A strada ‘e San Vito dalle origini..

0 6 anni fa

Superato l’incrocio con via Benedetto Cozzolino, eccoci in Via S. Vito.
Inaugurata nel 1845 per rendere più agevole la salita al Vesuvio, questa strada si inerpicava in mezzo alla campagna ricca di verde, punteggiata soltanto da case coloniche (complete di celIai, depositi in legno, granai e scale esterne) che l’avanzata di ruspe e bulldozers ha indegnamente spazzato via.
In questi paraggi si produceva, nel secolo scorso, il lacrima Christi, vino celebre in Italia e nel mondo per le tante pagine dedicategli da innumerevoli sClittori di tutte le latitudini. Ma non meno abbondante e preziosa era la produzione di albicocche che assicurava ai nostri contadini lauti guadagni.

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Purtroppo, negli ultimi lustri, la zona ha subito un innaturale processo di conurbazione che ha cancellato o compromesso le attività agricole di un tempo. Tale fenomeno, imponente, inarrestabile, è andato letteralmente trasformando i modelli di vita contadina sempre più suggestionati da quelli urbani. Oggi, non vi si lavora più in un quadro armoniosamente scandito dai ritmi della natura, ma in una realtà in cui sono riprodotte le spinte mercantilistiche della società dei consumi. Prova ne sia l’agricoltura intensiva praticata a cielo aperto o, più frequentemente, sotto serra, settore che ha visto la megastruttura di Via Benedetto Cozzolino all’avanguardia in Europa nella produzione di fiori, specie del garofano, tanto che nella primavera del 1987 vi si è allestita la prima «Fiera nazionale dei fiori».
Più avanti, si scorge sulla sinistra un tratto della vecchia funicolare che effettuò la sua ultima corsa nel 1953. L’azzurro trenino, partendo da Pugliano, si fermava a S. Vito, nei pressi dell’omonima chiesetta, prima di arrampicarsi verso l’Osservatorio e la Stazione inferiore: coi suoi pali di ferro e le sue lampade, appariva opera veramente ardita, e non mancarono di utilizzarlo, soprattutto nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, molti personaggi illustri (tra i quali ricordiamo il principe Umberto e la moglie Maria José, lo zar Ferdinando e la regina di Bulgaria). Anche questo, tuttavia, appartiene al museo dei ricordi.
Strumento fondamentale per lo studio della condizione storicogeografica dell’area napoletana è la carta n. 14 dell’Atlante Geografico (1808) del Regno di Napoli, egregio lavoro di G. A. Rizzi – Zannoni. La frazione resinese «le Madonnelle» vi figura poco prima di S. Vito, insieme ai casati dei Cozzolino, Imperato, Cefariello ed altri, che erano proprietari di armenti e di vasti territori nella parte alta di Resina fin da quando il nostro Comune era un paese eminentemente agricolo e dedito alla pastorizia.
Un quadro sinottico di quei proprietari viene liportato nella ben nota Portici e la sua storia (1882) di Vincenzo Iori, elenco che ricorda i seguenti nomi: Bartolomeo Pittari, Gennaro Lomasto alias Pettiniciello, Gioacchino di Lorenzo, Plincipio di Lorenzo, Antonio Gaudino, Grazia di Roberto, Pietro Giacomino, Giuseppe Giacomino, Gennaro Gaudino, Domenico Antonio Cozzolino alias Pezza di caso, Carmine Lo Mastro, Simone Gaudino, Candelora Gaudino, Gennaro Veneruso, Marino e Salvatore Aveta, Michelangelo Pittari, Antonio Nocerino, fratelli Iacomino, Marchese Donnaperna, Mattia Durante e Giuseppe Siciliano.
Si tratta di cognomi che affondano le radici nella storia più antica di Resina. Gaudino è attestato, ad esempio, in un documento che risale al lontano 1378. Della sua antichità fanno fede gli Atti di S. Visita di Annibale di Capua, in cui si legge che la cappella-confraternita di S. Maria della Grazia de Gaudinus esistente a Napoli, in S. Giorgio Maggiore, possedeva «un orto a Resina dove si dice «alli gaudini», dal che si deduce che non doveva essere infrequente l’uso di dare al fondo la denominazione del possessore.

Intitolato ad un Iacomino era un noto podere resinese che nel secolo scorso produceva il lacrima Christi.
Ma il cognome più diffuso e importante è stato, in ogni epoca, quello dei Cozzolino. Scriveva, a questo proposito, uno dei suoi esponenti più illustri, monsignor Gioacchino Cozzolino: «Se non la metà, certo un terzo della popolazione di Resina porta questo cognome, e si può essere certi che in qualunque parte del mondo si trovi un Cozzolino, questi discende da famiglia resinese. L’origine di questo cognome si perde nell’oscurità dei tempi; in qualche antichissimo documento, e in qualche iscrizione, si legge Coxolino o Cozzolini.
Verso il mille o poco prima, i Cozzolino possedevano vasti territori in gran parte messi a pascolo e grandi armenti. Col censo i Cozzolino si resero illustri per una lunghissima, ininterrotta serie, continuata fino ad oggi, di zelanti e dotti sacerdoti, di professionisti esimi, di ottimi e scrupolosi amministratori della cosa pubblica, ed ancora per lasciti destinati ad opere di culto e di beneficenza… Aumentatasi nel corso dei secoli la famiglia Cozzolino e divisa in vari capi, per distinguersi fra loro, al cognome venne aggiunto un agnome: così si hanno i Cozzolino di Battimo, di Colella, di Padecaia, di Cerasiella, di Ampellone, di Catella, di Pezza di casa (leggi pezza di cacio, appunto dalle grosse forme di latticini che manifatturavano nelle loro fattorie), ecc.».