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Programma mostra arte contemporanea Ombre Prosequio
foto3
Si inaugura venerdì 4 settembre alle ore 19:00 la mostra Ombre Prosequio di Amedeo Gabucci in arte deò a cura di Giovanni Cardone presso “ Le Scuderie” Caffè Letterario di Villa Favorita  Ercolano , con il Patrocinio del Comune di Ercolano in collaborazione con la Universum Academy SwitzerlandRegione Campania , e con l’Associazione Culturale Libera/mente.
fotolocandina
La mostra si potrà visitare fino al 26 settembre 2015. Come ci dice Giovanni Cardone :
«L’arte di Amedeo Gabucci in arte deò è antitesi e sintesi allo stesso tempo, lo scontro tra la luce e l’ombra è senza fine e senza risoluzione. Penombra non datur. Le linee orizzontali e quelle verticali non generano diagonali. Nelle sue opere lo scontro frontale, l’aporia è tra stasi e movimento, tra spazio e tempo. Tra la presenza fisica incombente della figura, del volto, e la sua instabilità, la sua evanescenza, il suo essere transeunte. Il dissidio insanabile è tra l’essere e il divenire, tra il condensarsi della materia e il suo espandersi, esplodere sino alla dissoluzione. Ma la materia in questione è il colore bianco impresso da un timbro sulla tela, con un gesto apparentemente impersonale. La materia è il nero, l’ombra. Nelle sue  opere  il conflitto invece è triplice, tra linee orizzontali e linee verticali, tra luce ed ombra,  tra gesto e segno, tra le scisse e le ordinate che non si incontrano. Le forze spingono in direzioni ortogonalmente opposte senza incontrarsi, senza fondersi. I gesti orizzontali si sovrappongono o più spesso giustappongono a quelli verticali, generando tensioni. La luce è il risultato  di un gioco dove l’ombra affiora morbida e sfumata, quasi evanescente, oppure incombe a larghe strisce dai contorni indefiniti. L’ombra è un panno morbido che avvolge. La luce è un gesto che rende unica l’opera .L’ombra in deò non è assenza di luce, ma presenza immanente, imprescindibile, incombente. Forse, addirittura, è la luce ad essere assenza di ombra, mancanza, negazione. Non che tutto questo non ci fosse anche prima. Solo che adesso il rigore estremo di queste opere mette a nudo brutalmente gli schemi, e al tempo stesso li rende anche più prepotentemente efficaci. E come possiamo chiamare il conflitto irrisolto tra luce ed ombra, tra essere e divenire, tra gesto e segno, tra orizzontalità e verticalità.  A ciascuno poi, se lo vorrà, la possibilità di cogliere i risvolti metaforici di alcuni di questi poli contrapposti: luce ed ombra,gesto e segno, orizzontale e verticale».

Programma  Venerdì Letterari :

11 Settembre ore 19.00

Dibattito Sull’arte Contemporanea Interverranno :

Amedeo Gabucci in arte deò
Marcello Francolini Critico d’Arte
Modera : Giovanni Cardone Storico e Critico d’Arte

 

18 Settembre ore 19.00

La Rivoluzione Napoletana del 1799 – Insegnamento e Valori

Interverranno :

Ciro Bonaiuto Sindaco di Ercolano
Raffaele Del Giudice Vice Sindaco di Napoli
Nino Daniele Assessore alla Cultura e al Turismo di Napoli
Antonella Orefice Storica e Direttore del Nuovo Monitore Napoletano
Giovanni Cardone Storico e Critico d’Arte
Salvatore Perillo Giornalista tv city – Comuni Vesuviani News

 

25 Settembre ore 19.00

Presentazione di uno studio di Emilio Mastriani  sulla vita e le opere del romanziere napoletano Francesco Mastriani ( suo avo) .

Interverranno :

Emilio Mastriani Studioso e Filosofo;
Gennaro Mantile Presidente dell’Associazione Mondo Scuola;
Rosario Mastriani Ricercatore.

 

 

LE SCUDERIE

Caffè Letterario di Villa Favorita

Corso Resina 300/302 Ercolano ( Napoli )

dal 4 al 26 settembre 2015

Orari tutti giorni dalle ore 9.00 alle ore 22.00

Info e Contatti :  Tel : 0817778052

Press : Mediterraneo Art

Tel.: 3923405574

email:giovannicardone@hotmail.it

http://www.expoartcc.it/eventi/dettagli_evento.php?id=260

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Mostra arte contemporanea Ombre Prosequio al caffè letterario Villa Favorita
copertina
Con il patrocinio dal Comune di Ercolano
in collaborazione con Universum Academy Switzerland e la Regione Campania
l’Associazione Culturale Liberamente
Dal 4 al 26 settembre presso il caffè letterario di Villa Favorita – Corso Resina,330 Ercolano.

L’evento ha un significato oggettivo che non l’imita la dimensione in cui avverrà alla sola esposizione delle opere, di cui parlerò, ma è l’incontro alla cultura in senso più ampio. Infatti, il coinvolgimento nei tre venerdì letterari dei docenti che interverranno, ha come scopo un coinvolgimento all’arte nelle sue svariate espressioni. Le mie opere, che dire, sono il tormento di una vita, la passione, la voglia, la gioia di dire, in una contemporaneità, il nuovo.

Un percorso iniziato da fanciullo e durato nella sua ricerca anni, fino a giungere alla dimensione metafisica che non va spiegata ma guardata, ognuno, nella propria immaginazione colorando il bianco al proprio piacere.Mi scusa per essere stato frammentario. Comunque potremmo avere un incontro più nutrito in tal senso.

 

Il promo video dell’evento.

 

info.deoarte@gmail.com

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Pietro Fedele il ministro della ripresa degli scavi
pietrofedele

Pietro Fedele (1873-1943), illustre figlio di Minturno (1), fu docente di storia medioevale e moderna prima nell’Università di Torino e poi in quella di Roma, Senatore del Regno d’Italia, Ministro della Pubblica Istruzione dal 1925 al 1928, Commissario del Re presso la Consulta Araldica, presidente del Comitato Nazionale di scienze storiche e persino professore privato dei rampolli di Casa Savoia, allora regnante in Italia.

Non staremo qui a parlare dei suoi dotti studi e delle sue tante opere di cultura (2), nè della sua ricercata Enciclopedia in dieci volumi, edita dalla UTET, ma vogliamo solo ricordare che egli ebbe il grande merito di avere favorito, nella sua veste di ministro, la ripresa degli scavi di Ercolano.

Tutto ebbe inizio da· un incontro, avvenuto a Roma in una data compresa tra gli ultimi mesi del 1925 e i primi del 1926, tra il Ministro e il professore Amedeo Maiuri, allora Soprintendente alle Antichità della Campania. Nell’occasione, il noto archeologo fece al responsabile della Pubblica Istruzione una concreta proposta verbale per la sollecita ripresa degli scavi ercolanesi, sembrandogli che «nel programma di restaurazione della cultura nazionale nessun’altra iniziativa avrebbe potuto riscuotere più universale consenso e in Italia e all’estero, quanto la ripresa degli scav~ di Ercolano abbandonati da oltre un cinquantennio».
Il Ministro invitò Maiuri a fargli pervenire un memoriale che egli avrebbe sottoposto al Capo del Governo. Tale documento, scoperto e reso noto da Mario Capasso (3), fu seguito il 30 gennaio 1927 da un’altra missiva nella quale, oltre allo scavo metodico, Maiuri puntava alla eventuale riutilizzazione dei’ cunicoli e delle gallerie dello scavo borbonico per perlustrare, al di sotto dell’abitato di Resina, il Foro e gli altri edifici pubblici settecenteschi .

In questo carteggio ministeriale -osserva il Capasso -«pare agevole ritrovare due doti fondamentali del Maiuri archeologo: il fervido entusiasmo e il grande spirito di concretezza». Al tempo stesso la documentazione conferma un dato importante, al quale il Maiuri fa riferimento in diversi suoi scritti: la ripresa dello scavo del 1927 fu possibile soprattutto grazie alla sollecitudine del ministro Fedele…».
Finalmente, trovato nel ministro Fedele un valido patrono per la rinascita di Ercolano, fu possibile emanare un decreto-legge (n. 344 del 17 febbraio 1927), che sanzionava la gestione giuridica e amministrativa dei nuovi scavi da parte dell’ Alto Commissario della Provincia di Napoli, Michele Castelli, restandone la direzione tecnica e scientifica al Ministero e alla Soprintendenza.

Il colpo di piccone inaugurale fu dato, il 18 maggio 1927, proprio dal ministro Fedele, alla presenza del re Vittorio Emanuele III e di molte altre autorità civili e militari, come si può osservare sulla foto di copertina a colori de “Il Mattino Illustrato» (anno IV, n. 22), che all’importante avvenimento dedicò un ricco servizio fotografico nelle pagine interne.

vicodimare

Programma dei nuovi scavi era quello di scoprire in un primo tempo la parte della città antica su cui non sorgevano abitazioni di Resina, ed estendere successivamente lo scavo a quella parte dell’abitato della cittadina medioevale che, insistendo sul Foro di Ercolano, rappresentava per le sue malsane condizioni una necessità di risanamento. I risultati raggiunti tra il 1927 e il 1929 furono rilevanti: con una tecnica rivoluzionaria che atterrava trasversalmente dall’alto, si scavò tutta l’area compresa nell’insula III completando lo scavo della Casa dello Scheletro con il suo ninfeo sfavillante di mosaico in paste vitree, del cosiddetto Albergo e, avanzando lungo il decumano, riportando alla luce il gruppo delle abitazioni che s’affacciavano sul cardine orientale, tra cui la Casa del tramezzo di legno e la Casa a graticcio, famose per le loro strutture e il loro arredamento ligneo: in poco più di due anni di lavoro si mise allo scoperto un intero’ quartiere, a sud del cuore e del centro della città antica, cioè un’ area eguale, se non superiore, a quella delle lunghe campagne precedenti dal 1828 al 1855 e dal 1869 al 1875.

Successivamente (1929-1932) fu scavata tutta la superficie dell’insula IV con le due sontuose Casa dell’ Atrio a mosaico e Casa dei Cervi, oltre ad otto abitazioni dal carattere più spiccatamente mercantile. In quello stesso periodo fu inaugurato il nuovo ingresso agli scavi: i lavori, cominciati il 4 luglio 1929, vennero ultimati il 21 aprile 1930.
Non contento dei risultati ottenuti, in data 25 marzo 1933 il Maiuri inviava al ministro del tempo una nuova richiesta di aiuto, prospettando l’opportunità che difficoltà economiche non arrestasero l’ «ardua ed ero~ca impresa», ed esponendo un concreto ed economico progetto di prosecuzione dei lavori . Questi, grazie alla sensibilità del Ministro, continuarono e così Ercolano, liberata dal grave ammasso di terra che la rinservava da secoli, poté rivelare nel 1942 il suo vero volto: vie regolari pavimentate e fiancheggiate da marciapiedi, case conservate fino all’ altezza del tetto, impalcature di legno ancora al loro posto, opere d’arte in marmo e in bronzo di pregevole fattura, pavimenti in marmi rari e policromi, pitture di singolare pregio decorativo, archivi privati con tabulae ceratae contenenti atti giudiziari, e poi materie deperibili quali cibi e stoffe riemersi dal buio in virtù delle eccezionali condizioni di conservazione consentite dal banco di terreno indurito e consolidato.
Il messaggio di un’antica civiltà, affidato alle mute ma eloquenti testimonianze dei reperti ercolanesi, riaffiorò come per incanto, grazie all’opera appassionata e geniale di Maiuri, non meno che al patronato di Fedele.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Giovanni Buonajuto studioso e scrittore made in resina
agosto 19, 2015
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giovannibuonajuto

Giovanni Buonajuto nacque il 9 agosto 1902, secondo di cinque figli, da una famiglia della piccola borghesia dell’ allora Comune di Resina: il padre, Antonio, era disegnatore delle Ferrovie, la madre, Anna d’Ardia, sorella di un noto avvocato che era stato anche sindaco della città. Fu infatti nello studio legale di questi che egli, benché giovanissimo e ancora studente, iniziò la sua attività lavorativa apprendendo, attraverso la stesura di comparse e atti legali, quelle nozioni di diritto che arricchiranno la sua futura attività di docente e di professionista agronomo.

Conseguito il diploma di geometra egli, mantenendosi agli studi con un’ apprezzata e crescente attività professionale, s’iscrisse all’allora Scuola Superiore di Agronomia di Portici dove si laureò, con lode, nel 1929.

Allievo del grande entomologo Filippo SiI vestri e compagno distudi di scienziati e tecnici valorosi come Brizzi, Platzer, Scognamiglio, Giovanni Buonajuto venne subito attratto dalle problematiche della questione meridionale e della condizione contadina; fu presto assistente presso la Cattedra Ambulante di Agricoltura per la Provincia di Napoli ed autore di un primo lavoro, “L’economia agraria della zona vesuviana” (Portici, 1930) nel quale espose il risultato delle sue appassionate ricerche sul regime fondiario, il mercato e l’organizzazione della produzione delle imprese agricole dell’ agro ercolanese. Seguirono molti altri scritti, generalmente pubblicati sul Bollettino della Cattedra, “L’agricoltura meridionale” (tra i quali vanno ricordati gli studi sulla coltivazione dell’uva da tavola e dell’albicocco nella regione vesuviana).
Vincitore, nel 1935, del concorso a cattedra per l’insegnamento dell’ agronomia nei R. Istituti tecnici commerciali, Giovanni Buonajuto lascia Resina per Pescara, città dove per oltre un biennio insegnerà agronomia con l’antico fervore di quanti nell’insegnamento vedono realizzarsi una personale vocazione piuttosto che un rassegnato ripiego.
Ma fu dopo il suo trasferimento a Napoli, presso l’Istituto Tecnico per geometri “G.B. della Porta”, che egli intraprese la sua attività più feconda, di studioso e di scrittore.

Impegnato nella definizione di importanti progetti di bonifica integrale (come quelli relativi ai Comprensori di Terra di lavoro, della piana del Sele e del Vallo del Diano) e nell’opera di rilevazione e stima delle imprese agrarie del Mezzogiorno fu, a suo modo, tra i protagonisti del dibattito sulla modernizzazione dell’ agricoltura meridionale che, già in atto alla vigilia della guerra, segnerà, poi, gli anni difficili del dopoguerra e il clima arroventato della nascita della Repubblica; e che impose, soprattutto nella politica agraria, scelte di fondo, come quella tra liberismo produttivistico (per il quale il rinnovamento dell’agricoltura meridionale andava perseguito con la riorganizzazione imprenditoriale e lo sviluppo aziendale dell’ impresa capitalistica) e modelli di solidarismo sociale e di collettivismo agrario che, pur nella loro diversità, fondavano entrambi la trasformazione agricola del Mezzogiorno su una politica di frazionamento delle terre e di diretto intervento economico ed assistenziale dello Stato.

Di un equilibrato indirizzo neoliberista, Giovanni Buonajuto fu, sulle pagine del “Mezzogiorno Agricolo” -diretto da Mario Florio -convinto assertore e divulgatore, con una serie numerosissima di articoli e, talora, di veri e propri saggi, che, analizzando criticamente il regime del latifondo, rifiutava ogni tutela ideologica agli interessi della proprietà assenteista meridionale. “Non è concepibile nella società attuale -egli affermava nelle sue “Considerazioni e proposte in tema di riforma agraria” del 20 settembre 1946 -che il proprietario limiti la propria funzione alla sola percezione del reddito. Ne consegue che bene fa lo Stato, ogni qualvolta si verifichino, per grandi possessi terrieri, basso livello di produzione ed assenteismo del proprietario, ad intervenire mediante l’esproprio o l’occupazione “.
Ed infatti non nutriva dubbi sull’opportunità di una riforma fondiaria che abolisse il latifondo purché fosse chiara la prospettiva economica e politica entro cui attuarla. E, quasi presagendo le difficoltà dell’ ag~i~oltura meridionale nell’attuale contesto comunitario, aggiungeva, che se fossero prevalse esclusive finalità politico-sociali a discapito di quelle propriamente economico-produttive, la riforma agraria si sarebbe risolta col lasciare immutata, di fatto, la tradizionale debolezza economica dell’ agricoltura del Mezzogiorno, perché “… occorre tener presente che la nostra agricoltura dovrà inserirsi in un regime di scambi internazionali e dovrà perciò adattare i propri ordinamenti colturali alla nuova situazione che si verrà a creare. Epperò nell’organizzazione dell ‘impresa e nella scelta dei mezzi e modi di esercizio, l’imprenditore dovrà lasciarsi guidare dal criterio economico di ottenere dalla terra il più alto rendimento ed a minor costo”.
Ma la classe politica del tempo, per dirla con le parole di Giovanni Aliberti -che questi scritti di economia e politica agraria, tra gli altri, ha rivisitato e apprezzato in un suo successivo lavoro (“Ceti produttivi e questione agraria: lineamenti di un programma liberista nel Mezzogiorno del secondo dopoguerra “, Roma, 1982) -non volle nè aveva interesse a raccogliere un messaggio che imponeva di affrontare i rischi di una scelta politica che proponeva di “coordinare l’assegnazione delle terre con un preventivo piano di miglioramento… “.

Assiduo dell’ambiente crociano di Napoli e sodale di Mario Florio, Guido Cortese e Francesco Compagna, egli, dopo una breve parentesi d’impegno civile nelle file del liberalismo napoletano, spesa nella ricostituzione dell’ omologo circolo di Resina, si dedicò, dal 1948, esclusivamente all’insegnamento e agli studi -come quelli sulla questione meridionale, la semplificazione delle leggi fiscali e la socializzazione agraria in URSS, (pubblicati, in varie riprese, sul Mezzogiorno Agricolo) -raccogliendo una vasta biblioteca privata, soprattutto specialistica, ricca di migliaia di volumi: raccolta, che alla sua morte -avvenuta il 26 gennaio 1955, a soli 53 anni e nel pieno della sua maturità di studiosofu donata, dalla moglie e dal figlio, al Comune di Ercolano.
Della sua attività di professionista e studioso, circondato da stima e rispetto generali, vi fu, il giorno dei suoi funerali, inusitata testimonianza di popolo; della sua opera di docente e della profondità del suo insegnamento restò la commozione degli allievi, dei colleghi e del Presidente del “G.B. Della Porta” che, disponendo una giornata di “Lutto dell’Istituto”, ne ricordarono le doti di “docente coltissimo e maestro impareggiabile”; dei suoi studi, e dell’ amore per la sua Ercolano, resta oggi, con i suoi scritti, la Biblioteca che il Consiglio comunale volle unanimamente intestare al Suo nome.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Enrico Petrecca primo magistrato made in resina
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Enrico Petrecca: un gentiluomo di stampo antico, un magistrato (l’unico che abbia avuto Resina) colto ed integerrimo, un marito e padre esemplare.
In queste poche parole si può riassumere l’iter esistenziale di un uomo buono e modesto, ricco di umanità e di senso morale, animato da un profondo spirito religioso, tutto dedito alla professione ed alla famiglia.
Il nostro illustre concittadino, nato il 6 gennaio del 1925, fin da giovane si fece particolarmente apprezzare per quelle qualità che lo avrebbero portato ad occupare i più alti gradi della magistratura.

Nominato uditore con D.M. 19 settembre 1950, dopo il periodo di uditorato svolto alla Procura della Repubblica di Napoli, fu destinato prima al Tribunale di Mantova e poi alla Pretura di Clusone (Bergamo).
Promosso aggiunto giudiziario il lO luglio 1953, fu trasferito nel 1958 alla Pretura di Aversa e nel 1965 al Tribunale di Napoli. Con D.P. 12-11-1968 fu nominato Magistrato di Appello con decorrenza dal 19 settembre 1966, e con D.P. 21-12-1974 Magistrato di Cassazione con decorrenza dal 19-9-1973.

A coronamento di un cursus honorum veramente prestigioso, fu infine promosso Presidente di Sezione deHa Suprema Corte di Cassazione, con decorrenza dal 28-10-1978.
Dotato di una sensibilità estremamente ricettiva, con una naturale inclinazione ad impossessarsi delle materie più diverse, Enrico Petrecca evidenziò sempre, nelle varie sezioni presso cui esercitò le sue funzioni, doti eminenti di preparazione, capacità, laboriosità e diligenza, di equilibrio e sensibiHtà giuridica.
Nel Tribunale di Napoli fu addetto prima ad una sezione penale, poi alla sesta sezione civile ed infine alla sezione specializzata agraria.

In sede istruttoria seppe imprimere un ritmo celere alla trattazione delle cause a lui affidate, per far sì che !’istruttoria si svolgesse costruttivamente e senza remore ingiustificate e che le cause pervenissero senza lacune alla fase decisoria.
In Camera di Consiglio apportò il notevole contributo della sua cultura giuridica sempre aggiornata e del costante impegno nello studio dei processi, il che gli consentiva di orientarsi agevolmente, all’occorrenza, .fra indirizzi giurisprudenziali e dottrinali contrastanti.
Le sue sentenze, al pari degli altri provvedimenti da lui redatti, si distinsero sia per <la completezza di esposizione che per l’accuratezza della trattazione e l’adeguata risoluzione delle questioni influenti ai fini della decisione, apparendo inoltre molto pregevoli per stile, chiarezza e rigore di motivazione.

Il suo rendimento lavorativo, attestato dal considerevole volume degli affari trattati, fu espressione della sua alta e costante operosità e della sua assoluta dedizione, spesso anteposta alla cura degli interessi personali e familiari. Ne fu prova un episodio accaduto il 26 agosto del 1962, quando una vasta zona della Campania fu attraversata da una prolungata scossa sismica: in quell’occasione fu visto precipitarsi nella strada con una borsa che qualcuno ritenne piena di oggetti ed effetti personali; si trattava, invece, di documenti processuali alla cui salvezza aveva sub9rdinato qualsiasi altro interesse personale.

Così si espresse, con rapporto in data 2} luglio 1979, il Presidente del Tribunale di Napoli: «Raramenté è accaduto allo scrivente di apprezzare in un magistrato un senso di così viva consa· pevolezza della propria funzione e di una così nobile e responsa· bile visione dei doveri alla stessa inerenti, come quello dimostrato dal dr. Petrecca. Si può dire che egli ha sempre considerato il proprio lavoro come missione da svolgere con prestigio temperato da umiltà, con scrupolo spinto fino al sacrificio, con riservatezza non schiva dei contatti umani e con l’esempio di una condotta pub· blica e privata assolutamente irreprensibile. Di tratto signorile e distinto, egli è stato sempre circondato dalla stima e dal rispetto del Foro e dei colleghi che ne hanno apprezzato le qualità umane e quelle altre, innanzi evidenziate, che ne hanno fatto un operatore del diritto particolarmente qualificato.
La sua morte, avvenuta il 26-4-1979, ha suscitato un compianto unanime ed intenso nell’ambiente cittadino ed in particolare in quello giudiziario e forense ».

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Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

La famiglia Scognamiglio due sindaci ed un sacerdote
agosto 19, 2015
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L’avv. Andrea Scognamiglio fu Sindaco di Resina dal 21 -10· 1894 al 23 -Il -1895, dal 2·5·1905 al 6 -10· 1908 e dall’l -12 -1910 al 3-5. 1912.
Durante i suoi mandati avvennero alcuni fatti importanti: l’inaugurazione a Resina, il l° luglio del 1895, dell’Acquedotto vesuviano, destinato a distribuire una diramazione delle fresche e limpide acque del Serino anche agli altri Comuni marittimi vesuviani; i moti di piazza, scoppiati a Napoli per la scarsezza del raccolto e l’oppressione fiscale, ed estesisi anche alla nostra città; la terribile eruzione vesuviana del 1906; la disastrosa eruzione fangosa del 1911; lo sviluppo commerciale, !’incremento delle industrie, l’apertura di nuove arterie cittadine e i lavori di restauro alla Chiesa Madre di Pugliano (lO).
Un altro illustre figlio di Resina fu Padre Pio Scognamiglio (1880-1953) dell’Ordine domenicano. Il monaco ‘e priora (così era affettuosamente chiamato dai nostri concittadini) fu Superiore a Roma e a Bari (nella famosa Basilica di S. Nicola), per vari anni. In quest’ultima località scrisse alcune opere, fra cui una «Storia del Santuario» e «Il miracolo della Manna» di S. Nicola. Visse gli ultimi anni della sua vita nel Santuario di Madonna dell’Arco.

Infine, il prof. Francesco Scognamiglio fu Sindaco dal 24 -91966 al -31 -3 -1969. A lui spetta il merito di avere proposto e ottenuto il cambio del nome di Resina in quello antico e prestigioso di Ercolano: così, con il sospirato decreto del Presidente della Repubblica pervenuto in data 12 febbraio 1969, il nostro Comune perdeva il carattere provinciale della sua denominazione e ritornava nel solco della grande tradizione storica e archeologica da cui era un giorno partito.

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Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

La famiglia Cozzolino resinesi per antonomasia
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Particolarmente numerosa e importante è stata, in ogni tempo, la grande famiglia resinese dei Cozzolino.
Scrive, a questo proposito, Mons. Gioacchino Cozzolino:

«Se non la metà, certo un terzo della popolazione di Resina porta questo cognome, e si può essere certi che in qualunque parte del mondo si trovi un Cozzolino, questi discende da famiglia resinese. L’origine di questo cognome si perde nella oscurità dei tempi; in qualche antichissimo documento, e in qualche iscrizione, si legge pure Corxolino o Cozzolini … Verso il mille o poco prima, quando Resina era un paese eminentemente agricolo e dedito alla pastorizia, i Cozzolino possedevano vasti territorii in gran parte messi a pascolo e grandi armenti. Col censo i Cozzolino si resero illustri per una lunghissima, ininterrotta serie, continuata fino ad oggi, di zelanti e dotti sacerdoti, di professionisti esimi, di ottimi e scrupolosi amministratori della cosa pubblica, ed ancora per lasciti destinati ad opere di culto e di beneficenza … Aumentatasi nel corso dei secoli la famiglia Cozzolino e divisa in varii capi, per distinguersi fra loro, al cognome venne aggiunto un agnome … ».

Così si ebbero :

Cozzolino di Ampellone, Cant’ ‘a muorto, Caporètano, Cerasiello, Catena, Di Battimo, Don papà, Duchino, Fetecchia, Miezo vico, Morello, Pelliccia, Pezz” e caso, Pentella, Sareiniello, Sbragliella, Trippicella, Tub “e culo, Urzo, Viola e Vierno.

Il primo ed anche il più illustre dei Cozzolino, nonché il più il grande figlio di Resina in assoluto, fu il sacerdote Benedetto Cozzolino (1757-1839), al quale va ascritto il merito dell’apertura, nel Collegio del Salvatore in Napoli, della prima scuola italiana per i sordomuti. Era il 1788. Da allora la benemerita istituzione rimase nell’antico Collegio dei Gesuiti fino al 1819, anno in cui la scuola venne trasferita nel Regio Albergo dei Poveri, e qui assurse in breve tempo a tale celebrità che meritò le lodi non solo della Corte di Napoli, ma anche degli altri Principi d’Italia e delle Corti d’Europa.

benedettocozzolino

Altri due cittadini di Resina, Vito e Gennaro Cozzolino, furono rispettivamente direttore e maestro della scuola dei sordomuti nel ricordato Albergo dei Poveri e qui ricevettero, il 13 settembre 1849, la visita dell’esule Pio IX, che aveva voluto rendersi conto di persona di quella benefica istituzione, la cui fama aveva varcato, come s’è detto, i confini del Regno di Napoli.

In tempi più vicini a noi, Rosario Cozzolino (t1912), della famiglia dei Cerasiéllo, fraterno amico del grande Cardarelli, fu un valentissimo medico-chirurgo, noto per la sua generosità verso malati indigenti.
gioacchinocozzolinoUn altro noto esponente della prolifica famiglia dei Cozzolino fu Mons. Gioacchino Cozzolino (1868-1943), detto don Gioacchino ‘a cotena. Ordinato sacerdote dal Cardinale Sanfelice il 24 settembre 1892 e nominato parroco di S. Maria a Pugliano dal Cardinale Giuseppe Prisco il 12 luglio 1899, il nostro don Gioacchino svolse per quasi mezzo secolo il suo mandato, organizzando e promuovendo istituzioni religiose e filantropiche. Eletto dal Cardinale Ascalesi Vicario foraneo il 26 gennaio 1926 ed Arciprete nel 1929, fu elevato successivamente alla dignità di Protonotario Apostolico, ad instar partecipantium, il 23 giugno 1938. Tra i tanti meriti da lui acquisiti, va segnalato il restauro del tempio di Pugliano, solennemente consacrato e benedetto dal Card. Ascalesi il 3 agosto 1935.

Nipote del precedente fu l’altro sacerdote resinese Michele Cozzolino. Nato il 15 marzo 1905, di mente eletta, di lucido ingegno,I di eloquente parola, fin dagli anni giovanili emerse nel Seminario Arcivescovile, dando pubblici saggi in scienze naturali, in teologia, in cosmogonia mosaica. Nel 1928, ordinato sacerdote, incominciò il s.uo apostolato fondando l’Associazione giovanile di A.C. maschile
S. Francesco d’Assisi, per la quale sacrificò tutto il suo tempo e le sue energie. Nel 1934 nominato vice-parroco, fu il braccio destro ed il valido collaboratore dello zio Arciprete. Oratore fecondo, da vari pulpiti d’Italia sparse con eloquente parola il seme del Vangelo. Professore di Religione per un decennio nel R. Istituto d’Arte di Napoli, seppe infondere nei suoi alunni l’amore per il sapere. Pieno di brio e di giovinezza, mentre nella vigilia dell’Assunzione del 1941 dava prova della sua intensa attività assistendo il Cardinale Ascalesi nella funzione della Cresima a Pugliano, colpito da improvviso malore, rendeva l’anima a Dio, lasciando nello strazio lo zio Arciprete, i genitori, i parenti e !’intera cittadinanza.

L’ultimo rampollo di questa nobile schiatta è Paolo Cozzolino, maresciallo dei car~binieri in pensione, il più noto sommozzatore italiano degli ultimi venti anni, famoso anche fuori d’Italia. Nel corso della sua lunga e brillante carriera, il nostro valoroso concittadino ha lavorato sotto la superficie di laghi e di fiumi; è stato in Spagna ed in Francia, in Svizzera ed in Olanda a recuperare corpi, a identificare relitti, a collaborare a ricerche archeologiche e biologiche; ha conquistato tre medaglie di bronzo al valor civile, una medaglia di bronzo al valor militare, cinque encomi solenni per operazioni condotte sott’acqua; ha ottenuto ancora una medaglia d’oro di benemerenza dal Comune di Ercolano e la medaglia d’oro al valor sportivo della F I P S.
Prima di concludere questa breve e necessariamente incompleta rassegna degli esponenti più qualificati della grande comunità resinese dei Cozzolino, ci piace indirizzare un tributo d’affetto all’ultraottuagenario prof. Ciro Cozzolino (appartenente al ramo dei Duchino). Il nostro concittadino, dopo aver dedicato alla Scuola oltre quarant’anni della sua laboriosa esistenza, è stato insignito dal Capo dello Stato, su proposta delle Autorità scolastiche, del diploma di prima classe con facoltà di fregiarsi di medaglia d’oro.

In questa immagine vediamo la diffusione del cognome cozzolino su tutto il territorio italiano ed è presente in quasi 510 comuni, ovviamente la massima concentrazione si ha nel territorio vesuviano.

cognomecozzolino

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Angelo Casteltrione fotografo made in resina
copertina

angelocasteltrioneNasce ad Ercolano nel 1957 dove vive tuttora. La passione della fotografia lo segue praticamente dalla gioventù, il ricordo degli scatti fatti con una vecchia Praktica lo accompagna ancora, per un periodo, per varie vicissitudini, la passione si assopisce per scoppiare del 2006, approfondisce la conoscenza del digitale che gli permette di dare sfogo alla sue “visioni”, ama in particolar modo le tonalità alterate, ma comunque cerca di non essere chiuso in uno uno stile particolare, la sperimentazione di nuove tecniche lo porta ad avere un stile, che lui definisce “meticcio” dare un pò di co(a)lore, una “analogicità” al digitale che per i più può sembrare freddo.

Non disdegna la “street” in cui ama particolarmente rubare le espressioni delle persone. Ha partecipato a varie mostre sia collettive che personali fra cui:

• Storia, Creatività Flash in Villa. Torre del Greco in Villa Macrina

• Napoli sopravvissuta. Bacoli Casina Vanvitelliana

• L’eternità in un mare di storie. Torre del greco complesso delle cento fontane

• La pupilla che osserva. Napoli centro Domus Ars di Carlo Faiello e Rachele Cimmino.

• Partecipa al progetto “Cum finis” con altri 12 fotografi con la direzione artistica dell’architetto Mario Scippa, dove Napoli è vista come una terra di confine un non luogo dove tutto può accadere, dove la poesia si lega con le immagini creando sottili sinergie.

• Collabora con le sue foto al progetto Sonus Loci, sulla web tv del Comune di Napoli

• Produzione di varie “slide story” fra cui “Riprendiamoci Napoletani” in collaborazione con l’omonima associazione, presentato a Palazzo Serra di Cassano nel 2010.

E un’altra presentata a Marsiglia, quest’ultima in collaborazione con due fotografe nell’ambito della manifestazione “Naples, effect mer”.Napoli :

luci ed ombre nell’ambito della rassegna Napulitanart.

• Pubblicazione di varie foto su giornali fra cui “Siti” patrocinato dall’Unesco e Obiettivo Campania.

• Finalista al concorso “Fotografando l’America’s Cup”

• Partecipazione alla collettiva “Arteteca dei segni”

• Partecipazione alla mostra “Festa degli artisti” Scauri

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.