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Perchè si cambiò nome da Resina ad Ercolano
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In quest’articolo riportiamo l’iter finale che portò all’idea del cambio del toponimo da Resina (epoca medievale) all’antico nome Ercolano ed uno dei massimi sostenitori fu il grande Alfonso negro, medaglia d’oro Olimpiadi di Berlino, ex calciatore, medico e grande politico della storia Ercolanese. Leggetelo con attenzione sono passati quasi 50 anni ma è ancora attualissimo.

(al centro nella foto con a destra la Contessa Matarazzo consorte del Sindaco caramiello nel salotto culturale che si teneva presso Villa ravone attuale Villa Maiuri negl’anni 60)

Nelle varie guide turistiche e sui vari dépliants offerti ai visitatori, italiani e stranieri, non v’era, accanto a Portici e a Torre del Greco, che Ercolano: Resina mancava. Ne avrebbe tratto giovamento anche l’antico santuario di S. Maria a Pugliano, noto agli storici e agli studiosi dell’arte, malfonsonegro010a pressoché sconosciuto ai turisti.

I consensi ricevuti in quell’occasione incoraggiarono il Catalano a chiedere al sindaco del tempo di discutere in Giunta, e quindi nel Consiglio Comunale, la sua proposta. Questa fu recepita e fatta propria dalla Civica Amministrazione, la quale, nella seduta del 21 ottobre 1967, si riunì in seduta plenaria per discutere e deliberare il sospirato cambio di denominazione.

Aperta la seduta, il Presidente diede la parola ad Alfonso Negro, assessore al turismo e allo sport, il quale relazionò ampiamente il Consiglio sulla storia di Resina.
Dopo aver disquisito dottamente dell’antica Ercolano e delle origini della medioevale Resina, l’oratore sottolineò che la proposta in discussione portava ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica il problema ercolanese, <<una volta di squisita natura archeologica, oggi problema di natura sociale e, più precisamente, problema di politica urbanistica, di bonifica urbanistica».

Ne riportiamo i punti salienti:

«Sono ancora troppi, come vedete e come sapete, gli edifici
diruti – impossibile per la coabitazione umana – che incombono su Ercolano.
E’ uno spettacolo veramente penoso che stringe il cuore
a chiunque voglia bene a questa città, uno spettacolo che
sorprende i turisti, che ci mortifica e che ci espone alle critiche
di quanti purtroppo non conoscono le enormi difficoltà in cui si
dibattono e la Sovrintendenza e l’Amministrazione Comunale
per risolvere l’annoso problema della ripresa dei lavori di
ampliamento degli scavi e quello di dare una casa decente agli
abitanti dei pericolanti e malsani edifici di Via Mare.
Chiedere in nome di Ercolano, e non di Resina, la
improcrastinabile realizzazione di questi progetti (di cui
dovrebbe interessarsi a fondo lo stesso Governo) sarà molto più
incisivo, significativo ed efficace . Per logica conseguenza
la città di Ercolano, ove converge l’élite intellettuale e culturale
di tutto il mondo, potrebbe – anzi dovrebbe – usufruire delle
provvidenze di una legge speciale .
L’interesse archeologico è un interesse turistico .
L’interesse di Ercolano, anche senza le statue e le pitture
custodite a Napoli e all’estero, è notevolissimo.
Chi ha avuto la possibilità di conoscere i centri archeologici
dell ‘Etruria, del Lazio, della Magna Grecia e della stessa
Grecia, meglio può comprendere come nessuna città antica
possa offrire al turista ciò che offre Ercolano, se si esclude
Pompei; e con Ercolano è doveroso parlare del Vesuvio,
legato ad essa da un vincolo tragico e fatale di morte .
Ercolano e il Vesuvio sono due mirabili produttori di energia
economica che non sono stati ancora adeguatamente sfruttati,
due meraviglie della natura e della storia e dell’archeologia
che vanno conosciute contemporaneamente .
Basta dirvi che, nel 1966, difronte a 294.000 biglietti venduti
dalla seggiovia del Vesuvio stanno – stridente e sorprendente
contrasto – i 75.000 venduti agli Scavi. E tutto questo perché
la stazione della circumvesuviana, che è quella più frequentata
dai turisti, non porta il nome di Ercolano, per cui migliaia
di persone, non sapendo essere Resina la città degli scavi di
Ercolano, una volta scese alla stazione di Pugliano, se ne vanno
direttamente al Vesuvio e dal Vesuvio ritornano per andarsene
a Napoli o proseguire per Pompei.
Questo inconveniente sarà certamente eliminato quando i
nomi di Resina e Pugliano – che attualmente compaiono sugli
orari ferroviari, sulle carte geografiche, sui pullman e gli
autobus di linea intercomunali – saranno sostituiti da quello di Ercolano.
A tale proposito, è stato già richiesto, ricevendone
assicurazione dallo stesso presidente della Circumvesuviana,
che la nuova stazione, ormai quasi del tutto completata in via 4
novembre, porterà il nome di Ercolano.
Oggi Resina è purtroppo nota come il mercato degli stracci,
ed in tale senso è stata più volte portata alla ribalta delle
cronache televisive con una leggerezza che dispiace a
coloro che, nativi o cittadini di elezione, amano la città.
Comunque, questa notorietà sparirà definitivamente con
il mutamento del nome della città in quello prestigioso di
Ercolano, anche se auspichiamo che quel mercato – riordinato
e organizzato alla stregua di una grande fiera permanente –
non sia abolito, costituendo in prospettiva un richiamo utile e
folcloristico per gli stessi turisti.
Resina non potrà essere mai considerata Azienda di
soggiorno e turismo, se non assumerà il nome di ERCOLANO!
Ed è per questo, per ristabilire una buona volta e per sempre
la verità storica nonché per tutelare l’immenso patrimonio
culturale della nostra città, è necessario cambiare il toponimo
di Resina in Ercolano, specie se questo provvedimento dovesse
affrettare i tempi dell’approvazione – da parte dei competenti
ministeri – della creazione dell ‘Azienda di Soggiorno e Turismo,
la cui istituzione è stata approvata fin dal 1966 dal Consiglio Comunale.
Signori consiglieri,
molto c’è da fare perché si operi una radicale trasformazione
di mentalità in una città [. ..] destinata a diventare uno dei centri
turistici più importanti del mondo, ma già si possono cogliere i
primi dati positivi di un deciso rinnovamento in atto [. ..].
Le realizzazioni edilizie di questi ultimi dieci anni hanno
letteralmente trasformato il volto della cittadina [. ..].
Da tempo sono stati istituiti regolari servizi di autobus;
al Vesuvio è stata facilitata l’escursione con un servizio
automobilistico e con una seggiovia; sono sorti e sorgono nuovi
negozi, nuovi ambienti di ricezione turistica come ristoranti
e bar, chioschi e rivendite di souvenirs; il corso pubblico è
stato opportunamente illuminato, specie in alcuni tratti di Via
4 novembre, così come è stato illuminato l’ingresso famoso
degli scavi con un artistico gioco di luci e ombre; la nuova
stazione ferroviaria della Circumvesuviana, che sarà proiettata
soprattutto in funzione della propaganda degli scavi, è già
pronta; è stato creato da tempo un ufficio turistico elegante
e funzionale, che, decisamente voluto e realizzato da voi
tutti, rappresenta un ‘autentica conquista di tutto il Consiglio
Comunale e dimostra la prova più eloquente della grande
volontà di incrementare e valorizzare il turismo.
Bisogna insistere, bisogna dare alla città un volto nuovo, e
non soltanto nell’aspetto urbanistico ma anche nelle coscienze;
adoperarsi per una maggiore diffusione dell ‘educazione civica
e per una sempre maggiore mentalità turistica. Tutto questo
sarà realizzato, se voi accoglierete la mia proposta di optare
per il nome famoso e suggestivo di Ercolano, se voi deciderete
di buon grado di diventare “cittadini ercolanesi”.
Signor Sindaco, signori Consiglieri,
rivendicare alla nostra città l’antico nome di Ercolano
non è soltanto un vantaggio sociale ed economico, ma anche
e soprattutto un atto di autentica giustizia verso quegli antichi
nostri concittadini che furono i cavamonti, autentici pionieri
delle nostre attuali maestranze che sono apprezzate in tutta la
Campania per intelligenza e laboriosità.
Signor Sindaco, signori Consiglieri,
il libro che vi è stato presentato in condensato, scritto
da Joseph Deiss così conclude:

Ercolano è il più flagrante
esempio mondiale nel campo archeologico di un lavoro lasciato
a mezzo, sicché il disseppellimento di Ercolano, una delle più
ricche scoperte della storia, può dirsi appena cominciato. Allo
stato attuale delle nostre conoscenze, in nessun ‘altra parte
della nostra terra esiste un luogo pari a questo, in cui il tempo
è suggellato in uno scrigno che attende di essere aperto “.

Siate voi con una decisione illuminata, giusta e previggente,
i primi ad aprire questo scrigno favoloso in cui è conservato
l’inestimabile tesoro del benessere e della serenità futura dei
vostri figli e delle generazioni future».
Assessore al turismo ed allo sport

firmaalfonsonegro

Dopo questa esauriente esposizione, accolta dagli applausi di tutti i presenti, il presidente dell’Assemblea apriva la discussione sull’argomento.
Infine, metteva a votazione la proposta di cambiare il nome di “RESINA” in “ERCOLANO“, nell’intesa che, contemporaneamente, il nuovo stemma del Comune fosse rappresentato non più da una sirena che sorge dal mare, ma dalla figura di Ercole.
La proposta venne approvata dall’unanimità per alzata di mano.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Mastu Pio dionoro Vitiello, ‘o falegname ‘e Resina
pioix

Riportiamo la testimonianza di un nostro lettore del blog a seguito dell’articolo sulla venuta di Papa Pio IX a Resina in esilio dopo i moti repubblicani a Roma del 1848, che potere rileggere:

https://www.bloginresina.it/pio-ix-o-papa-venette-a-resina/

E’ sicuro che in quel tripudio di folla e di evviva, si avvicinò al Pontefice una nostra concittadina che, in avanzato “stato interessante” a gran voce gli gridò nell’unica lingua che conosceva: “Santità se chisto è masculo le metto o nomme Vuoste”. e cosi fù.
Il poveretto si portò quel nome, malvolentieri, per l’intera sua vita.
Apparteneva ai Vitiello, nota famiglia di falegnami resinesi, proprietari di falegnameria e mobilificio, l’ultimo dei quali, nei pressi degli scavi, restò in attività fino agli anni ’70.
I suoi dipendenti, non percependo bene il nome del loro datore di lavoro, lo chiamavano Mastu Dionoro, storpiatura di quel Santo Nome, ma che lui, il Vitiello, preferiva a quello originale.
Il suo primo nipote, come in uso da noi, prese il suo nome, ma fortunatamente gli fu risparmiato il numerale e perciò si chiamò solamente Pio, poi emigrato in Francia.

Fonte Sig. Raffaele Uccello che ringraziamo per la sua testimonianza

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Mappa Pietro la Vega seconda metà 700
gennaio 22, 2015
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Dall’archivio della Goettingen University pubblichiamo la mappa Pietro La Vega della seconda metà del 700.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

Scavi di Ercolano negli anni 40
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Alcune foto realizzate negli anni 40 degli scavi di Ercolano.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.

I papiri di Ercolano non hanno più segreti
villa-dei-papiri
I papiri di Ercolano non hanno più segreti: si possono leggere virtualmente con i raggi x

Sopravvissuti alla disastrosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C., i papiri di Ercolano non hanno più segreti: adesso è possibile srotolarli e leggerli in modo virtuale, grazie a una tecnica ai raggi X applicata per la prima volta a questo tipo di documenti. Descritto su Nature Communications, il risultato si deve al gruppo coordinato dal fisico Vito Mocella dell’Istituto per la Microelettronica e Microsistemi (Imm) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Napoli. Il gruppo comprende anche ricercatori del Centro nazionale delle ricerche scientifiche francese (Cnrs), dell’università tedesca Ludwig Maximilian e della struttura europea per la luce di sincrotrone, Esrf (European Synchrotron Radiation Facility), di Grenoble.

I rotoli fanno parte dell’unica biblioteca sopravvissuta dal mondo classico, scoperta nella cosiddetta Villa dei Papiri di Ercolano, e il metodo, sottolinea Mocella, potrebbe essere utilizzato per leggere i circa 450 papiri della stessa collezione non ancora aperti e conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli senza metterne a rischio l’integrità.

Scoperta 260 anni fa, la ‘Villa dei Papiri’ è una grande villa nella antica città romana di Ercolano, appartenuta a Lucio Calpurnio Pisone, console e suocero di Giulio Cesare, e sede di un’importante scuola epicurea sotto la guida di Filodemo di Gadara. Durante l’eruzione, il gas vulcanico caldo (a 320 gradi) ha carbonizzato i rotoli rendendoli fragili e i tentativi di leggerli fatti finora, con l’apertura meccanica, hanno inevitabilmente rovinato o distrutto i papiri.

A rendere ancor più complicato tale obiettivo, spiega Mocella, è l’inchiostro utilizzato, costituito prevalentemente da nerofumo la cui densità è praticamente identica a quella del foglio di papiro carbonizzato dall’eruzione, rendendo impossibile l’utilizzo di tecniche a raggi-X classiche. Il problema è stato superato grazie a una tecnica non invasiva, la tomografia a raggi X a contrasto di fase, utilizzata presso l’Esrf. Il metodo è estremamente efficace per distinguere tra materiali che hanno limitato contrasto tra loro, come i papiri carbonizzati e l’inchiostro nero. Gli esperimenti sono stati condotti su due papiri (uno integro e l’altro costituito solo da frammenti) conservati a Parigi presso l’Institut de France.

Fonte : http://napoli.repubblica.it/cronaca/2015/01/20/news/i_papiri_di_ercolano_non_hanno_pi_segreti-105370699/

Informazioni autore Francesco Catalano

Pianta della moderna Resina del 1885
gennaio 21, 2015
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Pianta Di una parte della moderna Resina sotto a cui su trovato il maggior numero degli edifici tratta dalla ricerca Storia Degli Scavi Di Ercolano Ricomposta.

 

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Ettore Iaccarino, il top gun di Resina
gennaio 20, 2015
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ettore_iaccarino

In questo articolo raccontiamo la storia di un nostro illustre concittadino Ettore Iaccarino, giovane ufficiale della Regia Marina e pilota di idrovolanti durante la prima guerra mondiale. Fu un asso dell’aviazione navale come si direbbe oggi un vero top gun.

idrovolante

Ricordiamo che nel 24 maggio 1915, all’entrata in guerra dell’Italia, il Servizio Aeronautico della Regia Marina era così organizzato:

  • 3 Aeroscali per dirigibili a Ferrara, Jesi e Campalto;
  • Stazione Idrovolanti di Venezia con due aviorimesse (Sant’Andrea a Punta Sabbioni) con sei aerei di tipo diverso;
  • Stazione Idrovolanti di Porto Corsini con quattro aerei Borel;
  • Stazione Idrovolanti di Pesaro con due Flying Boats Curtiss;
  • Scuola di aviazione di Taranto con quindici aerei Curtiss;
  • Nave appoggio idrovolanti “ELBA” a Brindisi con due Idrovolanti Curtiss.

Il 1916 vide importanti mutamenti nell’organizzazione dell’Aviazione di Marina, fra cui l’istituzione, presso l’Ufficio del Capo di SM, dell’Ispettorato dei Sommergibili e dell’Aviazione, retto da un Contrammiraglio.

http://www.marina.difesa.it/uominimezzi/aeromobili/PublishingImages/aeromobili_storia/primaguerramondiale04.jpg

Nel 1917 venne costituita la prima squadriglia navale di siluranti aeree, denominata “Squadra Aerea San Marco”, che fu comandata dal marzo 1918 da Gabriele D’Annunzio, che ne coniò il motto: Sufficit Animus”.Tale Squadriglia era mista, in quanto formata da aeroplani da ricognizione-bombardamento (velivoli S.I.A. 9B – 4 velivoli nel 1° semestre 2018 e 7 velivoli nel 2° semestre 2018) e da ricognizione/caccia (10 velivoli SVA).

La neocostituita componente aerea della Marina ebbe un fortissimo sviluppo durante la Prima Guerra Mondiale, se si tiene conto del fatto che all’inizio delle ostilità contro l’Austria-Ungheria la Regia Marina disponeva di soli 38 piloti, 396 uomini di supporto, tre stazioni di idrovolanti, tre dirigibili e 15 aerei idrovolanti e che al termine del conflitto poteva contare su 791 piloti, circa 10.000 uomini di supporto, 25 dirigibili, 552 idrovolanti e 86 aeroplani, iscritti nel quadro del Naviglio Aereo e condotti da proprio personale, con punte massime di 1100 idrovolanti e 130 aerei.

Numerose furono le onorificenze al Valore conseguite dal “Personale della Regia Marina destinato all’Aviazione” nel corso della Prima Guerra Mondiale impegnato in missioni di ricognizione, avvistamento di sommergibili, caccia e bombardamento: 2 Medaglie d’oro, 187 Medaglie d’argento e 216 Medaglie di bronzo. 

 

 

 

 

Raccogliamo le sue gesta dalle motivazioni delle due Medaglie d’argento al volore militare ed un encomio solenne.

ettore_iaccarino

Encomio solenne

L’aspirante guardiamarina di complemento Ettore Iaccarino benchè l’apparecchio che montava  non riuscisse a superare la quota di 2000 metri, muoveva ugualmente con decisione all’attacco di una base nemica riuscendo sia a lanciare le bombe che a scattare foto aree della zona nemica. 16 luglio 1917

Motivazione Prima  Medaglia d’argento

Ancora di stanza sull’adriatico nel 1917 compì una missione alla ricerca di sommergibili in condizioni avverse di tempo.  Prese parte ai bombardamenti di basi navali nemiche,  durante i quali fu fatto segno al violento fuoco delle batterie avversarie. In una ricognizione attaccò decisamente delle unità navali, lanciando su di esse bombe a bassa quota, malgrado il tiro antiaereo e la minaccia di un idrovolante nemico, mentre nel suo apparecchio si sviluppava un incendio. Adriatico,  Febbraio1918

Medaglia seconda  d’argento

In servizio nel 1920 presso la base di Vallona , il 18 giugno 1920 nel portare a termine una missione di ricognizione sulle linee, il suo idrovolante veniva colpito da una fucilata nemica perdendo  la sua giovane vita precipitando con l’apparecchio in fiamme.

La città di Ercolano ha dedicato una scuola media statale al suo eroico cittadino.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Foto chiesetta San Vito fine anni 20
gennaio 20, 2015
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Questa proviene dalla collezione J. W. Hoover Lantern Slide Collection Arizona (USA)

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Foto di Resina da “Nostro sud” di Fosco Maraini 1950
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Il progetto Nostro Sud, uno dei pochissimi lasciati incompiuti nel corso della lunga attività professionale di Fosco Maraini, rappresenta un episodio di grande importanza nella sua storia personale. Nonostante egli stesso abbia avuto sempre molte reticenze a parlare nel dettaglio della genesi, degli sviluppi e delle sorti di questa impresa, la parte del suo archivio fotografico dedicata al Meridione italiano porta ancora oggi i segni di un costante lavorio: una stratificazione di ordinamenti e raggruppamenti successivi, e di reiterate selezioni tra prime, seconde e terze scelte, che sono la testimonianza di un’esigenza mai sopita, e ribadita a più riprese nei suoi ultimi anni di vita, di dare una forma definitiva e soddisfacente a questo ricchissimo materiale fotografico. L’idea di raccontare per immagini il Meridione d’Italia dell’immediato dopoguerra, ancora radicalmente contadino ma nel quale già si intravedevano i primi segni di profondi cambiamenti, viene ripresa e portata a compimento da questo volume, che presenta una selezione delle immagini più significative realizzate da Fosco Maraini durante il suo straordinario tour fotografico attraverso il “nostro Sud” e i suoi luoghi più affascinanti.
 
 
 

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Immagini inedite alluvione del 26.9.1911
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Grazie alla gentile collaborazione del sig. Franco Cozzolino ci sono pervenute immagini inedite di quella terribile catasfrofe che fu l’alluvione del 1911. Per chi non l’avesse letto l’articolo di qualche mese fa ripubblico quello che fu il notiziario ufficiale dell’epoca che causò pensate danni per 5 miliardi di lire che paragonata alla cifre attuali corrispondeva a quasi un miliardo di euro.

 

intestazione

I danni del maltempo. – Durante l’altra notte a Varese, si scatenò un violento temporale che allagó in. diversi punti, la città. Gravissimi danni si constatarono neiadintornia specie in Valle Olona, a Robarello, in Val. Ganna ove la Varese-Luino à interrotta in vari punti.
Le officine elettriche di Sant’Ambrogio rimasero allagate, ma senza conseguenze. Maggiori furono i danni alla stazione di Valle Olona, dove l’acqua uscita dal letto dell’Olona sorpassò il livello del ponte e inváse i prati, raggiungendo il livello di un metro e mezzo, determinando il crollo di terrazze ed altri incidenti.
. Il paese di Porto Seresto venne completame,ate allagato, Fra Sondrio e Morbegno la ferrovia venne interrotta per una ventina di metri. Fortunatamente non si devono deplorare vittime umane, In seguito a nuove pioggie altri danni si sono verificati a Porlezza.
Il torrente Rezzo si è riversato sulla .strada provinciale e si è scaricato nel lago abbattendo il muro frontale della strada provinciale.
Si teme l’ostruzione del ponte. La truppa lavora a riparare la strada.
La stazione di Porlezza è allagata. Il servizio dei treni ò mantenuto fino al cancello estremo della stazione.
Il maltempo ha pure infuriato nella stessa notte a Napoli e dintorni.
Dalle notizie pervenute fino ad iersera si apprendo che i danni prodotti a San Giovanni a Teduccio, a Portici e soprattutto a Resina sono gravissimi. alluvione piccola
La viabilità à completamente interrotta da valanghe di fango, che raggiungono quasi l’altezza dei fanali.
Varie case sono crollate, altre sono pericolanti.
Moltissimi pianterreni sono interrati; le masserizie sono andate completamente distrutte. Le condotture dell’acqua, del gas e della luce sono rotte in diVersi punti.
Sono stati presi i più urgenti provvedimenti.
A Torre del Greco sono maggiormente danneggiate le vie XX Settembre e Nazionale e Vico Fiorillo, dove sono crollate due case, senza vittime.
In via Umberto è sprofondato il cortile del palazzo Scognamillo.
È perita una bambina di 5 anni.
Sono state costituite diverse squadre di soccorso.
In seguito all’alluvione, si è verificato un avvallamento sulla strada terrata a qualche chilometro dalla stazione di Torre del Greco, per cui il passaggio dei treni è interrotto.
Si sono soppressi guindi i treni in partenza per Castellammare di Stabia e Gragnano.
Ulteriori notizie apprendono che a Resina sono stati trovati quattro cadaveri, ma si teme che altre vittime siano sotto le macerie di
alcune case crollate.
A Torre del Greco si deplorano due vittime e due scomparsi sulla strada di Bella Vista, che è ridotta in modo irriconoscibile. E crollata dalle fondamenta la villa Fucile, edificata in parte su un vecchio pozzo. Gli abitanti per fortuna hanno potuto mettersi in salvo mentre la villa crollava con grande fragore.
Il prefetto, comm. Ferri, parti subito per i luoghi del disastro, si reco a presenziare i lavori di salvataggio e a distribuire i primi sussidi ai colpiti dalla alluvione.
Al Capo di Posillipo si è avuto uno sprofondamento stradale per una estensione di 500 metri.
Sono stati constatati gravi danni anche a Boscoreale ed a San Giovanni a Teduccio, ove le strade sono completamente ingombre ed è interrotto il servizio tramviario.

A seguito di quel terribile evento atmosferico che causò all’epoca nella zona del vesuviano danni per 5 miliardi di lire, una cifra sbalortiva per quei tempi, Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III, che intervenne sul posto pochi giorni dopo, assegnò a questi eroi l’onoreficenza al valor civile :

Migliardi Antonio, maresciallo dei RR. carabinieri – Guarino Raffaele, vice brigadiere id., 11 21 settembre 1911, in Resina, (Napoli), in occasione di iin violento nubifragio, davanó prova di grande coraggio e salvando col concordo di altri animosi, e con evidente loro pericolo – numerose, persone, minacciate nelle loro abitazioni, invase dalla corrente d’acqua e di fango.

Romanó Mario, studente il 21 settembre 1911, in Resina (Napoli), in occasione di un violento nubifragio, prestavasi coraggiosamente per venire in aiuto a persone in pericolo, rimanendo vittima del suo generoso ardimento, perchè travolto dalla impetuosa corrente di acqúa e di fango.

Di Fraía Franceseo, carabiniere – Lauri Parise, id. – Iavarone Biagio, id. aggiunto – Bulfone Giovanni, id. id. – Iardino Giusseppe, guardia municipale – D’Antonio Ciro, id. – Incoronato asquale, id. — Imperato Carmine ,- Pastore Natale appuntato – Gallo Antonio, carabiniere, il 21 settembre 1911, in Resina (Napòli), in occasione di un violento nubifragio prestavano opera coraggiosa con evidente loro pericolo, nel salvamento di persone minacciate nelle loro abitazioni dalla corrente di acqua e di fango.

 

Informazioni autore

Studioso ed autore di molti testi su Ercolano e le sue tradizioni

Pio IX ‘o Papa venette a Resina
gennaio 15, 2015
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Il più illustre personaggio che abbia mai messo piede sul territorio ercolanese è certamente Pio IX, il quale dovette lasciare la cattedra di S. Pietro in seguito ai moti rivoluzionari 1 del 848.
L’incendio terribile del 1848, infatti, non risparmiò nemmeno la Chiesa di Roma. Dopo l’assassinio di Pellegrino Rossi Rossi, Pio IX fu costrelto ad abbandonare la sede papale e a raggiungere la fortezza di Gaeta, per mettersi sotto la protezione di Ferdinando II. Ma la permanenza nella cittadina laziale fu solo la prima tappa del suo esilio: dopo nove mesi il Sommo Pontefice acconsentì alle richieste dei napoletani, che lo volevano tra loro per esprimergli la propria devozione, e si diresse alla volta della Reggia di Portici, che il Re di Napoli aveva messo a sua disposizione.

A._Lamma_-Pio_IX_benedice_i_combattenti_per_l'indipendenza_italiana_-litogr_-ca.1850

L’illustre esule, accompagnato da Ferdinando II, sbiarcò al Granatello di Portici in mezzo a un tripudio di popolo:
erano ad  attenderlo il Principe di Salerno e il Conte d’Aquila. Era il 4 settembre del 1849: da allora comincia il soggiorno napoletano dell’immortale Pontefice e ha inizio anche il Diario della venuta e del soggiorno in Napoli di Sua Beatitudine Pio IX di Stanislao D’Aloe, segretario della Direzione del Real Museo Borbonico  e della Soprintendenza generale degli scavi del Regno.

Durante il percorso che si snodava dal Granatello al Palazzo Reale di Portici, attraverso via Marittima e via Cecere, Pio IX passò in meno a due fitte ali di popolo osannante.
All’angolo di via Cecere, tra la chiesa di S. Agostino e Villa Maltese, il Sommo Pontefice passò sotto un grande arco di trionfo, che il Municipio di Resina aveva fatto costruire per rendere omaggio all’illustre ospite. Si trattava di un arco, con drappi multicolori,  articolarmente fastoso: in cima aveva una croce con la scritta: In hoc signo vincer, e ai lati vi erano i simboli dello Stato pontificio (il triregno e le chiavi) e della Casa borbonica (il giglio sormontato dalla corona reale). Sotto la croce erano scritti i seguenti versi:

Dà Resina gloria a Dio
dona ossequio al sommo Pio
offre omaggio al suo buon Re
Si Resina in questo giorno
offre lieta il suo soggiorno
al Pontefice ed al Re.

Nel Palazzo Reale di Portici Pio IX occupò alcune stanze del grande appartamento verso mare, che ancora si chiamano stanze di Pio IX. Durante i sette mesi di soggiorno a Portici, il Papa si recb a visitare i paesi, i monasteri e i santuari dei dintorni.
Il 13 settembre 1849 si recò a far visita all’illbergo dei Poveri ‘ dove volle rendersi conto di persona delle svariate opere di beneficenza, tra cui anche la scuola dei sordomuti. In quell’occasione furono presentati al Papa Vito e Gennaro Cozzolino, l’uno direttore e l’altro maestro della scuola dei sordomuti, entrambi cittadini di Resina.

La sera del 15 settembre, dopo una visita alla chiesa di Piedigrotta, Egli ammise al bacio del sacro piede il clero di Resina, presentato dal Parroco don Luca Formisano (1829-63) dal Vicario Foraneo don Carmine Ruggiero, primo Rettore della chiesa di S. Agostino.

I1 4 ottobre, festa di S. Francesco, Pio IX celebrò la messa nella chiesa del convento di S. Antonio e nel pomeriggio dello stesso giorno si recò in carrozza alla sontuosa villa della Favorita: << Osservato il palagio, nel quale nei trascorsi i tempi si facevano giuochi di ginnastica e si davano spleendidissime feste, Sua Santità percorse i belli giardini ed ll bosco passeggiandovi fino all’Ave Maria l
Durante la processione della SS. Vergine del Rosario del 7 ottobre di quell’anno, il Sommo Pontefice ne volle venerare l ‘immagine e benedire la folla da una delle grandi finestre della Reggia.

I1 10 ottobre, Sua Santità andò a piedi alla vicina chiesa di S. Ciro, u accompagnato religiosamente da Cardinali di Santa Rornana Chiesa, dal Municipio, dal clero, da confratelli e da tutto il popolo: una lapide murata di fronte alla pila destra dell’acquasanta ricorda ancora l’avvenimento ». Alle ore quattro pomeridiane del 25 ottobre 1849,  il Papa si recò a piedi all’antico Teatro e agli Scavi di Ercolano.
Nella circostanza era accompagnato da un drappello di guardie reali e dal solito seguito lo. Arrivato alla chiesa di S. Agostino, vi si raccolse in breve preghiera  e proseguì poi il suo cammino per il corso Ercolano, in mezzo alla consueta cornice di folla plaudente. Arrivato al vecchio ingresso del Teatro (che si trovava e si trova tuttora di fronte alla chiesa di S. Caterina), il Pontefice <( discese per la scalinata interna di esso, la quale mena al vicolo di Resina, che conduce all’antica città di Ercolano ed al mare ».
Durante il tragitto, il D’Aloe stava sempre accanto al Pontefice e gli ricordava la storia di Ercolano, l’eruzione pliniana del 79 d.C. che seppellì la città, i primi scavi avventurosi  e furtivi da parte del principe austriaco d’Elboeuf. Mentre tali cose si andavano rammentando, il Pontefice traversava a piedi il già detto vicolo di mare, ch’era tutto sparso di fiori, ed era quasi interamente coperto al di sopra di panni di tutti i colori, sospesi a tante cordelline attaccate con chiodi alle finestre delle case poste l’una incontro all’altra … Vi fu tra le altre una donna la quale, aprendo le braccia, disse piena di fede: Santo Padre, benediteci il mare.

Giunto all’ingresso degli scavi, il Pontefice fu ricevuto dal Ministro della Pubblica Istruzione e dal Soprintendente generale Francesco M. Avellino, il quale fece osservare all’Ospite i pochi edifici portati alla luce dal 1828 al 1837. Il Santo Padre visitò accuratamente tutti gli scavi, specialmente la casa di Perseo e Medusa, poi quella bellissima di Argo e <<si degnò di scendere anche nel piano inferiore per vedere il tempietto privato di esse, in mezzo a cui sorgeva un’ara ».
Assistette anche ad un piccolo scavo, dal quale vennero fuori un unguentario di vetro ed un’accetta di ferro.

Approssimandosi poi l’ora del tramonto, il Papa e le autorità uscirono dagli scavi per la piccola porta »: il muro di cinta era tutto
illuminato >> e i lumi facevano un bel contrasto con gli ultimi raggi che il sole, già scomparso, gettava sui vecchi ruderi di Ercolano ».
Dagli scavi, risalendo il uicolo di mare, il corteo si recò ;ill’antico teatro: tutti avevano in mano un cero acceso ad eccezione del Pontefice », il quale si degnò di scendere fino : il pavimento dell’antico edificio (situato alla profondità di quasi 100 palmi, oltre 26 metri), percorrendo i corridoi, le cavee, i vomitori, i cunicoli e i sotterranei di passaggio che erano rischiarati da mille lumi a cera e con altrettanti ad olio, ai quali si univano i lumi portati dalle persone e facevano uno splendore mai visto >>. Il Papa rimase soddisfatto di avere visto un monumento così insigne. Al termine della visita, il Sindaco e i decurioni di Resina si fecero trovare
all’ingresso del Teatro con torce accese disposte in doppio ordine e accompagnarono l’augusto Ospite fino ai piedi della scalinata del Palazzo Reale.

I1 18 dicembre 1849 Pio IX verso le tre pomeridiane si recò in carrozza alla parrocchiale chiesa di Resina dal titolo di S. Maria a Pugliano », accompagnato dalla corte e da un drappello di guardie reali del corpo a cavallo. Erano ad accoglierlo il parroco don Luca Formisano, il clero tutto e 1’Arciconfraternita della SS. Trinità. Dopo la benedizione eucaristica, il Papa prese posto su un trono precedentemente allestito per lui ed ammise al bacio del sacro piede il clero, i confratelli e moltissime altre persone. Durante questa pia cerimonia, il parroco Formisano narrò a Sua Santità le antichissime tradizioni della chiesa di Pugliano che risalgono ai
tempi apostolici. Infine Pio IX benedisse il foltissimo numero di fedeli affluiti nella vastissima piazza davanti al tempio.

Intanto gli eventi maturavano e si ripristinarono le condizioni per il ritorno a Roma del Papa. Il 4 aprile del 1850 . – Panorama di Reszna in una stilzzzata « veduta settecentesca del Petrini.
Pio IX lasciò Portici e si diresse alla Reggia di Caserta e, attraverso Capua, raggiunse la fortezza di Gaeta ed entrò nello Stato pontificio.
A Roma Pio IX continuò ad assolvere agli alti compiti del suo Ministero pastorale: nella città eterna, tra l’altro, proclamò un dogma di fede destinato a restare una pietra miliare nella storia della Chiesa, il dogma dell’Immacolata Concezione.
Dopo un pontificato lunghissimo, Pio IX si spense il 7 febbraio 1878.
A eternare la visita del grande Pontefice a Resina, I’Azione Cattolica della nostra città volle che fosse posta la seguente lapide sotto il porticato della chiesa di Pugliano:

 IL 18 DICEMBRE 1849
IL PONTEFICE DELL’IMMACOLATA
PIO IX

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Concorso Letterario “Città di Ercolano già Resina” 1984
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Riportiamo un articolo de LA VOCE VESUVIANA del luglio 1984 circa la premiazione del concorso che ricordava il quindicesimo anniversario del cambio toponimo da Resina ad Ercolano. Fu assegnato un premio per il miglior per un solo alunno di tutte le scuole medie statali della città.

Premiati gli alunni delle scuole medie di Ercolano vincitori del secondo concorso su Ercolano.

Dopo circa due mesi di scrupoloso lavoro, la commissione esaminatrice del secondo concorso su Ercolano, un tema storico che avviluppava elementi di storia di ieri e di oggi sviluppando la traccia intorno al giovamento o meno di un qualificato decollo del turismo locale in ordine al quale del cambio tel toponimo da Resina ad Ercolano, avvenuto come tutti sanno con Decreto del Presidente della Repubblica di allora, 1969, Giuseppe Saragat, ha reso concreto il nominativo dei vincitori.

La stessa commissione ha elogiato, in una nota a parte, tutti i partecipanti delle terze medie delle scuole di Ercolano, per la finezza di sentimento di attaccamento per la città nativa, per l’impegno profuso nella raccoltà delle notizie storiche e per la oculata, obiettiva e concreta critica posta su certe tematiche che avrebbero dovuto sviluppare, in  chiave concreta, il turismo ad Ercolano.

La cerimonia di premiazione si è svolta nell’auditorium della Basilica di Pugliano, gentilmente messa a disposizione dal parroco Mons. Giuseppe Matrone.

Il concorso in questione è stato ripetuto anche per il quindicesimo anniversario del cambio del toponimo di Resina in Ercolano.

La premiazione come si è detto si è svolta presso l’auditorium di Santa Maria a Pugliano, presente le scolaresche di tutte le scuole medie della città., il Preside Antonio Pagano, il Preside Luigi Genovese.

Dopo il saluto dell’Assessore ai Beni Culturali Prof. Pasquale Ruggiero ed un brillante intervento dell’Assessore all’Urbanistica Prof. Francesco Scognamiglio,  è seguita la premiazione.

Per la scuola media statale  “Rocco Scotellaro” sono stati premiati con pergamena e medaglia ricordo :

Giovanna Sorrentino, Francesco Gobello, Vincenzo Cozzolino, Antonio Felleca, Ciro Pacifico, Salvatore Iengo, Rosa Cioffi, Maddalena Imperato, Maria Gaglione, Cira Solferino, Anna Maria Scudo, De Cesare Margherita.

Ha vinto il primo premio di 300 mila lire Salvatore Iengo della 3^  F.

Per la scuola media statale “Ungaretti” sono stati premiati con pergamena e medaglia ricordo :

– Antonio Imperato, Francesco Ricci, Vincenzo Cozzolino, Elisabetta Formisano, Ilaria Anziano, Ernesto Freda, Maria Michela Formisano, Maria Cozzolino, Mariolina Iavarone, Massimo Fiengo.

 Ha vinto il primo premio di 300 mila lire Elisabetta Formisano della 3^ G .

Per la scuola media statale “Dante Iovino” sono stati premiati con pergamena e medaglia ricordo :

– Laura Buono, Liberata Nocerino, Antonio de Martino, Antonella Strino, Giuseppina Romano, Elisabetta Lanzuolo, Vittorio Stingo, Concetta Cerchio e Ciro Cataldo.

 Ha vinto il primo premio di 300 mila lire Vittorio Stingo della 3^ C .

Per la 5^ scuola media statale sono stati premiati con pergamena e medaglia ricordo :

Ciro Palomba, Antonio Cozzolino, Bianca Barbieri, Maria Loreta Striano, Antonio Iacomino, Ernestina Ascione, Giuseppina Sannino.

Ha vinto il primo premio di 300 mila lire Maria Loreta Striano della 3^ B .

Per la scuola media statale “Ettore Iaccarino” sono stati premiati con pergamena e medaglia ricordo :

Nunzia Pantaleo, Assia Giuda, Vincenzo Acampora, Antonio Coppola, Gennaro Scognamiglio, Rosa Attanasio.

Ha vinto il primo premio di 300 mila lire Antonio Coppola della 3^ A .

Fonte LA VOCE VESUVIANA Luglio 1984

 Nota del blogger :

Chiunque conosca uno o piu’ dei partecipanti al concorso è pregate di diffonderlo vie email, sui social alle persone che allora parteciparono, E’ un bel modo per dimostrare il loro attaccamento alla città allora come oggi e come almeno loro all’epoca, compreso il sottoscritto, volevamo almeno con le parole dare un contributo per la nostra città.

Solo per dovere di cronaca riporto la copia del diploma di quel concorso.

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Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.