nei Regesta del Capasso;
2) inoltre, nella Santa Visita del 1578, ai tempi del Card. Burali D’Arezzo, dai conti riportati in quella occasione, sappiamo che le entrate annuali di S. Maria a Pugliano si aggiravano, in quel tempo, sui 590 ducati! Ebbene, di essi oltre 370 si ricavavano dal vino che i fedeli donavano per devozione alla Madonna o dal vino che si produceva nei campi di proprietà della chiesa. .
Ritornando alla immagine della Madonna di Ampellone, sappiamo che essa era dipinta su tela e incollata su una tavola; era stimata del IX secolo. Essa si trovava addossata a una parete della cappella di S. Maria Maddalena; un tempo le era dedicato un culto particolare come si rileva dalle Visite Pastorali degli Arcivescovi di Napoli.
Nella Santa Visita del Card. Decio Carafa, del 1619, così si legge: «Altare S. Mariae de Ampellone. Fuit etiam visitatum altare cum imagine B. Mariae nuncupata d’Ampellone, quod altare est situm a parte dextra intra arcum altaris majoris in quo est infrascripta descriptio» (segue la citazione della scritta della lapide sottostante il quadro della Madonna di Ampellone).
Nella Santa Visita del Card. Francesco Buoncompagno, del 1629, lo stesso altare si chiama: «ALTARE SANCTAE MARIAE ANTIQUAE SEU DE CAMPELLONE».

Nella Santa Visita del Card. Innico Caracciolo, del 1677, troviamo, per la prima volta, una menzione in lingua volgare dell’antichissima immagine e della cappella e dell’altare ad essa dedicati: «Dall’istessa parte (a destra dell’altare maggiore) vi è la cappella con l’altare con un quadro della Vergine Santissima ed il Figliuolo in braccio chiamata S. Maria Vecchia, cioè «Madonna Antica».
Tuttavia, fin dal secolo scorso, alcuni studiosi cominciarono a sostenere che quella tela non poteva dirsi la primitiva immagine della Vergine di Pugliano, la quale doveva essere una immagine ancora più antica, forse un dipinto murale o un affresco o mosaico che decorava l’antica abside della Basilica.
Nell’opuscolo su S. Maria a Pugliano scritto da Mons. Galante leggiamo: «Sappiamo pure di altre immagini della Vergine di Pugliano, ma non possiamo notare se abbiano relazioni con quella di Resina, e se il culto di Resina sia passato altrove. Nella chiesetta del Salvatore agli Orefici a Napoli si venera una immagine della Vergine, dipinta sopra tavola di stile bizantino col titolo di A1ater Dei o la Vergine di Pugliano, incoronata il 14 agosto del 1803. Narrasi che questa immagine fosse primariamente nella chiesa di Pugliano, a Resina, donde prodigiosamente venisse in quella del Salvatore cl Napoli ».
Nella Santi Visita del Card. Sisto Riario Sforza è confermata questa notizia.
In passato si credeva che la Madonna di Ampel1one, custodita a Pugliano, fosse dipinta su tavola di legno. Ma d,a un sondaggio fatto nel 1975 s’era ricavato che l’immagine della Madonna di Ampellone era dipinta su tela incollata alla tavola. Questo fatto ha indotto più di uno studioso a chiedersi se il quadro della Madonna, che si conserva a Napoli, non sia in effetti l’originale della Madonna cosiddetta Antiqua o di Ampellone.

Molti particolari, però, ci portano a pensare che la vera Madonna di Ampellone era quella che è stata rubata.
Infatti, anche se i bizantini non erano soliti dipingere su tela incollata su legno, ciò non significa che ignoravano questo procedimento. Anche se rare, si conservano immagini bizantine dipinte su tela e incollate su tavola di legno.
Inoltre, sul secondo quadro a sinistra nel Coro, è raffigurata la celebrazione della messa all’altare della Madonna di Ampellone (questo quadro è del 1728). Possiamp dire ciò in quanto la Madonna raffigurata sull’altare somiglia all’originale rubato della Madonna di Ampellone.
Infine, ci piace chiudere riportando questa nota tratta dal bollettino di S. Maria a Pugliano del 15 aprile 1924:

« Addì 17 novembre fecero visita al nostro Santuario due Eminenti prelati di Santa Romana Chiesa: l’Eminentissimo Cardinale Arcivescovo di Toledo e l’Eccellentissimo Arcivescovo di Madrid. Durante la visita, il quadro della Madonna di Ampellone destò l’ammirazione degli illustri visitatori, i quali, per meglio osservarne le finezze dell’arte, ordinarono che fosse sceso dal suo posto e così, da vicino, ne esaminarono le linee ed i profili e, nella loro alta competenza in materia di arte, ne riconobbero il pregio e la rarità».

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Fondalicampania è un’associazione culturale senza fini di lucro, libera e apartitica che opera su tutto il territorio Campano, per la valorizzazione, la tutela e la salvaguardia dell’habitat marino e costiero della Regione Campania.
La nostra idea di valorizzazione intende mettere in atto un piano di promozione dell’ambiente marino e costiero, attraverso videorecensioni, interviste, eventi e progetti che abbiano lo scopo di sensibilizzare il pubblico sulle tematiche ambientali, legate alla salvaguardia della fauna e della flora marina, oltre che a stimolare il turismo e gli abitanti campani verso una migliore e più completa conoscenza del patrimonio costiero e marino della nostra ragione.
Tutti gli associati si impegnano costantemente attraverso operazioni di pulizia dei fondali e delle spiagge a tutelare e salvaguardare il patrimonio ambientale. Il servizio è  frutto della spontanea disponibilità degli associati, i quali con passione fruiscono risorse personali al fine di raggiungere questo nobile scopo.
Per far si che tali principi vengano portati avanti, si necessita del Vostro aiuto e della Vostra costante collaborazione. Fondalicampania nasce dalla grande passione per il mare e le bellezze che la costa Campana ha da offrire.
Diventa socio  Fondalicampania, il Tuo contributo è importante, iscrivendoti a “fondalicampania” potrai entrare a far parte di una grande famiglia che già conta un importante numero di associati, insieme possiamo continuare ad essere “Orgogliosi del Nostro mare.”

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Caffè letterario e centro culturale ex scuderie Villa Favorita
luglio 25, 2015
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Ubicate al Corso Resina, le Ex scuderie reali di Villa Favorita sono un piccolo gioiello fra i tanti nascosti lungo il miglio d’oro di Ercolano. Dopo un lungo periodo di abbandono e degrado, la struttura, di proprietà demaniale, viene restaurata nel 2010 grazie a lavori di risanamento costati 1,7 milioni di euro di fondi UE per poi guadagnarsi il bollino rosso per essere ancora mancante di una destinazione d’uso. Finalmente il 20 Marzo 2013 il risultato tanto atteso: il Sindaco del Comune di Ercolano, Vincenzo Strazzullo, e il direttore regionale dell’Agenzia del Demanio, Dario Di Girolamo, siglano l’atto di trasferimento dell’immobile dallo Stato al Comune.

Grazie all’impegno delle istituzioni, viene sottoscritto l’accordo di valorizzazione delle ex scuderie tra la Direzione Regionale per i Beni culturali e Paesaggistici della Campania, la Direzione Regionale del Demanio e il Comune di Ercolano, destinando l’immobile ad una nuova funzione culturale, sociale e turistica.

Il nuovo centro culturale di Corso Resina aspetta solamente la consegna materiale della struttura da parte del Comune e, una volta terminate le pratiche burocratiche, tra fine Luglio ed inizio Settembre, come spiega Patrizia Formisano, amministratrice di Ottocento Napoletano, si darà il via ad una nuova stagione anche per il Comune di Ercolano di arte, musica classica, letteratura e tutto il bello che la cultura ci offre nello scenario unico del Miglio d’Oro.

Le Ex Scuderie della Villa voluta da Ferdinando IV di Borbone dal 1° maggio 2015 sono le “Scuderie di Ottocento Napoletano“, un centro culturale pronto ad accogliere mostre, concerti di musica da camera, rassegne di film, cicli di conferenze, progetti didattico – educativi, spettacoli ed un “caffè letterario” dove promuovere manifestazioni enogastronomiche.

A pochi passi da villa Campolieto, regina delle ville vesuviane, e degli Scavi di Ercolano, il Caffè letterario nelle Scuderie di Villa Favorita ospita anche salette dove si possono ammirare mostre d’arte, organizzare eventi o convegni.

Dal 1 all’8 maggio, uno dei nostri partner, il Caffè Letterario “Scuderie di Villa Favorita” ospiterà la mostra di Pittura e Scultura patrocinata dal Comune di Ercolano e organizzata dal coordinamento ex allievi di Villa Favorita.
Il Caffè Letterario aprirà per la prima volta al pubblico proprio in concomitanza della suddetta esposizione,e tre delle sue stanze saranno adibite a galleria per l’occasione.

La collettiva mostrera’ le opere di 23 pittori locali (di Ercolano, Torre del Greco, Portici) e due scultori (da Città del Castello e Barcellona),tra i quali: Giuseppe APREA; Teresa BISOGNO; Salvatore BUONANDI; Giorgio CANGIANO; Piera CASTELLANO; Rosa COZZOLINO; Maria CUCINIELLO; Rita CUCINIELLO; Giovanni DEL MASTRO; Marco DI MAIO; Vanna DI VUOLO; Vittoria DONADIO; Gennaro EROICO; Carlo ESPOSITO; Tiziana ESPOSITO; Francesco FORMISANO; Antonio IRLANDA; Lilly LAURO; Dario MARTONE; Amedeo PALAZZI; Vincenzo PERNA; Mariarita RENATTI; Gelsomina SANNINO; Antonio SOLVINO.

L’organizzazione della mostra, che esporrà quadri a tema libero realizzati con tecniche differenti, e sculture, è partita dal coordinamento degli ex allievi di Villa Favorita (anni scolastici 1953 al 1966) provenienti da tutta Italia: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.

Nel 2009 è partita una ricerca per ritrovare i quasi 700 ex alunni della Favorita (allora gestita dai salesiani di Don Bosco) orfani dei militari in carriera dell’esercito, e dal 2010 ad oggi sono stati già organizzati tre raduni con tanto di cerimonia dell’alza bandiera e silenzio fuori ordinanza, seguiti da una visita alla Villa.

fotomostraL’organizzazione della mostra è, infatti, proprio una manifestazione del legame affettivo degli ex-alunni per la struttura della Villa Favorita, nonché per il suo recupero e valorizzazione. La collettiva sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 10,00 alle ore 19,00, nei pressi di Corso Resina 330/332, a titolo gratuito.

Dove c’è cultura c’è arte, nelle sue svariate e variopinte manifestazioni,e nulla più della creazione di eventi artistico-culturali è in grado di valorizzare al meglio il nostro territorio.

Il Caffè Letterario si propone, infatti, come centro culturale attivo pronto ad accogliere mostre, eventi, concerti , al fine di creare momenti culturali di aggregazione per l’area vesuviana.

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Mostra fotografica “Fotogr….amando” di ferdinando scognamiglio
luglio 15, 2015
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Mostra fotografica “Fotogr….amando”

di ferdinando scognamiglio che si terrò presso le scuderie di villa favorita dal 28 luglio al 2 agosto 2015.

Tour fotografico che evidenzia i due volti di una Terra, la nostra, ricca di Arte, Storia e Cultura, ma al tempo stesso così fragile ed esposta all’incuria e all’inciviltà di chi non sa apprezzarla.
Le foto saranno esposte da martedì 28/07/2015 fino a domenica 02/08/2015.

Noi del blog in resina diamo la nostra disponibilità comunicativa.

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Immagini inedite alluvione del 26.9.1911
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Grazie alla gentile collaborazione del sig. Franco Cozzolino ci sono pervenute immagini inedite di quella terribile catasfrofe che fu l’alluvione del 1911. Per chi non l’avesse letto l’articolo di qualche mese fa ripubblico quello che fu il notiziario ufficiale dell’epoca che causò pensate danni per 5 miliardi di lire che paragonata alla cifre attuali corrispondeva a quasi un miliardo di euro.

 

intestazione

I danni del maltempo. – Durante l’altra notte a Varese, si scatenò un violento temporale che allagó in. diversi punti, la città. Gravissimi danni si constatarono neiadintornia specie in Valle Olona, a Robarello, in Val. Ganna ove la Varese-Luino à interrotta in vari punti.
Le officine elettriche di Sant’Ambrogio rimasero allagate, ma senza conseguenze. Maggiori furono i danni alla stazione di Valle Olona, dove l’acqua uscita dal letto dell’Olona sorpassò il livello del ponte e inváse i prati, raggiungendo il livello di un metro e mezzo, determinando il crollo di terrazze ed altri incidenti.
. Il paese di Porto Seresto venne completame,ate allagato, Fra Sondrio e Morbegno la ferrovia venne interrotta per una ventina di metri. Fortunatamente non si devono deplorare vittime umane, In seguito a nuove pioggie altri danni si sono verificati a Porlezza.
Il torrente Rezzo si è riversato sulla .strada provinciale e si è scaricato nel lago abbattendo il muro frontale della strada provinciale.
Si teme l’ostruzione del ponte. La truppa lavora a riparare la strada.
La stazione di Porlezza è allagata. Il servizio dei treni ò mantenuto fino al cancello estremo della stazione.
Il maltempo ha pure infuriato nella stessa notte a Napoli e dintorni.
Dalle notizie pervenute fino ad iersera si apprendo che i danni prodotti a San Giovanni a Teduccio, a Portici e soprattutto a Resina sono gravissimi. alluvione piccola
La viabilità à completamente interrotta da valanghe di fango, che raggiungono quasi l’altezza dei fanali.
Varie case sono crollate, altre sono pericolanti.
Moltissimi pianterreni sono interrati; le masserizie sono andate completamente distrutte. Le condotture dell’acqua, del gas e della luce sono rotte in diVersi punti.
Sono stati presi i più urgenti provvedimenti.
A Torre del Greco sono maggiormente danneggiate le vie XX Settembre e Nazionale e Vico Fiorillo, dove sono crollate due case, senza vittime.
In via Umberto è sprofondato il cortile del palazzo Scognamillo.
È perita una bambina di 5 anni.
Sono state costituite diverse squadre di soccorso.
In seguito all’alluvione, si è verificato un avvallamento sulla strada terrata a qualche chilometro dalla stazione di Torre del Greco, per cui il passaggio dei treni è interrotto.
Si sono soppressi guindi i treni in partenza per Castellammare di Stabia e Gragnano.
Ulteriori notizie apprendono che a Resina sono stati trovati quattro cadaveri, ma si teme che altre vittime siano sotto le macerie di
alcune case crollate.
A Torre del Greco si deplorano due vittime e due scomparsi sulla strada di Bella Vista, che è ridotta in modo irriconoscibile. E crollata dalle fondamenta la villa Fucile, edificata in parte su un vecchio pozzo. Gli abitanti per fortuna hanno potuto mettersi in salvo mentre la villa crollava con grande fragore.
Il prefetto, comm. Ferri, parti subito per i luoghi del disastro, si reco a presenziare i lavori di salvataggio e a distribuire i primi sussidi ai colpiti dalla alluvione.
Al Capo di Posillipo si è avuto uno sprofondamento stradale per una estensione di 500 metri.
Sono stati constatati gravi danni anche a Boscoreale ed a San Giovanni a Teduccio, ove le strade sono completamente ingombre ed è interrotto il servizio tramviario.

A seguito di quel terribile evento atmosferico che causò all’epoca nella zona del vesuviano danni per 5 miliardi di lire, una cifra sbalortiva per quei tempi, Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III, che intervenne sul posto pochi giorni dopo, assegnò a questi eroi l’onoreficenza al valor civile :

Migliardi Antonio, maresciallo dei RR. carabinieri – Guarino Raffaele, vice brigadiere id., 11 21 settembre 1911, in Resina, (Napoli), in occasione di iin violento nubifragio, davanó prova di grande coraggio e salvando col concordo di altri animosi, e con evidente loro pericolo – numerose, persone, minacciate nelle loro abitazioni, invase dalla corrente d’acqua e di fango.

Romanó Mario, studente il 21 settembre 1911, in Resina (Napoli), in occasione di un violento nubifragio, prestavasi coraggiosamente per venire in aiuto a persone in pericolo, rimanendo vittima del suo generoso ardimento, perchè travolto dalla impetuosa corrente di acqúa e di fango.

Di Fraía Franceseo, carabiniere – Lauri Parise, id. – Iavarone Biagio, id. aggiunto – Bulfone Giovanni, id. id. – Iardino Giusseppe, guardia municipale – D’Antonio Ciro, id. – Incoronato asquale, id. — Imperato Carmine ,- Pastore Natale appuntato – Gallo Antonio, carabiniere, il 21 settembre 1911, in Resina (Napòli), in occasione di un violento nubifragio prestavano opera coraggiosa con evidente loro pericolo, nel salvamento di persone minacciate nelle loro abitazioni dalla corrente di acqua e di fango.

 

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Mario Carotenuto, lo storico di Resina ed Ercolano
settembre 5, 2014
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Mario Carotenuto – è di lui che parliamo – ha messo a nostra disposizione un prezioso materiale documentario (libri, cartoline illustrate, opuscoli, ritagli di giornali, ecc.) raccolto in almeno due decenni di studi e ricerche, lo stesso peraltro che egli è servito per le sue numerose pubblicazioni, cominciando da copertinabisquell’ Ercolano attraverso i secoli (1980) su cui è bene spendere qualche parola.

Pur non risultando esente da problemi e difficoltà, come lo stesso autore ha sempre onestamente riconosciuto, quel volume rappresentò il primo tentativo di inserire in una visione unitaria le «sparte membra» di un corpus (il Vesuvio, gli scavi di Ercolano, le ville vesuviane del Settecento, il santuario di Pugliano) che andava invece studiato e fatto conoscere nel suo insieme.
Questa la recensione di Mario Forgione: <<In edizione curatissima ha visto la luce questo ponderoso volume di Mario Carotenuto (con prefazione di don Giuseppe Matrone), che è costato anni di studio e di ricerca al suo giovane e valoroso autore. Il giudizio sul grosso volume, a parte le stranissime brache imposte in copertina all’Ercole Farnese (ma qui c’è lo zampino malizioso del Gambardella, eccellente grafico e umorista eccellente) non può non essere positivo. Si tratta di un’ opera di notevole interesse che tutti gli ercolanesi dovrebbero leggere e conservare, “a futura memoria”, nella propria biblioteca e che va ben oltre gli interessi locali.

 È l’affresco di una città, su cui gli “specialisti” limitano il campo di ricerche alle ville barocche e agli scavi archeologici.
Sono senza dubbio gli elementi caratterizzanti della città vesuviana e del suo territorio, ma accanto ad essi c’è uno strepitoso patrimonio di cultura materiale che emerge, nel libro di Carotenuto, con precisi connotati. Ci sembra quindi meritato, allibro e al suo autore, il plauso di Marcello Gigante»

Tale, anche, il giudizio di Ciro Di Cristo: «Il libro, nato da- un “atto di amore” verso una città che affonda le sue radici in un passato lontano e ricco di storia, è apprezzabile nel suo complesso, ed è stato acquistato da appassionati di storia locale e di archeologia, nonostante il prezzo piuttosto alto; altri non dovrebbero lasciarsi sfuggire l’occasione per leggerlo e arricchire la loro biblioteca personale».

In un lettera spedita da Pompei il 23 settembre 1982 all’ «Egregio Scrittore Mario Carotenuto, presso il Rev.mo Parroco mons. Giuseppe Matrone, Piazza Pugliano, 80056 Ercolano», così si esprimeva il professore Michele D’Avino:
«Egregio Signor Carotenuto, ieri ho acquistato il vostro Ercolano attraverso i secoli. Bel libro, ottime l’impostazione e l’informazione. In appendice l’origine di alcuni cognomi. Manca Carotenuto. In una mia conferenza, che comparirà in un mio libro di prossima pubblicazione, avanzai un’ipotesi. Felicitazioni ed auguri. Michele D’ Avino».

Biagio Felleca, dopo avere più volte citato il libro di Carotenuto nel testo e nelle note, ne raccomandava la lettura a tutti quegli alunni di scuola media che volessero approfondire lo studio della fascia costiera vesuviana.

Nel frattempo, le pubblicazioni del Carotenuto erano aumentate di numero.
Occorre, perciò, citare Da Resina a Ercolano. Una città tra storia e cronaca, del 1983, con una “Presentazione” oltremodo gratificante di Antonio Zefiro. Anche in questo caso il libro fu oggetto di attenzione da parte degli studiosi, e noi ricordiamo – fra gli altri – di nuovo l’Alagi  e il Pappalardo.
Nel 1984 il nostro autore dava alle stampe Ercolano e la sua storia, un lavoro nato dall’ esigenza di rettificare quanto sostenuto in precedenza sull’ «origine classica di Resina e della sua storia bimillenaria». In realtà – si leggeva nella “Premessa” – «i fiumi di storia locale sono due: calato il sipario sulla scena del disastro evocato dal giovane Plinio, il primo sparì per sempre nei meandri degli infiniti mali (eruzioni, terremoti, devastazioni, epidemie, ecc.) che afflissero i dintorni di Napoli in tutto l’arco dell’alto Medio Evo; il secondo cominciò a serpeggiare solo intorno all’anno mille, quando le prime documentazioni diplomatiche registrano un casale col nome di Resina (al di fuori della metafora e neanche a farlo apposta, questo toponimo deriva, probabilmente, proprio dal nome di un torrente»).

Questa tesi convinse Giorgio Mancini, che la riportò in una sua monografia del 1989 . Altro motivo di soddisfazione per il Carotenuto fu l’aver visto il suo nome inserito nella corposa bibliografia che suggellò un bel volume di Sergio Brancaccio su Le coste in Campania.
«In considerazione della notevole diffusione dei due Suoi precedenti libri (Ercolano attraverso i secoli e Da Resina a Ercolano) – scriveva allo stesso autore l’Assessorato ai Beni Ambientali e Culturali del Comune di Ercolano, con nota n. 14777 del 28 settembre 1989 – si chiede alla S.v. la stesura di un nuovo libro sulla nostra città che funga da fusione dei due primi libri. Detta opera dovrebbe contemplare la storia di Ercolano fino ai nostri giorni».

L’invito non cadde nel vuoto. Nel dicembre dell’anno successivo vedeva la luce Ercolano e il Vesuvio. Luoghi, tradizioni, vicende, firmato stavolta con lo pseudonimo Mario Gaudio. Il Carotenuto, promosso da poco a funzioni direttive nelle scuole statali, compendiava in quelle pagine «i risultati di una lunga ricerca sul versante ercolanese del territorio vesuviano».

Nel biennio 1991-1992 due agili monografie, pubblicate a cura del Lions Club ERCOLANO HOST, arricchirono la produzione del nostro concittadino. La prima, Storia di Ercolano, era una sintetica rassegna degli avvenimenti che si sono succeduti nel territorio di riferimento, in un arco di tempo che abbraccia quasi 28 secoli. La seconda, distribuita agli studenti delle scuole di Portici, aveva per titolo Bellavista, luogo dell’anima, e per argomento i motivi di richiamo di un sito che aveva attirato in passato innumerevoli villeggianti.

Nel 1993 fu la volta di Via Trentola ad essere oggetto di una nuova pubblicazione, stimolata dal dibattito sulla necessità di salvaguardare un centro storico che forse è il più antico, articolato e ramificato della zona vesuviana.
L’interesse per la storia, quanto meno recente, della fascia costiera vesuviana trovò la sua più significativa espressione nel 1996, quando il Carotenuto offrì ai lettori alcune sue riflessioni sullo stato dei luoghi e la vita dei Paesi della costa vesuviana, da San Giorgio a Cremano a Torre del Greco, nel periodo che va dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento. Il volume, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice Electa, La costa vesuviana nelle cartoline d’epoca (n. 8 dei “Paesaggi della memoria”), ottenne un successo immediato, e le copie andarono rapidamente esaurite.
Sullo stesso argomento, ma limitatamente a Portici, il nostro concittadino diede alle stampe nel 1998 Portici, paradiso perduto. Residenti e villeggianti di altri tempi (1860-1960), un gozzaniano viaggio nella memoria e nel sentimento materiato di nostalgia per un mondo irrimediabilmente scomparso. A riprova del gradimento ottenuto presso i lettori con quest’ ultima fatica, ecco il testo di una missiva spedita da Portici il 22 gennaio 2001 :

«Egregio Professore,
ho letteralmente … divorato il bellissimo libro “Portici, paradiso perduto” e desidero ora congratularmi con l’Autore che, per un certo tempo, invano ha cercato di rintracciare presso l’Editore [… ].
Sappia intanto, [… ], che ho molto apprezzato l’iniziativa, e non di meno, lo stile del discorsivo cui è improntata tutta l’opera che la rende moderna e piacevole e, per chi ne vuole capire il messaggio, stimolante.
La costruzione del nostro futuro passa necessariamente per la conoscenza del passato.
Nel formulare i migliori voti augurali di sempre maggiori successi editoriali, colgo l’occasione per inviarle i migliori auguri di buon anno nuovo. Suo, cordialmente, Carlo Arcari dei Baroni Zelo»

Altri scritti sono quelli che abbiamo volentieri ospitato in Chiese e cappelle di Ercolano , nonché in Ercolano. Profili e figure.
L’ultimo riconoscimento in ordine di tempo dei meriti del Carotenuto, «diventato una pregevole fonte di ricordi ed aneddoti, presentati nel suo stile colorito di ricercatore del folklore ercolanese», è quanto si legge in una recente pubblicazione di Antonio Irlanda, Noi, oratoriani di Resina, che accoglie un «gradito e appassionato contributo» dello stesso Carotenuto .
Anche noi vogliamo associarci al generale riconoscimento di tali meriti, pubblicando parte di un memoriale del nostro concittadino sui suoi ricordi di scuola:

Già ordinario di materie letterarie negli Istituti secondari superiori, nonché vincitore di concorso a preside nelle scuole medie statali, Mario Carotenuto compendia in questa pubblicazione i ricordi di una vita quasi interamente trascorsa tra le pareti scolastiche.
Il lavoro, che può considerarsi una rarità letteraria, offre uno spaccato di diverse epoche, dagli anni difficili del dopoguerra alla “contestazione” studentesca ed oltre. Particolarmente felici le pagine dedicate agli antichi compagni di classe, ai professori del liceo e dell’Università, ai colleghi nell’insegnamento.

Mario Carotenuto è morto nell’ottobre del 2012 lasciando un vuoto profondo e tanti manoscritti ancora in cantiere in possesso della vedova. Si racconta che non amasse molto la tecnologia ed avesse abitudine di trascrivere tutti i suoi scritti a mano.

Siamo in attesa che il Comune di Ercolano lo ricordi nella maniera degna.

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Leopoldo di Borbone, ‘o zio d”o Re a Resina
luglio 21, 2014
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Leopoldo in famiglia chiamato in senso affettuoso Zi Popò, Principe di Salerno, secondo genito di Ferdinando IV° e zio di Ferdinando II° Re di Napoli,  visse in un’epoca di grandi fatti e di grandi mutamenti (1790-1851) che vanno dall’epopea napoleonica al Congresso di Vienna e da questo ai moti del 1820 e del 1848. Di molti di questi avvenimenti il Principe fu spettatore ed attore.
Ercolano lo ricorda per l’opera di abbellimento della villa Favorita, che suo padre, Ferdinando IV, «con majorasco», gli cedette.
Così il Chiarini

leopoldodibrbone

: «Leopoldo [ … ] la fece ancora più splendida nei boschetti, che aperse per vari anni dal 1823 a pubblica ricreazione per molti giuochi ed esercizi di ginnastica che imitò dalla Germania.
Ed il concorso fu grandissimo, con allegrezza e festa di tutti che ne’ dì di riposo, nelle villeggiature di maggio e di ottobre, convenivano ad usar le gentilezze del magnifico ed affabile signore; il quale, mischiato e confuso nella gioconda moltitudine, manifestava a tutti i più belli contrassegni della sua cortesia. A quella stagione il nome della Favorita si rendette popolare. Splendido e generoso fu quel figliuolo di Ferdinando IV, e prodigo con tutti, sicché ben presto fu persuaso di elevare nuove fabbriche accosto al palazzo per commodità di una numerosa corte; ed alzato venne in effetti un novello edificio a tre ordini sopra il pian telTagno, dove le vaste proporzioni non corrisposero all’apparenza. Non fu minor male che alla forma monotona del prospetto, si seppe con disegno non in tutto seguitato del cav. Bianchi,
dare qualche barlume di gravità con archi e cornici mentite, e con linee che ricordano l’opera reticolata degli antichi. Se tutto non fosse dealbato a bianco di calce, ed invece le cornici e gli archi avessero colore diverso dalle pareti, potrebbe forse il prospetto far mostra di quella razionale varietà ed elegante sodezza che oggi non serba. Con tutto ciò le interne murazioni furono lasciate incompiute»

Oltre a dotare il complesso di una nuova fabbrica per alloggiarvi il seguito, ed arricchirlo di nuove scuderie e depositi sul lato orientale del giardino (2), nel 1823 Leopoldo dotò, come s’è detto, il parco di “giochi” ai quali la villa dovette la sua popolarità; nei mesi estivi, nei gior~i di festa, essi venivano aperti al pubblico determinando grande affluenza di popolo. Del Pezzo ne dà una simpatica descrizione elencando le ruote, i balançoires, ecc. e cita inoltre una stampa del 1829 riproducente la Favorita in un giorno di festa:

«Da Ferdinando la Favorita passò al suo secondogenito, don Leopoldo, principe di Salerno, il quale, ne’ primi tempi, che la possedette, vi spese molti quattrini. Da lui fu fatto costruire il secondo palazzo per dimora del seguito; a lui si debbono que’ giuochi nel giardino, a’ quali la Favorita’deve la sua popolarità. Ne’ mesi di villeggiatura, ne’ giorni di festa, le porte della villa si aprivano a tutti, e il popolo vi accorreva in gran numero a godere una giornata di svago.
Una stampa del 1829 riproduce appunto la Favorita co’ suoi giuochi in un giorno di festa. La veduta è presa a volo d’uccello.
Sulla destra, presso ad un tempietto di stile classico, di cui ancora avanzano le due colonne della facciata, suona una banda militare co’ shako pelosi, alti e terminanti in lunga penna. Lì vicino è un carosello; quattro uomini, ritti su cavalli di legno, portano con aria marziale una lancia sotto l’ascella, e girano, eccitati dalla prossima banda, che intanto fa, probabilmente, sfoggio del più fragoroso repertorio, come l’ orchestrina di trombe, tamburi e grancassa dei cavadenti, nelle piccole città di province, al momento che la vittima disgraziata raccoglie il frutto della sua credulità. Qua e là pel giardino sono tre o quattro svariate balançoires, a foggia di cavallo, di sedia, di sbarra, di paniere, insomma una collezione intera del genere. V’ è una stella, che deve considerarsi progenitrice della colossale, veramente americana, costruita ora a Chicago, poiché quattro persone soltanto salgono e scendono per aria. Un giuoco analogo consiste in una ruota con quattro aste; a ciascuna è sospeso un paniere, e a ogni paniere il paziente,
destinato a rotar per aria, sale per una relativa torre: il congegno, che muove la ruota, è nascosto in una specie di casamatta, da cui vien fuori l’asse della ruota medesima. A sinistra un’ altra altalena; l’uomo, che discende, ha perduto il cappello, che si vede ancora sospeso in aria. Ve n’erano insomma disseminati nel giardino, tanti dei giuochi, che i popolani vi poteano spendere la giornata itnera, tornando a casa più stanchi che dopo una giornata di lavoro.

Intorno a ciascun giuoco vedesi nella stampa la folla a circolo, che guarda, aspettando ciascuno la volta sua; la trattiene un gendarme, che sta a tutelar l’ordine e prevenire i volta volta, i quali anche allora saranno stati di moda. Pel giardino un’altra moltitudine di uomini e donne passeggia: sono per lo più coppie, probabilmente legali, le altre, non legali, sono nella parte boscosa, che nella stampa non si vede. Qua e là bimbi tirano la gonna alle mamme, e le costringono a badare a loro; qualcuno conduce due popolane insieme una per braccio, e qualche militare si nota come più ardimentoso con le donne.
Nessun uomo sta solo, tranne uno, seduto in disparte sotto un albero, col gomito poggiato sul ginocchio, e il mento sulla mano. Che avrà voluto rappresentare l’autor della stampa? Un filosofo, che, capitato a caso tra quella moltitudine felice di vivere, pensa che tutta quella gioia è un atomo solo della somma di gioia e di dolori, che si fondano nel gran crogiuolo dell’universo? Un innamorato, che ha ricevuto il ben servito, e si lambicca il cervello? Forse qualcheduno, che è sazio, e medita di andarsene?

Le donne portano cappelli monumentali, ricchi di nastri, a tese larghissime e davanti rivoltate in su, sic-ché lasciano scoperta la fronte e il principio dell’ acconciatura dei capelli. Questi sono spartiti in mezzo, e lateralmente disposti in due rigonfiamenti, veri pilastri a sostegno del cappello. Le maniche son gonfie anch’esse sopra al gomito, le gonne lisce, ornate di nastro, guarnite in giù da un paio di giri di trina o di nastro largo; sono corte da lasciar scoperto tutto il piede, che il galante autore della stampa ha dato a tutte di una piccolezza inverosimile. Gli uomini poi sono ridicoli co’ cilindri alti e larghi, i pantaloni chiari e aderenti alla persona, il soprabito aperto sul petto, che s’arresta alla vita, e poi si ritrae indietro, e corre fin sotto al ginocchio: sembrano quei notari, di cui ancora esiste qualche esemplare mummificato, i più giovani de’ quali vi dicono che hanno rogato l’atto matrimoniale di vostro nonno!

La parte boscosa poi era destinata alle cacce, le quali. si aprivano solennemente il 3 di novembre, giorno di S. Uberto. Tutto l’anno si lavorava a preparare la gran giornata. Si comperava ogni sorta di animali, che si chiudevano in gabbie, le quali poi il 3 novembre si nascondevano nelle macchie del boschetto. Don Leopoldo e i suoi invitati incedevano ne’ viali col fucile pronto, la testa sporta, a passi lunghi compassati, e in punta di piedi per evitare il rumore delle foglie. Quando erano vicini, l’uomo, nascosto nella macchia con la gabbia, l’apriva, e ne venivano fuori daini e lepri spaventatissimi, cinghiali fiaccati dal lungo digiuno, cervi agonizzanti, i quali, prima d’aver tempo di orientarsi e fuggire, erano ammazzati. A questo modo in una volta furono uccisi tremila lepri: numero speventevole, ora raggiunto soltanto nelle cacce de’ sovrani, specialmente se intervengono sovrani e principi stranieri: le compiacenti agenzie telegrafiche allora dan fiato alle trombe, e annunziano a’ quattro venti que’ facili eccidi, che, ne’ giornali officiosi, diventano prodigi di valore, e promesse di future vittorie»

Questa era la Favorita del principe di Salerno. Fu il periodo più notevole della sua storia~ ma non durò, e ne venne uno di abbandono, nel quale tutto andò a male. Dopo la morte del principe di Salerno (1851), la Favorita ridiventò proprietà privata del re

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Studioso ed autore di molti testi su Ercolano e le sue tradizioni

Mario Carotenuto, un suo ricordo
giugno 27, 2014
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Verso la fine del  2012 è venuto a mancare il  prof. Mario Carotenuto, illustre ercolanese che, con i suoi scritti, ha dato lustro alla nostra Cittj, trasferendo nei suoi libri le conoscenze acquisite, i personaggi, le storie, gli ambienti di un passato remoto e recente.

Tra le opere letterarie del prof. Carotenuto brillano i vorolurni dedicati alla storia ed alle tiadizioni della nostra Città .tra i quali: “Ercolano
attraverso i secoli”, “Ercolano e il Vesuvio – Luoghi, tradizioni, vicende’: “Storia di Ercohno’: “La costa vesuviana nelle cartoline d’epoca” e ” Tra il Vesuviio e il mare “Luoghi, persone e tradizioni” dalle Sue opere traspaiono la sensibiliti, lo spirito di osservazione e l’amore per h propria Città e per la provincia Vesuviana. Il prof. Carotenuto ha dedicato h propria vita alla ricerca storiografica, alla raccolta di dati, di foto, trasmettendo ai posteri la storia delle cittadine che amò.

Queila di Mario Carotenuto fu una vita semplice e produttiva  avendo Egli dato alle stampe oltre trenta pubblicazioni. Cuore nobile e caritatevole fece della sua esistenza un conitnuo impegno.
La “Terra santa” di Pugliano ed il terreno di gioco dell’oratorio salesiano San Domenico Savio di Resina illuminarono la sua giovinezza. Di tutto nel suo cuore fece prevalere l’amore ed il rispetto per le classi piu’ deboli. Andato  in pensione dalla scuola che onorò con dedidione e professionalità, fece dono della sua liquidaziome, oltre 50 milioni di lire, all’oratorio San Domenico Savio che aveva visto i suoi anni migliori della giovinezza.
Mario Carotenuto dopo ‘Ercolanoattraverso  i secoli’,  continuò le sue ricerche sulla cittadina vesuviana con ‘Da Resina ad Ercolano’.   ‘Da Resina ad Ercolano’ edito allora dalla “Pro Ercolano”, che ebbe come Presidente Antonio Zefiro, Per noi ‘Da Resina ad Ercolano’ è un’opera complementare a ‘Ercolano attraverso i secoli’, di cui ricordiamo alcuni capitoli fondamentali, tra i quali il Vesuvio, l’origine di Resina, Ercolano classica e Resina medjevale, I’università, I’estaurita, le castellanie, le capitanie, la storia degli scavi. È sorprendente, perciò, che Carotenuto nella nuova opera non accenni mai, neanche nella bibliografia, alla sua prima fatica,  un’opera – avevamo scritto – che resterà uno dei momenti più alti della storiografia ercolanese.

Anche Marcello Gigante, nel presentare l’opera, aveva espresso un giudizio lusinghiero: L’ambizione di trattare in modo organico e completo la storia di Ercolano-Resina giustifica la mole del volume che è un’ottima realizzazione anche editoriale. Il modello della scrittura, che non mostra mai sciatteria né oppressione, è quello dell’indimenticabile Amedeo Maiuri; lo stesso apparato erudito è ridotto all’essenziale. L’opera, inoltre, si rivela anche un contributo rilevante per la conoscenza e lo sviluppo turistico di Ercolano.

 

 

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Il mistero dell’urlo in via fosso grande.
maggio 19, 2014
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Un episodio strano ed al limite del sovrannaturale si verificò proprio a Resina e destò un grande scalpore, anche al di fuori dell’ambito locale.
Accadde nell’attuale Via Fosso grande, già Fosso dei Corbi, una solitaria e accidentata zona di campagna. Fino al 1858, anno dell’eruzione che lo colmò e lo rese praticabile, il Fosso grande era un burrone ostruito da enormi pezzi di roccia ferruginosa. Da qui erano passate le lave del 1631 e del 1767, ma erano state soprattutto quelle del 1858 a colmare il vallone, profondo un centinaio di metri. Dopo l’eruzione di quell’anno, Via Fosso grande era dunque appena un sentiero campestre, accessibile solo da Via Madonnelle. I lavori della nuova strada comunale Resina -S. Sebastiano avrebbero avuto inizio a partire dal 1894, e solo qualche casupola interrompeva, qua e là, la solitudine della campagna.

Era una notte del mese di novembre del 1880, quando un urlo che niente aveva di umano svegliò gli spauriti abitanti della zona. Il fatto si ripeté anche nelle notti successive, destando in tutti non poche apprensioni. Si trattava di un lungo, modulato sibilo che proveniva dalla campagna; ma non si riusciva a capire la natura del suono: era un uomo in preda ad un raptus di follia? Oppure un fantasma che si divertiva a terrorizzare la gente?

Per qualche tempo, i più coraggiosi tra i contadini, armati di fucile, batterono la zona palmo a palmo, sparando in direzione della voce, ma inutilmente.
Intanto, la notizia di quella strana voce notturna si era diffusa rapidamente nel paese provocando, oltre ad un giustificato allarmismo, una ridda di spiegazioni e di interpretazioni le più curiose e fantasiose. I moralisti erano sicuri che si trattasse di un’anima dannata, probabilmente quella di una prostituta che in vita aveva operato nella zona; ma non mancava chi credeva di ricordare che il vallone di Fosso grande era stato conosciuto in passato come la zona degli spiriti. Che fare? I più superstiziosi proposero di affidare il caso alla vecchia ‘e Mattavona, una donna conosciuta in paese per le sue arti magiche. Interpellata, la fattucchiera decise di fare una ricognizione in Ioco.

Streghe_rogo

L’appostamento in Via Fosso grande avvenne nella notte di uno dei primi giorni di dicembre. Sotto un albero di fichi, ai margini della campagna, presso una masseria, un gruppetto di coraggiosi si mise in attesa degli eventi, fidando ciecamente nelle virtù taumaturgiche della megera. A mezzanotte, l’ora classica delle streghe e dei fantasmi, dal profondo della campagna si levò, lontano ma chiaro, il tanto atteso urlo: angoscioso e straziante; come quello di una donna che stava per essere strangolata.
La vecchia ‘e Mattavona si fece allora avanti e, alzando le mani verso la direzione della voce, farfugliò delle parole incomprensibili. Quanto tempo durò quell’esorcismo? Qualche minuto? Un’eternità? Poi i presenti, che avevano trattenuto il respiro per non disturbare la sacralità di quel rito, furono invitati a tornare a casa Da allora l’urlo scomparve. I contadini poterono tranquillamente dormire nelle loro case, senza più essere terrorizzati dalla voce misteriosa; e Resina tornò a vivere di nuovo la vita sonnacchiosa della «provincia addormentata ».

Ma una cosa tuttavia rimase, resa anzi ancora più grande dall’avvenuta scomparsa del!’incubo notturno: la credenza nelle pratiche magiche. E le varie fattucchiere continuarono a lungo a fare affari d’oro, speculando sulle necessità vere o presunte della popolazione .
Per concludere questo interessante capitolo di storia locale, piace ricordare che proprio nella zona del Fosso grande sorse più tardi l’attuale cimitero extra-urbano di Resina. Singolare coincidenza? Può darsi: ma, ancora oggi, qualche vecchio cultore di storia locale si dice convinto che la casa dei morti non poteva che essere costruita nell’antica sede degli spiriti.

L’episodio fu narrato da un vecchio resinese tale Michele Cozzolino, morto nel 1956 all’età di 94 anni. Il Cozzolino assistette personalmente all’evento narrato e fino alla morte conservò un ricordo lucido dell’episodio.

Tratto dal libro di mario carotenuto Da Resina ad Ercolano. Una città tra storia e cronaca. – Ed. pro Ercolano

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La processione del Cristo Risorto dal 1500 ad oggi.
aprile 19, 2014
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Le statue del Cristo Risorto e della Madonna del Rosario sono state, per la Città di Ercolano, sempre un elemento di importante culto religioso, tanto venerate ieri, quanto dimenticate oggi.

In un clima di perpetuo abbandono sociale, la voglia di recuperare la storia attraverso la meditazione religiosa, diventa per i “fratelli” dell’Arciconfraternita della SS. Trinità di Pugliano (Ercolano), uno dei punti cardini dell’impegno dei fedeli, diretti dal superiore responsabile del governo Luigi de Martinis, coadiuvato da Francesco De Biase, Francesco Iengo e Pasquale Sannino, membri dell’amministrazione dell’Arciconfraternita.

“La città di Ercolano ” precisa De Biase, è famosa non solo per la storia archeologica, rappresentata dal Vesuvio, gli scavi o le Ville Vesuviane, elementi di alto prestigio culturale, ma anche per il valore delle nostre chiese, quali la Basilica di S. Maria a Pugliano, oppure S. Caterina, o la Chiesa del Pilar, strutture monumentali che accolgono affreschi ed oggetti di importante valore storico, basti pensare che proprio l’Arciconfraternita è custode di alcuni elementi del 1500 che venivano usate in importanti processioni storiche. Ecco, con questo spirito, precisa Ciro Santoro, presidente dell’Associazione Ercolano Viva, bisogna riaccendere i riflettori in una città che è “morta” per colpa della mancanza di aggregazione, sviluppando un turismo che faccia bene direttamente alla città.

Infatti, inverosimilmente, la cittadina Vesuviana non trae alcun vantaggio economico diretto dai siti archeologici, dalle Ville o dal Vesuvio, che sono gestiti da società per lo più extraterritoriali, mentre sostiene i costi di gestione del turismo “tocca e fuggi”.
Il recupero di una processione storica si ricollega alla necessità di un territorio di riappropriarsi delle proprie tradizioni, per farle conoscere ai posteri, in quelle vesti che in tanti hanno dimenticato, quindi ha l’obiettivo di tramandare la memoria della città vesuviana non solo attraverso il racconto, ma anche con la rievocazione di un momento importante per i cittadini, cioè la Pasqua.

L’ intento è quello di riportare Ercolano all’attenzione dei media, non solo per i fatti di cronaca nera …

Nel 1600 attraverso alcuni atti del Card. Gesualdo, si dichiarava che “le festività pasquali facevano affluire a Pugliano e dal Napoletano numerosi fedeli, e che, il Sabato Santo, si portava in processione la statua di Cristo Risorto”, e dal 1952 si è tentato di recuperare questa storica cerimonia, … perchè non trasformare, oggi, un momento religioso in un importante occasione di rivalutazione-turistico sociale di questa città?

In un contesto storico di grande crisi economica, l’organizzazione entusiastica di un evento religioso, afferma Lino Vitiello, ex assessore Cultura ed Eventi della città vesuviana, restituisce ai cittadini una piccola speranza di rinascita, che se giustamente supportata da un’amministrazione più presente, nel tempo potrebbe condurre allo sviluppo di un filone di turismo religioso.

L’appuntamento, per ammirare e partecipare a questa splendida manifestazione, è per il 20 Aprile alle ore 18, nella splendida e storica cornice di Piazza Pugliano, dove, in presenza dell’Amministrazione comunale, verranno deposti fiori in omaggio all’effigie sacra, e da dove l’evento partirà in processione per le vie cittadine. Nel caso di avverse condizioni meteorologiche, la manifestazione verrà rinviata alla domenica successiva, nella speranza di condividere questo momento non solo di fede, ma anche di aggregazione cittadina.

Notizie scaricate da http://www.disagrainfesta.it/campania/2014/processione-cristo-risorto-dal-1500-ritorno-tradizione-ercolano-napoli/

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Scuola elementare “F. GIAMPAGLIA”: con TRINITY conosci l’inglese
aprile 1, 2014
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La professoressa Giovanna Tavani con il professor Michael Cross del Trinity College di LondraLa professoressa Giovanna Tavani con il professor Michael Cross del Trinity College di Londra

Ercolano, lunedì 31 marzo 2014

Oggi mi sono recato presso la Scuola elementare “F. Giampaglia” di Via Semmola. Avevo appuntamento con la dottoressa Elisabetta Pugliese di Poste Italiane che iniziava un corso sul collezionismo filatelico, argomento del quale parlerò in un prossimo articolo.

Dopo averla incontrata e salutata nella classe che le era stata assegnata sono stato ricevuto dalla Dirigente Scolastica Professoressa Giovanna TAVANI. Con lei ho avuto un proficuo scambio di opinioni sul ruolo, la difficoltà e la realtà di una scuola moderna che vive quotidianamente a contatto e deve commisurarsi con strati sociali diversificati ed, a volte, agli antipodi tra legalità e delinquenza.

Una interruzione sollecitata da una collaboratrice mi ha consentito di prendere visione ed entrare nel merito di una esperienza formativa in corso di svolgimento nella scuola. Parlo degli esami di inglese del 2° corso (gradi 2 e 3) per alunni (n. 51) e docenti (n. 15) che il Professor Michael CROSS del Trinity College di Londra stava tenendo dal mattino.

Il professor Cross, con precisione tipicamente anglosassone, aveva interrotto gli esami per gustare le sfogliatelle ed i succhi di frutta cortesemente offerti dalla scuola. Ho avuto modo di trattenermi a parlare con lui insieme alla preside Tavani ed ho colto l’occasione per scattare alcune foto; non avevo idea di cosa avrei trovato a scuola, ma ero uscito fortunatamente con la mia Pentax digitale K200.

IMGP3683_m_ridottaUna volta salutato l’ospite, al quale la preside ha consegnato opuscoli preparati da alunni e docenti nel corso del progetto Comenius, mi sono trattenuto all’esterno dell’aula degli esami IMGP3685_ridottadove, dopo gli alunni, i docenti, in attesa di essere convocati, facevano capannello e si scambiavano informazioni e commenti sulle probabili domande e sulle risposte che avrebbero dovuto dare aiutati dalla professoressa di lingue che coordinava le operazioni. I docenti mi sono sembrati più emozionati degli alunni; all’uscita, comunque, il sorriso aleggiava sui loro volti per la prova superata.

Nell’attesa ho colto l’occasione per avere notizie sul personaggio al quale era intitolata la scuola; ho ricevuto gentilmente un opuscolo (Edizione speciale di “Un Ciclone di notizie”) stampato nel 25° anniversario dell’intitolazione del Secondo Circolo Didattico.

 

Breve storia Francesco Giampaglia

Francesco Giampaglia nasce a Taranto il 29 novembre 1919 figlio dei resinesi Antonio e Losa Filomena. Iscritto nel Compartimento Marittimo di Torre del Greco, nel corso del 2° conflitto mondiale viene imbarcato come segnalatore sul cacciatorpediniere “ESPERO”, a bordo del quale muore il 28 giugno 1940 nelle acque a nord di Tobruk dove la nave era diretta. Aveva solo 21 anni non ancora compiuti. La nave fu intercettata da preponderanti forze navali inglesi che tenne impegnate con eroiche manovre consentendo al resto della squadra di sottrarsi al nemico. Si salvarono solo in 47. Nel 1949, con decreto del 29 luglio, gli venne concessa, alla memoria, la Croce di Guerra al Valor Militare.

 

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Ercolanesi non si nasce
marzo 21, 2014
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Ho ripreso il titolo di un mio articolo pubblicato alcuni anni fa sul periodico “Tutto è …” di Torre del Greco.

L’occasione di riproporlo, in modo diverso e aggiornato, si è presentata allorquando sono stato invitato a collaborare a questo nuovo sito di “Blog in Resina”

In effetti  c’è un legame, ma anche una discontinuità tra i nati di Resina (fino a marzo del 1969) e quelli nati ad Ercolano (da aprile 1969) dopo il cambio di toponimo fortemente voluto dall’Amministrazione del tempo condotta dal Sindaco Francesco Scognamiglio.

Uno spartiacque che ha portato nel giro di 13 anni all’azzeramento delle nascite sul territorio resinese-ercolanese.

Ovviamente il cambio del toponimo Resina forte di 2000 anni di storia (anche se l’origine del nome viene accreditata intorno all’anno 1000) in quello di Ercolano che riprende, in italiano, l’antica denominazione di Herculaneum sepolta nel 79 dC, non è stata la causa che ha determinato il calo e l’azzeramento delle nascite.

Altri fattori sono da considerare: la chiusura della Clinica Cataldo, la scomparsa della figura della levatrice, la tendenza dei medici ginecologi ad indirizzare le partorienti presso strutture più attrezzate dove erano accreditati, forse anche la moda (spero non la volontà) di far nascere i figli altrove.

Sta di fatto che dal 1982 ERCOLANESI NON SI NASCE e, per me, questa è una cosa grave.

Lo specchietto che segue riporta le nascite a partire dal 1969 fino al 1981 con a fianco il numero dei nati.

 

                               ANNO                  NUMERO NATI

                                                              Resina  Ercolano

                               1969                      170         434

                               1970                                      497

                               1971                                      394

                               1972                                      249

                               1973                                      188

                               1974                                      125

                               1975                                        72

                               1976                                        52

                               1977                                        36

                               1978                                        28

                               1979                                        10

                               1980                                          7

                               1981                                          2

 I due nati del 1981, oggi trentatreenni, rappresentano già un record e, ritengo, possiamo già considerarli famosi per essere stati gli ultimi a venire alla luce sul territorio resinese-ercolanese.

Siamo diventati una CITTA’, abbiamo un nome altisonante, ma non abbiamo nativi ercolanesi, solo residenti.

Un giorno questi giovani residenti diventeranno famosi, certamente qualcuno già lo è, ma, nel nominarli, si farà riferimento al loro luogo di origine e non sarà Resina, non sarà Ercolano, ma Napoli, Torre del Greco, Massa di Somma, Pollena Trocchia, ecc.

Sì, diranno “vissuti ad Ercolano”, ma non avrà lo stesso impatto e importanza che dire “nato ad Ercolano”

Quale conseguenza di questo stato di fatto è la scomparsa del codice ISTAT H243 che identifica la città di Ercolano, dal codice fiscale dei nativi “immigrati”

Un’ultima disquisizione vorrei farla sull’aver dovuto accettare di veder modificato per legge il mio luogo di nascita da Resina in Ercolano; a me piaceva e forse a tanti altri sarebbe piaciuto conservare la vecchia denominazione.

Queste note spero siano di stimolo a quanti sono preposti ad amministrare la cosa pubblica affinché si trovi un correttivo a questa situazione.

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Don Alfonso Alfano: 50 anni di apostolato.
marzo 15, 2014
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Il 19 marzo di 50 anni orsono, era il 1964, il chierico don Alfonso Alfano veniva ordinato sacerdote; la cerimonia si svolse nel Duomo di Castellammare di Stabia, città nella quale aveva trascorso i suoi anni giovanili frequentando lo Studentato dei Salesiani di Don Bosco, nel rione di Scanzano.

 Sulle immaginette preparate per l’occasione fece scrivere “Che tutti siano uniti nella carità” e “Il più gran dono che Dio possa concedere ad una famiglia è un figlio sacerdote”.
 

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5 aprile 1964 – Celebrazione S. Messa nel cortiletto dell’oratorio    S. Domenico Savio

Don Alfano nasce a S. Antonio Abate nel 1936 in una famiglia di contadini con forti radici cristiane; una mamma molto devota gli insegna l’amore per il prossimo e la carità cristiana. In uno dei suoi 8 libri, quello autobiografico dal titolo “Quando il pane profumava di fatica”, racconta come la mamma esortava i suoi figli a non sprecare nemmeno le briciole del pane perché era un dono di Dio; al massimo, diceva, datele agli uccellini.

Finita la seconda guerra mondiale, tragedia che vive in prima persona con i “poveri cristi” del suo paese natio, prende la strada che lo condurrà ad unirsi a Dio e vestire l’abito nero della congregazione dei Salesiani di Don Bosco.

Nell’agosto del 1956 inizia, era ancora un chierico, il suo rapporto con Villa Favorita in quel di Resina. Dal novembre del 1953 la prestigiosa villa, reggia di Ferdinando IV di Borbone, ospitava il collegio degli orfani dei militari di carriera Esercito. Il nostro don Alfano entra a pieno titolo nella storia dei 13 anni di vita dell’Istituto,  nel quale assume anche la carica di Consigliere.

Animatore nato, don Alfano porta una ventata di novità nel rigido sistema educativo allora in voga. Ancora oggi, a 50 anni da quei giorni, gli allievi interni e gli oratoriani lo ricordano con affetto e simpatia.

Zì Fonzo, come affettuosamente lo chiamano i suoi fans, è un vulcano di idee; le sue iniziative spaziano dal teatro ai campionati di calcio senza trascurare, ovviamente, le pratiche religiose, il catechismo, ecc.

Memorabili i campionati di calcio in notturna svolti nell’oratorio “S. Domenico Savio” inaugurato nel 1958; anni indimenticabili il 1961 e il 1964 quando sostituì il direttore don Giuseppe Pignataro e, aiutato dai responsabili del tempo, riuscì a focalizzare l’attenzione dei cittadini di Resina, Portici e Torre del Greco sulle attività dell’oratorio.

Nel 1964, dopo la sua ordinazione sacerdotale e la sua prima messa nell’oratorio, fu destinato a Caserta in qualità di Direttore dell’oratorio. Successivamente passa all’Istituto di Via Don Bosco ed assume la carica di Ispettore.

Tra i salesiani vige la regola dei 7 anni, con rotazione delle mansioni, eccolo quindi parroco a Soverato (CZ). Appassionato tifoso del Napoli assiste, con alcuni oratoriani di Resina, all’incontro di calcio Catanzaro – Napoli. Passa quindi a Roma, all’Istituto salesiano ubicato nei pressi della stazione Termini e vi rimane per 25 anni profondendo tutte le sue energie fisiche e mentali nel recupero dei diseredati, dei tossicodipendenti, degli emarginati. Le esperienze quotidiane di vita vissuta diventano soggetto per i suoi libri, alcuni specifici per gli operatori del settore.

Nel 2007 ritorna a Napoli dove, infaticabile, dà vita al progetto “LE ALI” per il recupero dei ragazzi a rischio di devianza minorile. Con la collaborazione di volontari e cooperatori lo troviamo impegnato nel suo 7° ciclo per i corsi di specializzazione dell’anno 2013 – 2014. In totale sono stati accolti e istruiti circa 400 ragazzi, maschi e femmine, tra italiani e stranieri.

Il suo apostolato all’insegna dei sistemi educativi di Don Bosco ha trovato riscontro nelle parole di un dipendente che lo conosce ormai da più di 30 anni, il quale ha affermato, qualche giorno fa, che Don Alfano è l’unico che riesce ad attirare l’attenzione dei giovani laddove “il cortile” non li attira più.

Ai festeggiamenti del giorno di S. Giuseppe, incentrati sulla Santa Messa delle ore 10:30, saranno presenti parenti, amici ed estimatori, ma una cornice particolare sarà la presenza dei tanti ex allievi di Villa Favorita, per la quale una volta ebbe a dire di averla nella testa mentre Caserta l’aveva nel cuore.

Lunga vita Zì Fonzo

Dal basso in alto e da sinistra a destra: prima fila Roberto Tranzillo, Raffaele Marrone; seconda fila Vincenzo Felleca, Giulio Cozzolino, don Alfonso Alfano, Luigi Capuano, Ernesto Gargiulo; terza fila Gennaro Marrone, Mario Di Dato, Gaetano Gargiulo, Ciro Scotti, Isidoro Casteltrione; quarta fila Carlo Doldo, Ernesto Caracciolo,AntonioDe Simone, Ciro Formisano

Dal basso in alto e da sinistra a destra: prima fila Roberto Tranzillo, Raffaele Marrone; seconda fila Vincenzo Felleca, Giulio Cozzolino, don Alfonso Alfano, Luigi Capuano, Ernesto Gargiulo; terza fila Gennaro Marrone, Mario Di Dato, Gaetano Gargiulo, Ciro Scotti, Isidoro Casteltrione; quarta fila Carlo Doldo, Ernesto Caracciolo,AntonioDe Simone, Ciro Formisano

 
 
 

Informazioni autore

Studioso ed autore di molti testi su Ercolano e le sue tradizioni

David Packard Jr un americano che ha salvato Ercolano
marzo 10, 2014
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davidpackardDavid Packard rafforza l’ impegno per Ercolano e apre una fondazione tutta italiana per continuare a restaurare l’ antica città vesuviana. Dopo 12 anni di attività e 18 milioni di euro erogati per salvare gli scavi di Ercolano da quel destino che invece sembra non risparmiare Pompei, il mecenate americano si lancia in una nuova sfida per salvare i beni culturali della Campania e non solo. MANCANO ancora poche settimane e la prefettura di Pisa approverà lo statuto della nuova “Fondazione istituto Packard per i beni culturali”. Una fondazione che si occuperà direttamente della gestione dell’ “Herc u l a n e u m C o n s e r v a t i o n Project“, che si realizza sotto il controllo della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Una scelta che mantiene fede allo stile che il mecenate statunitense si è dato da quando nel 2001 corse al capezzale dell’ antica Ercolano: fare senza apparire. Nessuna sponsorizzazione, dunque, nessuna ribalta mediatica, niente a che vedere per esempio con quanto accade per il restauro del Colosseo sostenuto da Diego Della Valle.

Nessuna targhetta, niente pubblicità per un’ attività che deve restare filantropia allo stato puro. Così nasce la fondazione italiana di Packard: ha sede a Pisa, perché in Toscana la famiglia californiana ha una masseriae vi risiede quando è in Italia, e perché lì vi sono alcuni degli esperti che hanno lavorato al nuovo soggetto giuridico. A cominciare dall’ avvocato Michele Barbieri, che spiega: «Per il progetto Ercolano la fondazione americana Packard Humanities Institute ha agito tramite la British school di Roma, che era incaricata di pagare i lavori, stipulare i contratti. La British School resta partner scientifico, ma i soldi raccolti negli Usa arriveranno direttamente alla fondazione italiana, che svolgerà un’ azione filantropica nei settori dell’ archeologia, dell’ arte e si occuperà di portare avanti il lavoro avviato su Ercolano».

L’ archeologo inglese Richard Hodges, presidente dell’ American University di Roma, siede nel consiglio di amministrazione delle due fondazioni: sarà lui il delegato di Packard a sovrintendere al progetto Ercolano. «David Packard da tempo voleva fare una fondazione italiana. Agirà anche nel campo della musica e del cinema, che sono gli altri grandi interessi di Packard: si è già occupato di restaurare vecchie pellicole di Hollywood e di sostenere progetti musicalia Salisburgo». Ma si farà il museo archeologico a Ercolano? «Non si sa bene che tipo di museo si può fare, dobbiamo collaborare con la Soprintendenza – precisa il professor Hodges – ma noi proseguiamo il nostro impegno per evitare i problemi che ci sono per esempio a Pompei. David Packard vuole vedere un parco archeologico ben gestito per un pubblico internazionale. Vuole fare il massimo per Ercolano, questo resta il suo obiettivo, e per questo è nata la fondazione italiana». Che sarà operativa a settembre, non appena la prefettura di Pisa approverà lo statuto.

La nuova fondazione subentra in tutti i rapporti legali con il ministero dei Beni culturali. «Invece del contratto di sponsorizzazione – spiega il responsabile della fondazione, Michele Barbieri – useremo lo strumento della donazione liberale senza nulla in cambio». Dopo 12 anni di lavoro il team guidato dalla manager Jane Thompson e dall’ archeologo Domenico Camardo ha rifatto l’ 80 per cento delle coperture nel sito e rispristinato l’ antico sistema fognario, eliminando gran parte dei problemi di umidità che affliggeva le case di Ercolano sopravvissute all’ eruzione del Vesuvio, ha salvato decine di metri quadrati di affreschi e mosaici. E continuerà a farlo sotto l’ egida di questo professore californiano di latino e greco, 72 anni, figlio del fondatore della Hewlett-Packard, grande appassionato di arte e cultura europea.

fonte Repubblica online http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/07/20/packard-il-benefattore-di-ercolano.html

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