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Enrico Marino, il sindaco del nuovo secolo
agosto 21, 2014
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enricomarinobis

Il periodo compreso tra l’Otto e il Novecento fu caratterizzato da roventi polemiche tra gli esponenti dei due partiti che si erano alternati a lungo alla guida di Resina. Lo si ricava da una memoria difensiva pubblicata nel 1903 dall’ avv.Andrea Cacciottoli, costretto a dimettersi dalla carica di sindaco per le accuse mossegli dagli avversari. Il documento, ricco di dati e di cifre, non meno che di citazioni letterarie e perfino di frasi in latino, rappresenta un saggio eloquente del clima infuocato in cui si svolgeva la vita politica in quegli anni, che ancora risentivano delle lacerazioni intervenute nel tessuto della ~azione all’indomani della raggiunta Unità. Dalla lettura nasce anche un moto
di ammirazione verso una generazione di uomini che, forgiati nella temperie culturale e morale non troppo lontana dalle passioni del Risorgimento, preferivano affidare le loro argomentazioni ad opuscoli in cui – se si esclude qualche orpello di troppo, frutto certamente del grande patrimonio retorico dell’Ottocento – non sapresti se apprezzare di più la bontà del contenuto o la suggestione della forma.

In questo contesto maturò l’affermazione di Enrico Marino, eletto una prima volta sindaco il 12 marzo 1910.

Il suo nome- avrebbe scritto Emanuele Rocco poi – è legato alle belle e cavalleresche lotte elettorali di tanti anni fa. Belle, quelle competizioni, perché miravano ad un programma spoglio di opportunismi:
cavalleresche perché nell’idea non si confondeva mai la persona, onde l’asprezza non velava quello che era il rispetto per l’avversario.
Sorse il “pro Resina” a contendere il passo al partito che teneva il potere. Uomini di chiara fama militavano nei due campi, e prevaleva l’elemento giovine, che pur già aveva in professione e nella vita dato tangibili prove di capacità e di serietà.
E fu proprio nella prima parziale vittoria che il “pro Resina” indicò per affermarsi all’amministrazione civica i più adatti per preparazione all’arduo compito: e tra essi Enrico Marino, giovanissimo allora, già addottorato nel giure e tra i migliori dell’Ufficio Legale delle Ferrovie dello Stato.
Fu assessore e riordinò le scuole; poi, appena dopo qualche anno, fu sindaco con la cordiale adesione di tutto il Consiglio. La minoranza dimenticò la diversa origine elettorale e vide in Enrico Marino l’esponente d’un programma di realizzazione di quelli che erano i problemi dell’ora.
Si era a poca distanza dal periodo eruttivo, che tanta rovina seminò nelle città nostre. E Resina viveva nel pericolo delle inondazioni pel disastro della sua vasta zona campestre. Il territorio agricolo giaceva nella vergogna di non aver più divisioni. Le arterie, che ne avevano, prima, equilibrato civilmente la topografia, erano state interrate; tutte le difese delle acque abbattute o distrutte: e le masse dei lavoratori dei campi invocavano l’ausilio pronto delle Autorità: la garanzia di lor vita, la tutela dei loro interessi.
Enrico Marino raccolse il disperato grido degli agricoltori e riuscì, con una rapidità fulminea, ad ottenere il contribùto del governo, sacrificò le poche risorse del bilancio e provvide in venti mesi alla sistemazione delle vie campestri.
Fu, per davvero un’opera grandiosa. E nel portarla a compimento, egli non conobbe soste nella diuturna fatica; e fu pago di conseguire la riconoscenza della cittadinanza, la quale trae ragione di esistenza dalla sua fiorente agricoltura».

Questa riconoscenza gli venne dimostrata, ad esempio, in occasione di un suo onomastico. Così scriveva La Verità, numero unico per le elezioni amministrative di Resina del 21 luglio 1912:
«Nella sede dell’associazione di beneficenza Dante Alighieri alle 9,30 precise si riunì un gran calca di popolo, con associazioni musiche bandiere per procedere in corteo e portare al cav. Enrico Marino – eletto per acclamazione vice presidente onorario del Comitato stesso – il diploma e porgere, nell’ istesso tempo, augurii per la sua festa onomastica.
Alle ore 10 il corteo si è mosso in quest’ ordine: procedeva la banda musicale di Portici, seguiva – portato da due soci – un ricchissimo diploma poggiato su un’artistica corbeille di fiori; veniva poi la società Dante Alighieri col presidente Borrelli, la Lega Cattolica col benemerito presidente Enrico De Gaetano, la società dei calzolai col presidente Pietro Fiengo, la società dei marinai col presidente De Vita; la società dei cocchieri col presidente Cibelli, e la lega zavorrieri col vice presidente Cristoforo De Gaetano e chiudeva il corteo una massa imponente di popolo di tutte le gradazioni sociali, dal professionista all’ operaio.
Giunto a palazzo Marino, il corteo si fermò e, mentre la banda civica della vicina Portici intonava la marcia reale, echeggiavano nell’ atrio del palazzo grida di evviva all’indirizzo non solo di E. Marino ma di tutto il partito di maggioranza ed all’illustre comm. Giulio Rodinò.
Dopo pochi minuti è sceso il cav. E. Marino: la dimostrazione a questo punto è diventata addirittura un delirio di popolo: abbiamo visto Enrico Marino quasi portato a braccio: le grida di evviva sono assordanti.
In un attimo un religioso silenzio si è formato e, salito su una sedia, ha parlato E. Marino.

 Il cav. Marino, con voée da cui traspare tutta l’interna commozione.

ringrazia tutti della spontanea dimostrazione d’affetto. Espone quindi, a larghi tratti, la situazione della lotta. Applauditissimo, quando parla dell’opera negativa dell’ono Angiulli nei riguardi del paese. Ricorda come il deputato Angiulli venisse a Resina colpita dali’ alluvione quattro giorni dopo, mentre il comm. Giulio Rodinò venne la notte stessa a portare soccorso alla popolazione …
Conchiude tra una selva delirante di applausi invitando tutti a recarsi alle urne per rispondere alle mene avversarie»

Per la cronaca diamo la lista dei candidati cattolici che si presentarono al giudizio degli elettori resinesi:
1. Cav. avv. Enrico Marino fu Olimpio
2. Acampora Pietro fu Tommaso
3. Barbato Davide fu Pasquale
4. Barbato sac. Tommaso di Stefano
5. Avv. Caputo duca Gennaro fu Roberto
6.Cav. Coppola Vincenzo fu Gabriele
7. Avv. Cozzolino Francesco fu Francesco
8. Cav. Cozzolino Giuseppe Alfonso fu Bernardo
9. Avv. D’Ardia Ciro di Ciro
lO. Dott. D’ Auria Matteo fu Luca
11. De Simone Stefano Salvo fu Luigi
12. Avv. Esposito Nuzzo Giuseppe di Domenico
13. Sac. dott. Fiengo Giuseppe di Giuseppe
14. Galante Carlo di Giuseppe
15. Gaudino Francesco fu Aniello
16. Gaudino Gennaro fu Michele
17. Sac. Marino Gioacchino fu Francesci
18. Avv. Nocerino Tommaso di Giuseppe
19. Rossi Filippo fu G. Tommaso
20. Ruggiero Alfonso fu Giovanni
21. Cav. avv. Scognamiglio Michele fu Antonio
22. Avv. Stingo Giuseppe di Gennaro
23. Conte Tosti Silvio fu Giovanni
24. Vastola Vincenzo fu Domenico

Si tratta di personaggi che giocavano un ruolo non marginale nella vita del paese, sia come pubblici amministratori sia come professionisti o come pasti di anime. Il duca Gennaro Caputo, dimorante nella bella villa Aprile, era stai invece, uno degli elementi più in vista della compagnia di filodrammatici diretta dal Principe Caracciolo di Santobuono, proprietario del palazzo della Favorita, altra sontuosa residenza del Miglio d’oro. Giuseppe Alfonso Cozzolino fu sindaco di Resina dall’ 8 ottobre 1914 al 18 settembre 1918, nonché oratore forbito, conferenziere brillante, scrittore fine e di gusto(3). Il dottor Matteo D’Auria, sindaco dal 20 settembre 1918 allo aprile 1919, è ancora oggi ricordato come uno dei medici più bravi e disponibili del paese. Il sacerdote Giuseppe Fiengo, dottore in teologia, fu padre spirituale della congrega di S. Luigi, oltre che assessore alla pubblica istruzione, per molti anni(4). Il sacerdote Gioacchino Marino, laureato in teologia, esperto della storia di Resina, fu vicario economo del santuario di Pugliano, dal 1943 al 1949.

Lo stesso Enrico Marino, pur essendo un «giurista di apprezzato valore», oltre che come amministratore, si fece valere come notaio, «tra i più quotati  tanto che fu chiamato a far parte del consiglio dell’ordine.

La sua prematura dipartita lasciò tutti nella piu’ profonda costernazione, troppo forte il rimpianto da parte di coloro che avevano ammirato la competenza e l’onestà. Dell’universale cordoglio si fece ancora una volta portavoce la gazzetta dei comuni in un editoriale del 24 giugno 1918.

 

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

La battaglia per l’acqua del serino a Resina e la storia dell’acquedotto vesuviano
agosto 21, 2014
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pugliano1903

Il colera del 1884 aveva fatto capire alla nazione intera che occorreva sventrare Napoli per restituire alla maggiore città del Mezzogiorno d’Italia condizioni decenti di vita e di sviIuppo.
L’epidemia aveva attecchito in un contesto urbano e sociale quanto mai allucinante, dove la gente era costretta a vivere in una miriade di bassi senza acqua, senza luce e senza sole, in una promiscuità spaventosa, esposta continuamente ad ogni sorta di malattia e di contagio.

Uno dei più pericolosi veicoli di infezione – già prima del colera – era costituito dalle acque salmastre e malsane condotte a Napoli dagli acquedotti del Carmignano e della Bolla.
Occorreva, quindi, trovare la soluzione al problema dell’approvvigionamento idrico per consentire alla città di muovere il primo passo sulla via del risanamento generale. A questo scopo,una speciale Commissione aveva proposto fin dal 1866 di affrettare l’utilizzazione delle acque del Serino, ossia di quelle acque che erano già state condotte a Napoli col famoso acquedotto fatto costruire dall’Imperatore Claudio.

Dopo varie vicende,  i lavori ebbero inizio verso la fine fine del  1881. Essi furono poi continuati durante l’amministrazione di Nicola Amore,  questi riuscì a superare tutte le difficoltà di carattere tecnico ed amministrativo.

Finalmente l’inaugurazione dell’acquedotto del Serino ebbe luogo il 10 maggio 1885, alla presenza di Umberto I e di Margherita di Savoia, in Piazza Plebiscito. In questa piazza era stata costruita una fontana da cui doveva zampillare, di lì a poco, la tanto attesa acqua del Serino. A un cenno della bellissima Regina, l’ingegnere Gustavo Bruno mise in azione alcuni ordigni speciali: immediatamente, dal centro della fontana s’innalzò un notevole getto d’acqua che superò l’altezza del Palazzo Reale.

La soluzione del problema idrico fu così solo il primo momento di quella grandiosa opera di risanamento che avrebbe portato, in capo a qualche anno, all’effettivo sventramento di Napoli con l’abbattimento di 56 fondachi, 422 isolati, 144 strade, 17.000 abitazioni e 64 chiese e con l’apertura di Corso Umberto I tra la Ferrovia e la nuova Piazza della Borsa.

Nel frattempo nella nostra Resina verso il 1887 ci fu anche lì una grave epidemia di colera dovuta ovviamente alle scarse condizioni igieniche nei quartieri piu’ degradati ed una malsana abitudine di bere acqua di pozzo che spesso era contataminata dalle acque scure degli scarichi.

Una citazione a parte merita la relazione sull’epidemia colerica del 1887 presentata dal sindaco Cacciottoli al Consiglio Comunale nella tornata del 25
ottobre 1887:

sindacoNon vi ricorderò che fin dallo agosto l’ onorevolissimo signor Prefetto fu istruito minutamente dei fatti, e su mia richiesta spedì l’istesso giorno sul luogo l’illustre Prof. Cav. Margotta, il quale, dopo di avere tutto accuratamente osservato, si lodò dei provvedimenti adottati, ne discusse·e suggerì altri da attuarsi.
Fu fin d’allora che istantemente richiesi l’autorevole parola del signor Prefetto per ottenere la presa giornaliera dell’acqua del Serino dalla Città di Napoli, ed il trasporto della stessa a mezzo della Società dei Tramways.
Fu fin d’allora che, seguendo il parere del nostro valoroso condottato Dr. Paolo Cecere, adottammo a norma dei dettati della nuova tecnica sanitaria, confermata dalle più recenti disposizioni Ministeriali, le disinfezioni col sublimato in proporzione dal 2 al 3 per mille [… ]
Fu fin d’allora che provvedemmo a larghe disinfezioni con opportuni ed abbondanti lavaggi dei luoghi infetti dal morbo, nonché degli altri tenuti sospetti.
Fu fin d’allora che senza alcun limite autorizzammo la distribuzione di medicinali, brodi, latte, neve e carne agli infermi sulla semplice richiesta dei nostri sanitarii, oltre ai soccosrsi in biancheria, çui provvedemmo con la Giunta direttamente a norma dei bisogni e delle constatate necessità.

Di fronte ad un nemico che insidiva la vita di tutti credetti opportuno fare appello a tutti, richiedere l’appoggio ed il concorso di tutti, senza gradazioni di casta o posizioni sociali. pel popolo di non lieve conforto le ripetute visite dell’Illustrissimo signor Prefetto, dell’Eminentissimo Cardinale Sanfelice Arcivescovo di Napoli, dei nostri onorevoli deputati, fra i quali primeggia il Commendatore Della Rocca Illustre Segretario Generale, nonché di Consiglieri Provinciali e di molti altri preclari cittadini, i quali tutti, ed in ispecie l’illustre per quanto benemerito signor Prefetto, sfidando disagi e pericoli di ogni genere, vollero minutamente osservare le condizioni del Comune, vagliare ed apprezzare il nostro modesto operato, e tutti ci furono generosi di una parola di conforto e di leale incoraggiamento.

La presenza infine di S.E. il Presidente dei Ministri, ad un tempo Ministro dell’Interno e degli Esteri, congiunta a quella di S.E. Zanardelli Ministro di Grazia e Giustizia, e di altri non pochi onorevoli personaggi [… ] costituì tanto per Resina, che per noi, un vero orgoglio, ed io ne ringrazio tutti quelli che direttamente ed indirettamente contribuirono a provocarla.
E come mai potrei fare diversamente o signori, essendo in modo indiscutibile dovuto a questa visita se per Resina sta per schiudersi l’orizzonte ad un’ era nuova di miglioramento, e di progresso igienico ed edilizio?
Forse che non fu S.E. Crispi, che pel primo decretò con la sua parola il risanamento del Comune?

Ma il progetto di rinasamento presentato dall’ing. melisurgo rimase sulla carta, e della buona volontà espressa da Francesco Crispi  non si seppe profittare. Così le zone malsane di Resina (particolarmente via Trentola e via Mare) continuarono a essere potenziali luoghi di infezioni e di epidemie, sprovviste com’erano di una risorsa indispensabile, l’acqua.

Lo ricaviamo, sopratutto, da un lungo articolo coevo di Gennaro De Luca, pioniere del giornalismo, sul giornale LA NUOVA ERCOLANO :

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«Uno dei principali e necessari fattori della vita è l’acqua. Essa, ·a seconda della sua composizione e purezza, ha un’influenza sulla specie umana. Poiché è assodato che i germi di molte malattie che affliggono l’umanità, ci vengono portati dall’acqua: e nei paesi dove questa è pura ed abbondante, quivi la robustezza e la longevità non difettano.
Ed infattI dice il Klebs che persino il così detto gozzo, sorta di tumore, che abitanti d’intere regioni hanno alla gola, prodotto dal rigonfiamento della glandola tiroide, vien causato da germi minutissimi che, col mezzo dell’acqua, penetrano nel nostro sangue. E così tutti gli scienziati moderni sono concordi nell’ammettere, dopo gli ultimi studi e le ricerce batteriologiche fatte, come prima via di contagio le acque inquinate dei germi specifici delle malattie infettive.
A dimostrare tutto ciò con maggior chiarezza, in primo luogo citeremo l’esempio di Napoli avanti e dopo della conduttura d’acqua di Serino; ed in secondo luogo riporteremo le analisi chimiche e le ricerche eseguite sulle acque dei Comuni Vesuviani dall’egregio chimico Eugenio Casoria, professore della R. Scuola Superiore d’Agricoltura, in Portici.
Tra i mali infettivi che endemicamente dominavano in Napoli, prima del 1887, e che vi mietevano maggiori vittime, erano la febbricola ed i tifi, massime il tifo addominale, malattie codeste che riempivano gli ospedali di numerosi infelici; al punto che il Municipio di quella città fu obbligato assegnare l’ospedale Cotugno per tali infezioni.
Ebbene, dacché i napoletan hanno potuto bene l’acqua di Serino, i malati nell’ospedale Cotugno non solo scemarono rapidamente, ma non sono stati rimpiazzati che da un numero di poche unità; cosa da neanche calcolarsi, in una popolazione di oltre mezzo milione.

E qui vale ricordare che dopo il 1884, epoca in cui il colera fece strage in Napoli, negli anni seguenti, quando i Napoletani potettero usare 1’acqua di Serino, restarono immuni dal fatale morbo; mentre parecchi nostri Comuni, e massime Resina, nel 1887, furono crudelmente colpiti dall’epidemia. A viemaggiormente confermare i fatti esposti, noi citeremo le analisi chimiche delle acque di vari pozzi di Resina, Portici, San Giorgio a Cremano e Torre del Greco, eeguite parte dalla Regia Scuola Superiore di Agricoltura e parte dal prof. Casoria, le quali analisi, fatte coi metodi di Schulze, Kubel e Tiemann, han fornito i risultati tanto straordinari che crediamo utile riportare i prodotti [… ].

Preoccupata dall’andamento ciclico delle malattie infettive nel nostro territorio, e forte della nuova legge della sanità pubblica e dell’igiene, la civica azienda fin dal 1887 aveva avviato febbrili trattative per ottenere il prezioso elemento a Resina. Ma ora la lentezza degli adempimenti burocratici che si
dovevano compiere tra la Società dell’acqua di Serino, il comune di Napoli e gli altri comuni della plaga vesuviana; ora il succedersi e l’avvicendarsi dei
rappresentanti comunali del vicino capoluogo, il che costringeva a cominciare da capo discussioni, pratiche, proposte e controproposte; ora la richiesta di altri concorrenti, che volevano acquistare direttamente dal comune di Napoli e poi ‘:tlistribuire alla popolazione il benefico liquido, curandone il trasporto e la
canalizzazione, non fecero che rimandare nel tempo la’ soluzione dell’ esasperante
problema.
Ancora nel 1891, nella seduta del 18 maggio, il sindaco Cacciottoli esponeva al Consiglio Comunale la necessità di avere l’acqua di Serino, perché le
acque del paese erano scarse e per nulla potabili.

Questa la cronaca della seduta, ricavata da un articolo di E. Francese:

«[… ) Il sindaco dice, inoltre, che egli ha sempre sollecitato la prefettura ed i comuni circostanti per indurre questi ultimi a provvedersi di detta acqua, ma che le sue pratiche riuscirono sempre infruttuose; ciò nonostante, egli non s’è mai perduto d’animo; dopo tante fatiche, è stato appagato il suo desiderio, poiché il Prefetto invitò i sindaci di Resina, Torre del Greco, Portici e San Giorgio a Cremano a tener Consiglio, e, sotto la sua presidenza, si discusse a lungo l’argomento in questione [… ].
Infine partecipa che il consiglio dei sindaci, d’accordo col Prefetto, approvò il progetto per l’impianto della conduttura e dei serbatoi, le cui spese saranno ripartite tra i quattro suddetti comuni, riuniti in consorzio; indi è stato stabilito il prezzo di centesimi lO per ogni metro cubo, come pure è stata stabilita la quantità minima e massima di acqua da consumarsi in un giorno in ciascun comune; e ciò in proporzione del numero di abitanti d’ognuno di essi, cosicché per Resina, che conta 18.000 abitanti, è stato calcolato un consumo giornaliero dai 1200 ai 3000 metri cubi.
Dice pure che sarà nominata una commissione, composta di due rappresentanti per ogni comune del consorzio, la quale verrà incaricata di nominare, a maggioranza di voti, un ingegnere per i lavori da eseguirsi, e di stabilire le condizioni per la messa all’asta dei suddetti lavori [… ].

Conclude, dicendo:
“Signori, spero che tutti vogliare aiutarmi nel compiere l’opera da me iniziata, col votare il progetto, già approvato dal comune di Portici, per la provvista dell’acqua di Serino, ciò che è stato sempre il mio ideale, l’oggetto dei miei sogni, ed io, per decor proprio e pel bene del paese, farò quanto posso per raggiungere lo scopo, e rimarrò a questo posto finchè la mia idea, i miei sogni non saranno realizzati “
(Applausi).

Il sindaco mette alla votazione per alzata e seduta. Tutti restano seduti. Il progetto è approvato all’unanimità»

Ma ogni buon proposito della pubblica amministrazione fu vanificato da vecchi e nuovi problemi , gli stessi che costrinsero la nostra cittadina a rivolgersi direttamente al governo nazionale, nella persona del ministro dell’interno:

«Eccellenza, la salute di 18 mila e più cittadini è minacciata.
L’acqua del Serino, il liquido salutare per eccellenza, il primo elemento indispensabile alla pubblica igiene si nega al Comune di Resina, dove l’epidemia colerica in questi ultimi tempi ben tre volte passeggiò trionfante, dove l’acqua potabile esiste inquinata.
Invano l’Autorità locale con patema benevolenza si è interessata a pro della ridente città; invano con patjottico e civile pensiero ha cercato concordare idee e interessi; tutti gli sforzi riuscirono a vuoto; non resta ricorrere ai mezzi estremi per tranquillizzare gli animi eccitati, e
curare ad un tempo la salute di tutta la popolazione resinese.
È bene quindi che l’Autorità centrale tutto vegga e sappia. Motivi altissimi di ordine pubblico e di pubblica incolumità reclamano assolutamente
il suo intervento, malgrado sia già vigorosamente intervenuta l’Autorità locale [… ].
Eccellenza!
Un materiale di conduttura per valore ingente è già pronto …
Provvedasi al più presto perchè cessi uno stato di cose anomalo, inesplicabile, ruinoso per tutti, perchè gli animi di tutti siano urgentemente
rassicurati.
Lo deve il Governo in omaggio alla legge, all’ordine pubblico, alla incolumità; lo attendono fidenti i cittadini di Resina.

Alla fine, come Dio volle, il 28 agosto 1894 fu firmato un contratto a Napoli, per Notar Scognamiglio, tra il signor Du Chantal per la Società dell’acqua
di Serino, l’amministrazione partenopea e il Comune di Resina. In base all’accordo fu concessa l’acqua alla nostra città: il pagamento della stessa,
nella misura di 12 centesimi per ogni metro cubo, doveva aver luogo dieci mesi dopo la stipulazione del rogito, cioè il 28 maggio 1895.

Con istrumento del 26 marzo 1895 per Notar Francesco Scognamiglio fu stipulata una convenzione, precedentemente approvata dal Consiglio Comunale di Resina nelle sedute del 25 gennaio 1892 e del 25 febbraio 1892, tra il signor Bernardo Petòt ed il Comune di Resina.

La Giunta Provinciale Amministrativa approvava la suddetta convenzione il 7 aprile del 1892.
Il contratto di concessione fra il Comune di Napoli e quello di Resina fu stipulato il 28 agosto 1894. Questo contratto prevedeva la fornitura al nostro Comune di 220 mc. di acqua al giorno, salvo poi ad arrivare a un massimo di 500 mc. di acqua al giorno in caso di futura necessità.

Il Consiglio Comunale approvava il Regolamento nei giorni 25-28 agosto e 2-6 settembre 1894.
Finalmente l’inaugurazione avvenne il 10luglio 1895. Il nuovo acquedotto vesuviano, destinato a distribuire una diramazione delle fresche e limpide acque del Serino anche agli altri Comuni marittimi circumvesuviani, sorgeva su un terreno già di pertinenza della chiesa di Pugliano ed appartenente – come Villa Irene – al patrimonio della cappella di S. Sebastiano.

Il 1″ luglio del 1895 segna, dunque, una data importante nella storia del progresso igienico e sociale di Resina. I giornali napoletani salutarono con soddisfazione questo avvenimento; fra tutti, si distinse il Roma del 12 luglio 1896.

Finalmente dopo tante battaglie legali con la Società delle acque e la burocrazia locale e nazionale, anche la nostra Resina poté utilizzare le acque del Sevino.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

La Reale Arciconfraternita una storia secolare
agosto 18, 2014
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arciconfraternita

Le Origini

L’origine di questo sodalizio, come ente, è .da datarsi tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600. Nella S.Visita del card. Buoncompagno (1629) con riferimento all’oratorio della SS.Tririità, si legge “… visitò l’oratorio da poco eretto sotto le case della chiesa parrocchiale di S.Maria a Pugliano … “. Dato che il luogo dove si raccoglievano i confratelli era molto angusto si pensò di costruire un oratorio più conveniente quello attualmente adibito a sagrestia.

L’antico Oratorio

E’ costruito a volta e misura  mt 18,30 e mt 6 di larghezza in stile barocco. Aveva un ricco altare su cui sovrasta una tela della S.S. Trinità con la Beata Vergine.  Questo quadro si trova ora sull’altare maggiore del nuovo oratorio. Ai lati dell’altare vi erano due nicchie in cui si conservavano la statua della Vergine Santa del Rosario e la statua di Gesu’ risorto.

Sul lato destro dell’altare si accede per mezzo di una scalinata composta di 18 scalini di piperno (pietrarsa) alla terra santa dove venivano seppelliti gli associati defunti.

Il nuovo oratorio

I lavori per la costruzione del nuovo oratorio iniziarono nel 1830 e probabilmente terminarono nel 1843. Costruito con lamia a botte, ornata con stucco, cassettoni, fregio e cornicioni intagliati e con capitelli compositi, termina con l’Arco Maggiore nel cui centro vi è un unico altare rivestito di marmo. La sua facciata è di stile rinascimentale ed è rivolta verso mezzogiorno. Nel timpano del frontone è raffigurata la SS Trinità. La navata misura 28 mt di lunghezza e mt 9 di larghezza, la volta è alta mt. 14, le linee architettoniche sono di stile neo-classico. E’ ben illuminata da 6 grandi finestroni laterali e un altro al centro della facciata.  Le sue pareti sono affrescate con sei grandi quadri raffiguranti scene bibliche del pittore Federico Aprea. Molto interessante il vasto sviluppo laterale degli stalli del doppio coro ligneo opera di ebanisti napoletani del tardo barocco cui spicca cui spicca il banco del governo.

A metà della navata sul lato destro è posto il pulpito che è un piccolo trionfo candido di stucchi e il baldacchino che termina con fiocchi e nappine opera del sacerdote Luigi Fiengo. Ai lati dell’Altare Maggiore si trovano due buone tele raffiguranti S.Pietro e S.Paolo.

Sul lato destro dell’altare maggiore sorge l’altarino dedicato aS.Odilone, Patrono dell’opera del Suffragio. L’autore del quadro è il pittore resinese Salvatore Cozzolino che figura tra i personaggi dipinti. A fianco all’altarino di S.Odilone vi è un piccolo monumento a ricordo dei soldati resinesi caduti nella guerra del 1915-18. Inoltre due edicolette-cornici contengono le immagini di Gesù Risorto e della Madonna del Rosario. Sulla porta di ingresso vi è un’ampia cantoria in muratura con magnifico parapetto di legno. Su questa cantoria è posizionato un antico organo positivo del settecento di scuola napoletana. Il prospetto di facciata è diviso da quattro pilastrini con capitelli e basi dorate e fiori rossi con foglioline sul fondo verde.

L’altare maggiore

L’Altare Maggiore è di marmo pregiato ed è fiancheggiato da due porte di marmo bianco sulle cui aperture sono posti due piccoli quadri: il Sacro Cuore di Gesù (a destra) e il Cuore Immacolato di Maria (a sinistra). Sul fondo dell’abside sorge l’artistico tempietto di stucoo con due colonne di marmo donate dal Re di Napoli, Ferdinando II. Nel tempietto è racchiusa la tela, opera di scuola napoletana del Settecento di cui si ignora l’autore che si trovava nell’antico oratorio; raffigura la Vergine Santa che regge una palma nella mano destra e il Bambino Gesù nella mano sinistra, la testa coronata da dodici stelle e i piedi che poggiano su una mezza luna. Sul capo della Vergine, appare l’Eterno Padre con le braccia aperte, tra essi si scorge una piccola colomba bianca figura dello Spirito Santo. Il Bambino Gesù regge un piccolo globo terrestre di color verde e ha sul capo una stella.

Informazioni autore

Resinese doc classe 1933. Ex Dirigente delle Poste in pensione e profondo conoscitore e memoria storica cittadina quale resinese prima ed ercolanese poi. Molto attivo come autore sul giornale locale LA VOCE VESUVIANA.

Bagno alle ondine alcune foto
agosto 18, 2014
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Lungo la costa che fu amata prima dagli imperatori romani e poi dalla corte borbonica, s trova il  LIDO LE ONDINE uno dei lidi storici di Resina prima e di Ercolano poi.

Nicoletta Cozzolino

Informazioni autore Nicoletta Cozzolino

Architetto e libero professionista. Già membro della commissione ambientale del Comune, ha partecipato ad alcuni progetti sul territorio. Membro dell'associazione VITRUVIO "Associazione Tecnici, Territorio e Ambiente", collabora con il blog dal 2014.